Verità per verità

feather

Utente tardo
Ma essere presenti a se stessi può essere un rischio, quando ormai intorno a te hai generato un certo tipo di dinamiche...
Non sono sicuro che essere presenti a se stessi sia una necessità, e in questo caso potrebbe diventare addirittura un lusso, insostenibile dallo stesso "se stessi" infine ritrovato
se ho capito quello che intendi, e non ne sono certa..dubito...

Non vedo rischi nell'essere presenti a se stessi. Ne vedo molti di più nel non esserlo. Specialmente se infognati in determinate dinamiche. E specialmente se ci sono figli di mezzo.
Io credo che Skorpio intenda dire che quando apri certe porte poi non le puoi più richiudere e che maggiore consapevolezza potrebbe anche renderle questa situazione ancora più intollerabile di quanto già non sia.
Ho capito giusto?
 

Skorpio

Utente di lunga data
...

Diciamo che questo è un discorso un po articolato, che per farlo bene andrebbe scomposto e ricomposto, e qui e adesso sarebbe troppo complesso fare.
Penso che esser totalmente presenti a se stessi ha un senso per me nella misura in cui uno sta male, nella misura in cui uno non si farà scrupoli a star bene, nella misura in cui uno disporrà di tutti i mezzi non solo emotivi ma anche morali e economici per star bene.
E come dice IPA, che peraltro ben sa che amo confrontarmi con lei, in tutto questo gli altri centrano niente, ma secondo me nella misura in cui non sono di alcun ostacolo a questo processo che ho descritto.
Il rischio è inforcare un loro entrarci, e un entrarci sostanziale, non marginale.
A quel punto, evitando considerazioni moralistiche, e lasciando comunque da parte eventuali potenzialita economiche, o comunque legate alla sfera dell affermazione lavorativo professionale, ci vuole il cosiddetto pelo sullo stomaco per andare comunque avanti, perché il percorso abbia un senso..
Perché aver finalmente raggiunto il "se stessi" sia una partenza, e non la vittoria di un bizzarro torneo tra noi e noi.

E se uno si guarda solo a quel punto lo stomaco e quel pelo per caso non ce lo ha, sono cazzi duri e acidi..
Secondo me..
 
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ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
Diciamo che questo è un discorso un po articolato, che per farlo bene andrebbe scomposto e ricomposto, e qui e adesso sarebbe troppo complesso fare.
Penso che esser totalmente presenti a se stessi ha un senso per me nella misura in cui uno sta male, nella misura in cui uno non si farà scrupoli a star bene, nella misura in cui uno disporrà di tutti i mezzi non solo emotivi ma anche morali e economici per star bene.
E come dice IPA, che peraltro ben sa che amo confrontarmi con lei, in tutto questo gli altri centrano niente, ma secondo me nella misura in cui non sono di alcun ostacolo a questo processo che ho descritto.
Il rischio è inforcare un loro entrarci, e un entrarci sostanziale, non marginale.
A quel punto, evitando considerazioni moralistiche, e lasciando comunque da parte eventuali potenzialita economiche, o comunque legate alla sfera dell affermazione lavorativo professionale, ci vuole il cosiddetto pelo sullo stomaco per andare comunque avanti, perché il percorso abbia un senso..
Perché aver finalmente raggiunto il "se stessi" sia una partenza, e non la vittoria di un bizzarro torneo tra noi e noi.

E se uno si guarda solo a quel punto lo stomaco e quel pelo per caso non ce lo ha, sono cazzi duri e acidi..
Secondo me..
...troppo presto per ragionare bene...mi viene solo in mente che cercare un senso conosciuto in un percorso sconosciuto è complicarsi, e di molto, il percorso stesso...

buongiorno.
 

Skorpio

Utente di lunga data
...troppo presto per ragionare bene...mi viene solo in mente che cercare un senso conosciuto in un percorso sconosciuto è complicarsi, e di molto, il percorso stesso...

buongiorno.
Buongiorno! :)
 

Skorpio

Utente di lunga data
...

