Le 5 fasi

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Persa/Ritrovata

Utente di lunga data
Da Wikipedia

Elisabeth Kübler Ross (Zurigo, 8 luglio 1926Scottsdale, 24 agosto 2004) è stata un medico, psichiatra e docente di medicina comportamentale svizzera.
Viene considerata la fondatrice della psicotanatologia, ed uno dei più noti esponenti dei death studies.


Le Cinque fasi della elaborazione del lutto

Il suo "modello a cinque fasi", elaborato nel 1970, rappresenta uno strumento che permette di capire le dinamiche mentali più frequenti della persona a cui è stata diagnosticata una malattia terminale, ma gli psicoterapeuti hanno constatato che esso è valido anche ogni volta che ci sia da elaborare un lutto solo affettivo e/o ideologico.
Da sottolineare che si tratta di un modello a fasi, e non a stadi, per cui le fasi possono anche alternarsi, presentarsi più volte nel corso del tempo, con diversa intensità, e senza un preciso ordine, dato che le emozioni non seguono regole particolari, ma anzi come si manifestano, così svaniscono, magari miste e sovrapposte.
Anche se la maggior parte delle persone sembra vivere le fasi secondo l’ordine in cui vengono descritte, non si tratta di un percorso “evolutivo a stadi”, per cui le fasi possono manifestarsi in qualsiasi ordine e ripresentarsi successivamente, ma anche presentarsi sovrapposte.
  1. Fase della negazione o del rifiuto: “Ma è sicuro, dottore, che le analisi sono fatte bene?”, “Non è possibile, si sbaglia!”, “Non ci posso credere” sono le parole più frequenti di fronte alla diagnosi di una patologia organica grave; questa fase è caratterizzata dal fatto che il paziente, usando come meccanismo di difesa il rigetto dell' esame di realtà, ritiene impossibile di avere proprio quella malattia. Molto probabilmente il processo di rifiuto psicotico della verità circa il proprio stato di salute può essere funzionale al malato per proteggerlo da un’eccessiva ansia di morte e per prendersi il tempo necessario per organizzarsi. Con il progredire della malattia tale difesa diventa sempre più debole, a meno che non s’irrigidisca raggiungendo livelli ancor più psicopatologici.
  2. Fase della rabbia: dopo la negazione iniziano a manifestarsi emozioni forti quali rabbia e paura, che esplodono in tutte le direzioni, investendo i familiari, il personale ospedaliero, Dio. La frase più frequente è “perché proprio a me?”. È una fase molto delicata dell’iter psicologico e relazionale del paziente. Rappresenta un momento critico che può essere sia il momento di massima richiesta di aiuto, ma anche il momento del rifiuto, della chiusura e del ritiro in sé.
  3. Fase del patteggiamento: in questa fase la persona inizia a verificare cosa è in grado di fare, ed in quale progetti può investire la speranza, iniziando una specie di negoziato, che a seconda dei valori personali, può essere instaurato sia con le persone che costituiscono la sfera relazione del paziente, sia con le figure religiose. “se prendo le medicine, crede che potrò vivere fino a…”, “se guarisco, farò…”. In questa fase, la persona riprende il controllo della propria vita, e cerca di riparare il riparabile.
  4. Fase della depressione: rappresenta un momento nel quale il paziente inizia a prendere consapevolezza delle perdite che sta subendo o che sta per subire e di solito si manifesta quando la malattia progredisce ed il livello di sofferenza aumenta. Questa fase viene distinta in due tipi di depressione: una reattiva ed una preparatoria. La depressione reattiva è conseguente alla presa di coscienza di quanti aspetti della propria identità, della propria immagine corporea, del proprio potere decisionale e delle proprie relazioni sociali, sono andati persi. La depressione preparatoria ha un aspetto anticipatorio rispetto alle perdite che si stanno per subire. In questa fase della malattia la persona non può più negare la sua condizione di salute, e inizia a prendere coscienza che la ribellione non è possibile, per cui la negazione e la rabbia vengono sostituite da un forte senso di sconfitta. Quanto maggiore è la sensazione dell’imminenza della morte, tanto più probabile è che la persona viva fasi di depressione.
  5. Fase dell’accettazione: quando il paziente ha avuto modo di elaborare quanto sta succedendo intorno a lui, arriva ad un’accettazione della propria condizione ed a una consapevolezza di quanto sta per accadere; durante questa fase possono sempre e comunque essere presenti livelli di rabbia e depressione, che però sono di intensità moderata. In questa fase il paziente tende ad essere silenzioso ed a raccogliersi, inoltre sono frequenti momenti di profonda comunicazione con i familiari e con le persone che gli sono accanto. È il momento dei saluti e della restituzione a chi è stato vicino al paziente. È il momento del “testamento” e della sistemazione di quanto può essere sistemato, in cui si prende cura dei propri “oggetti” (sia in senso pratico, che in senso psicoanalitico). La fase dell’accettazione non coincide necessariamente con lo stadio terminale della malattia o con la fase pre-morte, momenti in cui i pazienti possono comunque sperimentare diniego, ribellione o depressione.
**********************************************************
Non vi pare che si seguano queste fasi anche nel caso del tradimento?

