Persa/Ritrovata
Utente di lunga data
Adesso il sito di Paolo Guzzanti è accessibile (i giorni in cui vi era la polemica per le sue dichiarazioni per la mignottocrazia era irraggiungibile...) e fa un'analisi della situazione italiana, finalizzata alla giustificazione della sua scelta di aderire a FI, che dà una spiegazione, in risposta a una mail, che va oltre al "chi lo vota è come lui", ma non mi ha convinta.
http://www.paologuzzanti.it/
GUZZ . TROPPO FACILE E MOLTO, TROPPO ROZZO. Il punto non è che un gruppo di citrulli “hanno creduto in Berlusconi” perché erano così ciechi, così coglioni e cosi naif da non aver capito chi fosse (salvo accorgersene troppo tardi), mentre un gruppo di intelligenti e paraculi lo sapevano da subito, l’avevano capito da subito e oggi cantano vittoria chiedendoci il conto della nostra imbecillità, se non della nostra malafede.
No, legionario. Non funziona così, non è andata così, non va così. Il punto non era affatto “credere in Berlusconi” (compresa quella che tu chiami antropologia), ma credere nella necessità di sostituire una classe dirigente cattocomunista, sindacalista, statalista, incapace di elaborare progetti (come hanno poi confermato la legislatura 1996-2001 e quella 2006-2008) con un governo e una maggioranza che dessero il comando del Paese alla borghesia con valori liberali, antistatlisti, antisindacalisti, liberisti e perfino libertari.
Berlusconi nel 1993, da imprenditore, fece un grande lavoro di lobbying, di cui fui testimone come giornalista della Stampa, per convincere “i nuovisti” e in particolare Mario Segni di avere il coraggio della rottura definitiva e prendere in mano la situazione politica. Segni però ebbe uno stop dalla DC di Martinazzoli.
Cossiga che fino a pochi mesi prima aveva rappresentato a sua volta la speranza di una rivoluzione liberale si era sottratto dal gioco politico (ci rientrerà nel 1999 creando un partito trasformista per sgambettare Prodi e mettere D’Alema a Palazzo Chigi su richiesta americana perché gli Usa del democratico Bill Clinton avevano bisogno di poter usare le basi aeree italiane per bombardare la Serbia) e dunque dal mondo della politica non venne alcuna situazione di ricambio. Zero.
A quel punto Berlusconi decise di fare quel che ha fatto e, a prescindere dal gigantesco impegno delle sue strutture aziendali per costituire il nuovo partito (che fu tutt’altro che un partito di plastica, perché venne ricevuto dal Paese con tre hip hip hooray come le elezioni dimostrarono presto), prese in prestito una serie di intelligenze che venivano dal mondo ex comunista, ex socialista e liberale. Io fui l’ultimo in ordine di tempo e forse anche in ordine di importanza.
Ma quegli intellettuali ritennero che si stava presentando una occasione unica per agire sul Paese in modo da innescare una rivoluzione liberale.
Berlusconi era tutto ciò che poteva, e in un certo senso voleva, rompere con il passato e introdurre dirompenti, anche se personali, con elementi di novità che in piccola parte si sono realizzati.
Per essere chiari: io oggi e col senno di poi rifarei la stessa operazione, consapevole della realtà, oggi come allora, perché allora non esisteva alcuna alternativa a Berlusconi e certo non per colpa di Berlusconi, ma per colpa della sinistra che non aveva un leader, non aveva un progetto, non aveva - le elezioni lo hanno dimostrato fino ad oggi - alcun sex appeal per la maggioranza degli italiani. Nessuno di noi era così cretino da non conoscere la persona, il carattere e la storia di Silvio Berlusconi.
Ma gente come me antepone a tutto il bene della patria e per noi la questione non era il “carattere”, il comportamento personale di Berlusconi, ma l’occasione storica da cogliere subito e spingere, spremere, indirizzare con tutte le nostre forze per far sì che si trasformasse in bene per il Paese.
