Bolt, i record e una domanda
Siamo arrivati al limite umano?
Dopo il doppio primato del mondo del giamaicano sui 100 e 200 metri ai Mondiali di Berlino, è naturale chiedersi se queste soglie potranno essere ancora ritoccate. Gli esperti si dividono, anche sull'incidenza del doping sulle prestazioni
MILANO, 20 agosto 2009 - Siamo arrivati al limite? Le vie del record sono finite? Oppure vi sono ancora margini di miglioramento? Domande legittime dopo quanto visto ai recenti campionati del mondo di nuoto di Roma e di atletica di Berlino, appuntamenti che hanno verificato la temperatura delle varie discipline, fotografandone lo stato di salute e le prospettive future in chiave di progresso umano. E se i "super costumi" hanno contribuito non poco ad abbattere ben 43 record del mondo, numeri che non rientrano assolutamente nella norma, anche se è difficile capire il confine tra bravura dell’atleta ed aiuto tecnologico (difficoltà che ha portato la Federazione Internazionale a fare un passo indietro e a bandire dal gennaio 2010 i super costumi per tornare al classico tessuto), che dire del fenomeno Usain Bolt e dei suoi 9’58’’ sui 100 metri e 19’19” sui 200? Due eccezionali prestazioni che hanno riaperto l’affascinante discussione sui limiti delle prestazioni umane.
le tre scuole di pensiero — Esiste un tempo al di sotto del quale non è umanamente possibile scendere? Sembra proprio di sì, ma sul quando, quanto e come le tre scuole di pensiero che si sono dedicate a risolvere questo appassionante quesito, hanno idee piuttosto differenti. Quasi tutti gli studi effettuati sulla fisiologia umana per capire il futuro dei limiti nello sport, ossia dove si arriverà con i record, si basano su modelli strettamente matematici e statistici. I ricercatori inglesi sono convinti che in diverse discipline dell’atletica il limite massimo sia già stato praticamente raggiunto. Un gruppo di scienziati francesi, invece, dopo avere esaminato i record ottenuti dal 1896, l’anno delle prime Olimpiadi moderne, ad oggi, sostengono che saranno migliorati entro il 2027 solo dello 0,05 per cento. Come dire: nulla. Il fisiologo neozelandese R.H. Morton, afferma, infine, che nei 100 metri il top è fissato a 9.15, ma a questo crono, però, si arriverà nel 2250, cioè tra due secoli e mezzo.
lo studio inglese — I limiti di velocità e resistenza per la corsa umana starebbero per essere raggiunti. Lo sostengono due ricercatori inglesi, Alan Nevill dell'Università di Wolverhampton di Walsall, e Gregory Whyte dell'English Institute of Sport di Bisham in un articolo pubblicato sulla rivista “Medicine & Science in Sports & Exercise”. Gli scienziati hanno preso in esame i record mondiali segnati dal 1910 a oggi in gare come gli 800 metri e la maratona maschile, determinando quella che in termini statistici viene chiamata curva a S. Questo tipo di curva mostra un graduale aumento dei record nei primi anni, quando gli sportivi erano in gran parte dilettanti, un incremento molto rapido a metà del Novecento quando si è diffuso il professionismo e infine descrive l'arrivo dagli anni Ottanta in poi a una zona di stabilità in cui i miglioramenti sono minimi. Sembra dunque che molti primati della media e della lunga distanza si stiano avvicinando al loro limite. Secondo le loro stime i record maschili raggiungeranno il picco tra il 2020 e il 2060, toccando livelli di velocità più alti rispetto a ora solo dell'1-3%. La gare che assicurano il margine di miglioramento più elevato, sono quella dei 5.000 metri maschili, il cui tempo può essere ancora abbassato di 25 secondi dall'attuale 12'37"35 dell'etiope Bekele, e quella dei 100 metri maschili. Gli autori prospettano non lontano il limite della maratona maschile che, partendo dalla miglior prestazione di 2 ore, 3 minuti 59 secondi (che appartiene all’etiope Haile Gebrselassie), potrebbe scendere, al massimo, ancora di un minuto e 17 secondi. Si affrettino invece, in tutti i sensi, gli atleti, uomini e donne, che competono per un primato negli 800 metri: in questo caso infatti restano "soltanto" un secondo e pochi decimi da rosicchiare. Nessuna speranza invece per le mezzofondiste che corrono i 1.500 metri, considerando che in questa disciplina c'è stato un solo nuovo record del mondo dal 1980 a oggi. Le donne, almeno in questa disciplina, potrebbero addirittura aver già raggiunto il limite estremo. Questo sempre che qualcuno non decida di barare: i risultati della ricerca, infatti, si basano sul presupposto che gli atleti non ricorreranno all'ingegneria genetica, né facciano uso di sostanze dopanti. Ma la teoria non convince tutti, soprattutto gli sportivi. Chris Broadbent, della Scottish Athletics, ricorda che i record sono solo raramente superati e quando ciò avviene è sempre con un ridottissimo margine. Quello che conta per Broadbent è l’allenamento e la disciplina. Liz McColgan, medaglia d’oro nei 10mila metri piani alle Olimpiadi di Seoul del 1988, pur dando per certi versi ragione al professor Neville, ritiene che i record potranno ancora essere migliorati, grazie alle migliori tecniche di allenamento e di nutrizione.
