kid

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Persa/Ritrovata

Utente di lunga data
Ci sono esperienze in un senso e nell'altro, ma per la maggior parte si è constatato che tendono a separarsi maggiormente coppie che si sono incontrate da giovani senza avere molta esperienza alle spalle.
Ma da dove hai ricavato questi dati?
Puoi benissimo pensarla così o si può pensarla al contrario.
Ma nessuna delle due opinioni può essere considerata null'altro che una opinione basata sul sentire individuale e non certo riferita come un dato di fatto.
 

Verena67

Utente di lunga data
Posso dire la mia?

Alla nostra età (specie per chi costeggia già i 40 e oltre) non ci si attende particolare ritrosia sessuale.

Per cui l'amicizia puo' portare ad una notte insieme...ma anche no. Dipende tutto da come la persona vive la sua sessualità, mi viene da pensare che chi l'ha vissuta in senso piu' ritroso da giovane sostanzialmente non cambi....
 

Persa/Ritrovata

Utente di lunga data

Persa/Ritrovata

Utente di lunga data
ok te lo concedo 100 è decisamene un bel numero.
Ma 35-40 ci può stare alle condizioni che dicevo prima, tu come lo giudichi?
Del tipo se io ho iniziato a 16 e finito a 30, è una media di tre all'anno, non è così tanto...
Insomma ...significa che non hai mai avuto relazioni più lunghe di tre mesi ed anche dopo diverse esperienze non hai imparato a essere più prudente oppure che hai avuto relazioni lunghe e periodi in cui ti facevi chi capitava nei bagni delle discoteche...
In ogni caso sono tue esperienze "formative" che non certo la prima sera che esci con uno, ma quando si comincia a stare insieme seriamente si dovrebbero raccontare e comprendere.
 

Persa/Ritrovata

Utente di lunga data
kid....

io capisco il tuo punto di vista..... la mogliettina perfetta ora nn ti sembra più tale.... quando la tradivi e tornavi a casa... pensavi (poverina) nn se lo merita.....

e adesso... che ti ha confidato che prima di te ha posseduto più uomini sulla via del meretricio ti adiri??

se tu lo avessi saputo prima... l'avresti abbandonata dopo qualche nottata di amplessi???

nn lo so.... io probabilmente sarei infastidito.... ma cercherei di essere onesto con me stesso e passerei oltre...

in fin dei conti tra i 2 il peggiore sei tu.
mi pareva che io e shine fossimo diventate marziani..
grazie
Ma Kid è disorientato mica fa una valutazione morale.

Poi secondo me è stato anche l'atteggiamento di leggerezza con cui ne ha parlato e pure con un'altra persona che ne era a conoscenza e lui no che lo ha colpito.
 

Persa/Ritrovata

Utente di lunga data
Posso dire la mia?

Alla nostra età (specie per chi costeggia già i 40 e oltre) non ci si attende particolare ritrosia sessuale.

Per cui l'amicizia puo' portare ad una notte insieme...ma anche no. Dipende tutto da come la persona vive la sua sessualità, mi viene da pensare che chi l'ha vissuta in senso piu' ritroso da giovane sostanzialmente non cambi....
Lo credo anch'io.
Associare l'esperienza e la maturazione ai numeri è del tutto fuorviante.
 

Iago

Utente di lunga data
a Napoli si dice:
cient primm 'e me,
nisciun ropp 'e me.
 

emmanuelle arsan

Utente di lunga data
Dissento.....!Anche il patner giusto ti fà tirare fuori....cose che hai sempre avuto.....!!!
io sono daccordo con te...almeno, per me,è sempre stato così....se il partner non è quello "giusto" mi sento un po' frenata nelle parole e nei gesti
 

Verena67

Utente di lunga data
Emma, concordo sulla "frenatura" che deriva secondo me non da una giustezza intrinseca ma dal contesto, da come si arriva "insieme" a quel momento, con quali aspettative (inutile dire che non si hanno: si hanno sempre, magari anche solo aspettative di divertimento...ma si è molto precisi nell'incasellare subito la storia)
 
