No mio caro amore, io non ti ho amata mai

Spot

utente in roaming.
Si, hai ragione.
Ma anche capitasse...alla fine il silenzio è tattico e chi lo attua lo sa.
C'è una sorta di interesse o comunque rabbia anche in chi rimane in silenzio.
Se non te ne frega nulla cerchi una risposta neutra che peró non lascia spazio a speranze. ..credo....
Sì stavamo parlando prima di silenzi tattici.
1. mmmh. Non tutti sono così intelligenti, credo. Non mi va di dire e non dico a me sembra un atteggiamento comune.
2. brutta cosa le tattiche. Se stai usando una tattica per colpirmi, meriteresti di essere sbattuto fuori a calci senza appello, ora e subito. E là davvero non sei degno nemmeno di mezza domanda. Con gli uomini soprattutto sto iniziando a funzionare così.

Sto divagando tantissimissimo, non ricordo nemmeno più il soggetto del thread :D
 

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
Ciao splendore!
Scrivevo prima, il rischio è di essere ignorati, con non risposte o risposte sceme.
E là mi sento stupida, perchè ti dò io la possibilità d'ignorarmi. E colpirmi col silenzio due volte.
Io credo che qui ci sia un nodo importante.

Chiedere è mica una cosa facile, in effetti. Ci si mette in gioco chiedendo. A diversi livelli.

Io ho imparato che chiedere è un qualcosa che si fa per sè. Non per ottenere qualcosa.

Io chiedo per me, per liberare me dall'aver dentro una domanda non posta.

La risposta, avuta o non avuta diventa secondaria.

Il mio obiettivo non è avere una risposta. E' porre la domanda per non averla dentro che tarla.

Questo dipende da me. E' mio.

La risposta invece dipende dall'altro. Non è di mia competenza e responsabilità.
E anche nel modo della risposta, compresa la non risposta, è l'altro che definisce se stesso.
E in ogni caso mi fornisce informazioni per valutarlo e modulare la mia posizione.

Ovviamente se chiedere significa aspettare risposta, allora tutto si incasina. Ma in questo modo non chiedo per me, chiedo per avere dall'altro, e mi metto nella posizione che descrivi, l'essere colpita.
Che quel sentirsi colpiti, se ci si pensa bene è caricarsi addosso, sotto forma di colpa o inadeguatezza, un'azione che non è la propria. E ci si definisce secondo l'altro anzichè secondo se stessi.

Un modo interessante per rinforzarsi a questo livello è dichiarare di attendersi risposta. In questo modo si limita l'interpretazione dell'azione dell'altro e la non risposta assume un significato chiaro.

Che secondo me c'è anche senza nessuna dichiarazione. Ma è un po' più complesso arrivarci emotivamente.
 

Fiammetta

Amazzone! Embe'. Sticazzi
Staff Forum
Io credo che qui ci sia un nodo importante.

Chiedere è mica una cosa facile, in effetti. Ci si mette in gioco chiedendo. A diversi livelli.

Io ho imparato che chiedere è un qualcosa che si fa per sè. Non per ottenere qualcosa.

Io chiedo per me, per liberare me dall'aver dentro una domanda non posta.

La risposta, avuta o non avuta diventa secondaria.

Il mio obiettivo non è avere una risposta. E' porre la domanda per non averla dentro che tarla.

Questo dipende da me. E' mio.

La risposta invece dipende dall'altro. Non è di mia competenza e responsabilità.
E anche nel modo della risposta, compresa la non risposta, è l'altro che definisce se stesso.
E in ogni caso mi fornisce informazioni per valutarlo e modulare la mia posizione.

Ovviamente se chiedere significa aspettare risposta, allora tutto si incasina. Ma in questo modo non chiedo per me, chiedo per avere dall'altro, e mi metto nella posizione che descrivi, l'essere colpita.
Che quel sentirsi colpiti, se ci si pensa bene è caricarsi addosso, sotto forma di colpa o inadeguatezza, un'azione che non è la propria. E ci si definisce secondo l'altro anzichè secondo se stessi.

Un modo interessante per rinforzarsi a questo livello è dichiarare di attendersi risposta. In questo modo si limita l'interpretazione dell'azione dell'altro e la non risposta assume un significato chiaro.