Diciamo che quando intraprendere questo percorso potrebbe implicare la possibilità di rovesciare completamente la propria vita e quella di chi si ha vicino, unito alla certezza di svuotare completamente il proprio portafoglio da uno psicologo, sarebbe igienico aver ben chiaro il senso di quel percorso, e sarebbe ulteriormente igienico contarsi meticolosamente i peli sul proprio stomaco, prima di partire :)
 

Foglia

utente viva e vegeta
Come ti hanno già detto, non si può ragionare con i "se".

Se al contesto di Foglia mettessi una professione appagante con un reddito interessante, e togliessi il bambino piccolo, sono certo che sarebbe sufficiente per aprirle certe strade di possibile sviluppo che oggi vede chiuse...
Però parto proprio da quello che dici per riflettere in parte su quello che mi hanno detto gli altri. Almeno per come l'ho capito.

Il futuro non è come il passato, ossia lo è, ma solo nella misura in cui vedo mio marito relazionarsi con me.

Mi spiego: un tempo, quando avevo un lavoro e non avevo un figlio, le prevaricazioni c'erano. ma erano... non so come dire.... rapportate alla mia condizione. Sopportavo, ma un po' meno. Quasi che mi tenesse sempre ad un passo dal limite. Quasi che fosse cosciente che ad andare oltre il limite del momento avrebbe corso il rischio che lo avrei lasciato.

Questo meccanismo si è parzialmente sopito a seguito della mia malattia del 2011. Ma neppure troppo. Si era resop conto che allo psichiatra non avevo colpevolmente fatto parola della situazione. Sicché... i medicinali fecero la loro parte, e il resto rimase sepolto per un po' di tempo sotto le ceneri.

Oggi, mutate le mie condizioni, è come se lui avesse capito che è mutato il mio limite. E di qui che - non più tardi di oggi - sto "cazziata e in castigo" per avergli detto di spostare una giacca dal letto.

Spero di essermi spiegata.... E... lo so che mi avete detto di iniziare a pensare a me, e non a lui.

E' difficile comunque tradurre questo pensiero al positivo. Certo: se trovassi un lavoro sposterei la soglia più in là.
 
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Foglia

utente viva e vegeta
che lavoro fai?
Faccio parte della schiera dei nuovi poveri liberi professionisti: avvocato :)

Fino al 2010 ho collaborato in uno studio importante. Guadagnavo gran bene, davvero.
Non so cosa mi prese ad andarmene e mettermi in proprio. per giunta in affitto nello studio di mio marito. Pagavo mille euri al mese circa (tra spese ed affitto della stanza). Una tariffa più che adeguata al mercato, a lui ed al suo socio. Mentre al lavoro che mi passavano (ove pagato) ho applicato onorari risibili.

Capisci che intelligente che sono stata? :up: E non do la colpa di ciò al marito, sia ben chiaro.

Non mi aveva puntato una pistola alla tempia per farmi spostare da dove ero. Pure se spesso si lamentava per il fatto che rincasassi dopo di lui.
 

Skorpio

Utente di lunga data
Come ti hanno già detto, non si può ragionare con i "se".



Però parto proprio da quello che dici per riflettere in parte su quello che mi hanno detto gli altri. Almeno per come l'ho capito.

Il futuro non è come il passato, ossia lo è, ma solo nella misura in cui vedo mio marito relazionarsi con me.

Mi spiego: un tempo, quando avevo un lavoro e non avevo un figlio, le prevaricazioni c'erano. ma erano... non so come dire.... rapportate alla mia condizione. Sopportavo, ma un po' meno. Quasi che mi tenesse sempre ad un passo dal limite. Quasi che fosse cosciente che ad andare oltre il limite del momento avrebbe corso il rischio che lo avrei lasciato.

Questo meccanismo si è parzialmente sopito a seguito della mia malattia del 2011. Ma neppure troppo. Si era resop conto che allo psichiatra non avevo colpevolmente fatto parola della situazione. Sicché... i medicinali fecero la loro parte, e il resto rimase sepolto per un po' di tempo sotto le ceneri.

Oggi, mutate le mie condizioni, è come se lui avesse capito che è mutato il mio limite. E di qui che - non più tardi di oggi - sto "cazziata e in castigo" per avergli detto di spostare una giacca dal letto.

