Foglia
utente viva e vegeta
Provo a dare una risposta seria, dopo il tour de force di ieri :carneval:Mi è spesso capitato di sentirmi profondamente tradito, senza bisogno di scoprire chissà quali cose strane o "vietate"..
Un caso specifico è quello in cui condivido i
Un progetto ben definito, insieme pensato sentito e desiderato, dove nel suo ambito c'è anche una ripartizione di compiti definita
E poi.. nel "corso del progetto" perso quella che potrei chiamare "connessione"
L'altra parte non chiede del mio muovermi, non si informa o se lo fa si dimentica.
Non condivide più di tanto le sensazioni, di soddisfazione o di difficoltà, nel progetto
Ognuno.. in pratica, come una catena di montaggio, tira avanti il "suo" compito completamente disconnesso dall'altro, il "fare" prende lentamente il posto del "sentire".. che è stato il "motore" che ha fatto nascere il progetto insieme
Quando vedo che questo avviene.. io faccio passi indietro emotivamente, e prendo distanza
C'è chi ne fa avanti, magari si incazza e reclama connessione, potrei farlo anche io, ma.. non so come dire, dopo per me non conterebbe più
E mi sento realmente "tradito" e solo
A voi capitano queste sensazioni?
E come reagire emotivamente prima e materialmente poi, rispetto l'altro/a?
Secondo me il primo livello sta nella gratificazione PERSONALE che quel che definisci "fare" ci porta.
Se te ed io nel dare corso ad un progetto (piglio il tuo esempio: io arredo, tu ti occupi degli impianti della casa) traiamo entrambi soddisfazione da quello che facciamo, daremo soddisfazione e saremo anche pronti ad accogliere l'altrui soddisfazione. Se ne abbiamo frustrazione, problemi percepiamo si' - come dici - un tradimento, ma non è il tradimento dell'altro. L'altro semplicemente si stufa di sentire le nostre lagne. La "connessione" si crea sulla stessa frequenza. Può per assurdo (ma non troppo) esistere e "cementare", e fin gratificare nella lagna, nella lamentela, e nel problema. Quando non la si trova nel descrivere come hai sistemato lo scarico dell'acqua, e' perché tu per primo non trovi una valorizzazione autonoma al tuo "fare". E perciò solo ti senti ingannato e tradito (dal tuo stesso modo di occupare il tempo). Come pensi di poterti "connettere", a quel punto, con una persona entusiasta per la scelta del divano?
Finisce che, soddisfatti o meno di quel fare, ciascuno perde di vista l'altro. Non è il progetto che "crea" la stessa frequenza. Il motivo. Il movente. La stessa frequenza, la corrispondenza, la partecipazione partono dalla nostra ricerca di risposta a un nostro stato d'animo. E dalla conseguente nostra richiesta. Ergo: se il nostro fare e' concepito in funzione esclusiva del progetto. (ovvero lo mettiamo fuori di noi) difficilmente potremo entrare in connessione con noi, figuriamoci con l'altro. Se il nostro è un fare che non ci soddisfa, paradossalmente per la connessione sarebbe auspicabile che anche il fare dell'altro non lo soddisfi
Ho detto qualche scemata che mi aiutava a rendere l'idea. Altrimenti si "viaggia" lo stesso, ma in parallelo, senza che nessuno adegui la propria velocità. E se si ha speranza il raccordo lo si cerca in un altro progetto.