Salve a tutti, è la prima volta che scrivo su un forum del genere e che racconto quello che mi è accaduto e spero che mi serva almeno a sfogare un pò della rabbia e delusione che ormai mi sta avvelenando la vita da più di tre anni. Ho conosciuto il mio attuale marito dodici anni fa, ci siamo frequentati per quattro anni, durante i quali mi sono resa conto di aver trovato una persona sulla quale potevo contare e alla quale potevo raccontare ogni mio più profondo segreto seza aver paura di essere giudicata (fino a quel momento la mia fiducia verso le altre persone era stata praticamente a zero). Insomma uno di cui potevo fidarmi ciecamente. Quando mi chiese di andare a convivere rimasi sorpresa e anche un po spaventata da quel passo ma accettai perchè sentivo che era la cosa giusta, siamo stati felici, tanto che dopo tre anni abbiamo deciso di avere un bambino. Quando finalmente è nato nostro figlio io non riuscivo ad immaginare che sarei potuta essere così felice, mi scoppiava il cuore ero al settimo cielo, niente mi disturbava, niente mi spaventava, neanche un trascolo con un neonato di tre mesi da accudire. Poi una doccia di acqua gelida, a mio marito venne diagniosticato un "male" dall'alto del mio settimo cielo precipitai nell'abisso più profondo, cercai di farmi forza, dovevo farlo, per mio marito e per mio figlio ma quando lotti con una cosa del genere non sai come puoi reagire ti prende dentro anche se non sei tu ad essere malata, ti consuma fino a renderti un'ombra e alla fine non riesci più a ragionare, io non riuscivo più a vivere. Mentre lui affrontava la cosa dicendomi che era tranquillo e fiducioso io invece mi sentivo sempre di più uno straccio, pensavo solo alla morte, ogni più piccolo rigonfiamento che mi trovavo sul corpo mi mandava in crisi e sudavo freddo al solo pensiero di potermi ammalare. E la cosa terribile era che non potevo parlarne con lui che la stava vivendo sul suo corpo, ma non potevo neanche parlarne con qualcun'altro, lui mi aveva sempre detto che se c'era un problema o avevamo bisogno di sfogarci e parlare dovevamo parlarne tra noi, non di certo con altre persone. Così durante gli otto mesi di cure ci siamo inevitabilmente allontanati, io perchè paralizzata dalla paura e lui perchè sempre più debilitato e stanco delle visite, le cure e gli ospedali. Le cose tra noi non sono migliorate neanche nei mesi successivi, eravamo quasi come due estranei, a parte le visite periodiche lui stava bene, si era ripreso la nostra vita era ricominciata ma non dentro di me. Sulla mia testa c'era sempre un'ombra di paura, sempre più presente e logorante e mentre io mi avviavo verso la depressione lui sembrava non accorgersene minimamente.
I motivo per cui scrivo arriva adesso:
Un giorno mentre sono in ufficio mi arriva un messaggio di mio marito sul cellulare che dice: Amore, ma te non hai mica un cacciavite a taglio per occhiali? Se ce l'hai me lo porti stasera verso le sei e mezza, ok? A prima apparenza un normalissimo messaggio ma guarda un po caso io esco alle sei e corro subito a casa di mia madre a prendere il bimbo. Inizio a sospettare qualcosa, così la sera aspetto che lui porti il bimbo a letto gli prendo il cellurare e scopro che lo stesso messaggio lo ha mandato anche ad una sua amica che tra l'altro io conosco. Va beh, mi dico si sarà sbagliato e lo ha spedito anche a me per sbaglio ma la parola "amore" con cui ha iniziato il messaggio mi infastidisce parecchio così comincio a sbirciare nei messaggi ricevuti e trovo la risposta dell'amica , una semplice risposta, "se ce lo te lo porto, arrivo alle sei e mezza, bla,bla,bla ma alla fine..." ...ho voglia di baciarti!". Comincia l'inferno, mollo il telefono, gli scrivo su un foglio che è un bas.....do le mani mi tremano, non riesco a restare li ferma ed esco, prendo l'auto e scappo via . Una mezzora dopo mi chiama dicendomi che deve parlarmi, che non è come penso, torno a casa e lui comincia a dirmi che si vedevano solo per parlare, che aveva bisogno di sfogarsi. Gli chiedo spiegazioni sulle parole lette sul cellulare e lui mi dice che "amore" lo scrive anche a sua sorella, che le raccontava di me dei nostri problemi e che il bacio non è quello che penso, che non si sentiva più desiderato, gli mancava il contatto allora gli chiedo di farmi vedere i baci che si scambiavamo e lui mi da un bacio sulla guancia. Certo, un bacio sulla guacia la colma di certo la mancanza di contatto... Non ci credo, ma decido di concedergli il beneficio del dubbio a patto che mi prometta di non sentirla ne vederma mai più.