O

Old Shine

Guest
Insomma ...significa che non hai mai avuto relazioni più lunghe di tre mesi ed anche dopo diverse esperienze non hai imparato a essere più prudente oppure che hai avuto relazioni lunghe e periodi in cui ti facevi chi capitava nei bagni delle discoteche...
In ogni caso sono tue esperienze "formative" che non certo la prima sera che esci con uno, ma quando si comincia a stare insieme seriamente si dovrebbero raccontare e comprendere.
No, significa che non si deve avere per forza una relazione che implichi l'escusività, anzi non si deve per forza avere una relazione. Non mi sono mai fatta nessuno nei bagni delle discoteche (non credo sia molto piacevole), e chi lo fa mi fa un pò pena, anche perchè non ha un posto migliore.
Sulla gestione dei rapporti credo di non aver mai avuto grossi problemi, anzi... una mia amica diceva che se ti sai gestire le avventure ti sai gestire bene anche un rapporto serio.
La prudenza l'ho avuta sempre, non ho mai rischiato malattie e similari.
Ho avuto una storia lunga, circa sette anni, per 4 sono stata fedele, poi ho sbagliato nel non avere il coraggio di troncare prima di tradire, ma io andavo ad impulso e non ragionavo molto sulle cose, sono stata fedele perchè lo sentovo e non per una scelta consapevole. Quando mi sono sposata l'ho fatto nel bene e nel male nella ricchezza e nella poverta, nella salute e nella malattia, rinunciando ad ogni altro uomo del mondo. Ho fatto un mio percorso, ma non rinnego assolutamente niente.
Per quanto concerne mio marito, che mi ama così come sono, credo che non gliene freghi proprio niente con quante porsone sono stata. E conosco altri che la pensano così (i mariti delle mie amiche). Ho fatto un lavoro un pò particolare che mi ha portato a viaggiare molto e cnoscere molta gente, questa è la spiegazione.
Sono certa che se fossi rimasta nel paese dove sono cresciuta ne avrei avuti pochissimi, li ne ho avuto solo uno...
Sono vite diverse, esperienze diverse.
 
O

Old Anna A

Guest
No, significa che non si deve avere per forza una relazione che implichi l'escusività, anzi non si deve per forza avere una relazione. Non mi sono mai fatta nessuno nei bagni delle discoteche (non credo sia molto piacevole), e chi lo fa mi fa un pò pena, anche perchè non ha un posto migliore.
Sulla gestione dei rapporti credo di non aver mai avuto grossi problemi, anzi... una mia amica diceva che se ti sai gestire le avventure ti sai gestire bene anche un rapporto serio.
La prudenza l'ho avuta sempre, non ho mai rischiato malattie e similari.
Ho avuto una storia lunga, circa sette anni, per 4 sono stata fedele, poi ho sbagliato nel non avere il coraggio di troncare prima di tradire, ma io andavo ad impulso e non ragionavo molto sulle cose, sono stata fedele perchè lo sentovo e non per una scelta consapevole. Quando mi sono sposata l'ho fatto nel bene e nel male nella ricchezza e nella poverta, nella salute e nella malattia, rinunciando ad ogni altro uomo del mondo. Ho fatto un mio percorso, ma non rinnego assolutamente niente.
Per quanto concerne mio marito, che mi ama così come sono, credo che non gliene freghi proprio niente con quante porsone sono stata. E conosco altri che la pensano così (i mariti delle mie amiche). Ho fatto un lavoro un pò particolare che mi ha portato a viaggiare molto e cnoscere molta gente, questa è la spiegazione.
Sono certa che se fossi rimasta nel paese dove sono cresciuta ne avrei avuti pochissimi, li ne ho avuto solo uno...
Sono vite diverse, esperienze diverse.
sono d'accordo anche io con quel che dice la tua amica.
 