Personalmente pio son passata dalla fase 1 alla 2 in pochissimo tempo e questo mi ha portato ai sacchi dell'immondizia in tempi rapidi.
Però le fasi successive credo che durino anni per chiunque.
Riscontrate in voi o nelle storie che leggete qui queste fasi?
 

Old Aleluja

Utente di lunga data
Da Wikipedia

Elisabeth Kübler Ross (Zurigo, 8 luglio 1926Scottsdale, 24 agosto 2004) è stata un medico, psichiatra e docente di medicina comportamentale svizzera.
Viene considerata la fondatrice della psicotanatologia, ed uno dei più noti esponenti dei death studies.


Le Cinque fasi della elaborazione del lutto

Il suo "modello a cinque fasi", elaborato nel 1970, rappresenta uno strumento che permette di capire le dinamiche mentali più frequenti della persona a cui è stata diagnosticata una malattia terminale, ma gli psicoterapeuti hanno constatato che esso è valido anche ogni volta che ci sia da elaborare un lutto solo affettivo e/o ideologico.
Da sottolineare che si tratta di un modello a fasi, e non a stadi, per cui le fasi possono anche alternarsi, presentarsi più volte nel corso del tempo, con diversa intensità, e senza un preciso ordine, dato che le emozioni non seguono regole particolari, ma anzi come si manifestano, così svaniscono, magari miste e sovrapposte.