lo studio francese — E' la conclusione a cui arriva uno studio effettuato in Francia dall'Istituto biomedico e epidemiologico dello Sport e pubblicato dal Sunday Times. Tra 51 anni, gli atleti di tutto il pianeta non saranno più in grado di ritoccare i primati su piste e pedane. L'analisi ha preso in considerazione 3260 record mondiali realizzati a partire dal 1896, l'anno della prima edizione delle moderne Olimpiadi. Oltre un secolo fa, secondo lo studio, gli atleti sfruttavano il 75% della propria capacità psicologica, mentre adesso sono arrivati al 99%. Nel 2060 non ci saranno più "frontiere psicologiche" da abbattere. Ma secondo Jean-Francois Toussaint, coordinatore dell'equipe che ha sezionato 111 anni di sport, per metà delle discipline lo stop comincerà a partire dal 2027. Il muro comincerà ad alzarsi nell'atletica leggera. Poi, toccherà al sollevamento pesi. Quindi, verrà il turno degli sport nei quali conta anche la tecnologia e l'efficacia di materiali e strumenti. Lo studio non è condizionato dalla variabile doping, un fattore che per i ricercatori francesi era già presente nell’antichità e che si deve ritenere rilevante solo negli anni ‘70, quando l'atleta stava cominciando a raggiungere i propri limiti. Per Toussaint, dunque, la sua presenza non cambia assolutamente il quadro complessivo e in questa ottica accetta anche il 10”49 che Florence Griffith ottenne nei 100 metri femminili ai Giochi di Seul 1988. Decisamente differente l’opinione di John Hoberman, docente all'università del Texas: "Il doping ha aiutato gli atleti a sfruttare le loro capacità psicologiche, e il tempo di Florence Griffith va messo in discussione come punto di riferimento. Non solo, ma tre dei cinque uomini capaci di correre sotto i 9”80 (Ben Johnson, Tim Montgomery e Justin Gatlin) sono risultati positivi per steroidi anabolizzanti. Per non parlare poi delle infinite liste all-time del lancio del peso".
lo studio neozelandese — Il fisiologo neozelandese, R.H. Morton, afferma che nei 100 metri il top è fissato a 9.15. Che, tradotto in velocità, vuole dire 40 chilometri l’ora (39,344 per l’esattezza). A questo crono, però, si arriverà nel 2254, cioè tra due secoli e mezzo. Prima di quella data, ma sicuramente dopo il 2187, lo sprinter perfetto potrà al massimo conquistare un tempo di 9"24. Questo uomo-jet, secondo Morton, sarà alto due metri (e adesso con i 196 cm di Usain Bolt, il giamaicano primatista del mondo con 9.58, ci avviciniamo a questo dato) e peserà 100 chili. L’età sarà diversa da quella degli sprinter di oggi che hanno, in media, 25-30 anni: nel futuro avrà, 35-38 anni e la sua pelle non sarà nera, ma il risultato dei miscugli razziali.
come si possono battere i record — Per Pietro Enrico Di Prampero, fisiologo presso il dipartimento di Scienze e Tecnologie Biomediche della facoltà di medicina dell'Università di Udine, sono due i motivi fondamentali alla base dei progressi dello sport. Uno, la globalizzazione che permette una selezione naturale su basi più ampie: nei grandi numeri si può scovare il superatleta. Due, le metodologie di allenamento sempre più sofisticate e più adatte alla macchina umana. Senza contare gli aiuti esterni, leggi doping: la variabile che fa impazzire qualsiasi previsione e modello statistico, dal momento che lo studioso parla di limiti dell’uomo e non della ricerca scientifica. Che non riguarda solo geni e muscoli, ma anche la tecnologia legata ai materiali. Basti pensare ai nuovi costumi che trasformano i nuotatori in siluri. Sergio Lupo, medico dello sport che ha assistito campioni del calibro di Bjorn Borg, Alberto Tomba e Maradona pur ammettendo che il modello statistico é migliore di altri sviluppati in precedenza, evidenzia come possa offrire solo delle previsioni, che per quanto plausibili, non danno la certezza assoluta. Tant’è che le conclusioni raggiunte dagli studiosi sono spesso contrastanti. Inoltre, precisa che per quanto le caratteristiche fisiologiche del corpo umano siano spinte all'estremo, esistono altri fattori che possono migliorare una prestazione: le metodiche di allenamento, il tipo di superficie della pista, le attrezzature, il vestiario. Senza dimenticare che alcuni popoli si sono accostati da poco alla pratica sportiva e hanno costituzioni fisiche di cui non si conoscono ancora tutte le potenzialità.
Mabel Bocchi© RIPRODUZIONE RISERVATA
http://www.gazzetta.it/Sport_Vari/Atletica/20-08-2009/bolt-record-domanda-501088916348.shtml