Old Rocknroll
Utente di lunga data
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In rosso ho evidenziato le affermazioni che reputo veritiere, almeno rispetto alla mia esperienza. Non essendo un addetto ai lavori mi guardo bene dall'esprimere valutazioni generali o ad personam sulla cosa. anche perchè mi convinco sempre più del fatto che, come detto in altri thread a proposito dell'obiettività, questa non esiste.
E' lungo. Forse noioso. E' un pout purrì di cose prese dal web. Non ho la minima idea del fondamento scientifico che possono avere. Ma in alcune descrizioni mi ci ritrovo perfettamente, io, l'idrofobo controllato. Perciò lo posto. Sono curioso di sapere voi come la percepite la vostra rabbia ....![]()
La rabbia è, probabilmente, l’emozione più incompresa tra tutte le emozioni umane.
Si potrebbe dire che la rabbia è un imperativo biologico. Provare rabbia è il modo che abbiamo per sapere che qualcosa non va, che in qualche modo il nostro senso del sé è stato compromesso. Può essere un messaggio per segnalarci che ci stanno ferendo, che i nostri diritti sono violati, che i nostri bisogni o le nostre esigenze non vengono soddisfatti adeguatamente, o semplicemente che qualcosa non va. Alle volte la nostra rabbia ci allerta sul fatto che non stiamo affrontando una questione emozionale importante della nostra vita, oppure che una gran parte del nostro Io − le nostre credenze, i nostri valori, desideri o ambizioni − viene compromessa da una relazione.
«La rabbia non è né leggitima né illeggitima, né significativa né inutile. La rabbia semplicemente è. Chiedersi ‘La mia rabbia è leggitima?’ è lo stesso che chiedersi ‘Ho il diritto di sentire sete?’… La rabbia è qualcosa che proviamo. Esiste per un motivo, e merita il nostro rispetto e la nostra attenzione. »
E’ importante tener presente che la rabbia è un'emozione difficile per molte persone – che siano state traumatizzate o meno. Questo avviene, in gran parte, perché quando ci arrabbiamo e lo manifestiamo, rischiamo il rifiuto e la disapprovazione da parte degli altri.
Per alcune persone il tabù verso la rabbia è talmente forte che non se ne accorgono nemmeno di essere arrabbiate. E persino quelle che accettano il rischio del rifiuto da parte dell’altro, persino quelle che non negano consciamente la propria rabbia né la reprimono a livello del subconscio, spesso la manifestano in modo inefficace – sfogandola in modo ostile con tono accusatorio.
Si tratta di un'emozione difficile anche perché è un’emozione così potente che spesso la persona si sente senza controllo. Siccome la paura di perdere il controllo è una paura umana fondamentale, molte persone evitano qualunque cosa le faccia sentire senza controllo – compresa la loro rabbia – compresi i propri istinti aggressivi.
La probabilità che questo sia vero aumenta nelle persone traumatizzate. Poiché è un’emozione così potente, la rabbia può anche essere la causa di "sintomi traumatici" (per es.: un mal di testa, oppure movimenti e gesti di tipo spontaneo, incontrollato, spastico).
Molti, inoltre, vedono la rabbia come un'energia distruttiva - responsabile di tutte le aggressioni ostili, violenze e dispute territoriali nel mondo. In poche parole, la rabbia viene associata al ferire gli altri, ai conflitti in generale e alla violenza in particolare. La rabbia viene incolpata di tutti i comportamenti mostruosi a cui assistiamo o di cui sentiamo parlare nel TG. In poche parole, la rabbia sembra essere la principale responsabile di gran parte del danno fisico, psicologico ed emozionale che un essere umano arreca ad un altro.
Molto comune, anche, è percepire la rabbia come un segnale di immaturità spirituale. Per alcune persone la rabbia è un'emozione da reprimere piuttosto che da esprimere, da negare piuttosto che da riconoscere, da evitare piuttosto che da accettare.