Anche se la maggior parte delle persone sembra vivere le fasi secondo l’ordine in cui vengono descritte, non si tratta di un percorso “evolutivo a stadi”, per cui le fasi possono manifestarsi in qualsiasi ordine e ripresentarsi successivamente, ma anche presentarsi sovrapposte.
  1. Fase della negazione o del rifiuto: “Ma è sicuro, dottore, che le analisi sono fatte bene?”, “Non è possibile, si sbaglia!”, “Non ci posso credere” sono le parole più frequenti di fronte alla diagnosi di una patologia organica grave; questa fase è caratterizzata dal fatto che il paziente, usando come meccanismo di difesa il rigetto dell' esame di realtà, ritiene impossibile di avere proprio quella malattia. Molto probabilmente il processo di rifiuto psicotico della verità circa il proprio stato di salute può essere funzionale al malato per proteggerlo da un’eccessiva ansia di morte e per prendersi il tempo necessario per organizzarsi. Con il progredire della malattia tale difesa diventa sempre più debole, a meno che non s’irrigidisca raggiungendo livelli ancor più psicopatologici.
  2. Fase della rabbia: dopo la negazione iniziano a manifestarsi emozioni forti quali rabbia e paura, che esplodono in tutte le direzioni, investendo i familiari, il personale ospedaliero, Dio. La frase più frequente è “perché proprio a me?”. È una fase molto delicata dell’iter psicologico e relazionale del paziente. Rappresenta un momento critico che può essere sia il momento di massima richiesta di aiuto, ma anche il momento del rifiuto, della chiusura e del ritiro in sé.
  3. Fase del patteggiamento: in questa fase la persona inizia a verificare cosa è in grado di fare, ed in quale progetti può investire la speranza, iniziando una specie di negoziato, che a seconda dei valori personali, può essere instaurato sia con le persone che costituiscono la sfera relazione del paziente, sia con le figure religiose. “se prendo le medicine, crede che potrò vivere fino a…”, “se guarisco, farò…”. In questa fase, la persona riprende il controllo della propria vita, e cerca di riparare il riparabile.
  4. Fase della depressione: rappresenta un momento nel quale il paziente inizia a prendere consapevolezza delle perdite che sta subendo o che sta per subire e di solito si manifesta quando la malattia progredisce ed il livello di sofferenza aumenta. Questa fase viene distinta in due tipi di depressione: una reattiva ed una preparatoria. La depressione reattiva è conseguente alla presa di coscienza di quanti aspetti della propria identità, della propria immagine corporea, del proprio potere decisionale e delle proprie relazioni sociali, sono andati persi. La depressione preparatoria ha un aspetto anticipatorio rispetto alle perdite che si stanno per subire. In questa fase della malattia la persona non può più negare la sua condizione di salute, e inizia a prendere coscienza che la ribellione non è possibile, per cui la negazione e la rabbia vengono sostituite da un forte senso di sconfitta. Quanto maggiore è la sensazione dell’imminenza della morte, tanto più probabile è che la persona viva fasi di depressione.
  5. Fase dell’accettazione: quando il paziente ha avuto modo di elaborare quanto sta succedendo intorno a lui, arriva ad un’accettazione della propria condizione ed a una consapevolezza di quanto sta per accadere; durante questa fase possono sempre e comunque essere presenti livelli di rabbia e depressione, che però sono di intensità moderata. In questa fase il paziente tende ad essere silenzioso ed a raccogliersi, inoltre sono frequenti momenti di profonda comunicazione con i familiari e con le persone che gli sono accanto. È il momento dei saluti e della restituzione a chi è stato vicino al paziente. È il momento del “testamento” e della sistemazione di quanto può essere sistemato, in cui si prende cura dei propri “oggetti” (sia in senso pratico, che in senso psicoanalitico). La fase dell’accettazione non coincide necessariamente con lo stadio terminale della malattia o con la fase pre-morte, momenti in cui i pazienti possono comunque sperimentare diniego, ribellione o depressione.
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Non vi pare che si seguano queste fasi anche nel caso del tradimento?

Personalmente pio son passata dalla fase 1 alla 2 in pochissimo tempo e questo mi ha portato ai sacchi dell'immondizia in tempi rapidi.
Però le fasi successive credo che durino anni per chiunque.
Riscontrate in voi o nelle storie che leggete qui queste fasi?
pare anche a me. mi sono fossilizzato troppo nella fase 3. ma in quel caso sono stato "aiutato" dalla controparte.
 

Persa/Ritrovata

Utente di lunga data
pare anche a me. mi sono fossilizzato troppo nella fase 3. ma in quel caso sono stato "aiutato" dalla controparte.
Anch'io sono stata lenta nella fase del patteggiamento.
Ma credo che sia una cosa diffusa.
 

Old lordpinceton

Utente di lunga data
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Elisabeth Kübler Ross (Zurigo, 8 luglio 1926Scottsdale, 24 agosto 2004) è stata un medico, psichiatra e docente di medicina comportamentale svizzera.
Viene considerata la fondatrice della psicotanatologia, ed uno dei più noti esponenti dei death studies.


