grazie della segnalazione :up:È la teoria sociologica alla base del l'esperimento scolastico raccontato nel film "l'onda" (die Welle)
Da vedere e far vedere.
grazie della segnalazione :up:È la teoria sociologica alla base del l'esperimento scolastico raccontato nel film "l'onda" (die Welle)
Da vedere e far vedere.
La famiglia e .. Molto altro.Niente unisce la famiglia come una bella guerra da combattere?
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Unisce più un comune nemico che il senso di fratellanza, a volte. Anche se i neuroni specchio lo negano.La famiglia e .. Molto altro.
A volte il nemico è quasi "necessario" e lo si crea artificialmente, o anche con la sola fantasia.
Vogliamo pensare al "comunismo" più cupo evocato da Berlusconi ai tempi d'oro x unire tanti pezzi di "destra" che nulla hanno a che spartirsi, se non rancore e malcelata sopportazione?..
:up:Unisce più un comune nemico che il senso di fratellanza, a volte. Anche se i neuroni specchio lo negano.
Verissimo :up: non a caso ci si son costruite guerre con questo concettoUnisce più un comune nemico che il senso di fratellanza, a volte. Anche se i neuroni specchio lo negano.
Assolutamente si.Unisce più un comune nemico che il senso di fratellanza, a volte. Anche se i neuroni specchio lo negano.
Mmmm... No, per me non è così... Ci si pente del tradimento perchè abbiamo tradito noi stessi, i nostri valori, la nostra filosofia di vita, e questo può essere vero anche se l'atto in sè ci è piaciuto. Il pentirsi delle conseguenze non lo chiamerei pentimento, ma piuttosto rimpianto...Sai una cosa? Io non credo proprio che chi tradisce si penta del tradimento, può essere davvero disperato per le conseguenze che pensava che non ci sarebbero mai state, nascondendo tutto accuratamente, ma il tradimento gli è piaciuto. E negare questo è occultare le ragioni che hanno portato a tradire.
[MENTION=3672]ali[/MENTION]as leggiMmmm... No, per me non è così... Ci si pente del tradimento perchè abbiamo tradito noi stessi, i nostri valori, la nostra filosofia di vita, e questo può essere vero anche se l'atto in sè ci è piaciuto. Il pentirsi delle conseguenze non lo chiamerei pentimento, ma piuttosto rimpianto...
La differenza, secondo me, è che il primo ci porta a cercare di evitare di ripetere quello che si è fatto, anche se era piacevole, mentre il secondo può anche portarci semplicemente a farci più furbi e ad evitare di farsi beccare al prossimo giro, perchè non si tratta più di evitare l'atto in sè, ma solo le sue conseguenze.
Per me riconoscere la differenza tra pentimento e rimpianto, o ritenere di averla riconosciuta, è essenziale al decidere se riconciliarsi o meno. Perchè, e su questo sono d'accordo con te, il pentimento è raro.
Per questo motivo pur essendo stato beneficiario di una riconciliazione, io sono abbastanza restio a consigliare di riprovarci (sto parlando di una riconciliazione effettiva, al cercare di tornare coppia, non allo stare insieme per crescere i figli, che è cosa diversa).
Se la pensassi effettivamente come hai scritto, consiglierei a tappeto a tutti i traditi un bel calcio nel culo del/della fedifrago/a, perchè si riaffiderebbero a qualcuno che tornerà a certe attività non appena avrà trovato un modo di farla franca che gli sembra sicuro.
...
Cerco di spiegarmi meglio con un esempio:
Quando cominciai le superiori, venivo da sette anni di scuola dalle suore. La scuola pubblica a fine anni 70 era tutto un fiorire di scioperi e manifestazioni che però avevano ormai perso il significato politico che avevano alcuni anni prima, ma erano spesso principalmente una scusa per saltare scuola, con quattro gatti che si presentavano effettivamente in assemblea.
Mia mamma era piuttosto confusa da questa situazione, ma visto che si trattava di evitarmi un giorno in classe da solo, l'avevo convinta abbastanza rapidamente a firmarmi le giustificazioni senza discutere troppo.
Un giorno saltai scuola per conto mio, passando la giornata a spassarmela per il centro, e poi fingendo un inesistente sciopero e ottenendo da mia madre la giustificazione.
Lo rifeci altre due volte. Non fui beccato, quindi non ebbi conseguenze e trascorsi mattinate piacevoli al posto di giorni di scuola.
Però mi sentivo una merda. E questo sentimento aumentò al punto che smisi completamente di comportarmi così.
Perchè ero pentito, perchè non era così che mi vedevo e volevo essere, perchè oltre ad imbrogliare chi mi voleva bene, avevo tradito me stesso. Non perchè mi dispiacesse per conseguenze che non c'erano state.
Quindi io penso che il pentimento esista per se stesso. non necessariamente per le conseguenza che porta la scoperta.
Direi che questo è decisamente un percorso più "sano"Mmmm... No, per me non è così... Ci si pente del tradimento perchè abbiamo tradito noi stessi, i nostri valori, la nostra filosofia di vita, e questo può essere vero anche se l'atto in sè ci è piaciuto. Il pentirsi delle conseguenze non lo chiamerei pentimento, ma piuttosto rimpianto...
