Non si ha paura del passato, secondo me, ma del presente.
Una persona che è stata, secondo le parole di Warlock, in passato pluritraditrice e anaffettiva, quando dichiara di avere intenzione di rivedere l'ex, sicuramente cornificato all'epoca, apre una ferita nuova.
E' una contraddizione rispetto ai 26 anni trascorsi, in cui lei aveva abbandonato quella parte di sè che aveva mostrato all'inizio per essere una donna fedele. E' come se dicesse "quella parte di me promiscua non è mai morta, è lì, dentro me, e fa parte di me, e la sto ricercando".
Che questo produca inquietudine mi sembra ovvio.
Mi ha colpito il grassetto!
Non credo che la promiscuità sessuale sia qualcosa che si “spegne” per rendere possibile la fedeltà.
Questa è una lettura troppo semplificata, anche crudele per certi versi e richiama certi vecchi modi di dire fra l'altro; come se una persona dovesse cancellare una parte di sé per diventare affidabile dentro una relazione.
Ma la fedeltà non nasce dalla soppressione di ciò che si è, né dall’assenza di desideri o possibilità interne.
Anzi. Nasce proprio dalla fedeltà a chi si è, profondamente.
Fra l'altro, una relazione a due non è mai solo tra due individui “puliti” o monolitici.
È sempre già una relazione tra due mondi psichici complessi, due folle interne fatte di memorie, immaginari, desideri, esperienze precedenti, fantasie.
Dentro questa complessità, anche la dimensione sessuale non è qualcosa che si accende o si spegne: è parte del funzionamento del desiderio, che può essere riconosciuto, trasformato, orientato, ma non semplicemente cancellato.
La differenza non sta quindi nell’assenza di promiscuità, ma in come questa viene integrata dentro il legame.
La fedeltà è la scelta di restare presenti, integralmente e non a frammenti, dentro un mondo relazionale che si costruisce insieme, senza ridurre se stessi per renderlo più rassicurante e senza chiederlo all'altro di farlo per esser rassicurati.