Persa/Ritrovata
Utente di lunga data
L’insostenibile leggerezza dei divorzi da rotocalco
di Francesco Alberoni
I rotocalchi, la televisione danno una immagine deformata di cosa significa una separazione, un divorzio, un nuovo matrimonio. Ci mostrano i personaggi dello spettacolo che lo fanno con facilità, con leggerezza, con allegria. L’attore, l’attrice, il calciatore, il presidente, il miliardario di cui si parla, quando lascia la moglie o il marito per un nuovo amore è sempre radioso, felice. Non ha un problema. Anche se è rimasto sposato venti anni con la stessa donna o con lo stesso uomo, anche se hanno figli, mai che vengano fuori drammi famigliari, pianti, dolore. Non c’è mai nessuno a cui è stato «spezzato il cuore», nessuno cui è stata «rovinata la vita». L’amore dei protagonisti dei rotocalchi e della televisione resta sempre adolescenziale, come se fossero due giovani innamorati che vanno a vivere insieme perche si piacciono, senza passioni travolgenti, lacerazioni, gelosia. Un matrimonio avventura, un matrimonio vacanza, un matrimonio festa, di cui si sa già in partenza che poi ci si stanca e si cambia come si cambia casa. Io non credo che sia così. Sono convinto che anche nelle élites dello spettacolo e del potere ci siano dei veri grandi amori, che chi lascia prova dei forti sensi di colpa, e l’altro soffre, soffre in modo atroce, e a volte urla di disperazione, o di odio, e poi si vendica, con gli avvocati, o usando i figli. Ma di queste cose non si parla. Queste cose emergono solo quando i telegiornali trattano delle vicende della gente comune, cioè quasi sempre nella cronaca nera. Solo allora ti accorgi che non è così facile lasciare e ricostruire. La ragazza dice al suo fidanzato che non lo vuole più, ma lui sta male, corre in macchina come un folle pensando al suicidio. Talvolta invece diventa aggressivo, la uccide. E la donna lasciata dal marito perché lui si è innamorato di una ragazza più giovane entra in un tunnel di disperazione che si rivela solo quando sentiamo che si è gettata giù da un ponte o dalla finestra coi figli. Lasciati i divi e i miliardari, entriamo in un mondo dove l’uomo che si separa, uscito di casa, non sa dove andare a dormire, e se guadagna mille euro al mese, fa fatica a trovarne duecento per i figli. E ti viene in mente, allora, di chiedere ai giornalisti mondani di avvertire i loro lettori che un divorzio e un nuovo matrimonio sono facili solo per i barboni o i miliardari. E spesso, in realtà, è un problema anche per loro, sebbene non lo dicano.
21 gennaio 2008
http://www.corriere.it/editoriali/a...ni_633ee98c-c7e7-11dc-8c83-0003ba99c667.shtml
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Sublime banalità...ma quante volte viene dimenticata?
di Francesco Alberoni
I rotocalchi, la televisione danno una immagine deformata di cosa significa una separazione, un divorzio, un nuovo matrimonio. Ci mostrano i personaggi dello spettacolo che lo fanno con facilità, con leggerezza, con allegria. L’attore, l’attrice, il calciatore, il presidente, il miliardario di cui si parla, quando lascia la moglie o il marito per un nuovo amore è sempre radioso, felice. Non ha un problema. Anche se è rimasto sposato venti anni con la stessa donna o con lo stesso uomo, anche se hanno figli, mai che vengano fuori drammi famigliari, pianti, dolore. Non c’è mai nessuno a cui è stato «spezzato il cuore», nessuno cui è stata «rovinata la vita». L’amore dei protagonisti dei rotocalchi e della televisione resta sempre adolescenziale, come se fossero due giovani innamorati che vanno a vivere insieme perche si piacciono, senza passioni travolgenti, lacerazioni, gelosia. Un matrimonio avventura, un matrimonio vacanza, un matrimonio festa, di cui si sa già in partenza che poi ci si stanca e si cambia come si cambia casa. Io non credo che sia così. Sono convinto che anche nelle élites dello spettacolo e del potere ci siano dei veri grandi amori, che chi lascia prova dei forti sensi di colpa, e l’altro soffre, soffre in modo atroce, e a volte urla di disperazione, o di odio, e poi si vendica, con gli avvocati, o usando i figli. Ma di queste cose non si parla. Queste cose emergono solo quando i telegiornali trattano delle vicende della gente comune, cioè quasi sempre nella cronaca nera. Solo allora ti accorgi che non è così facile lasciare e ricostruire. La ragazza dice al suo fidanzato che non lo vuole più, ma lui sta male, corre in macchina come un folle pensando al suicidio. Talvolta invece diventa aggressivo, la uccide. E la donna lasciata dal marito perché lui si è innamorato di una ragazza più giovane entra in un tunnel di disperazione che si rivela solo quando sentiamo che si è gettata giù da un ponte o dalla finestra coi figli. Lasciati i divi e i miliardari, entriamo in un mondo dove l’uomo che si separa, uscito di casa, non sa dove andare a dormire, e se guadagna mille euro al mese, fa fatica a trovarne duecento per i figli. E ti viene in mente, allora, di chiedere ai giornalisti mondani di avvertire i loro lettori che un divorzio e un nuovo matrimonio sono facili solo per i barboni o i miliardari. E spesso, in realtà, è un problema anche per loro, sebbene non lo dicano.
21 gennaio 2008
http://www.corriere.it/editoriali/a...ni_633ee98c-c7e7-11dc-8c83-0003ba99c667.shtml
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Sublime banalità...ma quante volte viene dimenticata?