Che secondo me c'è anche senza nessuna dichiarazione. Ma è un po' più complesso arrivarci emotivamente.
Ecco quello che intendevo, santa Ipazia !!!!! :p
 

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
Ecco quello che intendevo, santa Ipazia !!!!! :p
:p...fatto un lungo training per imparare a chiedere umanamente (khomeyni ha a che vedere anche con questo, che chiedevo armi in pugno!) :D

...che io ero una di quelle per cui chiedere non è onorevole, che chiedere significa ammettere di aver bisogno di qualcosa o qualcuno. Qualcuno in particolare...

E io facevo la figa dura e pura, che non ha bisogno di niente e di nessuno...piuttosto affogavo...per non affogare sfanculavo in partenza! giusto per arrivare prima:carneval:

poi ho capito che non devo dimostrare niente a nessuno, in primis a me stessa, e che avere dei bisogni è semplicemente umano e cura è assumerseli accettarli senza assolutizzarli e non averne timore.. :)
 

Spot

utente in roaming.
Io credo che qui ci sia un nodo importante.

Chiedere è mica una cosa facile, in effetti. Ci si mette in gioco chiedendo. A diversi livelli.

Io ho imparato che chiedere è un qualcosa che si fa per sè. Non per ottenere qualcosa.

Io chiedo per me, per liberare me dall'aver dentro una domanda non posta.

La risposta, avuta o non avuta diventa secondaria.

Il mio obiettivo non è avere una risposta. E' porre la domanda per non averla dentro che tarla.

Questo dipende da me. E' mio.

La risposta invece dipende dall'altro. Non è di mia competenza e responsabilità.
E anche nel modo della risposta, compresa la non risposta, è l'altro che definisce se stesso.
E in ogni caso mi fornisce informazioni per valutarlo e modulare la mia posizione.

Ovviamente se chiedere significa aspettare risposta, allora tutto si incasina. Ma in questo modo non chiedo per me, chiedo per avere dall'altro, e mi metto nella posizione che descrivi, l'essere colpita.
Che quel sentirsi colpiti, se ci si pensa bene è caricarsi addosso, sotto forma di colpa o inadeguatezza, un'azione che non è la propria. E ci si definisce secondo l'altro anzichè secondo se stessi.

Un modo interessante per rinforzarsi a questo livello è dichiarare di attendersi risposta. In questo modo si limita l'interpretazione dell'azione dell'altro e la non risposta assume un significato chiaro.

Che secondo me c'è anche senza nessuna dichiarazione. Ma è un po' più complesso arrivarci emotivamente.
Ciao Ipa!

Sì, mi ricordo questo discorso. Te l'ho letto, qui sul forum, diverse volte.

Dicevo, per me chiedere è difficoltoso. Soprattutto è difficoltoso individuare e rispondere con tranquillità alla mia voglia di chiedere. Su quello, dicevo, mi piacerebbe capire un po' meglio. Vedere dove finiscono discrezione e amor di privatezza e inizia la paura dello sguardo dell'altro. Ma magari tempo al tempo.

Davanti al silenzio la questione è un po' differente. Quel che voglio dire è che ci sono casi in cui già il silenzio è qualificante, e il domandare (domandarsi) oltre è superfluo.
Che si può fare, eh. Si può domandare fino allo sfinimento, fino a togliersi anche l'ultima curiosità, anche se si ha già più o meno qualificato.
Ma se ho delle insicurezze (e le ho, sto cercando di spostarle ma qualche volta tornano dov'erano), nei confronti dello sguardo altrui, e queste insicurezze mi portano a sentirmi ferita oltre misura quando mi sento ignorata..
In poche parole, mi guardo (che in realtà è un guardarsi nel divenire), ma l'immagine è ondivaga. A volte ci si mette in mezzo del vecchio a renderla tremolante.
Sono in fase di coordinamento, dello sguardo mio e quello che mi mandano gli altri. E dello sguardo verso quello a cui mi piacerebbe tendere.

