Sarà troppo facile ma questa poesia è meravigliosa, l'associazione finale poi... peccato che qui di esuli pensieri se ne vedan sempre meno nel cielo. E l'odore dei vini è anticipato da quello di pesticidi e fitofarmaci e cartelli che quando ci cammini in mezzo ti chiedi tra quanto tempo inizierà a schiattare la gente per tumori. Ecco fine della poesia. La poesia è intorno, ho sempre pensato che la grammatica e saper usare una lingua sia solo un mezzo, il poeta stesso è il mezzo, o una porta.San Martino
La nebbia agli irti colli piovigginando sale...
La nebbia a gl'irti colli
piovigginando sale,
e sotto il maestrale
urla e biancheggia il mar;
ma per le vie del borgo
dal ribollir de' tini
va l'aspro odor de i vini
l'anime a rallegrar.
Gira su' ceppi accesi
lo spiedo scoppiettando:
sta il cacciator fischiando
sull'uscio a rimirar
tra le rossastre nubi
stormi d'uccelli neri,
com'esuli pensieri,
nel vespero migrar.
| L'AQUILONE |
| C'è qualcosa di nuovo oggi nel sole, anzi d'antico: io vivo altrove, e sento che sono intorno nate le viole. |
| Son nate nella selva del convento dei cappuccini, tra le morte foglie che al ceppo delle quercie agita il vento. |
| Si respira una dolce aria che scioglie le dure zolle, e visita le chiese di campagna, ch'erbose hanno le soglie: |
| un'aria d'altro luogo e d'altro mese e d'altra vita: un'aria celestina che regga molte bianche ali sospese... |
| sì, gli aquiloni! È questa una mattina che non c'è scuola. Siamo usciti a schiera tra le siepi di rovo e d'albaspina. |
| Le siepi erano brulle, irte; ma c'era d'autunno ancora qualche mazzo rosso di bacche, e qualche fior di primavera |
| bianco; e sui rami nudi il pettirosso saltava, e la lucertola il capino mostrava tra le foglie aspre del fosso. |
| Or siamo fermi: abbiamo in faccia Urbino ventoso: ognuno manda da una balza la sua cometa per il ciel turchino. |
| Ed ecco ondeggia, pencola, urta, sbalza, risale, prende il vento; ecco pian piano tra un lungo dei fanciulli urlo s'inalza. |
| S'inalza; e ruba il filo dalla mano, come un fiore che fugga su lo stelo esile, e vada a rifiorir lontano. |
| S'inalza; e i piedi trepidi e l'anelo petto del bimbo e l'avida pupilla e il viso e il cuore, porta tutto in cielo. |
| Più su, più su: già come un punto brilla lassù lassù... Ma ecco una ventata di sbieco, ecco uno strillo alto... - Chi strilla? |
| Sono le voci della camerata mia: le conosco tutte all'improvviso, una dolce, una acuta, una velata... |
| A uno a uno tutti vi ravviso, o miei compagni! e te, sì, che abbandoni su l'omero il pallor muto del viso. |
| Sì: dissi sopra te l'orazïoni, e piansi: eppur, felice te che al vento non vedesti cader che gli aquiloni! |
| Tu eri tutto bianco, io mi rammento. solo avevi del rosso nei ginocchi, per quel nostro pregar sul pavimento. |
| Oh! te felice che chiudesti gli occhi persuaso, stringendoti sul cuore il più caro dei tuoi cari balocchi! |
| Oh! dolcemente, so ben io, si muore la sua stringendo fanciullezza al petto, come i candidi suoi pètali un fiore |
| ancora in boccia! O morto giovinetto, anch'io presto verrò sotto le zolle là dove dormi placido e soletto... |
| Meglio venirci ansante, roseo, molle di sudor, come dopo una gioconda corsa di gara per salire un colle! |
| Meglio venirci con la testa bionda, che poi che fredda giacque sul guanciale, ti pettinò co' bei capelli a onda |
| tua madre... adagio, per non farti male. |
Chiedevo ...rimembranze scolastiche poesie che ritenete patrimonio di tutti.come
C’è qualcosa di nuovo oggi nel sole
anzi d’antico...
L'AQUILONE
C'è qualcosa di nuovo oggi nel sole,
anzi d'antico: io vivo altrove, e sento
che sono intorno nate le viole.
Son nate nella selva del convento
dei cappuccini, tra le morte foglie
che al ceppo delle quercie agita il vento.