Le Cinque fasi della elaborazione del lutto

Il suo "modello a cinque fasi", elaborato nel 1970, rappresenta uno strumento che permette di capire le dinamiche mentali più frequenti della persona a cui è stata diagnosticata una malattia terminale, ma gli psicoterapeuti hanno constatato che esso è valido anche ogni volta che ci sia da elaborare un lutto solo affettivo e/o ideologico.
Da sottolineare che si tratta di un modello a fasi, e non a stadi, per cui le fasi possono anche alternarsi, presentarsi più volte nel corso del tempo, con diversa intensità, e senza un preciso ordine, dato che le emozioni non seguono regole particolari, ma anzi come si manifestano, così svaniscono, magari miste e sovrapposte.

Anche se la maggior parte delle persone sembra vivere le fasi secondo l’ordine in cui vengono descritte, non si tratta di un percorso “evolutivo a stadi”, per cui le fasi possono manifestarsi in qualsiasi ordine e ripresentarsi successivamente, ma anche presentarsi sovrapposte.
  1. Fase della negazione o del rifiuto: “Ma è sicuro, dottore, che le analisi sono fatte bene?”, “Non è possibile, si sbaglia!”, “Non ci posso credere” sono le parole più frequenti di fronte alla diagnosi di una patologia organica grave; questa fase è caratterizzata dal fatto che il paziente, usando come meccanismo di difesa il rigetto dell' esame di realtà, ritiene impossibile di avere proprio quella malattia. Molto probabilmente il processo di rifiuto psicotico della verità circa il proprio stato di salute può essere funzionale al malato per proteggerlo da un’eccessiva ansia di morte e per prendersi il tempo necessario per organizzarsi. Con il progredire della malattia tale difesa diventa sempre più debole, a meno che non s’irrigidisca raggiungendo livelli ancor più psicopatologici.
  2. Fase della rabbia: dopo la negazione iniziano a manifestarsi emozioni forti quali rabbia e paura, che esplodono in tutte le direzioni, investendo i familiari, il personale ospedaliero, Dio. La frase più frequente è “perché proprio a me?”. È una fase molto delicata dell’iter psicologico e relazionale del paziente. Rappresenta un momento critico che può essere sia il momento di massima richiesta di aiuto, ma anche il momento del rifiuto, della chiusura e del ritiro in sé.
  3. Fase del patteggiamento: in questa fase la persona inizia a verificare cosa è in grado di fare, ed in quale progetti può investire la speranza, iniziando una specie di negoziato, che a seconda dei valori personali, può essere instaurato sia con le persone che costituiscono la sfera relazione del paziente, sia con le figure religiose. “se prendo le medicine, crede che potrò vivere fino a…”, “se guarisco, farò…”. In questa fase, la persona riprende il controllo della propria vita, e cerca di riparare il riparabile.
  4. Fase della depressione: rappresenta un momento nel quale il paziente inizia a prendere consapevolezza delle perdite che sta subendo o che sta per subire e di solito si manifesta quando la malattia progredisce ed il livello di sofferenza aumenta. Questa fase viene distinta in due tipi di depressione: una reattiva ed una preparatoria. La depressione reattiva è conseguente alla presa di coscienza di quanti aspetti della propria identità, della propria immagine corporea, del proprio potere decisionale e delle proprie relazioni sociali, sono andati persi. La depressione preparatoria ha un aspetto anticipatorio rispetto alle perdite che si stanno per subire. In questa fase della malattia la persona non può più negare la sua condizione di salute, e inizia a prendere coscienza che la ribellione non è possibile, per cui la negazione e la rabbia vengono sostituite da un forte senso di sconfitta. Quanto maggiore è la sensazione dell’imminenza della morte, tanto più probabile è che la persona viva fasi di depressione.
  5. Fase dell’accettazione: quando il paziente ha avuto modo di elaborare quanto sta succedendo intorno a lui, arriva ad un’accettazione della propria condizione ed a una consapevolezza di quanto sta per accadere; durante questa fase possono sempre e comunque essere presenti livelli di rabbia e depressione, che però sono di intensità moderata. In questa fase il paziente tende ad essere silenzioso ed a raccogliersi, inoltre sono frequenti momenti di profonda comunicazione con i familiari e con le persone che gli sono accanto. È il momento dei saluti e della restituzione a chi è stato vicino al paziente. È il momento del “testamento” e della sistemazione di quanto può essere sistemato, in cui si prende cura dei propri “oggetti” (sia in senso pratico, che in senso psicoanalitico). La fase dell’accettazione non coincide necessariamente con lo stadio terminale della malattia o con la fase pre-morte, momenti in cui i pazienti possono comunque sperimentare diniego, ribellione o depressione.
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Non vi pare che si seguano queste fasi anche nel caso del tradimento?

