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Old cinzia65
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GRAVINA IN PUGLIA (Bari) — Le ha lette e rilette mille volte, in questi giorni. Le cartoline che i suoi bambini le avevano mandato adesso sono di nuovo nelle sue mani e Rosa Carlucci, la mamma di Ciccio e Tore, le fissa come fossero fotografie. La polizia le aveva sequestrate, assieme a bigliettini e lettere, subito dopo la scomparsa dei piccoli, quando l'inchiesta non aveva ancora imboccato una strada precisa. Lei ne ricordava bene il senso, non certo i dettagli. Ma ora eccoli di nuovo lì, quei dettagli. Nero su bianco. Restituiti alla legittima proprietaria perché non servono più all'indagine. La scrittura incerta dei suoi due ragazzini dice «cara mamma ti vogliamo tanto bene e un affetto grande e un mondo di amore. Vogliamo stare con te per sempre».
Erano i tempi della separazione. Ciccio e Tore vivevano in una comunità protetta ma non si erano mai arresi all'idea di tornare a casa. «Cara mamma » scrive Ciccio in un'altra cartolina spedita a maggio del 2005 "io e Salvatore non vediamo l'ora di tornare a casa tua per sempre, così la famiglia è tutta unita». In un bigliettino che nelle carte dell'inchiesta è indicato come «n.4» i due figli di Rosa scrivono alla mamma dalla loro nuova sistemazione, assieme al padre Filippo Pappalardi (e alla sua nuova famiglia) al quale il tribunale dei minorenni li aveva alla fine assegnati. Prima il singolare: «Cara mamma non vedo l'ora di vederti per venire con te», poi tutti e due: «Ti vogliamo un enorme di bene ancke se non ci vieni più a vederci. Vienici a trovare e parla con qualcuno ke ci fa venire per sempre con te. Ci siamo stancati di stare con papà».
Ciccio e Tore provarono a scrivere anche al giudice per convincerlo: «Gentile signor giudice vogliamo parlare con voi. Noi non vogliamo più stare con papà (...) Vogliamo stare con mamma perché ci manca tanto (...) Ci siamo stancati di stare con lui, abbiamo voglia di scappare come abbiamo fatto in passato. Dobbiamo stare con lei e tu devi aiutarci. Mandaci da lei o lo facciamo noi». Altro appello ai giudici: «Siamo stanchi di aspettare il vostro decreto che ci dice se dobbiamo stare con mamma. La nostra gioia è quella di stare tutta la vita con lei. Per favore aiutateci, noi stiamo male e piangiamo per lei. Scrivete veloce il decreto e mandatecelo presto. Sono sei anni che non viviamo con la nostra mamma, l'amiamo, abbiamo bisogno di lei...».
Erano i tempi della separazione. Ciccio e Tore vivevano in una comunità protetta ma non si erano mai arresi all'idea di tornare a casa. «Cara mamma » scrive Ciccio in un'altra cartolina spedita a maggio del 2005 "io e Salvatore non vediamo l'ora di tornare a casa tua per sempre, così la famiglia è tutta unita». In un bigliettino che nelle carte dell'inchiesta è indicato come «n.4» i due figli di Rosa scrivono alla mamma dalla loro nuova sistemazione, assieme al padre Filippo Pappalardi (e alla sua nuova famiglia) al quale il tribunale dei minorenni li aveva alla fine assegnati. Prima il singolare: «Cara mamma non vedo l'ora di vederti per venire con te», poi tutti e due: «Ti vogliamo un enorme di bene ancke se non ci vieni più a vederci. Vienici a trovare e parla con qualcuno ke ci fa venire per sempre con te. Ci siamo stancati di stare con papà».
Ciccio e Tore provarono a scrivere anche al giudice per convincerlo: «Gentile signor giudice vogliamo parlare con voi. Noi non vogliamo più stare con papà (...) Vogliamo stare con mamma perché ci manca tanto (...) Ci siamo stancati di stare con lui, abbiamo voglia di scappare come abbiamo fatto in passato. Dobbiamo stare con lei e tu devi aiutarci. Mandaci da lei o lo facciamo noi». Altro appello ai giudici: «Siamo stanchi di aspettare il vostro decreto che ci dice se dobbiamo stare con mamma. La nostra gioia è quella di stare tutta la vita con lei. Per favore aiutateci, noi stiamo male e piangiamo per lei. Scrivete veloce il decreto e mandatecelo presto. Sono sei anni che non viviamo con la nostra mamma, l'amiamo, abbiamo bisogno di lei...».