Grazie Jon.
Sarei curioso del tuo giudizio, ma forse è meglio di no.
E nei nostri interessi tutelare i nostri piccoli,
Questo lo affermo perché la conosco sotto questo aspetto, non siamo fatti per farci la guerra, su questo è solo su questo posso mettere la mano sul fuoco, come lo farebbe anche lei nei miei confronti. Aggiungo che lei ha fatto un percorso che in questo momento credo che sia davanti a me, e spero che capisca che con me ha chiuso.
Lei in questo momento vive di speranza,
Anche dal fatto che sono rimasto a casa e non si rende conto del perché sono rimasto.
Non lo so, credo che con il tempo se ne farà una ragione, e troverà la sua strada.
Io non la caccio fuori di casa, anche se avrei tutto il diritto di farlo, ma non la metto in una condizione dove ne risentirebbe le nostre famiglie, già il prezzo è alto, quello che sta pagando.
La casa, la casa. E la tutela dei figli.
E idee poco chiare.
Ribaltiamo qualche presupposto della separazione: tu non è che te ne andresti di casa "per non cacciare lei".
Con molta probabilità (a meno che lei non fosse considerata un genitore inidoneo ad essere quello prevalentemente collocatario) te ne dovresti andare di casa. In quanto (tra l'altro) genitore che lavora dieci ore al giorno, mentre lei è sempre a casa. E a prescindere dalla proprietà della casa, proprio nell'ottica di tutela dei figli. E a prescindere dal fatto che lei si potrebbe anche essere trombata il mondo: per il che, ci può stare un eventuale addebito nella separazione, ma non certo il "castigo" di essere per questo motivo considerata un cattivo genitore. Sono proprio sfere distinte.
Quindi parti da qui. Dalla casa, che è vostro oggetto di contesa, sia pure in senso solo virtuale.
Tu non te ne vai perché non puoi andare altrove. Non è che sei "buono" a non cacciare lei. Che non te la senti. In tutta probabilità non solo non lo puoi fare, ma un Tribunale in sede di separazione darebbe a te un termine per liberare la casa dai tuoi effetti personali.
Ora la tutela dei figli. I figli non si tutelano ad avere a tutti i costi mamma e papà sotto lo stesso tetto. Si tutelano se mamma e papà li vedono comunicare. Non se si considerano "morti". E neanche se stanno sotto lo stesso tetto per inerzia. Inerzia è anche quella della donna che, all'interno di un nucleo familiare che stenta ad arrivare a fine mese, sceglie di starsene a casa a "fare la sciura", per dire. Che poi: finché i bimbi sono piccoli, capisco. Quando già superano i tre anni, e vanno alla materna, questa inerzia spesso si traduce in insoddisfazione. E totale dipendenza.
In quest'ottica, io non so se vi sia possibile ipotizzare di vendere la casa, e di arrabbattarvi per prenderne una (ciascuno) più piccola. So per certo, che quando le condizioni economiche non sono favorevolissime alla separazione, e uno dei due non lavora, quell'uno dei due sarebbe bene che iniziasse a lavorare.
Avete mai parlato di queste cose, consapevoli del fatto che è sempre meglio avere un piano "B" piuttosto che una galera in cui ciascuno dei due è destinato a condannarsi?
Tu ti illudi che la situazione attuale sia motivata dal fatto di "non volerla sbattere fuori casa, pur avendone diritto" (maddeché?).
Lei si illude che tu scelga liberamente di stare a casa (maddeché?).
il tutto nell'interesse supremo dei figli (maddeché?).
Sui figli, ho letto solo che tu ti adoperi per passare tempo con loro. E che lei tutto sommato è una buona madre.
I figli cosa vedono? Due genitori che li (e si) alternano tra di loro? O due che comunicano CON loro?
Io questo non lo so, tu non lo dici. Che la coabitazione sia interesse dei figli a prescindere.... anche no.
In tutto questo, al di là che per te lei "è morta", avete mai pensato che magari lei al supermercato ci potrebbe andare a lavorare?