Carceri inumane

Stato
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Nobody

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Carceri, è tortura di Stato


di Tommaso Cerno
Immaginate di passare ogni giorno in una cella di due metri a quaranta gradi. In piedi o sdraiati su una gommapiuma impregnata dal sudore altrui. Questa è tortura vera, non metaforica. La denuncia di Adriano Sofri
(21 luglio 2010)
Carceri sovraffollate. Celle anguste. Caldo. Niente acqua. Niente aria. Un'estate torrida che spinge a violenze e autolesionismo. Fino al suicidio in cella di chi è così disperato da non voler più vivere. L'allarme che "L'espresso" aveva lanciato qualche mese fa, denunciando il limite di capienza ormai sforato degli istituti penitenziari italiani, diventa cronaca quotidiana di morte nelle galere. E la ragione è un sistema detentivo ai limiti dell'umano, che Adriano Sofri equipara a «una tortura di Stato».

Cosa significa davvero trascorrere in carcere un'estate come questa?
«Per capirlo basta pensare a cosa significhi questo caldo torrido per una persona libera. Chiunque soffre a queste temperature la mancanza d'aria fresca, ha difficoltà a muoversi, a spostarsi e a dormire. Se trasferiamo queste sofferenze in una cella dove lo spazio è di due metri quadrati è facile immaginare cosa succede dentro le prigioni. E' come passare l'estate su un autobus nell'ora di punta. Puoi al massimo sederti, ma non sempre è possibile, perché non c'è lo spazio. Puoi stare in piedi per ore, oppure sdraiato su una squallida branda, a giacere su materassi vecchi, impropriamente chiamati di gommapiuma e imbevuti del sudore di generazioni di detenuti che ci marciscono sopra. Ogni ora, ogni giorno».

E la notte?
«Le celle vengono chiuse il più delle volte alle 18, oppure alle 20, e restano chiuse da quell'ora fino al mattino successivo. Le finestre hanno normalmente tre file di ferro: una grata, una fila di sbarre e una seconda di sbarre meno fitte. A certe ore il sole batte dritto su quell'ammasso di ferro che fa da coperchio e trasforma la cella in una triplice graticola che agisce come uno strumento di tortura sui detenuti stipati all'interno. E' lo strumento che rese celebre San Lorenzo. Sono dei forni veri e propri e all'interno ci sono persone che non possono fare nulla, se non stare immobili, giacere ed attendere che prima o poi l'agonia finisca».

E' per questo che violenze e suicidi aumentano?
«Sì. Le violenze e anche l'autolesionismo grave. Ci sono detenuti che si riducono a brandelli perché sperano di essere portati in infermeria, di poter prendere degli antidolorifici o dei farmaci, o anche solo sperano di poter fumare una sigaretta».

Nei primi sei mesi di quest'anno 37 detenuti si sono tolti la vita in cella.

«Secondo me la domanda che dovremo farci, in queste condizioni, non è perché ci si suicidi così tanto, ma piuttosto perché ci si suicidi ancora così poco, visto che le carceri sono strutture che non portano affatto alla rieducazione, ma piuttosto istigano a farla finita, all'incubo ottocentesco di essere sepolti vivi. Spesso manca anche l'acqua per lavarsi la faccia e quella dei rubinetti non è potabile. Dovrebbero essere distribuite bottiglie d'acqua a basso costo, che il carcere spesso invece non distribuisce».

Perché lo Stato non interviene?

«La realtà è che nelle carceri italiane c'è la tortura. Non in senso generico o metaforico, proprio in senso tecnico. Queste condizioni, anche senza botte o provocazioni volontarie, si configura come una tortura di Stato. Per cui, se esiste un torturato esiste anche un torturatore. Non parlo degli agenti penitenziari che sono a loro volta, in senso lato, dei semi-detenuti, ma delle autorità che hanno a che fare con questo sistema. Gente che per cattiveria, imbecillità o peggio fa leggi che spediscono in carcere persone che non ci dovrebbero andare. E che non prende alcuna misura per evitare la situazione tragica a cui le condanna».

I magistrati potrebbero fare qualcosa?

«I magistrati, quando non hanno una vocazione almeno iniziale a occuparsi delle carceri credendoci davvero (e sono la minoranza, molti più fra le donne), sono persone che cercano di smaltire con il minimo danno la gestione di una discarica, a loro affidata, con istruzioni che dicono di fare il meno possibile e di girarsi dall'altra parte. Spesso quello che sentenziano è un voto a fine scrutinio: 10, oppure 18. Ma nessuno pensa che quel 10 significa 10 anni moltiplicati per 365 giorni e ancora per 24 ore, per due metri quadrati e per tre file di sbarre. Su questo i magistrati sembrano non porsi nemmeno il problema».
 