Persa/Ritrovata

Utente di lunga data
No, significa che non si deve avere per forza una relazione che implichi l'escusività, anzi non si deve per forza avere una relazione. Non mi sono mai fatta nessuno nei bagni delle discoteche (non credo sia molto piacevole), e chi lo fa mi fa un pò pena, anche perchè non ha un posto migliore.
Sulla gestione dei rapporti credo di non aver mai avuto grossi problemi, anzi... una mia amica diceva che se ti sai gestire le avventure ti sai gestire bene anche un rapporto serio.
La prudenza l'ho avuta sempre, non ho mai rischiato malattie e similari.
Ho avuto una storia lunga, circa sette anni, per 4 sono stata fedele, poi ho sbagliato nel non avere il coraggio di troncare prima di tradire, ma io andavo ad impulso e non ragionavo molto sulle cose, sono stata fedele perchè lo sentovo e non per una scelta consapevole. Quando mi sono sposata l'ho fatto nel bene e nel male nella ricchezza e nella poverta, nella salute e nella malattia, rinunciando ad ogni altro uomo del mondo. Ho fatto un mio percorso, ma non rinnego assolutamente niente.
Per quanto concerne mio marito, che mi ama così come sono, credo che non gliene freghi proprio niente con quante porsone sono stata. E conosco altri che la pensano così (i mariti delle mie amiche). Ho fatto un lavoro un pò particolare che mi ha portato a viaggiare molto e cnoscere molta gente, questa è la spiegazione.
Sono certa che se fossi rimasta nel paese dove sono cresciuta ne avrei avuti pochissimi, li ne ho avuto solo uno...
Sono vite diverse, esperienze diverse.


Quello che volevo dire, mi sembrava chiaro, era che delle proprie esperienze è corretto parlarne, ma mi sembra che dovrebbe venire anche naturale, con chi pensi di condividere la vita.

Il tu era ipotetico.
E' naturale che poi uno/a non rinneghi la propria vita perché sarebbe rinnegare se stessi. Io non rinnego me e tu non rinneghi te.
I numeri che si sono dati mi sembrano comunque inquietanti.
Non credo che si possano trovare tante persone interessanti in qualsiasi ambiente. E per quanto riguarda la prudenza mi riferivo, chiaramente, a prundenza relazionale non all'uso del profilattico.

La tua teoria dell'esperienza che fa sfogare ed essere poi meno faticosamente e più consapevolmente fedeli è una tua semplice opinione che non puoi spacciare come provata.
Così come è una tua semplice opinione sia quella delle occasioni sià quella che lega le occasioni alla gradevolezza delle persone.
 
O

Old Shine

Guest
Non è una mia opinione ma si basa su dati statistici oltre che su una esperienza professionale oramai decennale. Sei libera di non crederci, se avrò tempo cercherò di ritrovare i dati.
Per quanto riguarda l'ambiente stessa cosa, se non credi che ci siano lavori che ti portano a conoscere una quantità di gente incredibile, sei libera di non crederci, ma ci sono...
Il fatto di parlarne o meno, infatti deve venire naturale, non deve essere imposto.
 
O

Old Anna A

Guest
Quello che volevo dire, mi sembrava chiaro, era che delle proprie esperienze è corretto parlarne, ma mi sembra che dovrebbe venire anche naturale, con chi pensi di condividere la vita.

Il tu era ipotetico.
E' naturale che poi uno/a non rinneghi la propria vita perché sarebbe rinnegare se stessi. Io non rinnego me e tu non rinneghi te.
I numeri che si sono dati mi sembrano comunque inquietanti.
Non credo che si possano trovare tante persone interessanti in qualsiasi ambiente. E per quanto riguarda la prudenza mi riferivo, chiaramente, a prundenza relazionale non all'uso del profilattico.

La tua teoria dell'esperienza che fa sfogare ed essere poi meno faticosamente e più consapevolmente fedeli è una tua semplice opinione che non puoi spacciare come provata.
Così come è una tua semplice opinione sia quella delle occasioni sià quella che lega le occasioni alla gradevolezza delle persone.
lei parla in base a quella che è la sua esperienza e chiaramente si esprime in base a quella. siccome che, ognuno di noi può viversi addosso una sola vita è impossibile -dici bene tu, stabilire il grado di fedeltà in base al numero di uomini/donne che si è avuti prima del matrimonio o prima di una convivenza.
la cosa precisa è che lei non può sapere se sarebbe stata altrettanto fedele anche se avesse avuto un solo uomo, visto che indietro non si torna.
 

