Lo so, lo so che ho scritto troppo come sempre, ma è più forte di me, sigh...
e credo sia venuto il momento di tirare le prime somme.
La mia storia in dettaglio la trovate qui. Per i più pigri faccio un breve riassunto:
Ho circa 40 anni come mia moglie. Fidanzati a 17, convinventi a 23, sposati a 28.
12 anni fa c'è stata una grossa crisi e lei mi ha tradito con uno conosciuto in internet, credo per un anno circa. Sembra che lui le desse l'emotività che non le davo io.
3 anni dopo mi ha tradito con un suo ex. Con lui aveva qualcosa in sospeso e ha DOVUTO
confused
risolverlo.
8 anni fa ho scoperto entrambi i tradimenti, quando lei ormai era tornata da me e aveva già chiuso anche con l'ex.
Ne discutiamo per 1 mese circa (cioè io e la sua statua di cera, per quanto era eloquente :unhappy
e poi io decido di restare e di seppellire tutto sotto il proverbiale tappeto.
Passano anni molto impegnativi, tra cambi di lavoro e la nascita di due figli che mi riempiono la vita. I pensieri neri restano, in sottofondo, ma di volta in volta riesco ad accantonare le saltuarie crisi depressive.
6 mesi fa, dopo 8 anni dalla scoperta, l'ennesima mia ricaduta emotiva. Decido di dirle che sto male (anche su vostro suggerimento). Prima è sorpresa: "pensavo l'avessimo superato..." (noi? mah!..). Poi dice che lei ha cancellato tutto e manco si ricorda (seee...
). Infine dice che ha paura di dire o fare cose sbagliate. Sembra comunque consapevole del problema e disposta a fare qualcosa di più.
Così decidiamo di rivolgerci ad un terapista.
Dopo qualche mese di terapia di coppia (una decina di sedute) abbiamo per ora stabilito quanto segue:
1) io devo acquisire maggiore consapevolezza della mia rabbia, che c'è ed è tanta, ma che io sopprimo perché sono fondamentalmente un diplomatico. Devo anche imparare ad esprimerla e canalizzarla (si accettano volontari pronti a farsi insultare)
2) io sto cercando una conferma che questo rapporto sia reale, che le motivazioni di mia moglie per stare con me siano di "Vero Amore" e non altro, ad esempio di interesse
3) Io sto cercando una comunicazione emotiva mentre mia moglie no ed è molto chiusa
4) Quello che è successo non si può cancellare
Alcune cose possono sembrare ovvie, ma prenderne consapevolezza e impostare le proprie azioni in base a questa consapevolezza non lo è.
Il percorso è difficile perché spesso motiviamo con ragionamenti logici cose che nascono dal nostro Io emotivo. Ma queste cose non vanno capite, non POSSONO essere capite, vanno "respirate" e seguite istintivamente e solo quando ci hanno portato da qualche parte possiamo forse definire vagamente cosa sono state...
Ma per me che sono iperrazionale questa cosa è devastante.
Infatti mi trovo in piena tempesta (in)decisionale. Mi sento di fare un sacco di sforzi per andare in una direzione e mi ritrovo catapultato da un'altra. So cosa fare ma non riesco a farlo.
L'unica strada che mi si offre è la ricostruzione partendo da ora e dimenticando il passato. Razionalmente lo capisco che devo investire le mie energie per far si che il nostro rapporto, quello che stiamo vivendo ora, sia più bello sereno e felice. Quando ci provo la reazione positiva da parte di lei è quasi immediata e tutto sembra risolversi. Ma proprio il pensiero che basti così poco per mettere a posto la nostra vita, la SUA vita... il fatto che io abbia sofferto, e che io debba darmi da fare per mettere le cose a posto e che lei alla fine ne tragga pure il vantaggio di una relazione migliore... e soprattutto il fatto che tutto questo faccia sembrare il suo tradimento quasi come una necessità o peggio una cosa POSITIVA...
beh... tutto questo mi fa incazzare più di Godzilla in pieno centro urbano :incazzato:.
E allora non ragiono più e voglio solo dirle che me ne vado. Magari senza darle uno straccio di spiegazioni visto che lei non ha speso neanche una parola per cercare di farmi capire ciò che ha fatto (lasciando per altro spazio totale alla mia fantasia).