Abigail

Utente di lunga data
Una delle tante vergogne di questo paese.
La detenzione così com'è oggi pensata, strutturata e inflitta non ha nessun senso .
E' solo un inferno dove parcheggiare chi ,quando esce, sarà solo più incazzato e rabbioso di prima.

la questione degli abusi di potere sui carcerati è indegna , ne sono venuti fuori un casino e non è ancora successo niente.

C'è da avere paura a finire anche per errore in galera:mad::mad::mad::mad:
 

Nobody

Utente di lunga data
La detenzione così com'è oggi pensata, strutturata e inflitta non ha nessun senso .
E' solo un inferno dove parcheggiare chi ,quando esce, sarà solo più incazzato e rabbioso di prima.

la questione degli abusi di potere sui carcerati è indegna , ne sono venuti fuori un casino e non è ancora successo niente.

C'è da avere paura a finire anche per errore in galera:mad::mad::mad::mad:
Esatto! Ma anche se ci vai perchè hai commesso un reato, non è comunque giusto essere trattato in modo inumano. Non è così che si deve scontare una pena.
 

Nobody

Utente di lunga data
Come pensate si possa scontare una pena?

PS: altra discussione molto interessante....
Dipende dai reati commessi... comunque, la prigione dev'essere tutto tranne una tortura. Non so se davvero possa provare a rieducare come dice la costituzione, ma in ogni caso dev'essere una privazione di libertà, non una condanna all'inferno.
 

Quibbelqurz

Heroiken Sturmtruppen
Allora, se è vero, basta fare denuncia alla CE. Non ci ha mai pensato qualcuno?
 

Grande82

Utente di lunga data
Dipende dai reati commessi... comunque, la prigione dev'essere tutto tranne una tortura. Non so se davvero possa provare a rieducare come dice la costituzione, ma in ogni caso dev'essere una privazione di libertà, non una condanna all'inferno.
Privazione della libertà con lo scopo di rieducare.
Ecco perchè i 'lavori' dovrebbero essere, per tutti i crimini meno gravi, un modo per trovare un'alternativa alla delinquenza.
Partendo dai più giovani che meno spesso si sono trovati con sentenze di condanna, inserire queste persone in varie condizioni di lavoro: nell'artigianato, falegnami, fabbri, idraulici, elettricisti, e così via.
Andando avanti nella 'graduatoria' dell'età e dei crimini commessi si arriverebbe fino ai lavori forzati, imparare il sacrificio di ore e ore passate a fare gli scavi nei cantieri o a mettere le guaine e l'acciaio in opera.
Se poi hanno iniziativa imprenditoriale si potrebbero finanziare anche i carcerati, con bando di concorso aperto a loro come ai cittadini liberi, per creare aziende: di software, di servizi...
Gli unici che per sicurezza in cella sono massimo in numero di 2 sono i mafiosi. GLi altri si dividono quel buco 2x2 in 6/9persone e forse più.
Cosa possono fare tante ore in un angolo? Solo pensare. E impazzire.
 

Lettrice

Utente di lunga data
Come pensate si possa scontare una pena?

PS: altra discussione molto interessante....
Dipende dal reato... in ogni caso garantire la dignita' e' il minimo
 

Mari'

Utente di lunga data
Domandiamoci: Cosa in Italia funziona perfettamente, o quasi? ;) tanto per fare prima :)
 

Micia

Utente di lunga data
ma questi sono omicidi intenzionali da parte dello Stato.
è terrificante!!!

ci siamo fermati all'anno mille a livello di civiltà.
ma perchè non li mettono subito in croce o non li bruciano?
sai quanto denaro risparmierebbe lo stato?
 

Mari'

Utente di lunga data
ma questi sono omicidi intenzionali da parte dello Stato.
è terrificante!!!

ci siamo fermati all'anno mille a livello di civiltà.
ma perchè non li mettono subito in croce o non li bruciano?
sai quanto denaro risparmierebbe lo stato?
... e gia', poi fermi gli "intrallazzi" loro (politici e derivati ;)) cosi :D
 

Micia

Utente di lunga data
e aproposito di intrallazzi immagina ora qunto si mangeranno con quel ponte in sicilia.

era proprio il momento giusto per investire in una cosa cosi.
 

Nobody

Utente di lunga data
Ucciardone, carcere al collasso
E i detenuti finiscono nel "canile"Ispezione di Radicali e Ristretti Orizzonti dopo la denuncia di Radiocarcere: le persone in attesa di immatricolazione vengono chiuse in una cella larga un metro e mezzo in condizioni igieniche disastrose. E la struttura è sempre più abbandonata a se stessa

di RANIERI SALVADORINI Il penitenziario dell'Ucciardone a Palermo

IL PRIMO allarme l'aveva lanciato Radiocarcere di Riccardo Arena, che il 22 maggio del 2010 pubblicava la lettera di Giuseppe, 32 anni: "Cara Radiocarcere, sono un detenuto dell'Ucciardone e quando sono entrato qui dentro sono stato nel 'canile'. Ovvero una gabbietta, larga un metro e alta due, dove stai chiuso in pedi per ore, qualcuno anche per giorni, io ci sono stato 10 ore. E' stato terribile. Vomitavo, facevo i bisogni e piangevo. Ma nessuno è venuto a vedere come stavo".