Ma, dicevamo, l'atteggiamento altrui nei miei confronti mi pesa, perchè mi vedo riflesso contro anche quello.
Posso parlarmi e dirmi che non è così, lo faccio. Ma è un discorso che, forse, ha bisogno di tempo per depositarsi. Se si deposita.
Se non fosse così la questione del domandare/non domandare neppure si porrebbe. O meglio. Sarebbe relativa solo alla mia voglia di avere informazioni in più o meno (sia che debbano essere risposte effettive, sia che debbano essere reazioni o non-reazioni).
Tuttavia, dato che le cose stanno così, non posso giocare a colpire da sola un punto traballante che ho. Anche se teoricamente non dovrebbe traballare per queste vie.
Quindi sto attenta e mi preservo. Ritraendomi, se è il caso. Facendo finta che le assenze non mi pesino, o vestendomi di una durezza nei confronti degli altri che non sempre ho.

E comunque, a volte ci provo, a volte cambio idea.. così. Faccio test.
Scrivere qui è una parte della cosa, mi serve a chiarire il quadro (che è confuso.. si nota da quante volte torno sull'argomento e quante parole uso per spiegare concetti che, forse, sono semplici)


Oh, mi sto anche esercitando coi "ti voglio bene" e "i mi manchi". Ora riesco a dirli ed è divertente :D:D
 
Ultima modifica:

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
Ciao Ipa!

Sì, mi ricordo questo discorso. Te l'ho letto, qui sul forum, diverse volte.

Dicevo, per me chiedere è difficoltoso. Soprattutto è difficoltoso individuare e rispondere con tranquillità alla mia voglia di chiedere. Su quello, dicevo, mi piacerebbe capire un po' meglio. Vedere dove finiscono discrezione e amor di privatezza e inizia la paura dello sguardo dell'altro. Ma magari tempo al tempo.

Davanti al silenzio la questione è un po' differente. Quel che voglio dire è che ci sono casi in cui già il silenzio è qualificante, e il domandare (domandarsi) oltre è superfluo.
Che si può fare, eh. Si può domandare fino allo sfinimento, fino a togliersi anche l'ultima curiosità, anche se si ha già più o meno qualificato.
Ma se ho delle insicurezze (e le ho, sto cercando di spostarle ma qualche volta tornano dov'erano), nei confronti dello sguardo altrui, e queste insicurezze mi portano a sentirmi ferita oltre misura quando mi sento ignorata..
In poche parole, mi guardo (che in realtà è un guardarsi nel divenire), ma l'immagine è ondivaga. A volte ci si mette in mezzo del vecchio a renderla tremolante.
Sono in fase di coordinamento, dello sguardo mio e quello che mi mandano gli altri. E dello sguardo verso quello a cui mi piacerebbe tendere.

Ma, dicevamo, l'atteggiamento altrui nei miei confronti mi pesa, perchè mi vedo riflesso contro anche quello.
Posso parlarmi e dirmi che non è così, lo faccio. Ma è un discorso che, forse, ha bisogno di tempo per depositarsi. Se si deposita.
Se non fosse così la questione del domandare/non domandare neppure si porrebbe. O meglio. Sarebbe relativa solo alla mia voglia di avere informazioni in più o meno (sia che debbano essere risposte effettive, sia che debbano essere reazioni o non-reazioni).
Tuttavia, dato che le cose stanno così, non posso giocare a colpire da sola un punto traballante che ho. Anche se teoricamente non dovrebbe traballare per queste vie.
Quindi sto attenta e mi preservo. Ritraendomi, se è il caso. Facendo finta che le assenze non mi pesino, o vestendomi di una durezza nei confronti degli altri che non sempre ho.

E comunque, a volte ci provo, a volte cambio idea.. così. Faccio test.
Scrivere qui è una parte della cosa, mi serve a chiarire il quadro (che è confuso.. si nota da quante volte torno sull'argomento e quante parole uso per spiegare concetti che, forse, sono semplici)


Oh, mi sto anche esercitando coi "ti voglio bene" e "i mi manchi". Ora riesco a dirli ed è divertente :D:D
:D:D

C'è un sacco di carne al fuoco in quello che scrivi...

Io pulirei, se fossi in te.