Piano piano stanno venendo fuori anche le vere ragioni del suo silenzio. La SUA rabbia e il suo rancore per come io l'ho fatta sentire rifiutata 12 anni fa.
Sta evitando di analizzare la cosa perché in realtà ha fatto molte scelte in completa autonomia che non vuole rimettere in discussione. Non solo quella evidente di tradirmi e poi decidere di tornare con me in segreto e senza dare anche a me la possibilità di scegliere. Lei ha anche deciso come avrebbe dovuto essere il nostro rapporto da quel momento in poi. Ha deciso che siccome mi amava e voleva stare con me, ma io non ero stato in grado di darle l'emotività che lei cercava, e quell'emotività non poteva averla da altri senza conflitti etici, allora doveva accontentarsi e rinunciare ad averla. E soprattutto a darla.
Insomma anche lei ha seppellito molta rabbia e forse, sotto sotto, in tutti questi anni si è vendicata e basta. Prima col tradimento. Poi quando si è accorta dell'errore e forse (mi illudo) se n'è anche vergognata, ha aggiunto la sua umiliazione al conto da presentare a me e ha deciso di farmela pagare per il resto della vita negandomi l'intimità emotiva che prima non le avevo dato io.
E si vede dalle sue reazioni, quando insistendo e martellando la metto alle strette e la costringo ad esprimere le sue opinioni. Allora si arrabbia e tira fuori il suo rancore rinfacciandomi quello che ho fatto io a lei.
Sembra però anche una strategia di difesa: lascia stare il passato o di palate di fango ce n'è per tutti e due.
E io rimbalzo tra l'importanza che ha, comunque e nonostante tutto, questa relazione, e il suo muro che a volte è di gomma a volte è cemento armato. Ma sempre muro è.
E lei mi chiede di lasciare andare il passato, e dimostrare oggi ciò che non ho dimostrato ieri, il mio affetto per lei, mentre io ci leggo un suo modo furbo di dare un colpo di spugna. E oscillo tra i buoni propositi e il rancore.
E tutto questo mio disperarmi e arroccarmi nel tormento alla fine mi fa sentire molto infantile. Mi fa sentire un bambino che batte i piedi per terra per qualcosa che non si può avere. Non si può cambiare.
E quando riesco ad astrarmi e a guardare 'da fuori' le nostre due figure che si girano intorno in questa strana danza a volte penso che semplicemente io non voglio vedere quello che lei è diventata veramente grazie a quella esperienza: una persona che è maturata e cresciuta attraverso i suoi errori e la sua sofferenza. Una persona che ha fatto lo stesso percorso che dovrebbero fare i traditi guardando oltre l'immagine ideale dell'altro e di se stessi. Non una persona che si accontenta del poco che ha, ma che ha saputo vedermi e accettarmi come essere umano che non è perfetto e che sbaglia. Che è cresciuta perché ha affrontato e accettato la perdita dell'idea di perfezione che tutti portiamo nella coppia quando ci innamoriamo. In quel momento mi sembra una persona adulta che ha capito che amare vuol dire accettare l'altro per quello che è senza illusioni o prioiezioni. Che ha capito il segreto per vivere una relazione matura dove non si rischia più di essere feriti o delusi. E questo non significa essere cinici o rinunciare all'amore, perché in questa visione, sento che lei mi ama. Ma non più incondizionatamente.
E adesso è li come un adulto con un bambino, mi guarda rotolare su me stesso nei miei ripetuti tentativi di alzarmi, senza porgermi la mano, perché sa che anche io devo imparare da solo provando e sbagliando, accettando alla fine la sua imperfezione e soprattutto la mia. Non può insegnarmelo perché è qualcosa che ciascuno di noi deve costruire dentro di se.
Sbagliando.
Però, anche quando mi sembra di capire veramente cosa è giusto fare, ovvero rinunciare all'idea romantica e adolescente dell'amore assoluto e perfetto e ricostruire sulle macerie senza dare o aspettarmi conti da pagare, non posso fare a meno di provare angoscia per l'ultimo suo tradimento, quello vero e più grande... perché se lei mi avesse trascinato nel suo dolore di allora, se mi avesse costretto ad affrontare tutto questo mentre lo affrontava lei, forse, e dico forse, saremmo cresciuti INSIEMEe non avremmo perso così tanti anni della nostra vita.