La differenza, secondo me, è che il primo ci porta a cercare di evitare di ripetere quello che si è fatto, anche se era piacevole, mentre il secondo può anche portarci semplicemente a farci più furbi e ad evitare di farsi beccare al prossimo giro, perchè non si tratta più di evitare l'atto in sè, ma solo le sue conseguenze.
Per me riconoscere la differenza tra pentimento e rimpianto, o ritenere di averla riconosciuta, è essenziale al decidere se riconciliarsi o meno. Perchè, e su questo sono d'accordo con te, il pentimento è raro.
Per questo motivo pur essendo stato beneficiario di una riconciliazione, io sono abbastanza restio a consigliare di riprovarci (sto parlando di una riconciliazione effettiva, al cercare di tornare coppia, non allo stare insieme per crescere i figli, che è cosa diversa).
Se la pensassi effettivamente come hai scritto, consiglierei a tappeto a tutti i traditi un bel calcio nel culo del/della fedifrago/a, perchè si riaffiderebbero a qualcuno che tornerà a certe attività non appena avrà trovato un modo di farla franca che gli sembra sicuro.
...
Cerco di spiegarmi meglio con un esempio:
Quando cominciai le superiori, venivo da sette anni di scuola dalle suore. La scuola pubblica a fine anni 70 era tutto un fiorire di scioperi e manifestazioni che però avevano ormai perso il significato politico che avevano alcuni anni prima, ma erano spesso principalmente una scusa per saltare scuola, con quattro gatti che si presentavano effettivamente in assemblea.
Mia mamma era piuttosto confusa da questa situazione, ma visto che si trattava di evitarmi un giorno in classe da solo, l'avevo convinta abbastanza rapidamente a firmarmi le giustificazioni senza discutere troppo.
Un giorno saltai scuola per conto mio, passando la giornata a spassarmela per il centro, e poi fingendo un inesistente sciopero e ottenendo da mia madre la giustificazione.
Lo rifeci altre due volte. Non fui beccato, quindi non ebbi conseguenze e trascorsi mattinate piacevoli al posto di giorni di scuola.
Però mi sentivo una merda. E questo sentimento aumentò al punto che smisi completamente di comportarmi così.
Perchè ero pentito, perchè non era così che mi vedevo e volevo essere, perchè oltre ad imbrogliare chi mi voleva bene, avevo tradito me stesso. Non perchè mi dispiacesse per conseguenze che non c'erano state.
Quindi io penso che il pentimento esista per se stesso. non necessariamente per le conseguenza che porta la scoperta.
Il punto è che non è mai del tutto chiaro se si ha di fronte una persona autenticamente 'pentita'.Mmmm... No, per me non è così... Ci si pente del tradimento perchè abbiamo tradito noi stessi, i nostri valori, la nostra filosofia di vita, e questo può essere vero anche se l'atto in sè ci è piaciuto. Il pentirsi delle conseguenze non lo chiamerei pentimento, ma piuttosto rimpianto...
La differenza, secondo me, è che il primo ci porta a cercare di evitare di ripetere quello che si è fatto, anche se era piacevole, mentre il secondo può anche portarci semplicemente a farci più furbi e ad evitare di farsi beccare al prossimo giro, perchè non si tratta più di evitare l'atto in sè, ma solo le sue conseguenze.
Il punto è che non è mai del tutto chiaro se si ha di fronte una persona autenticamente 'pentita'.Mmmm... No, per me non è così... Ci si pente del tradimento perchè abbiamo tradito noi stessi, i nostri valori, la nostra filosofia di vita, e questo può essere vero anche se l'atto in sè ci è piaciuto. Il pentirsi delle conseguenze non lo chiamerei pentimento, ma piuttosto rimpianto...
La differenza, secondo me, è che il primo ci porta a cercare di evitare di ripetere quello che si è fatto, anche se era piacevole, mentre il secondo può anche portarci semplicemente a farci più furbi e ad evitare di farsi beccare al prossimo giro, perchè non si tratta più di evitare l'atto in sè, ma solo le sue conseguenze.
Capisci bene che quella consapevolezza, a quell'età, è più unica che rara ?Cerco di spiegarmi meglio con un esempio:
Quando cominciai le superiori, venivo da sette anni di scuola dalle suore. La scuola pubblica a fine anni 70 era tutto un fiorire di scioperi e manifestazioni che però avevano ormai perso il significato politico che avevano alcuni anni prima, ma erano spesso principalmente una scusa per saltare scuola, con quattro gatti che si presentavano effettivamente in assemblea.
Mia mamma era piuttosto confusa da questa situazione, ma visto che si trattava di evitarmi un giorno in classe da solo, l'avevo convinta abbastanza rapidamente a firmarmi le giustificazioni senza discutere troppo.
Un giorno saltai scuola per conto mio, passando la giornata a spassarmela per il centro, e poi fingendo un inesistente sciopero e ottenendo da mia madre la giustificazione.