Personalmente pio son passata dalla fase 1 alla 2 in pochissimo tempo e questo mi ha portato ai sacchi dell'immondizia in tempi rapidi.
Però le fasi successive credo che durino anni per chiunque.
Riscontrate in voi o nelle storie che leggete qui queste fasi?
Assolutamente NO. Quando hai visto con i tuoi occhi, la donna che ami morire su un letto di ospedale, preferiresti che lei ti avesse fatto milioni di corna e che sia viva, piuttosto che essere roso dal rimorso di quanto sei stato bastardo con lei...e che non c'è nessuna possibilità di rimediare, di ricostruire, di perdonare e ripartire. Il tradimento fa male solo in base a quanto tu dai valore alla fedeltà sessuale. Se tu metti in conto che nella vita di un uomo o di una donna è normale qualche deviazione sul tema, vivi il tradimento come una sfida. Ma con la morte non si scherza.
 

Old lordpinceton

Utente di lunga data
Infine la psichiatra dice cazzate. Per me quel lutto, si è consumato così. Preso, incassato, congelato, e messo via. Fai conto che assomiglia a quella terribile scena dal Padrino in cui Michael Corleone sostiene la figlia che è stata colpita al cuore...tu apri la bocca per urlare ma non esce nessun suono...non capisco ste robe retoriche...
 

Persa/Ritrovata

Utente di lunga data
Infine la psichiatra dice cazzate. Per me quel lutto, si è consumato così. Preso, incassato, congelato, e messo via. Fai conto che assomiglia a quella terribile scena dal Padrino in cui Michael Corleone sostiene la figlia che è stata colpita al cuore...tu apri la bocca per urlare ma non esce nessun suono...non capisco ste robe retoriche...
Su cosa la psichiatra dice cazzate?

Sull'elaborazione del lutto per l'accettazione di una grave malattia?
Hai avuto tu una grave malattia?
La malattia di un altra persona?
Ma le tue reazioni (ammesso che tu sia in grado di analizzarle) hanno valore universale?

Sulle fasi del lutto causato dal tradimento e dalla fine di una lunga relazione?
Il traferimento l'ho fatto io come ipotesi.
E' secondo te una cazzata?
Può essere nel tuo caso e in mille altri casi.
Io ho fatto solo l'ipotesi perché io ho seguito quel percorso.
 

Old lordpinceton

Utente di lunga data
Su cosa la psichiatra dice cazzate?

Sull'elaborazione del lutto per l'accettazione di una grave malattia?
Hai avuto tu una grave malattia? SI
La malattia di un altra persona?
Ma le tue reazioni (ammesso che tu sia in grado di analizzarle) hanno valore universale? NO io odio che si cerchi di catalogare perfino il dolore lutto in categorie Hegeliane. Non sopporto l'omologazione dei comportamenti umani. Dà sicurezza, ma non funziona così. Ogni uomo è un universo a sè.