E questo mi fa rabbia.
E la rabbia non fa che riportarmi al punto di partenza...
Bilancio parziale = 0
Brady
La mia storia in dettaglio la trovate qui. Per i più pigri faccio un breve riassunto:
Ho circa 40 anni come mia moglie. Fidanzati a 17, convinventi a 23, sposati a 28.
12 anni fa c'è stata una grossa crisi e lei mi ha tradito con uno conosciuto in internet, credo per un anno circa. Sembra che lui le desse l'emotività che non le davo io.
3 anni dopo mi ha tradito con un suo ex. Con lui aveva qualcosa in sospeso e ha DOVUTO
8 anni fa ho scoperto entrambi i tradimenti, quando lei ormai era tornata da me e aveva già chiuso anche con l'ex.
Ne discutiamo per 1 mese circa (cioè io e la sua statua di cera, per quanto era eloquente :unhappy
Passano anni molto impegnativi, tra cambi di lavoro e la nascita di due figli che mi riempiono la vita. I pensieri neri restano, in sottofondo, ma di volta in volta riesco ad accantonare le saltuarie crisi depressive.
6 mesi fa, dopo 8 anni dalla scoperta, l'ennesima mia ricaduta emotiva. Decido di dirle che sto male (anche su vostro suggerimento). Prima è sorpresa: "pensavo l'avessimo superato..." (noi? mah!..). Poi dice che lei ha cancellato tutto e manco si ricorda (seee...
Così decidiamo di rivolgerci ad un terapista.
Dopo qualche mese di terapia di coppia (una decina di sedute) abbiamo per ora stabilito quanto segue:
1) io devo acquisire maggiore consapevolezza della mia rabbia, che c'è ed è tanta, ma che io sopprimo perché sono fondamentalmente un diplomatico. Devo anche imparare ad esprimerla e canalizzarla (si accettano volontari pronti a farsi insultare)
2) io sto cercando una conferma che questo rapporto sia reale, che le motivazioni di mia moglie per stare con me siano di "Vero Amore" e non altro, ad esempio di interesse
3) Io sto cercando una comunicazione emotiva mentre mia moglie no ed è molto chiusa
4) Quello che è successo non si può cancellare
Alcune cose possono sembrare ovvie, ma prenderne consapevolezza e impostare le proprie azioni in base a questa consapevolezza non lo è.
Il percorso è difficile perché spesso motiviamo con ragionamenti logici cose che nascono dal nostro Io emotivo. Ma queste cose non vanno capite, non POSSONO essere capite, vanno "respirate" e seguite istintivamente e solo quando ci hanno portato da qualche parte possiamo forse definire vagamente cosa sono state...
Ma per me che sono iperrazionale questa cosa è devastante.
Infatti mi trovo in piena tempesta (in)decisionale. Mi sento di fare un sacco di sforzi per andare in una direzione e mi ritrovo catapultato da un'altra. So cosa fare ma non riesco a farlo.
L'unica strada che mi si offre è la ricostruzione partendo da ora e dimenticando il passato. Razionalmente lo capisco che devo investire le mie energie per far si che il nostro rapporto, quello che stiamo vivendo ora, sia più bello sereno e felice. Quando ci provo la reazione positiva da parte di lei è quasi immediata e tutto sembra risolversi. Ma proprio il pensiero che basti così poco per mettere a posto la nostra vita, la SUA vita... il fatto che io abbia sofferto, e che io debba darmi da fare per mettere le cose a posto e che lei alla fine ne tragga pure il vantaggio di una relazione migliore... e soprattutto il fatto che tutto questo faccia sembrare il suo tradimento quasi come una necessità o peggio una cosa POSITIVA...
beh... tutto questo mi fa incazzare più di Godzilla in pieno centro urbano :incazzato:.
E allora non ragiono più e voglio solo dirle che me ne vado. Magari senza darle uno straccio di spiegazioni visto che lei non ha speso neanche una parola per cercare di farmi capire ciò che ha fatto (lasciando per altro spazio totale alla mia fantasia).
Piano piano stanno venendo fuori anche le vere ragioni del suo silenzio. La SUA rabbia e il suo rancore per come io l'ho fatta sentire rifiutata 12 anni fa.
