Alce Veloce
Utente di lunga data
Sono un vero coglione.
"Dov'è la novità?", direste voi. Allora:
Ieri sera andiamo a letto, come d'abitudine non riusciamo a fare a meno di accoccolarci appiccicati uno all'altro, come d'abitudine sentiamo "formicolii ormonali", come d'abitudine mi compare nel cervello una sequenza di scene identiche con quell'altro protagonista al posto mio. Di solito le supero, maschero il disagio, ieri no.
Finalmente parla un pochino pure lei, non tanto ma quanto basta. Scoppio, gliele tiro fuori tutte, dalle mie speranze di un tempo alle mie paranoie attuali. Le racconto un po' dei miei momenti di follia paranoica quotidiani, le sbatto in faccia tutta una serie di cose, di momenti che mi hanno fatto un male atroce. Lo faccio senza più la paura di farle del male, consapevole di desiderarlo addirittura, glielo dico. Mi sfogo.
La cosa è meno traumatica di quanto temessi, la tranquillizzo (cacchio, ma ero io che ero scoppiato! Vabbè). Si apre un po', mi conferma che alla fin fine avevo ragione: non lo vede più da molto tempo, ma ne soffre. Di ce di soffrirne perchè lei aveva provato a ricontattarlo "solo per sapere come stava" (si, vabbè, le rispondo).
Mi dice: "mi sento in una situazione pericolosa. Con te non può più funzionare, con lui è finita del tutto ed io....... beh, Claudio, io incontro gente tutti i santi giorni.......".
Bingo! Erano due o tre giorni che mi martellava un'idea in testa: per me c'è qualcosa che bolle in pentola. Mi dicevo che sulle basi che avevo ormai posto non avevo alcun diritto di intromettermi, anche se davvero ci fosse stato qualcosa in ballo, ormai non sono più fatti miei. Come le dico, però, io sto lottando da due anni tra la consapevolezza di una cosa e gli istinti che mi fanno agire all'opposto.
Iin soldoni: c'è un tizio che la tampina da quando ha cominciato a lavorare dov'è adesso. Circa due anni. Mi dice di averlo sempre respinto con decisione, che non ha alcun interesse per lui, ma ultimamente ha accettato prima un caffè, poi un pranzo. Un tempo la infastidiva, ora le fa piacere vederlo. Continua a ripetere che non vuole combinarci nulla, mi dice che convive da anni, e che secondo lei è uno abituato a farfalleggiare. Questa volta si è cercato un bel tipo: alto atletico e, dice, davvero molto bello. "Meno male", le dico, "almeno compensa quell'altro".
Quando le dico che secondo me tra poco ci finisce a letto, lei mi tira fuori una frase emblematica: "No, per me è una sfida, voglio farlo morire senza mollargli nulla, perchè è un coglione. Voglio fargli capire che io non sono come le altre". Le rispondo che con una frase del genere, secondo me lei è già a gambe aperte. Ridacchia imbarazzata, insiste a negare. Poveretta.
Non ho guardato l'orologio, ma tra parlare, tentare vanamente di dormire, i suoi pianti, parlare ancora, credo avremo tirato almeno le 4.30. Lei dice di sentirsi male, di non voler più nessuno, di sentirsi una merda di donna, ha paura di sè stessa.
Stamattina è distrutta, piange, poi si irrigidisce di rabbia. Mi allontana, poi si lascia abbracciare. E' tardi, scappiamo al lavoro.
Arrivo in ufficio, apro e accendo il pc, entro nella posta, poi in FB. Come di rito prendo il mio "biscotto della fortuna" che disgraziatamente dice: "Ci sarà una riconciliazione famigliare". ............. Parto con l'intento di scriverglielo in sms, solo quello, poi, la cosa mi prende la mano e........ non sono riuscito a non offrirle un'altra occasione. Intanto che scrivo mi do del coglione, mi dico che sto cedendo alla stanchezza, che sto facendo una cazzata colossale ma...... la faccio lo stesso.