Persa/Ritrovata

Utente di lunga data
lei parla in base a quella che è la sua esperienza e chiaramente si esprime in base a quella. siccome che, ognuno di noi può viversi addosso una sola vita è impossibile -dici bene tu, stabilire il grado di fedeltà in base al numero di uomini/donne che si è avuti prima del matrimonio o prima di una convivenza.
la cosa precisa è che lei non può sapere se sarebbe stata altrettanto fedele anche se avesse avuto un solo uomo, visto che indietro non si torna.
Grazie. Sei riuscita a esprimere più chiaramente di me quel che intendevo.
Le statistiche non dimostrano assolutamente nulla. In base alle statistiche anch'io bevo birra.
 
O

Old Shine

Guest
lei parla in base a quella che è la sua esperienza e chiaramente si esprime in base a quella. siccome che, ognuno di noi può viversi addosso una sola vita è impossibile -dici bene tu, stabilire il grado di fedeltà in base al numero di uomini/donne che si è avuti prima del matrimonio o prima di una convivenza.
la cosa precisa è che lei non può sapere se sarebbe stata altrettanto fedele anche se avesse avuto un solo uomo, visto che indietro non si torna.
E' impossibile stabilire il grado di fedeltà ovviamente, ma tendono a separarsi maggiormente persone che si sono sposate giovani con uno dei primi patner, credo che questo sia un dato risaputo.
Se sarei stata altrettanto fedele rispondo di no perchè non volevo un rapporto esclusivo a 20 anni, nè volevo stare in un solo posto.
 