Sta evitando di analizzare la cosa perché in realtà ha fatto molte scelte in completa autonomia che non vuole rimettere in discussione. Non solo quella evidente di tradirmi e poi decidere di tornare con me in segreto e senza dare anche a me la possibilità di scegliere. Lei ha anche deciso come avrebbe dovuto essere il nostro rapporto da quel momento in poi. Ha deciso che siccome mi amava e voleva stare con me, ma io non ero stato in grado di darle l'emotività che lei cercava, e quell'emotività non poteva averla da altri senza conflitti etici, allora doveva accontentarsi e rinunciare ad averla. E soprattutto a darla.
Insomma anche lei ha seppellito molta rabbia e forse, sotto sotto, in tutti questi anni si è vendicata e basta. Prima col tradimento. Poi quando si è accorta dell'errore e forse (mi illudo) se n'è anche vergognata, ha aggiunto la sua umiliazione al conto da presentare a me e ha deciso di farmela pagare per il resto della vita negandomi l'intimità emotiva che prima non le avevo dato io.
E si vede dalle sue reazioni, quando insistendo e martellando la metto alle strette e la costringo ad esprimere le sue opinioni. Allora si arrabbia e tira fuori il suo rancore rinfacciandomi quello che ho fatto io a lei.
Sembra però anche una strategia di difesa: lascia stare il passato o di palate di fango ce n'è per tutti e due.
E io rimbalzo tra l'importanza che ha, comunque e nonostante tutto, questa relazione, e il suo muro che a volte è di gomma a volte è cemento armato. Ma sempre muro è.
E lei mi chiede di lasciare andare il passato, e dimostrare oggi ciò che non ho dimostrato ieri, il mio affetto per lei, mentre io ci leggo un suo modo furbo di dare un colpo di spugna. E oscillo tra i buoni propositi e il rancore.
E tutto questo mio disperarmi e arroccarmi nel tormento alla fine mi fa sentire molto infantile. Mi fa sentire un bambino che batte i piedi per terra per qualcosa che non si può avere. Non si può cambiare.
E quando riesco ad astrarmi e a guardare 'da fuori' le nostre due figure che si girano intorno in questa strana danza a volte penso che semplicemente io non voglio vedere quello che lei è diventata veramente grazie a quella esperienza: una persona che è maturata e cresciuta attraverso i suoi errori e la sua sofferenza. Una persona che ha fatto lo stesso percorso che dovrebbero fare i traditi guardando oltre l'immagine ideale dell'altro e di se stessi. Non una persona che si accontenta del poco che ha, ma che ha saputo vedermi e accettarmi come essere umano che non è perfetto e che sbaglia. Che è cresciuta perché ha affrontato e accettato la perdita dell'idea di perfezione che tutti portiamo nella coppia quando ci innamoriamo. In quel momento mi sembra una persona adulta che ha capito che amare vuol dire accettare l'altro per quello che è senza illusioni o prioiezioni. Che ha capito il segreto per vivere una relazione matura dove non si rischia più di essere feriti o delusi. E questo non significa essere cinici o rinunciare all'amore, perché in questa visione, sento che lei mi ama. Ma non più incondizionatamente.
E adesso è li come un adulto con un bambino, mi guarda rotolare su me stesso nei miei ripetuti tentativi di alzarmi, senza porgermi la mano, perché sa che anche io devo imparare da solo provando e sbagliando, accettando alla fine la sua imperfezione e soprattutto la mia. Non può insegnarmelo perché è qualcosa che ciascuno di noi deve costruire dentro di se.
Sbagliando.
Però, anche quando mi sembra di capire veramente cosa è giusto fare, ovvero rinunciare all'idea romantica e adolescente dell'amore assoluto e perfetto e ricostruire sulle macerie senza dare o aspettarmi conti da pagare, non posso fare a meno di provare angoscia per l'ultimo suo tradimento, quello vero e più grande... perché se lei mi avesse trascinato nel suo dolore di allora, se mi avesse costretto ad affrontare tutto questo mentre lo affrontava lei, forse, e dico forse, saremmo cresciuti INSIEMEe non avremmo perso così tanti anni della nostra vita.
E questo mi fa rabbia.
E la rabbia non fa che riportarmi al punto di partenza...
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Brady