Passano dieci mesi, durante i quali la mia fiducia per lui è calata drasticamentema (non irrimediabilmente spero sempre che tutto torni come prima), ogni volta che mi chiedo se è davvero dove mi ha detto , stò male ed è assurdo percè la colpa è solo sua se non ho più fiducia. E la mia depressione aumenta sempre di più, il medico mi prescrive degli antidepressivi.Comunque un giorno ho la brillante idea di chiedergli se l'ha più vista o sentita e lui, mettendo a posto delle cose mi dice di no che me lo avrebbe detto. Ci credo (che cretina) ma un brutto giorno una telefonata mi insospettisce e torno a guardargli nel telefono. Trovo una miriade di messaggi sui loro incontri, anche tre alla settimana, dove, a che ora, addirittura in alcuni la avverte di come è andata la tac o le visite di controllo, uno finisce con: "a prestissimo amore mio" . Sono scioccata, mi ha mentito ancora lo affronto e gli chiedo da quant'è che va avanti, mi dice da maggio ma non è vero i messaggi risalgono anche a febbraio. A questo punto non posso più credere che si vedano solo per parlare, ma lui nega e giura guardandomi dritto negli occhi che ci sia mai stato a letto, mi dice che si vedevano solo per parlare di me e della mia depressione del fatto che sono fredda (e grazie tante...)e io mi sento ancora più tradita i miei problemi sbandietari ad una che conosco a malapena, mi sento umiliata. (Non era lui che aveva sempre detto che i panni sporchi si lavano a casa propria?) Gli dico di andarsene via, che non riesco più a guardarlo, e allora lui mi fa un'altra rivelazione, mi dice che durante la sua malattia ha fatto una valutazione delle celte fatte nella sua vita e che il risultato non gli è piaciuto e allora ha avuto bisogno di parlarne . Ma non con me. Gli chiedo di spiegarsi meglio ma niente non riesce a dirmelo e mi chiede del tempo, mi dice che forse con il riavvicinarsi a me troverà la forza di raccontarmi ogni cosa che lo ha tormentato al punto di spingerlo a mentirmi e a continuare a vedersi con la sua amica. Ancora una volta gli concedo una possibilità, passano i mesi ma lui ancora non mi confida la grande verità, gli chiedo spiegazioni ma niente, non si sente ancora pronto ed io mi faccio tutti i miei film in testa su cosa sia la cosa così tremenda che non riesce a dirmi, e si amplifica sempre di più la convinzione che ci abbia avuto una storia, che magari ce l'abbia sempre avuta. Glielo faccio notare, gli dico che più fa passare il tempo più io arrivo a pensare chissà cosa ma niente, si decide a dirmi la verità solo due anni dopo, dopo l'ennesima mia crisi di pianto.
E cosa viene fuori?
Che i senzi di colpa lo hanno assalito perchè quando aveva diciassette anni ha avuto una relazione con una donna sposata e con due figli. Dalla suddetta relazione sarebbe nato un bambino che la donna a fatto credere al marito essere suo e che lui non ha mai voluto considerare come figlio. Aveva promesso alla donna di non raccontarlo mai a nessuno, solo la sua amica lo sapeva, per questo ne parlava con lei.