La scorsa settimana una delegazione composta da Radicali, l'Associazione Ristretti Orizzonti, alcuni volontari e personale dell'Ufficio del Garante dei detenuti della Sicilia, si è recata in visita al carcere palermitano per un'ispezione. "Sono stati i detenuti a parlarci dell'esistenza del "canile" - spiega Rita Bernardini, deputata Radicale - e lo chiamano così perché, in pratica, non può essere definito diversamente: è una struttura separata dal carcere, ed è proprio come un canile, solo che vecchio, sporco e fatisciente". E' dove mettono i detenuti transitori, cioè gli arrestati, in attesa di essere immatricolati e, poi, smistati nelle sezioni del carcere. "Il giorno dell'ispezione dentro c'era un ragazzo - prosegue la Bernardini -, ma quando ho fatto per chiedergli da quanto tempo fosse lì dentro, di fatto, mi è stato impedito".

Gloria Cammarata, - Responsabile dello Sportello dell'Ufficio del Garante dei detenuti presso l'Ucciardone - il "canile" lo descrive così: "le gabbie formano una sorta di struttura a "U", sono larghe forse un metro e mezzo, il tetto è una plastica ondulata deteriorata, la parete è una grata metallica molto fitta, non ci passa nemmeno un dito e l'unico punto luce è il blindo". Prosegue Cammarata: "Il pavimento è una gittata di cemento, e poi non c'è altro: solo un buco alla turca, protetto - si fa per dire - da un muretto molto basso, c'è solo sporco e le condizioni igieniche sono molto scarse". Inoltre, "tra queste 'celle' è stata ricavata anche l'infermeria dove i detenuti effettuano la prima visita medica".

Il Direttore dell'Ucciardone, Maurizio Veneziano, ha affermato che nel "canile" i detenuti non sostano più di 5 ore. Ma i detenuti, dice Rita Bernardini, raccontano un'altra verità. E secondo Laura Baccaro, psicologa e criminologa di Ristretti Orizzonti "nel momento in cui facciamo della legittimità di una situazione del genere solo una 'questione di ore' perdiamo di vista il problema: è giusto lasciare una persona in quelle condizioni?", si chiede l'esperta. "Il rischio è di perdere di vista proprio il concetto di legalità e di diritto pensando che in galera tutto sia concesso per il semplice fatto che non sono persone ma detenuti che devono scontare una pena. Un'idea di pena che si identifica con questo tipo di carcere", conclude, "si traduce in un processo di normalizzazione delle violazioni dei diritti umani che, in ultima istanza, coinvolge tutti: operatori, agenti e detenuti".

"L'Ucciardone è il carcere simbolo del collasso delle carceri italiane", spiega anche Rosario Di Prima, responsabile per la Sicilia del Comparto Sicurezza Cgil-Funzione Pubblica. "La storia del canile è vera ed è brutta, ma non va dimenticato che in pochi carceri come nel nostro, nei limiti del possibile, c'è un lavoro così intenso per costruire un rapporto umano con i detenuti". Una testimonianza confermata sia dagli ispettori che dal Garante: Salvo Fleres, senatore Pdl e Coordinatore nazionale dei Garanti regionali segnala che i lavoratori dell'Ucciardone "fanno un ottimo lavoro, segnalano con precisione i casi d'ascolto e sono molto collaborativi, così come il direttore, ma purtroppo la situazione è disastrosa e va ben oltre le responsabilità dei singoli operatori". Quest'anno, inoltre, la Regione ha praticamente azzerato i finanziamenti agli uffici di Fleres: da 500 mila euro a 12 mila - "ci bastano per i francobolli per rispondere ai detenuti, e poco altro", spiega il Garante.