O

Old Shine

Guest
La separazione o il divorzio è una storia d’amore che finisce e una storia di soldi che comincia. Occorre assolutamente evitare che il figlio si trovi all’incrocio tra l’amore e i soldi, che sia coinvolto diventando la vittima di questa doppia storia.Queste storie d’amore che finiscono sono in forte aumento nel cosiddetto “mondo occidentale”.
Se teniamo presenti alcune tra le più documentate statistiche americane, veniamo a sapere che ogni bambino che nasce ha il 40 per cento delle probabilità di vivere, prima dei diciott’anni, in una famiglia che si separerà, e che il 65 per cento dei bambini visitati in un Servizio di psicopatologia infantile proviene da famiglie separate o divorziate.
Non mi risulta che esistano statistiche di questo tipo nel nostro paese. Risulta, invece, che il numero di separazioni annuali è notevole, con una media di 35-40.000 ogni anno (35.205 nel 1987 – 37.224 nel 1988). Sono 40-80.000 i bambini o i ragazzi che, ogni anno, affrontano il rischio effettivo di una separazione. Di questi il 45-50 per cento è al di sotto dei nove anni; il 30-35 per cento in preadolescenza (dieci-quattordici anni); e un 20 per cento adolescente.
C’è una tendenza a un aumento di affido alla madre (il 90 per cento circa negli ultimi tre anni) soprattutto al di sotto degli undici-dodici anni, tendenza ora fortemente contrastata dai padri, con un certo successo.
E’, perciò, un problema di grande importanza e molto complesso. Problema soggetto a moltissime variabili legate al prima, durante e dopo la separazione, all’età dei genitori, al numero degli anni di fidanzamento e matrimonio, all’età dei figli, al loro numero ecc.
In genere si trattano sempre insieme i due problemi, separazione e divorzio, ma ci sono delle differenze sostanziali tra di essi, e cioè:
a) la separazione più traumatica è, nella maggior parte dei casi, preceduta da anni di dissidi; la separazione porta a un distacco logistico, a un improvviso cambiamento di vita di tutto il gruppo familiare, non sempre prevedibile nella sua entità;
b) in una forte percentuale di casi, in regime di separazione, uno dei partner lotta per la riunione;
c) nella separazione i figli lottano, direttamente o indirettamente, per la riunione dei genitori, nella quale sperano ancora;
d) nella separazione, fattori logistici (il problema della casa) ed economici spesso complicano e acutizzano i già tragici problemi affettivi.
Giunti al divorzio, nella gran parte dei casi, è cessato il “lutto psicologico” di uno o di entrambi i partner, molte variabili negative si sono risolte, l’età dei figli è aumentata. Naturalmente, in un certo numero di casi, la causa di divorzio acutizza molti problemi, soprattutto economici, proprio per il suo carattere di rottura definitiva.
Non mi soffermo sulle varie cause che possono spiegare l’aumento del numero di separazioni in quasi tutti i paesi del mondo occidentale e anche nel nostro. Psicologi, psicoanalisti, sociologi, hanno via via valorizzato alcune cause e concause: il forte abbassamento dell’età media della coppia (al matrimonio) e, soprattutto, l’eguaglianza dell’età dei coniugi, una certa immaturità della coppia o di uno dei partner, con difficoltà relazionali e, poi, educative verso i figli; la tendenza all’uscita precoce dal nucleo familiare d’origine e, quindi, l’implicito desiderio di una precoce vita di coppia in molti soggetti fondamentalmente nevrotici.
La scarsa sopportazione delle frustrazioni di tutta la gioventù odierna, un
certo contrasto, non dichiarato, tra i due partner, ambedue agli inizi della carriera, e il nuovo status psicologico, nell’ambito della relazione familiare, della donna in quanto apportatrice anch’essa, in modo eguale o spesso superiore, di supporto economico, unioni frequenti tra individui con status educativo e sociale differente e, di conseguenza, facili dissensi nella quotidianità del vivere insieme ecc.
Le due personalità si incontrano: le differenze, i conflitti interni, i complessi vari svaniscono di fronte alla legge dell’amore, spesso sopravvalutando il fascino fisico e sessuale. Poi a poco a poco, nella continuità del vivere insieme, come ho detto, affiora tutto il vissuto dei due esseri; quasi sempre essi tentano di creare una possibilità di convivenza precocemente sentita in pericolo. L’impegno di carriera, di lavoro (in casa e fuori), i doveri materiali e paterni sopravvenuti, ritardano un po’ queste iniziali incrinature, ma inizia la “noia familiare”. E quando la gioia familiare si trasforma in dovere familiare: che fare?
Discussioni su piccole cose, inversione di ruolo nell’educazione dei figli, noia fisica, dovere sessuale. Il “che fare?” diventa un incubo.
Ma per decidere una separazione occorre una forte energia, una decisione che viene dal profondo, sentita improvvisamente come una cosa inevitabile. Si tratta di rimettere in gioco tutta una vita, una intimità in cui si è creduto, e si ha paura di produrre un dolore certo ai figli.
Paradossalmente si può dire che non si prende mai la decisione di separarsi e, soprattutto, di separarsi per divorziare: è essa che ci prende.

Gli effetti psicologici sui figli

Occorre considerare il danno psicopatologico legato al periodo della pre-separazione, a quello più traumatico della lotta giuridica e a quelli della post-separazione.
In un lavoro di ricerca svolto nell’ambito della mia Scuola, fatto su un gruppo di quaranta casi, si è notato che le prime avvisaglie di chiari contrasti di coppia iniziano, in forma sensibile, in media circa sei anni prima della separazione. Sei anni in cui le sensibilissime antenne dei figli captano una rottura affettiva.
http://www.gesef.it/Dossier/Il cont... - I rischi della separazione familiare .htm




Per ora ho trovato solo questo. Ho incollato anche un piccolo pezzo che riguarda la capacità dei figli a capire prima dei genitori ed il fatto che di solito la crisi inizia circa 6 anni prima della separazione, per vs. utilità, anche perchè a volte i genitori tendono a negare i disturbi psicologici dei figli dovuti alla crisi.


Tornando a noi come vedete una delle cause di separazione principale è il fatto che i coniugi siano coetani e si sposino giovani. Non è così chiaro, ma nei convegni si approfondisce il concetto e si accenna proprio alla carenza di esperienze nei coniugi.

A volte i fatti impopolari vengono solo accennati tra esperiti del settori...e di fatti impopolari ce ne sono tantissimi vi assicuro.
 