Nel chiedere l'altro non c'entra nulla. SE non come interlocutore ed attivatore di bisogni.

Ma, è questo secondo me è importante, se attiva è perchè qualcosa da attivare già c'era. Niente si crea dal nulla.
Quindi quei bisogni e quelle richieste sono mie.

E esplicitarle è una concessione che faccio innanzitutto a me stessa. L'altro, in questa fase , è una "passerella".
Senza per questo togliergli il valore che ha. Ma non è me.

Sono io che decido e concedo a me stessa.

L'altro fruisce.

Ecco. Credo che prima di tutto ci sia da appropriarsi dei propri bisogni. Manipolarli. Maneggiarli. Accettarli. Farli rientrare nell'immagine di sè, nel proprio sguardo. Soffrirli anche. Ma dicendosi la verità. Senza nasconderla. Esponendola prima di tutto a sè.

Lo sguardo dell'altro semmai può riconoscere. Qualcosa che io dono in vista.

Se riconosce è valore aggiunto. Se non riconosce...beh...che serve avere vicino qualcuno che non riconosce quando un bisogno fondamentale è proprio il riconoscimento?

E di nuovo, anche in questo caso, la protagonista sono io. L'altro non ha spazio di manovra in questo.

Come io non ho spazio di manovra nel suo di esporsi.

E' ognun per sè.

Il chiedere, per come la vedo io, discende da questa consapevolezza.

Ossia che lo sguardo dell'altro può accogliere e riconoscere. Ma non definire.

In questo senso si chiede solo ed esclusivamente per sè.

Ogni definizione, quelle che contano davvero, sono nel proprio sguardo.

Quello dell'altro conta pochissimo. Se non in termini di gratificazione. O punizione.
Ma anche questi due elementi sono propri. E si passa attraverso l'altro per confermarsi o disconfermarsi.

L'altro aspetto riguarda la distanza dall'altro. L'individuazione del sè.
Appropriarsi del proprio essere...che è la cosa più faticosa, concedersi a se stesse, debolezze comprese senza giudicarle. Ma accettandole come parte di un tutto.

Al netto di tutto questo pippone...credo che sia da fare con calma...e lasciar depositare.

La Pinkola, bellissimo libro, parlava di pulire ossa. E per farlo serve molta, molta calma.
 

Spot

utente in roaming.
:D:D

C'è un sacco di carne al fuoco in quello che scrivi...

Io pulirei, se fossi in te.

Nel chiedere l'altro non c'entra nulla. SE non come interlocutore ed attivatore di bisogni.

Ma, è questo secondo me è importante, se attiva è perchè qualcosa da attivare già c'era. Niente si crea dal nulla.
Quindi quei bisogni e quelle richieste sono mie.

E esplicitarle è una concessione che faccio innanzitutto a me stessa. L'altro, in questa fase , è una "passerella".
Senza per questo togliergli il valore che ha. Ma non è me.

Sono io che decido e concedo a me stessa.

L'altro fruisce.

Ecco. Credo che prima di tutto ci sia da appropriarsi dei propri bisogni. Manipolarli. Maneggiarli. Accettarli. Farli rientrare nell'immagine di sè, nel proprio sguardo. Soffrirli anche. Ma dicendosi la verità. Senza nasconderla. Esponendola prima di tutto a sè.

Lo sguardo dell'altro semmai può riconoscere. Qualcosa che io dono in vista.

Se riconosce è valore aggiunto. Se non riconosce...beh...che serve avere vicino qualcuno che non riconosce quando un bisogno fondamentale è proprio il riconoscimento?

E di nuovo, anche in questo caso, la protagonista sono io. L'altro non ha spazio di manovra in questo.

Come io non ho spazio di manovra nel suo di esporsi.

E' ognun per sè.

Il chiedere, per come la vedo io, discende da questa consapevolezza.

Ossia che lo sguardo dell'altro può accogliere e riconoscere. Ma non definire.

In questo senso si chiede solo ed esclusivamente per sè.

Ogni definizione, quelle che contano davvero, sono nel proprio sguardo.

Quello dell'altro conta pochissimo. Se non in termini di gratificazione. O punizione.
Ma anche questi due elementi sono propri. E si passa attraverso l'altro per confermarsi o disconfermarsi.

