SIAMO ANCORA LI', FERMI SULL'ORLO DEL POZZO DI ALFREDINO, A VEDERE COME VA A FINIRE, STRINGENDOCI L'UNO CON L'ALTRO
Del bellissimo articolo di G.Di Girolamo che ho riportato, mi ha colpito in particolare questa frase. Sarà perchè la storia di Alfredino l’avevo vissuta, sarà perchè in quella frase si dice una grande verità e si fotografa, immortalandolo, un aspetto dell’Italia che mi è sempre stato presente. Un paese a tinte fosche, con un retroscena ambiguo e criminale, che da sempre risparmia sulla sicurezza e sulla prevenzione, dall’altro allestisce carrozzoni mediatici di “angeli“, di “benefattori per caso” e di “gente comune che sa tirare fuori il cuore“, intrecciando significati di populismo retorico che travolge e seppellisce sotto la coltre di omertà l’eterno ritorno del potere.
Figli e nipoti di delinquenti che lucrano sull’edilizia, che speculano sulla morte e creando elettorato sulla disgrazia dei poveracci. E non cambia mai niente, nonostante tutti abbiamo assistito al Belice, al Friuli, all’Umbria: attoniti e impietositi, come all’epoca della “morte in diretta” del piccolo Alfredo Rampi. Vediamo il baronato scientifico-tecnologico, governato dai quattrini e dalle condizioni politiche a cui sono sottoposte le carriere. Leggiamo delle collusioni tra politica, criminalità organizzata (leggi mafia) e capitalismo,e arriviamo ai servi di partito che militano da decenni sotto sigle diverse. Essendo sempre gli stessi o uomini diversi che obbediscono alle medesime logiche immortali in Italia. Oggi è accentuata la deriva fascistizzante del potere, ma la sua fisionomia è la stessa. Se un Berlusconi fonda il culto della personalità sui suoi dipendenti che lo riprendono mente piange davanti alla vecchina colpita dal disastro, dietro, nascosto, c’è un Brunetta che sta già prendendo accordi per cominciare a sfruttare in combutta con le multinazionali finanziarie, quest’ultima disgrazia abruzzese.
Il concetto di responsabilizzazione viene gestito come al solito, demandando a “privati” il dovere di tutelare il cittadino, tra mille clausole e oneri che sul cittadino stesso ricadono come la solita mannaia di tasse, di gabelle, di denari estorti per il bene dei padroni “privati”. Come gli edifici costruiti dai “privati” (leggi Impregilo) col cemento fatto con la sabbia del mare. Come il campo “di un privato” che ospitava un pozzo artesiano senza protezione, che ha inghiottito il povero alfredino. Si affida al mezzo televisivo strettamente controllato la dimensione del dolore collettivo . In TV, nel giorno di Pasqua, si fa vedere una Lucia Annunziata che intervista (nel programma chiamato “in mezz’ora”) il presidente della Regione Abruzzo, del PdL e il sindaco di L’Aquila, del PD, per offrire una falsa immagine di un potere efficiente, in grado di far fronte al disastro con mezzi idonei e serietà. Le parole dell’Annunziata orientano l’opinione pubblica a farsi un’idea falsa e distorta di tendopoli disponibili per tutti, di una protezione civile che provvede alle necessità di tutti e di generi alimentari che non mancano. Insomma di un governo che funziona e che dev’essere lodato e premiato elettoralmente.
Bisogna andare su internet per scoprire che non ci sono affatto tendopoli per tutti, che moltissime intere famiglie dormono in auto e che manca completamente la frutta in certi campi, che arrivano vestiti non indossabili perchè vecchi e stracciati. Eppure qui il diktat di governo non è quello che si parli di “emergenza” (dopo l’emergenza rom, l’emergenza stupri, l’emergenza sciacalli costruite ad hoc per perseguitare minoranze scomode e militarizzare il paese), ma che si parli di “Unità Nazionale” . Si parla di “angeli”, di “cittadini generosi”, di forze politiche coese per il bene collettivo,mettendo tutto insieme, in un calderone informativo stucchevole e falso. Politici ben vestiti, che fanno la passerella a fini elettorali, trasportati in loco con gli elicotteri vengono equiparati dai media ai sudati pompieri che ravanano tra le macerie in cerca di qualche ferito. Le riprese sono studiate per rappresentare gli angoli di L’Aquila dove c’è maggior ordine, guardandosi bene dall’intervistare o solo dal riprendere qualcuno che dorme in macchina con coniuge, suocera e figli.
Il governo sfrutta e specula schifosamente sull’8 per mille, sul 5 per mille, organizzando manovre per dirottare i fondi ai partner d’affari che, da ora in poi, ne beneficeranno. E il megafono della “notte delle libertà” fa appello all’orgoglio del popolo, alla sua voglia di rialzarsi da solo e intanto rifiuta gli aiuti stranieri, come quello brasiliano, per poter meglio lucrare e intorbidire i conti interni, far pesare i disavanzi sul paese, aiutando così gli amici in difficolta’ per la crisi finanziaria. Perchè i politici sanno che il terremoto è una fruttifera campagna elettorale, un reality del dolore televisivo che ha come sponsor i partiti. Gli imprenditori sanno che il terremoto è un affare a lungo termine, che permette di modificare le leggi sulle percentuali versate dai contribuenti, di guadagnare miliardi per imprendere all’estero e spacciarsi anche per “capitalismo dal volto umano”.
E tutti noi italiani stiamo a guardare commossi, attoniti e leggermente in colpa. Come in quelle notti del 1978, mentre Alfredino veniva inghiottito dalla terra, caduto in un pozzo che nessuno aveva pensato di mettere in sicurezza.