O

Old Anna A

Guest
La separazione o il divorzio è una storia d’amore che finisce e una storia di soldi che comincia. Occorre assolutamente evitare che il figlio si trovi all’incrocio tra l’amore e i soldi, che sia coinvolto diventando la vittima di questa doppia storia.Queste storie d’amore che finiscono sono in forte aumento nel cosiddetto “mondo occidentale”.
Se teniamo presenti alcune tra le più documentate statistiche americane, veniamo a sapere che ogni bambino che nasce ha il 40 per cento delle probabilità di vivere, prima dei diciott’anni, in una famiglia che si separerà, e che il 65 per cento dei bambini visitati in un Servizio di psicopatologia infantile proviene da famiglie separate o divorziate.
Non mi risulta che esistano statistiche di questo tipo nel nostro paese. Risulta, invece, che il numero di separazioni annuali è notevole, con una media di 35-40.000 ogni anno (35.205 nel 1987 – 37.224 nel 1988). Sono 40-80.000 i bambini o i ragazzi che, ogni anno, affrontano il rischio effettivo di una separazione. Di questi il 45-50 per cento è al di sotto dei nove anni; il 30-35 per cento in preadolescenza (dieci-quattordici anni); e un 20 per cento adolescente.
C’è una tendenza a un aumento di affido alla madre (il 90 per cento circa negli ultimi tre anni) soprattutto al di sotto degli undici-dodici anni, tendenza ora fortemente contrastata dai padri, con un certo successo.
E’, perciò, un problema di grande importanza e molto complesso. Problema soggetto a moltissime variabili legate al prima, durante e dopo la separazione, all’età dei genitori, al numero degli anni di fidanzamento e matrimonio, all’età dei figli, al loro numero ecc.
In genere si trattano sempre insieme i due problemi, separazione e divorzio, ma ci sono delle differenze sostanziali tra di essi, e cioè:
a) la separazione più traumatica è, nella maggior parte dei casi, preceduta da anni di dissidi; la separazione porta a un distacco logistico, a un improvviso cambiamento di vita di tutto il gruppo familiare, non sempre prevedibile nella sua entità;
b) in una forte percentuale di casi, in regime di separazione, uno dei partner lotta per la riunione;
c) nella separazione i figli lottano, direttamente o indirettamente, per la riunione dei genitori, nella quale sperano ancora;
d) nella separazione, fattori logistici (il problema della casa) ed economici spesso complicano e acutizzano i già tragici problemi affettivi.
Giunti al divorzio, nella gran parte dei casi, è cessato il “lutto psicologico” di uno o di entrambi i partner, molte variabili negative si sono risolte, l’età dei figli è aumentata. Naturalmente, in un certo numero di casi, la causa di divorzio acutizza molti problemi, soprattutto economici, proprio per il suo carattere di rottura definitiva.
Non mi soffermo sulle varie cause che possono spiegare l’aumento del numero di separazioni in quasi tutti i paesi del mondo occidentale e anche nel nostro. Psicologi, psicoanalisti, sociologi, hanno via via valorizzato alcune cause e concause: il forte abbassamento dell’età media della coppia (al matrimonio) e, soprattutto, l’eguaglianza dell’età dei coniugi, una certa immaturità della coppia o di uno dei partner, con difficoltà relazionali e, poi, educative verso i figli; la tendenza all’uscita precoce dal nucleo familiare d’origine e, quindi, l’implicito desiderio di una precoce vita di coppia in molti soggetti fondamentalmente nevrotici.
La scarsa sopportazione delle frustrazioni di tutta la gioventù odierna, un certo contrasto, non dichiarato, tra i due partner, ambedue agli inizi della carriera, e il nuovo status psicologico, nell’ambito della relazione familiare, della donna in quanto apportatrice anch’essa, in modo eguale o spesso superiore, di supporto economico, unioni frequenti tra individui con status educativo e sociale differente e, di conseguenza, facili dissensi nella quotidianità del vivere insieme ecc.
Le due personalità si incontrano: le differenze, i conflitti interni, i complessi vari svaniscono di fronte alla legge dell’amore, spesso sopravvalutando il fascino fisico e sessuale. Poi a poco a poco, nella continuità del vivere insieme, come ho detto, affiora tutto il vissuto dei due esseri; quasi sempre essi tentano di creare una possibilità di convivenza precocemente sentita in pericolo. L’impegno di carriera, di lavoro (in casa e fuori), i doveri materiali e paterni sopravvenuti, ritardano un po’ queste iniziali incrinature, ma inizia la “noia familiare”. E quando la gioia familiare si trasforma in dovere familiare: che fare?
Discussioni su piccole cose, inversione di ruolo nell’educazione dei figli, noia fisica, dovere sessuale. Il “che fare?” diventa un incubo.
Ma per decidere una separazione occorre una forte energia, una decisione che viene dal profondo, sentita improvvisamente come una cosa inevitabile. Si tratta di rimettere in gioco tutta una vita, una intimità in cui si è creduto, e si ha paura di produrre un dolore certo ai figli.
Paradossalmente si può dire che non si prende mai la decisione di separarsi e, soprattutto, di separarsi per divorziare: è essa che ci prende.

