Nella mia situazione se devo essere tosta faccio le valigie e me ne vado.
Come potrei poi dire che ne è valsa la pena?
Certo, addio alle serate senza aprir bocca, addio alla paura di fare qualcosa di sbagliato, addio alla paura di vedere che faccia ha quando entra in casa prima di decidere come comportarsi.......di contro benvenuta solitudine.
Ne vale davvero la pena? Forse, ma i sentimenti dove li mettiamo? Mica posso far finta di dimenticameli.....
Io tempo fa l'ho chiesto a mio marito un momento per pensare, la famosa "pausa di riflessione"; ma nella sua concezione di un rapporto le pause non esistono o resti o vai...e naturalmente tu resti. Anch'io mi dico se voglio fare la dura me ne vado e so bene che se anche lui soffrisse (e soffrirebbe di sicuro) non mi chiederebbe mai di tornare...però adesso mi dico anche che la nostra storia non può essere un guioco dove uno solo pone le regole e le fa rispettare.
Dal mio punto di vista mio marito non vuole sentirsi rinfacciare nulla: lui lavora, è fedele, non esce con gli amici, non guarda le altre donne (non in tua presenza ovviamente, ma anche se le guardasse, purchè le guardasse e basta che male ci sarebbe?) quindi lui non ha nulla da rimproverarsi. Lui è rimasto fedele a sè stesso negli anni, non è cambiato di un grado; tu, invece, per poter giocare al suo gioco hai accettato le sue regole, sempre, protestando forse qualche volta ma finendo per accettarle perchè altrimenti eri fuori dal gioco.
Quello che è duro da digerire è che ora, cara Mirtilla, abbiamo due scelte, solo due: possiamo decidere che per questo gioco vale la pena accettare di vivere tutta la vita nella "gabbia dorata" che ci hanno costruito i nostri compagni smettendo, però, di rimpiangere come eravamo o potremmo essere (si accetta di essere quello che loro volgiono e basta, fine, una volta per tutte) oppure possaimo decidere di cominciare a dettare anche noi le regole nella consapevolezza, però, che l'altro giocatore con tutta probabailità il nostro gioco non lo vorrà giocare...