Sulle fasi del lutto causato dal tradimento e dalla fine di una lunga relazione? un conto è avere le corna, un conto è lasciarsi.
Il traferimento l'ho fatto io come ipotesi.
E' secondo te una cazzata? No. Non mi piace come ipotesi. Mi pare come dire molto riduttiva e fuorviante.
Può essere nel tuo caso e in mille altri casi.
Ok ho quotato alla pene di segugio...ok..
Io ho fatto solo l'ipotesi perché io ho seguito quel percorso.
Hai seguito quel percorso per elaborare il dolore da corna? O da separazione? O da morte del marito? O compagno? O amante?
Quante volte ho lasciato dicendo..." TU per me sei morta!"..." Mi sei indifferente"...MA come è diverso...quando tu muori sul serio...
 

Persa/Ritrovata

Utente di lunga data
Hai seguito quel percorso per elaborare il dolore da corna? O da separazione? O da morte del marito? O compagno? O amante?
Quante volte ho lasciato dicendo..." TU per me sei morta!"..." Mi sei indifferente"...MA come è diverso...quando tu muori sul serio...
Corna e separazione.
Sarebbe stato meno doloroso se fosse morto.
 

Old Aleluja

Utente di lunga data
riprovo a riscrivere quello che si è cancellato.
la fase di cui si stava parlando per quanto mi riguarda è segnata da una canzone che in quel periodo si sentiva anche in chiesa durante la messa. è "obsesion" degli Aventura (che stranamente ha un testo significativo in questa discussione). Ogni qual volta che la sento (in effetti sempre gradatamente con un pochino meno di "forza") mi sembra di rivivere le sensazioni di quando un anno prima di uscire di casa avevo deciso di andarmene. Dopo attenta, scrupolosa e "lacerante" analisi ero convenuto all'idea che la cosa migliore da fare era separarsi (soprattutto per la mia incolumità psichica) e qualche giorno prima di andarmi a fare un viaggetto di 3 gg a Monaco per la festa della birra (ininfluente ma mi piacciono i dettagli) serenamente e pacatamente (e chi mi conosce anche qui sa che posso tranquillamente esserlo, ma che non mi viene così tanto di "estrema naturalezza" esserlo) l'ho comunicato alla mia ex che mi ha tranquillamente ribadito che anche per lei il ns matrimonio era finito e che comunque non mi stava dicendo di andarmene o mi stava sbattendo fuori di casa e che avrebbe accolto qualsiasi mia decisione in merito alla convivenza. Ritorno dalla mini vacanza di sera tardi e mi metto a letto sul divano in sala (già da qualche tempo non dormivo più con lei. sempre per mia decisone, come per uscire fuori di casa la convivenza o meno nel letto era di mia esclusiva responsabilità e decisione, lei pareva indifferente alla cosa) a doprmire. in piena notte lei si viene a sdraiare nel divano con me e comicnuia una lunga ed estenuante discussione su quello che le avevo detto prima di partire e di come lei avesse cambiato idea a che fosse stupido finire un matrimonio che comunque era basato su un sentimento d'amore che (a quanto disse lei) pareva ancora ci fosse da parte sua. dopo un paio d'ore diciamo che mi ero fatto incartare (non è che ci volesse molto. la mia decisione era nata solo dalla razionalità e non dai miei sentimenti la cui esistenza non era mai da me stata messa indiscussione) e il matrimoni si è trascinato/è durato ancora un annetto. dicamo anche che poi ho avuto (e forse ancora oggi una punta c'è ancora) un rimpianto di non essere stato fermo nella mia (giusta all'epoca come lo è stata in seguito) decisone di andarmene.
tutto questo l'ho scritto per tre motivi che in maniera molto "strana" si sono intrecciati tra ieri e oggi:
1) ieri sono andato al matrimonio civile (simile al mio) della mia collega e sinceramente un po' mi ha intristito
2)ieri pomeriggio in macchina ho sentito la canzone di cui ho scritto sopra e quindi le sensazioni che ho descritto le ho sentite come ogni volta succede
3) persa ha aperto oggi questo thread