Piccolo particolare: io lo sapevo già, visto che me lo aveva raccontato durante i primi mesi che abbiamo cominciato ad uscire insieme, glielo faccio notare e lui ciancia che a quei tempi gli era sembrato che non desiderassi parlarne...bo? Che pensare? Ancora una volta gli do il beneficio del dubbio e che potevo fare dopotutto?
Sono passati altri due anni, ho passato periodi brutti alternatiad altri migliori, addirittura belli, ci siamo sposati e adesso aspetto una bambina, ma il dubbio rimane, la sfiducia pure ed è dura vivere così. Mia sorella continua a dire che non lo vede il tipo, lei è l'unica che sa tutta la storia, ma come si può dire di conoscere veramente una persona? Io ero convinta di conoscerlo, mi fidavo ciecamente e guarda comè finita? Mi ha mentito tante volte, a negato l'evidenza e continuerà a farlo per sempre ma nonostante questo io non riesco a ripagarlo con la stessa moneta perchè rispetto lui e i nostri figli e soprattutto rispetto me stessa. Adesso sono nuovamente in crisi, ho ricominciato a controllargli il cellulare, studio ogni sua parola e gesto, e so che non guarirò mai, per tutta la vita sospetterò di lui, mi chiederò se è vero quello che mi dice e intanto divento sempre più fredda e distante e piango guardando mio figlio che non ha colpa ed è destinato a crescere in un clima che non auguro a nessuno.
Scusate la grammatica e lo sfogo così dettagliato.
I motivo per cui scrivo arriva adesso:
Un giorno mentre sono in ufficio mi arriva un messaggio di mio marito sul cellulare che dice: Amore, ma te non hai mica un cacciavite a taglio per occhiali? Se ce l'hai me lo porti stasera verso le sei e mezza, ok? A prima apparenza un normalissimo messaggio ma guarda un po caso io esco alle sei e corro subito a casa di mia madre a prendere il bimbo. Inizio a sospettare qualcosa, così la sera aspetto che lui porti il bimbo a letto gli prendo il cellurare e scopro che lo stesso messaggio lo ha mandato anche ad una sua amica che tra l'altro io conosco. Va beh, mi dico si sarà sbagliato e lo ha spedito anche a me per sbaglio ma la parola "amore" con cui ha iniziato il messaggio mi infastidisce parecchio così comincio a sbirciare nei messaggi ricevuti e trovo la risposta dell'amica , una semplice risposta, "se ce lo te lo porto, arrivo alle sei e mezza, bla,bla,bla ma alla fine..." ...ho voglia di baciarti!". Comincia l'inferno, mollo il telefono, gli scrivo su un foglio che è un bas.....do le mani mi tremano, non riesco a restare li ferma ed esco, prendo l'auto e scappo via . Una mezzora dopo mi chiama dicendomi che deve parlarmi, che non è come penso, torno a casa e lui comincia a dirmi che si vedevano solo per parlare, che aveva bisogno di sfogarsi. Gli chiedo spiegazioni sulle parole lette sul cellulare e lui mi dice che "amore" lo scrive anche a sua sorella, che le raccontava di me dei nostri problemi e che il bacio non è quello che penso, che non si sentiva più desiderato, gli mancava il contatto allora gli chiedo di farmi vedere i baci che si scambiavamo e lui mi da un bacio sulla guancia. Certo, un bacio sulla guacia la colma di certo la mancanza di contatto... Non ci credo, ma decido di concedergli il beneficio del dubbio a patto che mi prometta di non sentirla ne vederma mai più.