E per lealtà, onestà e rispetto umano, voglio dire anch’io ciò che anche e persino tutti i nemici di Berlusconi dicono dopo aver avuto rapporti diretti con lui: SB ha una marcia in più nei rapporti umani anche quando si rende grottesco, impresentabile, ridicolo e patetico.
E’ uno chansonnier di provincia diventato affarista e imprenditore ma, con tutti i suoi enormi, imperdonabili difetti, è un essere umano con caratteristiche umane, fallimenti umani, sprazzi e bagliori umani e non un pezzo di legno dall’eloquio tronfio e incomprensibile come molti suoi avversari.
La differenza fra me e lei, legionario, è che io tuttora penso che aver fatto quel che feci, quel che facemmo, fosse bene per il Paese.
Colpa della sinistra. colpa della lobotomizzazione del Paese se l’opposizione di sinistra, o l’egemonia arrogante della sinistra non avevano nulla, NULLA da offrire.
Un Pci fallimentare e in ritardo con la storia che aveva appena cambiato nome in corsa, una sinistra radicale rozza, cieca, con gli occhi iniettati di sangue, incapace di studiare e analizzare e capire l’unico punto fondamentale che anche lei nel suo scritto sfugge accuratamente.
E cioè NON la natura di Berlusconi, MA la natura degli italiani che credono in lui, che lo votano, che lo riconoscono non solo come loro leader, ma come loro eroe.
Come lo spieghiamo? affermando che sono milioni di stronzi, imbecilli, ignoranti, affaristi, mafiosi, evasori, fascisti, loschi e luridi? troppo facile, troppo puerile, troppo comodo, signori miei.
Ai tempi in cui esisteva il vero PCI, esisteva anche il settimanale del partito Rinascita che, dopo ogni elezione politica, un mese dopo, pubblicava la più accurata analisi oggettiva e implacabile del comportamento elettorale degli italiani, casa per casa, mestiere per mestiere, regione e comune per regione e comune. Analisi. Studio. Fatica. Progetto. Individuazione degli errori e delle correzioni necessarie. Tutto scomparso, insieme ai dinosauri.
Oggi l’alternativa a SB non esiste. Noi siamo qui per lavorare a crearla.
E’ per questo che io, con gesto sconsiderato, se permettete anche un po’ eroico e masochista, sono saltato DAL carro del vincitore e mi sono appollaiato sulle sediole in loggione del gruppo misto, mettendomi in sala rianimazione del vecchio partito liberale, perché credo che gli italiani che hanno creduto in Berlusconi, e anche quelli che lo hanno odiato, hanno bisogno di libertà, liberismo, Occidente, democrazia liberale, libertarismo, laicismo (che è rispetto per tutti, religiosi e non).
Io credo che il ciclo di SB sia avviato a conclusione e che la “spinta propulsiva” della sua promessa e tradita rivoluzione liberale sia crepata da tempo, in particolare dopo il suo fidanzamento con Putin e Gheddafi, l’abbandono della democrazia liberale parlamentare e dopo aver dato la stura allamignottocrazia (intesa come politica del sex appeal, in luogo del sex appeal della politica) e aver ceduto al suo latente cesarismo brianzolo, da capetto d’azienda, da primo cantante del torpedone, da leader delle massaie in menopausa e dei pensionati frustrati. Non è fascista, non è null’altro che Berlusconi e in futuro si studierà la sua epoca come berlusconismo, e non il berlusconismo come una forma di fascismo o peronismo.
Ciò detto, rivendicando con orgoglio le dure e dolorose e necessarie scelte fatte: è ora, adesso, di muoversi in avanti e io ho fatto, faccio e farò tutto quanto è nel mio potere.
Ma non prendo lezioni da chi se ne sta appollaiato sul cornicione scagazzando su chi passa i suoi prezioni “io l’avevo detto, ci voleva tanto a capirlo?”.
Il fatto è che ci vuole moltissimo a capire l’Italia, non a capire Berlusconi.
