"Se sei innamorato di lei...devi poterci dire almeno 20 qualità di lei che ti mandano giù di testa eh" il conte.
In base alla vostra esperienza, un uomo innammorato," venti qualità di lei che ..."riesce ad individuarle sempre e comunque o dipende SOLO dal carattere e quindi :quello piu' estroverso ( tipo il conte:girlhaha: ) ne dirà anche 200, quello piu' riservato le tirerà fuori a fatica.
Spero di essermi spiegata
Il Conte, che è persona generosissima e inguidalescato più per mancanza di madrevite che per macerazione di madamigelle, regala copiose ricevute di versamento alle fanciulle dalle quali sia stato intarsiato con qualche nuovo fregio o che l'abbian semplicemente strisciato col bulino.
Egli è un contabile fiscalmente lodevole che con una mano rileva e con l'altra vela e, come tutti, può secernere liste di qualità più lunghe dell'elenco telefonico della bassa Brianza a più donne di quante furon scritte sulla lista di Leporello.
Ma le qualità lodevoli sono un po' come le confessioni negative di certi papiri della tredicesima dinastia nei quali si elencavano, a merito del faraone, tutta una serie di nefandezze che egli non aveva compiuto in vita, a partire da non aver ucciso il proprio padre per finire con il non aver bestemmiato durante il sonno.
Ed allora vien davvero facile usurare il pallottoliere più robusto tenendo traccia di quanti non dispregi ci possano piacere in una donna, che la sia ami o meno, che la si voglia portare a letto o meno, o che la sia abbia mai conosciuta o meno.
Trasformare le persone in dèi imperfetti è evocare ciò che risalta ed al contempo evocare l'oscurità.
Il potere della parola è un cimitero fitto fitto di maneggioni ed insignificanti che s'impelagano e districano nelle loro forze e debolezze.
E la prolusione del bello è più prolungazione del prologo che proiezione di promesse.
Un discorso a parte meriterebbe la sequenza infinita d'azioni insignificanti che generano la perfezione di ben rotonda sfera che non basterebbe a proteggere la gente da se stessa, ma, in quanto sostenitori dell'omicciuolo più che dell'omettaccio, incrociamo le dita e chiudiamo gli occhi sperando che le palpebre si aprano a guerra finita e non ne parleremo.
Ma l'amore, come la vita, passa, solo che talvolta la vita lo fa più velocemente.
Per questo un uomo deve affrettarsi a fare la lista, e non dormire neppure alla notte per spulciarsi tra i neuoroni una parola speciale, di quelle coi fiocchi d'argento e d'oro che stringono una carta rossa come le labbra delle puttane, da regalare come trofeo alla femmina che ti tiene come riserva d'organi e cartamoneta.
E pure uno dalla striminzita immaginazione come la mia potrebbe lodare il bel dentone tortile d'un nàrvalo albino e magnificarlo come fosse un unicorno sudato; lisciamente ed anche più quindi l'avvezzo sperperatore, con poca spesa e molta spessezza, potrebbe inveire svenevolezze e galoppinamenti a vulvate crostose e laide che trangugiano gli sputi come l'incenso delle chiese.
Ma certe cose sono così perchè così devono essere.
E gli occhiali sono fatti per essere poggiati sul naso, e noi abbiamo bisogno degli occhiali ed infatti abbiamo un naso.
E le donne bevono a sorsi e gli uomini hanno bisogno delle donne, ed infatti l'uomo eiacula a scatti.
Ma chiunque, davvero, può trovare nei fumi che s'esalano dal rogo della biblioteca di Alessandria la vera ispirazione per dire parole umettate di orina di caprone che abbia mangiato del trifoglio, così come si temprava l'acciaio di Toledo, allo scopo di rabbuonire una lavandaia colta da un pogrom di pensieri guardinghi e dall'alito esacerbante più per il petto che per le natiche.
E' che non serve.
Che uno fa ciò di cui abbisogna o che gli viene bene.
Si viene riamati anche in silenzio o non si viene riamati affatto.
Se la donna è giusta.
Se la sorte è buona.