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Uccide il cognato per l´eredità
Claudia Milani Vicenzi
Francesco Ongaro, 66 anni, è stato arrestato per l´omicidio volontario del parente aggravato dalla premeditazione
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venerdì 27 aprile 2012 SPECIALI, pagina 6
L´omicida Francesco Ongaro è nato a Valdagno 66 anni fa| La vittima Ciro Rossettini, ...
Due colpi di fucile a canne mozze sparati a bruciapelo. Due colpi devastanti: uno in volto, l´altro al torace. Ciro Rossettini avrebbe compiuto 46 anni oggi. La sua vita è finita ieri. Lo hanno trovato riverso in un lago di sangue, a rantolare prima di esalare l´ultimo respiro. È morto ammazzato per una storia di eredità: a sparare quei colpi assassini è stato Francesco Ongaro, 66 anni. Suo cognato. Gli ha teso una trappola, lo ha aspettato sotto casa, una questione di secondi: nessuna lite, nessuna discussione animata, nessun urlo. L´uomo armato è andato verso la vittima e ha sparato. Due volte. Poi è scappato.
Una fuga, la sua, che è durata meno di un chilometro e mezzo. La polizia locale di Arzignano lo ha seguito e bloccato; sul sedile del passeggero sembra ci fosse ancora il fucile calibro 12 sovrapposto a canne mozze.
L´AGGUATO. In base a quanto è stato ricostruito erano le 12.20 quando in via dei Salici, nella frazione di Costo ad Arzignano, è arrivato un uomo a bordo di una Volkswagen Vento con targa tedesca. Ha parcheggiato davanti alla palazzina al civico 16 e ha atteso. Dopo qualche minuto è arrivata la sua vittima. Il ragioniere Rossettini era appena uscito, come tutti i giorni, dagli uffici della “Qbe mode” di Tezze di Arzignano, dove lavorava da anni come contabile. Stava tornando a casa, forse per un pranzo veloce prima di riprendere l´attività, forse perché era stato il cognato a chiedergli l´incontro.
L´OMICIDIO. Quando si sono trovati l´uno di fronte all´altro sembra non ci sia stata alcuna discussione. Francesco Ongaro avrebbe imbracciato il suo fucile da caccia a pallettoni e lo avrebbe freddato. Il primo colpo lo ha raggiunto in pieno viso. Il secondo, invece, lo ha colpito al petto. I vicini hanno udito gli spari e sono corsi a vedere che cosa fosse successo: hanno visto l´uomo a terra, hanno udito i suoi gemiti e hanno immediatamente dato l´allarme al 118. Ciro Rossettini, però, è morto poco dopo e, all´arrivo dell´ambulanza il personale sanitario non ha potuto fare nulla per salvarlo.
LA FUGA DEL KILLER. L´omicida è corso via, subito dopo aver sparato, a bordo della sua Volkswagen. È partito all´impazzata, ma la sua fuga è durata pochi secondi e appena 1500 metri. Gli spari, infatti, sono stati sentiti da una pattuglia della polizia locale di Arzignano che si trovava lì vicino. Gli agenti si sono precipitati a vedere che cosa fosse successo e hanno visto la macchina imboccare e folle velocità via Madonna dei Prati: l´hanno seguita e bloccata. Poco dopo i militari hanno arrestato Ongaro che, in stato confusionale, non avrebbe opposto resistenza. Sull´auto, sul sedile del passeggero, ci sarebbe stato il fucile usato per freddare il cognato.
IL MOVENTE. Una lite per questioni economiche, una questione mai risolta e che, a quanto pare, si trascinava da anni. Sarebbe questo il movente dell´omicidio. Ongaro, sposato con Alessandra, sorella della vittima, aveva vissuto per anni in Germania, dove la coppia aveva aperto una gelateria. L´obiettivo, però, era quello di tornare ad aprire lo storico bar Marconi, nell´omonima piazza, in paese. Bar che era stato gestito per anni dai genitori ma che, ormai da oltre un decennio, è chiuso. I due fratelli Ciro e Alessandra non si sarebbero mai accordati sulla spartizione dell´immobile. Un´eredità di circa un milione di euro che era stata al centro di continui diverbi e litigi. Ongaro, pur avendo ancora la residenza a Kulmain, una cittadina tedesca della Baviera, da qualche tempo era tornato ad abitare ad Arzignano, nell´appartamento della moglie e ieri, poco dopo le 12, si sarebbe deciso ad affrontare il parente. Sull´omicidio indagano i carabinieri della compagnia di Valdagno del capitano Giacomo Gandolfi e del Nucleo investigativo del colonnello Martino Salvo. Ieri è stato ascoltato un testimone chiave, che avrebbe visto Ongaro arrivare e poco dopo, scappare a gran velocità. Dopo l´arresto l´uomo è stato accompagnato in ospedale e gli è stato fatto il guanto di paraffina per accertare se sulle mani ci fossero tracce di polvere da sparo. È stato quindi accompagnato in caserma: ascoltato dal pm Salvadori si è avvalso della facoltà di non rispondere. Poi, in serata, il trasferimento al carcere San Pio X. Per lui l´accusa è di omicidio volontario con l´aggravante della premeditazione.