L'altro aspetto riguarda la distanza dall'altro. L'individuazione del sè.
Appropriarsi del proprio essere...che è la cosa più faticosa, concedersi a se stesse, debolezze comprese senza giudicarle. Ma accettandole come parte di un tutto.

Al netto di tutto questo pippone...credo che sia da fare con calma...e lasciar depositare.

La Pinkola, bellissimo libro, parlava di pulire ossa. E per farlo serve molta, molta calma.
Ma è quello il punto.

Per me lo sguardo degli altri conta. E mi destabilizza, che la mia comfort-zone sta da tutt'altra parte, nello sfuggire, anche fisicamente, allo sguardo.

E sono passata da una fuga vestita dal non-meritare a una fuga vestita dal non avere bisogno - di sguardo. O di compagnia, banalmente.

Anche il ritirarmi e non farmi vedere è spesso un gioco d'immagine - da dare a me e imporre agli altri -.
La privatezza e la solitudine si muovono tra l'esigenza di ritagliarmi una dimensione tranquilla per cercarmi all'imposizione di un rifiuto dell'altro - e me ne accorgo quando lo stare in disparte mi si carica di tensione -.
E cado nelle mie stesse etichette.. che poi mi vanno strette. Se ti racconti e ti proponi come qualcuno che rifiuta o è poco interessato alla compagnia altrui, che non vuole vicinanza, così il mondo ti catalogherà.

E' un gioco strano: a volte mi fa sentire molto forte, a volte mi fa navigare nell'inquietudine.

E qui rientra il chiedere e il mostrarsi... non riesco ad evitare che una risposta negativa mi cada troppo vicino all'amor proprio. Che la non corrispondenza (che so essere semplicemente non corrispondenza e non altro) vada a punzecchiare un vecchio senso d'inadeguatezza.


Probabilmente hai ragione, troppa carne al fuoco.
E secondo me anche troppa ansia e foga di controllare e leggere il mio agire, al mio solito. Quando invece potrei passarci attraverso.
Un buon primo passo potrebbe essere quello di lasciar andare la questione e vivere/sentire quello che arriva, da dentro e da fuori. Che se no inizio a concentrarmi sull'idea di viverla in maniera sbagliata e mi blocco, mi perdo ad alimentare fantasmi.

Pinkola.. Donne che corrono coi lupi?
 

banshee

The Queen
Sì stavamo parlando prima di silenzi tattici.
1. mmmh. Non tutti sono così intelligenti, credo. Non mi va di dire e non dico a me sembra un atteggiamento comune.
2. brutta cosa le tattiche. Se stai usando una tattica per colpirmi, meriteresti di essere sbattuto fuori a calci senza appello, ora e subito. E là davvero non sei degno nemmeno di mezza domanda. Con gli uomini soprattutto sto iniziando a funzionare così.

Sto divagando tantissimissimo, non ricordo nemmeno più il soggetto del thread :D
sei proprio mia sorella. oltre ad adoVaVti :)carneval: r moscia) ti quoto col sangue e con furore!
 

Horny

Utente di lunga data
Quattro del mattino, uccellini ci provano per un po'.
sono sveglia a fumare, di nuovo, alle cinque piove.
sul bucato.
stavo a guardarlo mentre dormiva e pensavo:
non mi ha mai amata.
poi lui
ha il sonno leggero.
Quando non mi trova nel letto si sveglia a cercarmi.
E lo accontento.
 

Skorpio

Utente di lunga data
Ma è quello il punto.

Per me lo sguardo degli altri conta. E mi destabilizza, che la mia comfort-zone sta da tutt'altra parte, nello sfuggire, anche fisicamente, allo sguardo.

E sono passata da una fuga vestita dal non-meritare a una fuga vestita dal non avere bisogno - di sguardo. O di compagnia, banalmente.