Lapidatemi, per favore.
"Dov'è la novità?", direste voi. Allora:
Ieri sera andiamo a letto, come d'abitudine non riusciamo a fare a meno di accoccolarci appiccicati uno all'altro, come d'abitudine sentiamo "formicolii ormonali", come d'abitudine mi compare nel cervello una sequenza di scene identiche con quell'altro protagonista al posto mio. Di solito le supero, maschero il disagio, ieri no.
Finalmente parla un pochino pure lei, non tanto ma quanto basta. Scoppio, gliele tiro fuori tutte, dalle mie speranze di un tempo alle mie paranoie attuali. Le racconto un po' dei miei momenti di follia paranoica quotidiani, le sbatto in faccia tutta una serie di cose, di momenti che mi hanno fatto un male atroce. Lo faccio senza più la paura di farle del male, consapevole di desiderarlo addirittura, glielo dico. Mi sfogo.
La cosa è meno traumatica di quanto temessi, la tranquillizzo (cacchio, ma ero io che ero scoppiato! Vabbè). Si apre un po', mi conferma che alla fin fine avevo ragione: non lo vede più da molto tempo, ma ne soffre. Di ce di soffrirne perchè lei aveva provato a ricontattarlo "solo per sapere come stava" (si, vabbè, le rispondo).
Mi dice: "mi sento in una situazione pericolosa. Con te non può più funzionare, con lui è finita del tutto ed io....... beh, Claudio, io incontro gente tutti i santi giorni.......".
Bingo! Erano due o tre giorni che mi martellava un'idea in testa: per me c'è qualcosa che bolle in pentola. Mi dicevo che sulle basi che avevo ormai posto non avevo alcun diritto di intromettermi, anche se davvero ci fosse stato qualcosa in ballo, ormai non sono più fatti miei. Come le dico, però, io sto lottando da due anni tra la consapevolezza di una cosa e gli istinti che mi fanno agire all'opposto.
Iin soldoni: c'è un tizio che la tampina da quando ha cominciato a lavorare dov'è adesso. Circa due anni. Mi dice di averlo sempre respinto con decisione, che non ha alcun interesse per lui, ma ultimamente ha accettato prima un caffè, poi un pranzo. Un tempo la infastidiva, ora le fa piacere vederlo. Continua a ripetere che non vuole combinarci nulla, mi dice che convive da anni, e che secondo lei è uno abituato a farfalleggiare. Questa volta si è cercato un bel tipo: alto atletico e, dice, davvero molto bello. "Meno male", le dico, "almeno compensa quell'altro".
Quando le dico che secondo me tra poco ci finisce a letto, lei mi tira fuori una frase emblematica: "No, per me è una sfida, voglio farlo morire senza mollargli nulla, perchè è un coglione. Voglio fargli capire che io non sono come le altre". Le rispondo che con una frase del genere, secondo me lei è già a gambe aperte. Ridacchia imbarazzata, insiste a negare. Poveretta.
Non ho guardato l'orologio, ma tra parlare, tentare vanamente di dormire, i suoi pianti, parlare ancora, credo avremo tirato almeno le 4.30. Lei dice di sentirsi male, di non voler più nessuno, di sentirsi una merda di donna, ha paura di sè stessa.
Stamattina è distrutta, piange, poi si irrigidisce di rabbia. Mi allontana, poi si lascia abbracciare. E' tardi, scappiamo al lavoro.
Arrivo in ufficio, apro e accendo il pc, entro nella posta, poi in FB. Come di rito prendo il mio "biscotto della fortuna" che disgraziatamente dice: "Ci sarà una riconciliazione famigliare". ............. Parto con l'intento di scriverglielo in sms, solo quello, poi, la cosa mi prende la mano e........ non sono riuscito a non offrirle un'altra occasione. Intanto che scrivo mi do del coglione, mi dico che sto cedendo alla stanchezza, che sto facendo una cazzata colossale ma...... la faccio lo stesso.
Lapidatemi, per favore.
