il desiderio di maternità, come qualunque altro desiderio, si soffoca con la fatica. Il desiderio di avere figli è forte proprio perchè quando li hai l'investimento di tempo, soldi e FATICA è immenso. Quindi ci sta che il terzo figlio lo vedi come quello che ti spegne l'uscita in fondo al tunnel.
E poi c'è un altro aspetto, che molto spesso si sottovaluta, soprattutto da parte delle signore. E te lo dico da maschio. Con la madre dei tuoi figli non ci chiudi mai davvero i conti. A meno che non scompari (dalla moglie e dai figli) è impossible separare le due cose. è una forma di potere. Sottile e potente.
I princìpi certo che aiutano, soprattutto quando devono spostare l'asse di una decisone dal razionale all'emotivo.
A riguardo vado sulla fiducia delle persone che vedo. Madri intendo.
La mia amica considera la fatica parte integrante del suo desiderio di maternità, per dire. E' una fatica che esplicita ma che non le pesa. La fa e basta perchè il desiderio dei suoi figli supera il resto. E' più pesante, qualitativamente, del peso della fatica, che diventa un parametro prettamente quantitativo.
Quello che limita il suo desiderio sono constatazioni di ordine pratico. Ossia il fatto che per vivere ci vogliono i soldi e se non hai quello col desiderio non ci fai minestra.
Ma resta desiderio frustrato.
A lei piace proprio essere madre. E' una dimensione in cui si trova. E che la completa.
E' in pace.
Io per esempio quella dimensione ce l'ho in compagnia di me stessa. E ogni rumore di sottofondo mi disturba.
Neanche arrivo alla concezione di fatica a cui fai riferimento.
Già i primi rumorini mi disturbano.
Lei mi dice che non li sente come esterni perchè sente i figli come una sorta di appendice". Come una parte di lei.
buh...sto ai racconti.
Ma, ovviamente, avendo in testa questa idea di maternità faccio molta fatica a collocare e immedesimarmi in quel che racconta @
ladybug.
Mi sembra una cosa diversissima.
LA mia amica, ed altre, hanno lottato per i loro figli, in diverse situazioni...non le ho mai sentite dire non cedo in quei termini, con il figli come terreno di vittoria o sconfitta per un principio.
Ho sentito altri non cedo, rivolti a se stesse e rivolti alla creazione di spazio affinchè la vita di cui sentivano responsabilità avesse spazio per esprimersi.
Stesse parole, ma direzioni completamente diverse.
Quanto ai principi...sono un'altra cosa che capisco molto poco...e che mi piace poco, in particolare quando sono legati al piano ideale e non al piano concreto e pragmatico.
E ai principi si lega la questione del potere...quando il potere diviene un mezzo per dimostrare la propria esistenza in vessazione di qualcun altro, non è più potere. Anche se continua ad essere chiamato con la stessa parola.
Il potere, non penso abbia la necessità di essere affermato. Esiste, o non esiste.
Quando la necessità è che venga confermato dall'esterno, è la necessità stessa a dire che quel potere è immaginario e per esistere dipende da fattori che, tanto quanto lo possono dare tanto quanto lo possono togliere.
Ed è una delle trappole del potere...per esistere deve dipendere. Ma la dipendenza non è potente...anzi. O meglio, dipendere dalla dipendenza...la dipendenza è potentissima.
Non so se mi spiego.