E chiunque sposti il problema italiano sul problema Berlusconi, vuol dire che non ha capito e non capirà mai nulla, ma si sentirà molto furbo e molto comodo nella sua poltrona di spettatore. Noi abbiamo scelto, e sceglieremo sempre, la strada più scomoda.
http://www.paologuzzanti.it/
GUZZ . TROPPO FACILE E MOLTO, TROPPO ROZZO. Il punto non è che un gruppo di citrulli “hanno creduto in Berlusconi” perché erano così ciechi, così coglioni e cosi naif da non aver capito chi fosse (salvo accorgersene troppo tardi), mentre un gruppo di intelligenti e paraculi lo sapevano da subito, l’avevano capito da subito e oggi cantano vittoria chiedendoci il conto della nostra imbecillità, se non della nostra malafede.
No, legionario. Non funziona così, non è andata così, non va così. Il punto non era affatto “credere in Berlusconi” (compresa quella che tu chiami antropologia), ma credere nella necessità di sostituire una classe dirigente cattocomunista, sindacalista, statalista, incapace di elaborare progetti (come hanno poi confermato la legislatura 1996-2001 e quella 2006-2008) con un governo e una maggioranza che dessero il comando del Paese alla borghesia con valori liberali, antistatlisti, antisindacalisti, liberisti e perfino libertari.
Berlusconi nel 1993, da imprenditore, fece un grande lavoro di lobbying, di cui fui testimone come giornalista della Stampa, per convincere “i nuovisti” e in particolare Mario Segni di avere il coraggio della rottura definitiva e prendere in mano la situazione politica. Segni però ebbe uno stop dalla DC di Martinazzoli.
Cossiga che fino a pochi mesi prima aveva rappresentato a sua volta la speranza di una rivoluzione liberale si era sottratto dal gioco politico (ci rientrerà nel 1999 creando un partito trasformista per sgambettare Prodi e mettere D’Alema a Palazzo Chigi su richiesta americana perché gli Usa del democratico Bill Clinton avevano bisogno di poter usare le basi aeree italiane per bombardare la Serbia) e dunque dal mondo della politica non venne alcuna situazione di ricambio. Zero.
A quel punto Berlusconi decise di fare quel che ha fatto e, a prescindere dal gigantesco impegno delle sue strutture aziendali per costituire il nuovo partito (che fu tutt’altro che un partito di plastica, perché venne ricevuto dal Paese con tre hip hip hooray come le elezioni dimostrarono presto), prese in prestito una serie di intelligenze che venivano dal mondo ex comunista, ex socialista e liberale. Io fui l’ultimo in ordine di tempo e forse anche in ordine di importanza.
Ma quegli intellettuali ritennero che si stava presentando una occasione unica per agire sul Paese in modo da innescare una rivoluzione liberale.
Berlusconi era tutto ciò che poteva, e in un certo senso voleva, rompere con il passato e introdurre dirompenti, anche se personali, con elementi di novità che in piccola parte si sono realizzati.
Per essere chiari: io oggi e col senno di poi rifarei la stessa operazione, consapevole della realtà, oggi come allora, perché allora non esisteva alcuna alternativa a Berlusconi e certo non per colpa di Berlusconi, ma per colpa della sinistra che non aveva un leader, non aveva un progetto, non aveva - le elezioni lo hanno dimostrato fino ad oggi - alcun sex appeal per la maggioranza degli italiani. Nessuno di noi era così cretino da non conoscere la persona, il carattere e la storia di Silvio Berlusconi.
Ma gente come me antepone a tutto il bene della patria e per noi la questione non era il “carattere”, il comportamento personale di Berlusconi, ma l’occasione storica da cogliere subito e spingere, spremere, indirizzare con tutte le nostre forze per far sì che si trasformasse in bene per il Paese.
E per lealtà, onestà e rispetto umano, voglio dire anch’io ciò che anche e persino tutti i nemici di Berlusconi dicono dopo aver avuto rapporti diretti con lui: SB ha una marcia in più nei rapporti umani anche quando si rende grottesco, impresentabile, ridicolo e patetico.