Si respira una dolce aria che scioglie
le dure zolle, e visita le chiese
di campagna, ch'erbose hanno le soglie:
un'aria d'altro luogo e d'altro mese
e d'altra vita: un'aria celestina
che regga molte bianche ali sospese...
sì, gli aquiloni! È questa una mattina
che non c'è scuola. Siamo usciti a schiera
tra le siepi di rovo e d'albaspina.
Le siepi erano brulle, irte; ma c'era
d'autunno ancora qualche mazzo rosso
di bacche, e qualche fior di primavera
bianco; e sui rami nudi il pettirosso
saltava, e la lucertola il capino
mostrava tra le foglie aspre del fosso.
Or siamo fermi: abbiamo in faccia Urbino
ventoso: ognuno manda da una balza
la sua cometa per il ciel turchino.
Ed ecco ondeggia, pencola, urta, sbalza,
risale, prende il vento; ecco pian piano
tra un lungo dei fanciulli urlo s'inalza.
S'inalza; e ruba il filo dalla mano,
come un fiore che fugga su lo stelo
esile, e vada a rifiorir lontano.
S'inalza; e i piedi trepidi e l'anelo
petto del bimbo e l'avida pupilla
e il viso e il cuore, porta tutto in cielo.
Più su, più su: già come un punto brilla
lassù lassù... Ma ecco una ventata
di sbieco, ecco uno strillo alto... - Chi strilla?
Sono le voci della camerata
mia: le conosco tutte all'improvviso,
una dolce, una acuta, una velata...
A uno a uno tutti vi ravviso,
o miei compagni! e te, sì, che abbandoni
su l'omero il pallor muto del viso.
Sì: dissi sopra te l'orazïoni,
e piansi: eppur, felice te che al vento
non vedesti cader che gli aquiloni!
Tu eri tutto bianco, io mi rammento.
solo avevi del rosso nei ginocchi,
per quel nostro pregar sul pavimento.
Oh! te felice che chiudesti gli occhi
persuaso, stringendoti sul cuore
il più caro dei tuoi cari balocchi!
Oh! dolcemente, so ben io, si muore
la sua stringendo fanciullezza al petto,
come i candidi suoi pètali un fiore
ancora in boccia! O morto giovinetto,
anch'io presto verrò sotto le zolle
là dove dormi placido e soletto...
Meglio venirci ansante, roseo, molle
di sudor, come dopo una gioconda
corsa di gara per salire un colle!
Meglio venirci con la testa bionda,
che poi che fredda giacque sul guanciale,
ti pettinò co' bei capelli a onda
tua madre... adagio, per non farti male.
L'ho pensata poco fa pure io.Sempre caro mi fu quest’ermo colle
L’infinito Giacomo Leopardi
[FONT="]Sempre caro mi fu quest'ermo colle,[/FONT]
[FONT="]e questa siepe, che da tanta parte[/FONT]
[FONT="]dell'ultimo orizzonte il guardo esclude.[/FONT]
[FONT="]Ma sedendo e mirando, interminati[/FONT]
[FONT="]spazi di là da quella, e sovrumani[/FONT]
[FONT="]silenzi, e profondissima quïete[/FONT]
[FONT="]io nel pensier mi fingo, ove per poco[/FONT]
[FONT="]il cor non si spaura. E come il vento[/FONT]
[FONT="]odo stormir tra queste piante, io quello[/FONT]
[FONT="]infinito silenzio a questa voce[/FONT]
[FONT="]vo comparando: e mi sovvien l'eterno,[/FONT]
[FONT="]e le morte stagioni, e la presente[/FONT]
[FONT="]e viva, e il suon di lei. Così tra questa[/FONT]
[FONT="]immensità s'annega il pensier mio:[/FONT]
[FONT="]e il naufragar m'è dolce in questo mare. [/FONT]
Come si fa a non amare Guido Cavalcanti ?Non ho mai apprezzato molto la letteratura medievale.
Al liceo, ebbi la sfiga di incappare in un professore che PER UN INTERO QUADRIMESTRE ci fece "stallare" sui cd. Cantici di San Francesco, con una passione sperticata per questo:
http://parafrasare.altervista.org/blog/francesco-dassisi-audite-poverelle-parafrasi/
Rileggendolo alla luce dell'oggi riesco ad essere più obiettiva.
Ma al tempo cambiai liceo
Per inciso, la storia antica della letteratura così come del diritto (la mia tesi fu in diritto greco antico.... Utilissimo per il lavoro eh), mi ha sempre molto affascinata. Ma il medioevo (e pure Dante, che se vogliamo e' un ponte verso il moderno) non lo ho mai troppo digerito.