Spero di essermi spiegata.... E... lo so che mi avete detto di iniziare a pensare a me, e non a lui.

E' difficile comunque tradurre questo pensiero al positivo. Certo: se trovassi un lavoro sposterei la soglia più in là.
Preciso che quanto ti è stato detto dagli altri lo condivido appieno.
È la sua applicazione pratica che non mi convince, la vedo intrisa di rischi e realtà che non sono sicuro saresti in grado di fronteggiare..

A testimonianza di ciò le tue colpevoli omissioni alla psichiatra..
Ma il punto è quello detto dagli altri, e la realtà la sua traduzione pratica.

Alla psichiatra hai taciuto perché non lo hai scelto te di andarci in completa autonomia, e conscia di voler intraprendere un percorso diverso..
 

Foglia

utente viva e vegeta
Preciso che quanto ti è stato detto dagli altri lo condivido appieno.
È la sua applicazione pratica che non mi convince, la vedo intrisa di rischi e realtà che non sono sicuro saresti in grado di fronteggiare..

A testimonianza di ciò le tue colpevoli omissioni alla psichiatra..
Ma il punto è quello detto dagli altri, e la realtà la sua traduzione pratica.

Alla psichiatra hai taciuto perché non lo hai scelto te di andarci in completa autonomia, e conscia di voler intraprendere un percorso diverso..
Inizialmente non fu certo una decisione autonoma. Ma la fase psicotica durò relativamente poco. In fase depressiva vi andai in autonomia. sai che c'è però? E' che quando sei da sola e non hai nessuno che ti sta vicino... chi ti sta vicino? La causa? O una concausa, almeno? Ecco... con la causa o la concausa appresso non è facile non sentirsi soggiogati. Quando hai quei mali addosso, non hai neanche volontà. E quella poca che recuperi.... non riesci ad impiegarla a scappare. Non è che non riesci, comunque: IO NON SONO RIUSCITA.
 

Skorpio

Utente di lunga data
...

Se il problema ha i suoi sintomi nel suo comportamento, se per prima cosa vuoi sapere di lui, beh.. Devi guardare oltre la giacca spostata....
E ci vuole coraggio, perché si possono sentire cose brutte, ma se sei decisa va fatto..
Per cui, quando ti cazziabper la giacca spostata, semplicemente dirgli: Paolo (dico un nome a caso), qual è il problema?...
Non potrà aggrapparsi più di tanto alla giacca.. E potrebbe parlare, magari più calmo, o tacere.. Non so...

Ma se hai bisogno di "misurarti" dentro di lui, sstanarlo è semplice, oggi c'è la giacca, stasera le scarpe...
Paolo, qual'è il problema?....

O smette di lamentarsi su queste cose, o parlerà....
Ma... A tuo rischio e pericolo .. ( e lo sai)
 
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perplesso

Administrator
Staff Forum
Faccio parte della schiera dei nuovi poveri liberi professionisti: avvocato :)

Fino al 2010 ho collaborato in uno studio importante. Guadagnavo gran bene, davvero.
Non so cosa mi prese ad andarmene e mettermi in proprio. per giunta in affitto nello studio di mio marito. Pagavo mille euri al mese circa (tra spese ed affitto della stanza). Una tariffa più che adeguata al mercato, a lui ed al suo socio. Mentre al lavoro che mi passavano (ove pagato) ho applicato onorari risibili.

Capisci che intelligente che sono stata? :up: E non do la colpa di ciò al marito, sia ben chiaro.

Non mi aveva puntato una pistola alla tempia per farmi spostare da dove ero. Pure se spesso si lamentava per il fatto che rincasassi dopo di lui.
vabbeh conoscendo abbastanza bene l'ambiente da te descritto, in effetti la voglia di darti un affettuoso calcio nel sedere per la tua avventatezza mi viene.

immagino che adesso provare a tornare in quello studio da cui te ne andasti sia improponibile. mi sa che l'unica sia (se hai conservato qualche contatto col tribunale e colleghi vari) è chiedere in giro se qualcuno ha bisogno di una mano.

tanto per rientrare nel giro, poi da cosa nasce cosa, si suol dire.
 
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