Anche il ritirarmi e non farmi vedere è spesso un gioco d'immagine - da dare a me e imporre agli altri -.
La privatezza e la solitudine si muovono tra l'esigenza di ritagliarmi una dimensione tranquilla per cercarmi all'imposizione di un rifiuto dell'altro - e me ne accorgo quando lo stare in disparte mi si carica di tensione -.
E cado nelle mie stesse etichette.. che poi mi vanno strette. Se ti racconti e ti proponi come qualcuno che rifiuta o è poco interessato alla compagnia altrui, che non vuole vicinanza, così il mondo ti catalogherà.

E' un gioco strano: a volte mi fa sentire molto forte, a volte mi fa navigare nell'inquietudine.

E qui rientra il chiedere e il mostrarsi... non riesco ad evitare che una risposta negativa mi cada troppo vicino all'amor proprio. Che la non corrispondenza (che so essere semplicemente non corrispondenza e non altro) vada a punzecchiare un vecchio senso d'inadeguatezza.


Probabilmente hai ragione, troppa carne al fuoco.
E secondo me anche troppa ansia e foga di controllare e leggere il mio agire, al mio solito. Quando invece potrei passarci attraverso.
Un buon primo passo potrebbe essere quello di lasciar andare la questione e vivere/sentire quello che arriva, da dentro e da fuori. Che se no inizio a concentrarmi sull'idea di viverla in maniera sbagliata e mi blocco, mi perdo ad alimentare fantasmi.

Pinkola.. Donne che corrono coi lupi?
Riesci a definire cosa prevede nei contenuti il tuo amor proprio, per venire "colpito" da una risposta negativa a un tuo chiedere esplicitamente un qualcosa a una terza persona?

E riguarda indistintamente ogni chiedere?

Da un chiedere un fazzoletto di carta x soffiarti il naso, a un chiedere una info di lavoro che non ricordi, a un chiedere un abbraccio che sentiresti di desiderare?

E se ci sono differenze, riesci a spartire quei chiedere pericolosi da quelli innocui?..
 

Spot

utente in roaming.
Riesci a definire cosa prevede nei contenuti il tuo amor proprio, per venire "colpito" da una risposta negativa a un tuo chiedere esplicitamente un qualcosa a una terza persona?

E riguarda indistintamente ogni chiedere?

Da un chiedere un fazzoletto di carta x soffiarti il naso, a un chiedere una info di lavoro che non ricordi, a un chiedere un abbraccio che sentiresti di desiderare?

E se ci sono differenze, riesci a spartire quei chiedere pericolosi da quelli innocui?..
Ma no. Solo le domande che riguardano un po' l'emotività :)
Tipo: sta sera ho bisogno di parlare, ci vediamo?
Cose così.
 

Skorpio

Utente di lunga data
...

Ma no. Solo le domande che riguardano un po' l'emotività :)
Tipo: sta sera ho bisogno di parlare, ci vediamo?
Cose così.
Capito...
E se io ti rispondessi: "stasera ho già un impegno, facciamo domani sera?"

Come immagini di reagire?...

Io al tuo posto mi maledirei per aver fatto quella richiesta, e direi "ti faccio eventualmente sapere, grazie.." e poi non mi farei più vivo... :)
 

Spot

utente in roaming.
Capito...
E se io ti rispondessi: "stasera ho già un impegno, facciamo domani sera?"

Come immagini di reagire?...

Io al tuo posto mi maledirei per aver fatto quella richiesta, e direi "ti faccio eventualmente sapere, grazie.." e poi non mi farei più vivo... :)
Mh.. spegnerei tutti i telefoni e mi rintanerei sotto un tavolo :rotfl:

Non so :)
Non sono così schematica. Ci rimarrei male, probabilmente. E dopo un po' cercherei di ragionare sulla risposta.
Ma altrettanto probabilmente non proporrei più la cosa.
 

Skorpio

Utente di lunga data
...

Mh.. spegnerei tutti i telefoni e mi rintanerei sotto un tavolo :rotfl:

Non so :)
Non sono così schematica. Ci rimarrei male, probabilmente. E dopo un po' cercherei di ragionare sulla risposta.
Ma altrettanto probabilmente non proporrei più la cosa.
Eh già.... :)

Sapere che le MIE confidenze altro non sono che il TUO impegno per domani sera, mi farebbe assolutamente crollare tutto.....