Per alcune persone c'è persino un senso di vergogna collegato all'arrabbiarsi, perché interpretano la rabbia come debolezza. E per quanto riguarda quelle persone che si sforzano di essere pazienti, gentili e compassionevoli, i sentimenti di rabbia li portano a sentire che stiano fallendo nel vivere secondo i loro standard spirituali.
La rabbia è una forma di aggressione e l'aggressione viene spesso associata con la lotta e la guerra - con l' «attaccare» altre persone - con il comportarsi in modo ostile. Ma c'è un significato più ampio che viene spesso ignorato. Essere "aggressivo" significa anche essere "assertivo", "audace" e "vigoroso". Significa "avere o mostrare determinazione". Significa "inseguire energicamente i propri fini". Significa "connotato di ambizione e iniziativa". Questa è la nozione Samuraidi aggressione. E' decisamente più utile, per sé stesso e per gli altri, percepire la propria rabbia come un potere - come una "energia aggressiva" che porta ad azioni vigorose, coraggiose, determinate, consce - piuttosto che vederla come un'emozione negativa, da negare o reprimere. Come ha detto Ralph Waldo Emerson: "Una buona indignazione tira fuori tutto il potere della persona". E come ha detto Martin Luther King: "Non lavoro mai così bene come quando sono inspirato dalla rabbia, perché quando sono arrabbiato posso scrivere, pregare e predicare bene, perché allora tutta la mia indole viene accelerata, la mia comprensione acutizzata, e svaniscono tutte le vessazioni e le tentazioni mondane".
Inoltre, la rabbia fa parte della triade dell'ostilità insieme al disgusto e al disprezzo, e ne rappresenta il fulcro e l'emozione di base. Tali sentimenti si presentano spesso in combinazione e pur avendo origini, vissuti e conseguenze diverse risulta difficile identificare l'emozione che predomina sulle altre.
Per la maggior parte delle teorie la rabbia rappresenta la tipica reazione alla frustrazione e alla costrizione, sia fisica che psicologica.
Pur rappresentandone i denominatori comuni, la costrizione e la frustrazione non costituiscono in sé le condizioni sufficienti e neppure necessarie perché si origini il sentimento della rabbia. La relazione causale che lega la frustrazione alla rabbia non è affatto semplice. Altri fattori sembrano infatti implicati affinché origini l'emozione della rabbia. La responsabilità e la consapevolezza che si attribuisce alla persona che induce frustrazione o costrizione sembrano essere altri importanti fattori.
Ancor più delle circostanze concrete del danno, quello che più pesa nell'attivare una emozione di rabbia sembra cioè essere la volontà che si attribuisce all'altro di ferire e l'eventuale possibilità di evitare l'evento o situazione frustrante.
Insomma ci si arrabbia quando qualcosa o qualcuno si oppone alla realizzazione di un nostro bisogno, soprattutto quando viene percepita l'intenzione di ferirci.
La nostra ira si rivolge per lo più contro le persone alle quali teniamo maggiormente, sia perché le nostre aspettative nei loro confronti sono molto elevate, forse troppo, a volte, e quindi inevitabilmente a essere disattese, sia perché inconsapevolmente sappiamo che in virtù del loro amore per noi non si vendicheranno. D'altro canto, ci arrabbiamo molto raramente sia con le persone che odiamo, perché tendiamo ad evitarle, sia con gli estranei, perché li frequentiamo poco e abbiamo quindi poche occasioni possibili di scontro.
Infine, c'è questo link ad un decalogo sul come controllare la nostra rabbia senza sentirci però repressi.
http://www.viveremeglio.org/psicolog/articoli/vip/10_rabbia.htm
In rosso ho evidenziato le affermazioni che reputo veritiere, almeno rispetto alla mia esperienza. Non essendo un addetto ai lavori mi guardo bene dall'esprimere valutazioni generali o ad personam sulla cosa. anche perchè mi convinco sempre più del fatto che, come detto in altri thread a proposito dell'obiettività, questa non esiste.