Cavalcanti era una "fissa" sempre di quel mio famoso profCome si fa a non amare Guido Cavalcanti ?
C'è da dire che l'ho capito solo anni dopo averlo studiato al liceo...
https://it.wikisource.org/wiki/Rime_(Cavalcanti)/La_forte_e_nova_mia_disaventura
La forte e nova mia disaventura
m’ha desfatto nel core
ogni dolce penser, ch’i’ avea, d’amore.
Disfatta m’ha già tanto de la vita,
5che la gentil, piacevol donna mia
dall’anima destrutta s’è partita,
sì ch’i’ non veggio là dov’ella sia.
Non è rimaso in me tanta balìa,
ch’io de lo su’ valore
10possa comprender nella mente fiore.
Vèn, che m’uccide, un[o] sottil pensero,
che par che dica ch’i’ mai no la veggia:
questo [è] tormento disperato e fero,
che strugg’ e dole e ’ncende ed amareggia.
15 Trovar non posso a cui pietate cheggia,
mercé di quel signore
che gira la fortuna del dolore.
Pieno d’angoscia, in loco di paura,
lo spirito del cor dolente giace
20 per la Fortuna che di me non cura,
c’ha volta Morte dove assai mi spiace,
e da speranza, ch’è stata fallace,
nel tempo ch’e’ si more
m’ha fatto perder dilettevole ore.
25 Parole mie disfatt’ e paurose,
là dove piace a voi di gire andate;
ma sempre sospirando e vergognose
lo nome de la mia donna chiamate.
Io pur rimagno in tant’ aversitate
30che, qual mira de fòre,
vede la Morte sotto al meo colore.
Bisognerebbe ritornare su tutto cio' che si è studiato a scuola, superati i 35 anniCavalcanti era una "fissa" sempre di quel mio famoso prof
Ebbene si... Lo detestavo![]()
Concordo.Bisognerebbe ritornare su tutto cio' che si è studiato a scuola, superati i 35 anni![]()
Su tutto dici?Bisognerebbe ritornare su tutto cio' che si è studiato a scuola, superati i 35 anni![]()
Ho detto ritornare infatti, non ristudiare. Cioè, dare una scorsa a quello che detestavamo per vedere se qualcosa di nuovo emerge. Poi ovvio che se dopo la scorsa veloce rimaniamo impassibili, passiamo ad altroSu tutto dici?
Boh. Per farti appunto un esempio, io Dante non lo rileggerei neanche sotto tortura. Cavalcanti credo che ora come allora mi rimanda ad uno svenamento che volentieri evito :mexican:
Non tutti i linguaggi "arrivano". Poi entra in gioco lo studio, e la comprensione. Ma per prima cosa devono arrivare. In questo momento sto pensando all'arte contemporanea, che personalmente amo molto capire![]()
:up:Ho detto ritornare infatti, non ristudiare. Cioè, dare una scorsa a quello che detestavamo per vedere se qualcosa di nuovo emerge. Poi ovvio che se dopo la scorsa veloce rimaniamo impassibili, passiamo ad altro
Pero' io non sottovaluterei il fatto che qualunque forma d'arte del passato, per essere "sentita", per arrivare come dici tu, ha bisogno di molte mediazioni...cioè di molto studio. E la vita non è che ci offra tutte ste possibilità di farlo.
Per quanto i riguarda, è già tanto se riusciamo a mantenere un po' di curiosità per qualcosa di nuovo.
Non è cosi' scontato, visto che più si va avanti più si diventa di gusti difficili e più nulla ci sembra "sorprendente".
A ZacintoFoscolo pensavo fosse un cretino.
Ora me ne vergogno
Alla sera
Forse perchè della fatal quïete
Tu sei l’immago a me sì cara, vieni,
O Sera! E quando ti corteggian liete
4Le nubi estive e i zeffiri sereni,
E quando dal nevoso aere inquiete
Tenebre, e lunghe, all’universo meni,
Sempre scendi invocata, e le secrete
8Vie del mio cor soavemente tieni.
Vagar mi fai co’ miei pensier su l’orme
Che vanno al nulla eterno; e intanto fugge
11Questo reo tempo, e van con lui le torme
Delle cure, onde meco egli si strugge;
E mentre io guardo la tua pace, dorme
Quello spirto guerrier ch’entro mi rugge.