Il fitto dossier preparato dagli ispettori radicali descrive una situazione da incubo. Ecco un piccolo estratto: "All'Ucciardone ci sono 700 detenuti a fronte dei 430 previsti dal regolamento e l'organico della polizia è sotto di 160 agenti. Per le spese di ordinaria amministrazione il carcere dispone di 8 mila euro l'anno. Ci sono 1 solo infermiere e 1 solo medico che devono coprire per 24 ore tutto il carcere. Il 15 per cento dei detenuti è sieropositivo, sono difusissime malattie infettive e patologie psichiatriche di ogni genere. Non ci sono spazi di alcun genere, né per lavorare né di socialità. Un detenuto in cella n°1 ha fatto domanda per un colloquio 13 mesi fa e non ha avuto ancora risposta. In una cella un detenuto da solo con tubercolosi: indossa una mascherina ed è tenuto a distanza da tutti (detenuti e agenti). Solo dieci minuti d'aria al giorno, con caldo infernale. Difficile avere un colloquio con gli educatori, attese anche di 7 mesi". E poi: "I topi, gli scarafaggi, e le formiche nelle celle. Nell'area retrostante il passeggio, su cui si affacciano le celle, sono presenti animali morti e salgono odori insopportabili. Molti detenuti si privano di vedere i figli. Perquisizioni anche ai bambini con i cani, tolgono perfino i pannoloni".

Per riprendere le parole con cui il giovane ha scritto a Radiocarcere: "Dopo il canile mi hanno portato in uno stanzone pieno zeppo di detenuti. Lì c'era gente malata di mente, stranieri, tossicodipendenti in crisi d'astinenza, malati d'Aids. Dopo circa un mese mi hanno portato in quella che sarebbe diventata la mia cella e mi son detto: 'il peggio è passato!' E invece mi sbagliavo, l'inferno vero all'Ucciardone iniziava lì".
 

Quibbelqurz

Heroiken Sturmtruppen
E' possibile fare qualcosa per cambiare la situazione?
 

Mari'

Utente di lunga data
... e quello di Catania?

Detenuto suicida a Catania
E' il 38esimo caso nel 2010


Il detenuto, di 39 anni e recluso dal 2008, aveva già minacciato di uccidersi tagliandosi la gola. La Uil: "Il personale deve rinunciare ai diritti elementari e sottoporsi a turni massacranti per reggere la baracca"

Il carcere catanese di Bicocca

CATANIA - Ancora un suicidio nelle carceri italiane: questa mattina un detenuto della casa circondariale di Catania Bicocca si è ucciso in cella mentre si stava facendo la barba, recidendosi la carotide. Le modalità sono comunque ancora tutte da accertare. "E' il 38esimo caso di questo funesto 2010", ha detto il segretario generale della Uil Pa Penitenziari, Eugenio Sarno. "Abbiamo la sensazione - ha aggiunto - che nemmeno questa strage silenziosa che si consuma all'interno delle nostre degradanti prigioni scuota dal torpore una classe politica che ha, evidentemente, accantonato la questione penitenziaria. Dal 1 gennaio 38 detenuti, 4 agenti penitenziari e un dirigente generale si sono suicidati".

La Procura della Repubblica di Catania ha aperto un'inchiesta e sta per disporre l'autopsia. L'uomo si chiamava Andrea Corallo, aveva 39 anni e non era recluso nel settore di massima sicurezza. Secondo quanto riferito da Riccardo Arena, che cura la rubrica Radiocarcere su Radio Radicale, Corallo aveva iniziato "una rumorosa protesta e monacciava di uccidersi proprio tagliandosi la gola. I tentativi degli agenti di farlo calmare sono stati inutili". Andrea Corallo si trovava in carcere dall'aprile del 2008 e divideva la cella con altri due detenuti, che ora sono ascoltati dagli inquirenti.

"Nelle nostre galere - ha spiegato ancora Sarno - si continua a morire. E' forse il caso di approfondire ed investigare? Noi diremmo anche di risolvere. Invece nulla. Tutto è rimesso alla sola buona volontà e alle evidenti capacità del personale. Ma si continuano ad ammassare persone in spazi che non ci sono". "Il personale - ha sottolineato il sindacalista - deve rinunciare ai diritti elementari e sottoporsi a turni massacranti per reggere la baracca. La questione penitenziaria, nella sua drammaticità, è anche una questione morale. Per i tanti sprechi. Per l'incapacità di risolvere. Per l'indecenza delle strutture. Per il degrado degli ambienti. Per i rischi igienico-sanitari".

"Riceviamo continui inviti da parte del Dap (Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria) - ha concluso Sarno - a non allarmare. Ma noi non allarmiamo, informiamo sulle gravi realtà, nel tentativo di scuotere le coscienze, la società e la stampa. Che, però, restano indifferenti ai drammi quotidiani che si consumano all'interno di quelle mura, che sempre più sono il confine tra civiltà e inciviltà".

L'allarme è condiviso anche dall'Osapp (Organizzazione Sindacale Autonoma Polizia Penitenziaria): "Le proteste per le condizioni disumane dovute al sovraffollamento - ha detto il vice segretario generale Domenico Nicotra - possono portare anche ad azioni dimostrative molto pericolose come quella di oggi. Purtroppo, questa volta, non è stato possibile salvare un'altra vita".

(23 luglio 2010)
http://www.repubblica.it/cronaca/20...a_catania_e_il_38esimo_caso_nel_2010-5775621/
 
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