E’ uno chansonnier di provincia diventato affarista e imprenditore ma, con tutti i suoi enormi, imperdonabili difetti, è un essere umano con caratteristiche umane, fallimenti umani, sprazzi e bagliori umani e non un pezzo di legno dall’eloquio tronfio e incomprensibile come molti suoi avversari.
La differenza fra me e lei, legionario, è che io tuttora penso che aver fatto quel che feci, quel che facemmo, fosse bene per il Paese.
Colpa della sinistra. colpa della lobotomizzazione del Paese se l’opposizione di sinistra, o l’egemonia arrogante della sinistra non avevano nulla, NULLA da offrire.
Un Pci fallimentare e in ritardo con la storia che aveva appena cambiato nome in corsa, una sinistra radicale rozza, cieca, con gli occhi iniettati di sangue, incapace di studiare e analizzare e capire l’unico punto fondamentale che anche lei nel suo scritto sfugge accuratamente.
E cioè NON la natura di Berlusconi, MA la natura degli italiani che credono in lui, che lo votano, che lo riconoscono non solo come loro leader, ma come loro eroe.
Come lo spieghiamo? affermando che sono milioni di stronzi, imbecilli, ignoranti, affaristi, mafiosi, evasori, fascisti, loschi e luridi? troppo facile, troppo puerile, troppo comodo, signori miei.
Ai tempi in cui esisteva il vero PCI, esisteva anche il settimanale del partito Rinascita che, dopo ogni elezione politica, un mese dopo, pubblicava la più accurata analisi oggettiva e implacabile del comportamento elettorale degli italiani, casa per casa, mestiere per mestiere, regione e comune per regione e comune. Analisi. Studio. Fatica. Progetto. Individuazione degli errori e delle correzioni necessarie. Tutto scomparso, insieme ai dinosauri.
Oggi l’alternativa a SB non esiste. Noi siamo qui per lavorare a crearla.
E’ per questo che io, con gesto sconsiderato, se permettete anche un po’ eroico e masochista, sono saltato DAL carro del vincitore e mi sono appollaiato sulle sediole in loggione del gruppo misto, mettendomi in sala rianimazione del vecchio partito liberale, perché credo che gli italiani che hanno creduto in Berlusconi, e anche quelli che lo hanno odiato, hanno bisogno di libertà, liberismo, Occidente, democrazia liberale, libertarismo, laicismo (che è rispetto per tutti, religiosi e non).
Io credo che il ciclo di SB sia avviato a conclusione e che la “spinta propulsiva” della sua promessa e tradita rivoluzione liberale sia crepata da tempo, in particolare dopo il suo fidanzamento con Putin e Gheddafi, l’abbandono della democrazia liberale parlamentare e dopo aver dato la stura allamignottocrazia (intesa come politica del sex appeal, in luogo del sex appeal della politica) e aver ceduto al suo latente cesarismo brianzolo, da capetto d’azienda, da primo cantante del torpedone, da leader delle massaie in menopausa e dei pensionati frustrati. Non è fascista, non è null’altro che Berlusconi e in futuro si studierà la sua epoca come berlusconismo, e non il berlusconismo come una forma di fascismo o peronismo.
Ciò detto, rivendicando con orgoglio le dure e dolorose e necessarie scelte fatte: è ora, adesso, di muoversi in avanti e io ho fatto, faccio e farò tutto quanto è nel mio potere.
Ma non prendo lezioni da chi se ne sta appollaiato sul cornicione scagazzando su chi passa i suoi prezioni “io l’avevo detto, ci voleva tanto a capirlo?”.
Il fatto è che ci vuole moltissimo a capire l’Italia, non a capire Berlusconi.
E chiunque sposti il problema italiano sul problema Berlusconi, vuol dire che non ha capito e non capirà mai nulla, ma si sentirà molto furbo e molto comodo nella sua poltrona di spettatore. Noi abbiamo scelto, e sceglieremo sempre, la strada più scomoda.