Lo rifeci altre due volte. Non fui beccato, quindi non ebbi conseguenze e trascorsi mattinate piacevoli al posto di giorni di scuola.
Però mi sentivo una merda. E questo sentimento aumentò al punto che smisi completamente di comportarmi così.
Perchè ero pentito, perchè non era così che mi vedevo e volevo essere, perchè oltre ad imbrogliare chi mi voleva bene, avevo tradito me stesso. Non perchè mi dispiacesse per conseguenze che non c'erano state.
Quindi io penso che il pentimento esista per se stesso. non necessariamente per le conseguenza che porta la scoperta
Ma che figura negativa avrei cucito addosso all'amante scusate?In che senso ? Per salvaguardare il loro rapporto dici che hanno creato nell'amante la figura negativa ?
Mi interessa il tuo punto di vista![]()
Così ho fatto io quando avevo l'amante.Direi che questo è decisamente un percorso più "sano"
L ho fatto, mi è piaciuto
L ho rifatto, insomma...
L ho rifatto, ma no dai.. Non ha senso
In quel caso c'è poco da pentirsi.Il problema è quando il pentimento coincide "occasionalmente" con la perdita del controllo della faccenda, o perché sgamati (controllo interno, tra le mura domestiche) o perché l amante "sbrocca" (ingestibilita' sopravvenuta del controllo della relazione extra)
Neanche Eichmann...Dovrei invidiare una donna sulla quarantina che vuole un figlio ma non dal marito perché lei ha un nasone imbarazzante e suo marito pure e immaginava un figlio con il nasino di mio marito?
:up::up::up::up:Così ho fatto io quando avevo l'amante.
In quel caso c'è poco da pentirsi.
Si è stati sgamati. Punto. Il pentimento che segue uno sgamo è quanto di più falso e inautentico ci sia sulla faccia della terra.
Può esserci sincero dispiacere nel vedere il tradito soffrire, ma il pentimento che segue una 'scoperta' non è mai autenticamente tale. E' semplicemente la rabbia che scaturisce dall'essere stati scoperti e dalla consapevolezza che si è in torto.
Ma no..Mi avete fatto venire un dubbio ed ho controllato.Niente,a distanza di tre anni il lupo mannaro (mio marito ) è ancora bloccato da lei su Facebook ,telefono e whatsapp.Invece io no .Dite che avrà paura che dopo averlo stalkerato lei per due anni adesso ci voglia provare lui?:rotfl:
ahhh.. lei è na cozza.. ecco perché si è pentitoNeanche Eichmann...![]()
Io infatti penso che l esperienza sia decisiva a livello di consapevolezza, almeno x meCosì ho fatto io quando avevo l'amante.
In quel caso c'è poco da pentirsi.
Si è stati sgamati. Punto. Il pentimento che segue uno sgamo è quanto di più falso e inautentico ci sia sulla faccia della terra.
Può esserci sincero dispiacere nel vedere il tradito soffrire, ma il pentimento che segue una 'scoperta' non è mai autenticamente tale. E' semplicemente la rabbia che scaturisce dall'essere stati scoperti e dalla consapevolezza che si è in torto.
Certo, capirlo è un processo che può prendere mesi e non è detto che alla fine si capisca...Il punto è che non è mai del tutto chiaro se si ha di fronte una persona autenticamente 'pentita'.
Non hai la consapevolezza, sai che la situazione dovrebbe essere perfetta, eppure hai nello stomaco quella sensazione che ti dice che non è vero.Capisci bene che quella consapevolezza, a quell'età, è più unica che rara ?
Beh, alla fine siamo esseri umani, a volte riusciamo a essere fermi nelle nostre convinzioni, altre volte un po' meno.Ho fatto filone anche io a scuola (anche con la scusa dello sciopero), ma il fatto di sentirmi una merda era all'epoca adeguatamente bilanciato dalla vigliacca soddisfazione d'aver evitato una possibile - e catastrofica - interrogazione...
Perciò, fare filone consisteva sostanzialmente nel rimandare di qualche giorno una figuraccia.
Naturalmente, mi dicevo - senza neanche troppa convinzione - che il pomeriggio avrei studiato, e che mi sarei presentato a scuola preparato, onde evitare di dover saltare di nascosto un altro giorno di scuola.
Però magari non andava così, non sempre almeno ; magari le promesse del mattino svanivano nel pomeriggio tra una telefonata con un amico, una partita di tennis e l'ascolto di un disco. Si arrivava a sera e la domanda era : 'domani che faccio ? Se ci vado e mi interroga sono fottuto'. Per cui, delle due l'una : o ci si presentava a scuola sperando di farla franca, o si faceva di nuovo filone, rimandando sine die la preparazione.
Questo meccanismo è esattamente lo stesso per molti traditori.
Tradisco, però domani smetto, basta con questa storia, non mi porterà a nulla, solo casini, e poi dài, non si fa, non è giusto. Poi basta un sms dell'amante e tutti questi bei propositi vanno a puttane.![]()