Arcistufo
Papero Talvolta Posseduto
Eccheccazzo però.Cosa c'è di più intimo che prendere il caffè insieme, preparato a casa, guardandosi negli occhi senza dire una parola?
Stavi quasi tornando a essere una persona leggibile, e poi mi scadi su Fabio Volo col caffè caldo e lo sguardo nel vuoto.
Ma la pianti?
Le parole, cazzo.
Sono le parole che fanno la differenza.
Sono le parole sussurrate con l’amante, quelle che pesano, che vibrano, che costruiscono un codice tra due persone — contro le comunicazioni di servizio da condominio tra gente che sta insieme col bollino di garanzia del prete.
È lì la differenza.
Nel fatto che con uno devi spiegarti, giustificarti, negoziare ogni virgola… e con l’altra basta una pausa, una scelta di punteggiatura, un “…” messo al posto giusto per cambiare completamente il senso di quello che sta succedendo.
Quello è linguaggio vivo.
Non il silenzio da spot del Mulino Bianco.
Perché il silenzio carico di significato è una cosa che vi raccontate per darvi un tono.
Il più delle volte è solo gente che non ha più un cazzo da dirsi e lo chiama “intimità”.
L’intimità vera è quando ti succede qualcosa — bello, brutto, sporco, importante — e la prima persona che ti viene da chiamare non è quella con cui vivi, ma quella con cui parli davvero.
È lì che capisci chi ti abita dentro.
Il resto è scenografia.
Se poi volete continuare a spacciare il caffè in silenzio per profondità emotiva, fate pure.
Ma allora andatevelo a raccontare su Instagram, con la tazzina in controluce e la frase motivazionale sotto.