bel post ragnetto.
C'è da dire che un trauma ti segna tutta la vita, ed il tradimento è traumatico.
E' traumatico perchè hai la sensazione che oltre al tuo compagno, anche i tuoi sensi ti abbiano tradito.
Non hai visto quello che era, le parole che hai sentito erano suoni falsi e così via.
Hai perso il controllo della tua realtà, della sua collocazione nel tempo.
Chi tradisce questo controllo invece l'ha sempre avuto.
Per questo riesce a rivisitare quella realtà e gestirla, allontanandone da sè la parte che non gli piace e relegandola tra le tante esperienze vissute.
Il tradito non può farlo perchè i traumi non si vivono, ma si subiscono.
E rimane la paura di subirli ancora perchè il tradito sa che è una cosa che può avvenire senza che lui possa farci nulla.
ricollegandosi a quello che dicevi diverso tempo fa, sull'inconoscibilità di quello che è stato tra due amanti,
nasce in fondo il "tempo" statico e immutabile del tradito.
E' vero, il tradito non saprà mai con certezza quello che è stato, anche volendo, e questa inconoscibilità genera, il continuo interrogarsi, il ciclo dell' andare e del venire, del continuo ritorno del tempo.
Il tempo è sempre al "presente" al tradito perchè appunto mai "passato" emotivamente.
nel chiedere, nel voler conoscere, nel domandare e domandarsi anche nei dettagli, spera di risolvere il tempo, di farlo scorrere, farlo fluire e andare via.
E' una domanda che sottovaluta molto il traditore, proiettato invece, specie se il pentimento è vero, nell'evoluzione di questo tempo, per lui il presente è già passato, nell'attimo in cui si è vissuto.
Serve anche al traditore, questo allontanamento dal tempo, perchè serve per dimenticare, per cancellare, e allora il tempo per non ricordare più, deve essere sempre più lontano, anche più di quanto lo sia veramente.
tanto il tradito vuole ricordare per superare, tanto il traditore vuole cancellare per superare.
Il linguaggio, la voce, però oramai è diversa.
Il paradosso assurdo che veramente lascia come eredità un tradimento, non è poi tanto come potrebbe sembrare all'inizio, il dolore e l'infamia tipica che si manifesta improvvisa, quanto l'incomunicabilità che ne consegue.
Il sordo dialogo tra due esistenze che vivono appunto,
ognuno il proprio personale e insondabile,
"tempo".