Certo, lo dicono le parole: patri-monio e matri-monio. Nella tradizione indoeuropea, il padre trasmette nome e beni, la madre svolge il suo munus, il suo ufficio/compito, donando i figli al padre. Nella cultura romana, il padre riconosce legalmente il figlio neonato prendendolo in braccio e sollevandolo verso il cielo (= è figlio legittimo chi il padre riconosce come tale, come si vede anche nel larghissimo uso dell'adozione nella romanità).Qui mi tocca correggerti. Il matrimonio monogamo di stampo occidentale greco-romano poi cristallizzato una tradizione cattolica ha la funzione prevalente della trasmissione di ricchezza dai padri ai figli legittimi. Motivo per cui sta andando a puttane in tempi di tracciabilità del DNA. Non è un caso se la monogamia, tutti i divieti collegati servono fondamentalmente a far sì che la ricchezza, identificata ovviamente con la terra, sia passata attraverso legami di sangue. Il maschio coltiva la terra perché è più forte quindi un altro maschio erediterà i possedimenti. Non è un caso se tutte le società matriarcali, ad esempio quella sarda, sono costruite intorno alle donne che hanno la funzione di tramandare i patrimoni di madre in figlia.
Tutte le società che vivono di caccia o di raccolta hanno costumi sessuali originali, salvo conversioni successive, molto tranquilli e libertari. Spesso e volentieri si scopa con chi ti pare e i figli sono figli della tribù non di questo o di quello. E la fedeltà è un concetto assolutamente alieno.
Il matrimonio conosce molte forme. Non mi risulta che sia mai esistita una forma di matrimonio, mono o poligamico, non definita e protetta da divieti, più o meno rigidi. La tribù nella quale tutti scopano con tutti e il dovere della fedeltà è ignoto, che io sappia non è mai esistita nè può esistere; perchè qualsiasi cultura si struttura in base a differenze e gerarchie, e l'orgia è il contrario della differenziazione e della gerarchia (può essere inglobata nella cultura come sua eccezione, come periodico rovesciamento carnevalesco, come i Saturnali romani in cui i padroni servivano a tavola i loro schiavi).
Questo è un fatto primario non modificabile. I tanti linguaggi umani, pur molto diversi tra loro, si basano anch'essi su un sistema di differenze, gerarchie, limiti (interessante il fatto registrato dai linguisti che i neonati siano in grado di riprodurre tutti i fonemi sino a quando iniziano ad apprendere la lingua materna, e invece perdano la capacità di riprodurne una larga parte appena iniziano a parlare).
L'aspetto disfunzionale del matrimonio odierno nei paesi occidentali è questo: che i divieti che lo proteggevano, di origine religiosa, sono sempre meno autorevoli (= non sono più introiettati in profondità, non contribuiscono a formare il carattere, che è l'impronta lasciata da divieti e prescrizioni autorevoli), è sempre più debole la pressione etica del conformismo sociale, e i divieti legali (cioè imposti con la forza) non ci sono proprio. A questo si aggiunga che in caso di separazione, la parte perdente è di solito l'uomo, che ci rimette figli, casa e parte del reddito. Siccome la paternità è una funzione solo culturale e non anche istintuale, com'è invece la maternità, disincentivarla nel costume e nelle leggi ha effetti di enorme portata, nessuno positivo.
Poi certo, è vero che "c'è tempo", nel senso che la fusione del nocciolo della nostra civiltà probabilmente non avverrà nel tempo delle nostre vite. Però siamo sulla buona strada.