Old Giusy
Utente di lunga data
Sto leggendo un libro, "Verità separate" di Marianne Fredriksson.
La protagonista ha perso sua madre da bambina, e quando si innamora perdutamente di un uomo ha lo stesso terrore di perderlo.
Ma ciò su cui mi sono fermata a riflettere è stata questa frase, che lui dice a lei: "Tu credi di affrettare l'inevitabile separazione provocandomi?".
Ecco, anch'io faccio così: spesso mi ritrovo a provocare o a dire certe cose non per colpire la persona con cui interagisco, ma per "affrettare l'inevitabile separazione". Convinta che nessuno si leghi a me davvero, faccio in modo da fargli capire che non è importante per me, che posso farne a meno, che sono autonoma, che sono egoista, quasi a voler accelerare un percorso di allontanamento che prima o poi si compirà.
La protagonista ha perso sua madre da bambina, e quando si innamora perdutamente di un uomo ha lo stesso terrore di perderlo.
Ma ciò su cui mi sono fermata a riflettere è stata questa frase, che lui dice a lei: "Tu credi di affrettare l'inevitabile separazione provocandomi?".
Ecco, anch'io faccio così: spesso mi ritrovo a provocare o a dire certe cose non per colpire la persona con cui interagisco, ma per "affrettare l'inevitabile separazione". Convinta che nessuno si leghi a me davvero, faccio in modo da fargli capire che non è importante per me, che posso farne a meno, che sono autonoma, che sono egoista, quasi a voler accelerare un percorso di allontanamento che prima o poi si compirà.