Gli effetti psicologici sui figli

Occorre considerare il danno psicopatologico legato al periodo della pre-separazione, a quello più traumatico della lotta giuridica e a quelli della post-separazione.
In un lavoro di ricerca svolto nell’ambito della mia Scuola, fatto su un gruppo di quaranta casi, si è notato che le prime avvisaglie di chiari contrasti di coppia iniziano, in forma sensibile, in media circa sei anni prima della separazione. Sei anni in cui le sensibilissime antenne dei figli captano una rottura affettiva.
http://www.gesef.it/Dossier/Il cont... - I rischi della separazione familiare .htm




Per ora ho trovato solo questo. Ho incollato anche un piccolo pezzo che riguarda la capacità dei figli a capire prima dei genitori ed il fatto che di solito la crisi inizia circa 6 anni prima della separazione, per vs. utilità, anche perchè a volte i genitori tendono a negare i disturbi psicologici dei figli dovuti alla crisi.


Tornando a noi come vedete una delle cause di separazione principale è il fatto che i coniugi siano coetani e si sposino giovani. Non è così chiaro, ma nei convegni si approfondisce il concetto e si accenna proprio alla carenza di esperienze nei coniugi.

A volte i fatti impopolari vengono solo accennati tra esperiti del settori...e di fatti impopolari ce ne sono tantissimi vi assicuro.
scusa, sai, ma sembra un saggio dedicato a persone superficiali e immature; ché, non vuol dire che non sia così in molti casi, ma non può essere preso come esempio.
come si fa a pensare un matrimonio solo in veste bucolica e spensierata?
tu lo pensavi così? non credo...
riguardo alla parte evidenziata, sono ancora convinta della veridicità della frase della tua amica ed aggiungo: chi non è fatto per il matrimonio non è fatto neanche per la separazione (inteso come gestione della stessa).
 

Persa/Ritrovata

Utente di lunga data
Ma dove ti risulta che l'età in cui si contrae il matrimonio sia in diminuzione?
Non condivido quasi nulla di quanto esposto.
Ho partecipato a un gruppo di studio sul drop out scolastico (per 4 anni e su un distretto scolastico, quindi su numeri altissimi) e si sono analizzate le situazioni familiari e non vi era alcuna correlazione (come invece si era ipotizzato) con famiglie unite o separate così come con la scolarità dei genitori. Può essere vero che più facilmente genitori separati si rivolgano ai servizi sociali anche per problematiche educative, ma questo potrebbe dipendere dal non avere qualcuno con cui condividere i problemi piuttosto che dalla presenza di maggiori problemi.
Io credo che siano più importanti in ogni situazione le situazioni psicologiche individuali e la capacità di risolvere i problemi di coppi.
Voler sostenere, come insisti a voler fare, una correlazione tra esperienze sessuali e stabilità matrimoniale è davvero inconsistente.

P.S. Mi piacevi di più sul parquet...
 
Stato
Discussione chiusa ad ulteriori risposte.
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