Passano dieci mesi, durante i quali la mia fiducia per lui è calata drasticamentema (non irrimediabilmente spero sempre che tutto torni come prima), ogni volta che mi chiedo se è davvero dove mi ha detto , stò male ed è assurdo percè la colpa è solo sua se non ho più fiducia. E la mia depressione aumenta sempre di più, il medico mi prescrive degli antidepressivi.Comunque un giorno ho la brillante idea di chiedergli se l'ha più vista o sentita e lui, mettendo a posto delle cose mi dice di no che me lo avrebbe detto. Ci credo (che cretina) ma un brutto giorno una telefonata mi insospettisce e torno a guardargli nel telefono. Trovo una miriade di messaggi sui loro incontri, anche tre alla settimana, dove, a che ora, addirittura in alcuni la avverte di come è andata la tac o le visite di controllo, uno finisce con: "a prestissimo amore mio" . Sono scioccata, mi ha mentito ancora lo affronto e gli chiedo da quant'è che va avanti, mi dice da maggio ma non è vero i messaggi risalgono anche a febbraio. A questo punto non posso più credere che si vedano solo per parlare, ma lui nega e giura guardandomi dritto negli occhi che ci sia mai stato a letto, mi dice che si vedevano solo per parlare di me e della mia depressione del fatto che sono fredda (e grazie tante...)e io mi sento ancora più tradita i miei problemi sbandietari ad una che conosco a malapena, mi sento umiliata. (Non era lui che aveva sempre detto che i panni sporchi si lavano a casa propria?) Gli dico di andarsene via, che non riesco più a guardarlo, e allora lui mi fa un'altra rivelazione, mi dice che durante la sua malattia ha fatto una valutazione delle celte fatte nella sua vita e che il risultato non gli è piaciuto e allora ha avuto bisogno di parlarne . Ma non con me. Gli chiedo di spiegarsi meglio ma niente non riesce a dirmelo e mi chiede del tempo, mi dice che forse con il riavvicinarsi a me troverà la forza di raccontarmi ogni cosa che lo ha tormentato al punto di spingerlo a mentirmi e a continuare a vedersi con la sua amica. Ancora una volta gli concedo una possibilità, passano i mesi ma lui ancora non mi confida la grande verità, gli chiedo spiegazioni ma niente, non si sente ancora pronto ed io mi faccio tutti i miei film in testa su cosa sia la cosa così tremenda che non riesce a dirmi, e si amplifica sempre di più la convinzione che ci abbia avuto una storia, che magari ce l'abbia sempre avuta. Glielo faccio notare, gli dico che più fa passare il tempo più io arrivo a pensare chissà cosa ma niente, si decide a dirmi la verità solo due anni dopo, dopo l'ennesima mia crisi di pianto.
E cosa viene fuori?
Che i senzi di colpa lo hanno assalito perchè quando aveva diciassette anni ha avuto una relazione con una donna sposata e con due figli. Dalla suddetta relazione sarebbe nato un bambino che la donna a fatto credere al marito essere suo e che lui non ha mai voluto considerare come figlio. Aveva promesso alla donna di non raccontarlo mai a nessuno, solo la sua amica lo sapeva, per questo ne parlava con lei.
Piccolo particolare: io lo sapevo già, visto che me lo aveva raccontato durante i primi mesi che abbiamo cominciato ad uscire insieme, glielo faccio notare e lui ciancia che a quei tempi gli era sembrato che non desiderassi parlarne...bo? Che pensare? Ancora una volta gli do il beneficio del dubbio e che potevo fare dopotutto?
Sono passati altri due anni, ho passato periodi brutti alternatiad altri migliori, addirittura belli, ci siamo sposati e adesso aspetto una bambina, ma il dubbio rimane, la sfiducia pure ed è dura vivere così. Mia sorella continua a dire che non lo vede il tipo, lei è l'unica che sa tutta la storia, ma come si può dire di conoscere veramente una persona? Io ero convinta di conoscerlo, mi fidavo ciecamente e guarda comè finita? Mi ha mentito tante volte, a negato l'evidenza e continuerà a farlo per sempre ma nonostante questo io non riesco a ripagarlo con la stessa moneta perchè rispetto lui e i nostri figli e soprattutto rispetto me stessa. Adesso sono nuovamente in crisi, ho ricominciato a controllargli il cellulare, studio ogni sua parola e gesto, e so che non guarirò mai, per tutta la vita sospetterò di lui, mi chiederò se è vero quello che mi dice e intanto divento sempre più fredda e distante e piango guardando mio figlio che non ha colpa ed è destinato a crescere in un clima che non auguro a nessuno.
Scusate la grammatica e lo sfogo così dettagliato.