Ma qual è davvero il valore di un bacio?
Bisognerebbe chiederlo al farfallone amoroso che va osculando qua e là le donzelle con la sua spiritromba iperlubrificata ma, in sua assenza, mi vien da credere che sia più o meno un saluto tra gerarchi del PCUS muniti di colbacco durante una parata dell'armata rossa.
Oppure, in alternativa, è una forma di laringoscopia a buon mercato incuneata da certi ciarlatani che curano il sighiozzo e la malaria con purghe e salassi.
I salassi, tra l'altro venivano effettuati con le sanguisughe, che sbaciucchiavano i colli dei malati e suggevano come nosferatu mollicci il succo del loro debole cuore, allo stesso modo il bacio umano succhia via sempre qualcosa in chi lo subisce ed ancor più in chi lo dà.
Esso è la travolgente perdita di libertà che oscura il sole e gela i fiumi anche d'Estate, perchè le labbra non perdono la vita che esalano dal loro calice a meno che qualcuno, con le sue mascelle fameliche non sia lì a suggerla con fare furtivo ed odore suadente.
E' un furto dell'anima che scivola intonsa come un giglio di fiume in un sacco di juta che non lascia filtrare neppure il sole a scacchi.
E che tu abbia rubato o sia stato derubato, cammini a testa alta e sei completo solo se stai abbracciato a chi ha una parte di te o tu di lei, sei incompleto e ti vergogni dei tuoi occhi se, invece, non gli sei accanto.
Ma cos'è davvero uno specchio?
Il confine tra quello che siamo e quello che ci piacerebbe essere o, piuttosto, la morte di quello che vorremmo essere e l'inizio di quello che siamo davvero?
Una teca di cristallo che regala uno sguardo alieno su un volto che invecchia di fatica e si ritrova più povero di prima ad ogni battito del suo cuore e l'unico vero modo che la pietà ha per non illudersi di essere fine a se stessa e inutile a chicchessia.
La paura che si annida nell'idolo che titaneggia di qua dal vetro quando vede l'asimmetricità delle miserie umane di cui è una cornucopia senza fondo, meriterebbe un fine cartiglio di giada recante la scritta "hic sunt leones" e il nostro doppelganger dovrebbe inciderla coi suoi denti puntuti, se non fosse cattivo e non indicasse col suo solo la strada della sua e della nostra fine.
Ma che significato risiede nella parola schifo?
Esso ha forse solo il senso di reppellenza o piuttosto, con più sottigliezza, quello dell'evitare, di non incrociare, di non incontrare ed in definitiva di non stare nello stesso posto?
Così come lo schifanoja era il luogo dei divertimenti più ambiti e giocosi, lo schifo è una sorta di altrove assoluto in cui turbina in un carosello gioioso tutto ciò che è bello e desiderabile.
Un'armonia pentatonica priva di dissonanze i cui ritornelli s'intrecciano a continui ad libitum di piaceri eleganti.
Schifo è tutto ciò che è bello, buono e piacevole senza meno.
Ma allora cosa sono davvero le feste?
Sembrano davvero essere la collettivizzazione del passatempo che stordisce dal male e reindirizza lo sguardo al cielo di mille astri lucenti.
Ciò che per un uomo solo è un sorriso che si spegne veloce, per la gente di strada è una festa di lumi cangianti e vestiti pomposi.
Essa è l'unità molteplice delle solitudini indivise.
Di molti lassi e tapini che trovano comunione geografica quando non riesce loro di idee e sentimenti, di intecci di dita che restano inutilmente rigide nel loro collassare invece che piegarsi come tenera giuncata e di brusii che paiono il cicaleggiare grigio di alberi caldi piuttosto che la fine tecnica di un contrappunto anecoico, non resta che il niente del nulla che ci si è scambiati.
Dove sono allora gli amici?
Loro lavorano nell'ombra, come le fredde stalattiti del carbonato nei secoli crescono i puntelli che onorano il loro ruolo e proteggono dai sismi, anche i più dirompenti.
'Semel in anno licet insanire' vanno mormorando quando t'aiutano nella fiera e complessa vestizione del samurai che va alla carica contro le mitraglie d'importazione.
Essi magnificano la paccottiglia come veri ori ed onici liscissime per scolpire con sgusci frusti le cose losche a guisa d'eroeggiamenti!
E salvano il giusto nello sbagliato e fors'anche l'immeritevole, più e più volte.
Altrimenti non esistono davvero o son simulatori.
Qual è il senso di una fidanzata, ordunque?
Ella è un golem con l'aleph sulla fronte di fango!
Un presagio di adunca sventura colle zattere ai piedi, come il morso d'una biscia scutellaria dalle ciclia finte o gli aculei di un istrice con le extensions biondo platino.
Essa riassume il paradigma dello sturm und drang con l'odore del tuber magnatum pico.
Non è utile nè durante la vendemmia nè durante la fienagione.
Produce così poco latte che le occorrerebbero due vite e mezzo per fare una forma di grana padano e il maniscalco più pezzente si rifuterebbe di ferrarla per meno di cento scudi d'argento.
Ma a noi piace così, e non la cambieremmo neppure per un televisore al plasma da 58"!
E ce ne vantiamo.
Poveri noi!
Vivi velice e non peccare più!
Contro di lei almeno.
Ciao!