devo anche dire che il "rapporto" con l'ex ultimamente sta evolvendo. pur riconoscendo sempre quei tratti che fanno/hanno fatto di lei una compagna per me inadeguata anche se indubitamente amata e ricambiato, mi accorgo che lei per me è diventata una specie di "parente". ultimamente ha avuto un problema di salute abbastanza serio per le possibili conseguenze che poteva (e per sua fortuna pare che non ne avrà, almeno per il momento) riportare e sinceramente mi è molto dispiaciuto più di quello che avrei potuto pensare e quando mi ha "consultato" come di solito fa e ha fatto in analoghe situazioni stranamentequesta volta non mi a proprio dato fastidio come le altre (anche se comunque ogni volta ho risposto e rispondo), anzi mi ha fatto molta tenerezza e sinceramente avrei voluto andare a trovarla in ospedale anche se poi non l'ho fatto (mi è sembrato anche fuori luogo che mi facessi 500 km per andare a trovarla) ma sono stato molto "sollevato" e contento quando l'ho sentita al telefono che stava bebe quando è tornata a casa.
detto questo, non comincerei un'asnalisi su quello che ho scritto vedendoci quello che non è (e cioè che io sono ancora innamorato dell'ex)e guarderei bene tutte le parole virgolettate. datto anche questo, nell'ultimo periodo ho anche riflettuto e (un po', non in assoluto e non per tutti e tutto) sul fatto che, indipendentemente da come si svolgono e si sviluppano le storie e le loro fini, chi si è amato e ha avuto una fondamentale importanza nella vita di qualcun'altro, non lo si smette di amare mai.
ho scritto. saluti e baci...
 

Persa/Ritrovata

Utente di lunga data
Dipende.
 

Persa/Ritrovata

Utente di lunga data
parli con me e della mia ultima riflessione?
certo, infatti ho scritto:"(un po', non in assoluto e non per tutti e tutto)"
Parlavo per me.
La tua bella e sincera riflessione può solo essere letta con rispetto.
 

Old Aleluja

Utente di lunga data
Parlavo per me.
La tua bella e sincera riflessione può solo essere letta con rispetto.
si, ma se domani mi dice che non posso andare a prendere (anzi non io ma mia sorella perchè lei smette di lavorare venerdì) V. prima di venerdì 7/8 (con tutta la rottura di scatole che puoi immaginare visto che l'8 si parte, e molto presto di mattina, direi notte piena), ritornerà la "stronza" di sempre...
 

Persa/Ritrovata

Utente di lunga data
si, ma se domani mi dice che non posso andare a prendere (anzi non io ma mia sorella perchè lei smette di lavorare venerdì) V. prima di venerdì 7/8 (con tutta la rottura di scatole che puoi immaginare visto che l'8 si parte, e molto presto di mattina, direi notte piena), ritornerà la "stronza" di sempre...
 

Persa/Ritrovata

Utente di lunga data

Old lordpinceton

Utente di lunga data
Corna e separazione.
Sarebbe stato meno doloroso se fosse morto.
Non parlare così

Se hai subito le corna, potevi rendergli la pariglia...
Non esiste nulla di più doloroso della morte di chi hai amato.

Vi disperate per le corna.
Ma porca miseria pensate un po' a tutte le donne che oggi hanno 80 anni. A quelle che si sono sposate senza conoscere. A quelle che si sono sposate con questo sentimento: " Speriamo che mi voglia bene!". A quelle che hanno passato la vita che so tra suprusi e botte.
A quelle che non potevano andarsene o separarsi perchè dipendevano in tutto e per tutto da lui.

Pensate a coloro che si sono sacrificate per la causa dell'emancipazione della donna.
 
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