Siamo fatti male, Spot.... :( mi sa... :)
 

Nocciola

Super Moderatore
Staff Forum
Capito...
E se io ti rispondessi: "stasera ho già un impegno, facciamo domani sera?"

Come immagini di reagire?...

Io al tuo posto mi maledirei per aver fatto quella richiesta, e direi "ti faccio eventualmente sapere, grazie.." e poi non mi farei più vivo... :)
Dipende da che rapporto c'è tra me e te
Se il mio migliore amico mi rispondesse così saprei che è davvero impossibile per lui disdire quell'impegno perchè so che per me c'è sempre e io per lui, quindi non mi pentirei di averglielo chiesto e aspetterei la sera seguente
Diverso se conosco meno la persona ma a quel punto forse manco glielo chiederei
 

Skorpio

Utente di lunga data
...

Dipende da che rapporto c'è tra me e te
Se il mio migliore amico mi rispondesse così saprei che è davvero impossibile per lui disdire quell'impegno perchè so che per me c'è sempre e io per lui, quindi non mi pentirei di averglielo chiesto e aspetterei la sera seguente
Diverso se conosco meno la persona ma a quel punto forse manco glielo chiederei
Allora... E ovviamente parlo per me

Se te lo chiedo, vuol dire che quei filtri che dici sopra (grande amico, futuro amico, possibile partner o che so io) io li ho già fatti

E ho una aspettativa di "accoglienza"

Se la risposta fosse "esattamente" quella che ho scritto sopra, io personalmente non mi sentirei "accolto"

Al di là dell impedimento che può esserci, ma il modo di rispondere non andrebbe bene per me

E mi maledirei perché ho "filtrato male" prima di chiedere..
 

Nocciola

Super Moderatore
Staff Forum
Allora... E ovviamente parlo per me

Se te lo chiedo, vuol dire che quei filtri che dici sopra (grande amico, futuro amico, possibile partner o che so io) io li ho già fatti

E ho una aspettativa di "accoglienza"

Se la risposta fosse "esattamente" quella che ho scritto sopra, io personalmente non mi sentirei "accolto"

Al di là dell impedimento che può esserci, ma il modo di rispondere non andrebbe bene per me

E mi maledirei perché ho "filtrato male" prima di chiedere..
Qui finisce come nell'altro 3d:D
Il problema è il significato che diamo all'impegno
Io non mi sento mai un impegno per lui ne lui per me ma accetto che ci sono cose (pochissime e rarissime) che debbano per forza arrivare prima per entrambi
 

Nicka

Capra Espiatrice
Mh.. spegnerei tutti i telefoni e mi rintanerei sotto un tavolo :rotfl:

Non so :)
Non sono così schematica. Ci rimarrei male, probabilmente. E dopo un po' cercherei di ragionare sulla risposta.
Ma altrettanto probabilmente non proporrei più la cosa.
Io invece penserei che è una persona che rispetta gli impegni presi, guarda un po'...:)
Del resto non mi dice di no, mi chiede se è possibile fare il giorno seguente.
Se quell'impegno del giorno stesso lo avesse preso con me e mi mandasse affanculo perchè da un'altra parte viene richiesto penserei che manca di rispetto nei miei confronti...
A volte basta solo guardare le cose da una prospettiva diversa.
 

Skorpio

Utente di lunga data
...

Io invece penserei che è una persona che rispetta gli impegni presi, guarda un po'...:)
Del resto non mi dice di no, mi chiede se è possibile fare il giorno seguente.
Se quell'impegno del giorno stesso lo avesse preso con me e mi mandasse affanculo perchè da un'altra parte viene richiesto penserei che manca di rispetto nei miei confronti...
A volte basta solo guardare le cose da una prospettiva diversa.
"Stasera mi è impossibile... E non sai quanto mi fa piacere ascoltati e parlare con te... Domani sera...?"

Cosi mi sentirei accolto.. :)
 

Nocciola

Super Moderatore
Staff Forum
"Stasera mi è impossibile... E non sai quanto mi fa piacere ascoltati e parlare con te... Domani sera...?"

Cosi mi sentirei accolto.. :)
Ora mi è chiaro
Ne facevi una questioni di termini
 
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