Devo dire che la metafora del processo non la trovo molto azzeccata. Il tradito non sta giudicando nessuno, sta giudicando la propria voglia e la propria capacità di proseguire o abbandonare i rapporti con il traditore.
Cosa di cui ha perfettamente diritto. Non c'è una condanna del traditore ad alcunchè se non all'assenza del tradito, Non impartisco una punizione, semplicemente mi tolgo da una situazione nella quale non mi riconosco più a causa delle azioni del traditore.
Comunque volendo mantenere questa metafora, al dibattimento non si accertano i fatti. Essendo fatti sono già avvenuti e già accertati. Si accerta la responsabilità dell'imputato rispetto a tali fatti, e se questi fatti costituiscano reato (in questo caso "offesa alla parte lesa" potremmo dire), e l'eventuale esistenza di circostanze attenuanti.
Ma prima di questa fase c'è la conoscenza dei fatti che non può evidentemente basarsi sulle sole affermazioni di chi per quei fatti è "imputato". Anche nei processi veri c'è una fase preventiva chiamata "istruttoria". In base alla quale verranno presentati, nel dibattimento, testimonianze e prove a sostegno o detrimento di quanto sopra.
Io non ho mai visto dibattimenti svolgersi in questo modo:
PM: imputato, lei è colpevole dei reati ascritti?
Imputato: No.
PM: Ah beh, allora niente, tutti a casa...
Se tu mi scrivi questo:
che è la frase sulla quale sono intervenuto io, mi scrivi una cosa non vera.
Se non so niente e ho solo sospetti, al 99% non potrò mai rispondere alla prima domanda "parlando".
Parlare potrà fare parte della risposta alla seconda domanda, ma solo se i fatti sono anche patrimonio mio e non un segreto del traditore.
Perchè io comunque quello che tu mi dici lo dovrò confrontare con i fatti nudi e crudi e vedere se posso accettare la questione (ammesso che voglia continuare il rapporto, come ben sai, se mi fermo al "tradito, basta", la seconda domanda diventa oziosa).
Per indole io sono sempre portato a considerare prevalenti i fatti piuttosto che le parole. Le parole sono frutto di ragionamenti fatti dopo, e spesso, secondo me, sono razionalizzazioni che facciamo per spiegare agli altri e anche a noi stessi quello che spesso troviamo inspiegabile, e a volte girano intorno alle realtà che non vogliamo affrontare.
Quindi io non contesto che poi bisognerà anche (spesso, non necessariamente sempre) arrivare a parlare, ma che una fase in cui tu acquisisci i fatti possibilmente non inquinati deve esserci e deve esserci PRIMA di parlare.