
20
lug
2009
Chi non beve con me
Una pausa nel mio apostolato universitario per bere un bicchiere (nota di servizio: sono praticamente astemio e una bottiglia di vino dura una settimana in casa mia). La discussione sul divieto ai milanesi “under 16″ di acquistare, che non vuol dire non bere, alcolici fa un po’ sorridere, come tutte le classiche “grida” delle quali Milano ha una lunga esperienza. Se ho 15 anni e vado in motorino a Cinisello o a Rho posso comperare una cassa di whisky di malto? Se il mio amico ne ha 18 possiamo fare incetta di vodka e rum e poi inciuccarci insieme? Qualcuno forse pensa che il demagogico limite di 21 anni in atto in America, mentre si può andare in guerra, morire e ammazzare a 17, impedisca ai “teen” di bere? Sapete che il traffico di identificazioni false nelle università americana è fiorente, e persino le Bush Girls furono pizzicate ad approfittarne? Sapete che nella New York della Proibizione funzionavano 25 mila speakeasy, bar clandestini?
Sono i soliti provvedimenti all’italiana, draconiani e inapplicabili, che semplicemente addestreranno i nostri adorabili fanciulli e fanciulle 14enni a fare quello che fanno i loro genitori, cioè a fottersene della legge, si tratti di immigrazione clandestina o di tasse, e ad applicarla arbitrariamente e capricciosamente. E ad accrescere la mistica della sbronza, come grande atto trasgressivo-ribellistico per quattordicenni, in una nazione che aveva nella propria storia la normalità del vino come bevanda ai pasti, anche per i più piccoli, senza mai avere generato le tragedie dell’alcolismo che perseguitano altre nazioni, forse anche grazie alla demistificazione dell’alcol. Penso a quel bicchiere di Lambrusco che mio nonno modenese, puritanissimo e rigidissimo maestro di musica, tentata di versarmi con i tortellini, sbigottendo - e rimproverandomi - perchè proprio non mi piaceva. E non vi dico del mio altro nonno toscano, nato nelle colline del Chianti e svezzato a sangiovese, che non si ubriacò mai, perchè inciuccarsi “gli è da bischeri”. Risultato, mi sono sbronzato una sola volta in vita mia, fingendo letterariamente di voler affogare nell’alcol un dispiacere amoroso inflitto da una schicchignosa compagna di ginnasio che non mi filava proprio per niente. Stetti talmente male che decisi che nessuna donna valeva tre ore abbracciato alla tazza del cesso e 24 ore di mal di testa e nausea successive.
La norma Moratti non è nè giusta nè sbagliata nè proibizionistica.
E’ semplicemente inutile e, come tutte le norme inutili, è diseducativa. Se avessi 15 anni, mi verrebbe una voglia bruciante di attaccarmi a una bottiglia.
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