oro.blu
Never enough
Parto da questa riflessione, che naturalmente è basata sulla mia esperienza, ma le forme della paura e i modi di affrontarla sono diversi. Voi le vostre "paure" come le affrontate?
Io vivo in una casa grandissima, abbastanza isolata, tra una casa e l'altra ci sono campi ed i vicini si fanno i cavoli loro.
Ho trovato tanta chiusura in questo paesino, ma probabilmente è così in ogni dove, la gente non si immischia.
Siamo venuti ad abitare qui un anno dopo il matrimonio, prima si abitava in "città", quelli di Roma, Milano, Firenze ecc mi passino il termine
, in un appartamentino con la vicina nonnina di fronte che aspettava dietro la porta di casa che io uscissi, per uscire anche lei a scambiare quattro chiacchiere. Che mi chiedeva della salute di mia figlia e che mi diceva: " ho visto che sei sola, tuo marito dov'è? Non hai paura tu e la bambina da sole?"... ed io mi chiedevo cosa c'era da avere paura, avevo la mia casa e sotto e sopra c'era sempre gente.... Appunto lì c'era sempre gente....
Ma una volta trasferita, in questa casa immensa, isolata, quando lui non c'era,la paura di notte si facevano strada, avvallata dagli scricchiolii, dal rumore del vento, da un cane che ululava in lontananza....
E mi ricordo quanto spesso ci lasciava soli. Si certo per lavoro, ma eravamo comunque soli.
Non quella paura che ti fa tremare le gambe e ti fa piangere, una paura sottile che non senti come tale ma è presente.
Allora, come oggi, il sonno sparisce ed è facile arrivare alle due tre di mattina incollati al tv, magari alla fine addormentarsi lì, con la luce accesa, come se la luce ti proteggesse dagli intrusi. I primi tempi dormivo con una spranga di ferro sotto il letto. Non l'ho mai detto a mio marito, ne a mia madre che ogni tanto mi chiedeva come facevo a rimanere tanto da sola con dei bambini piccoli in una casa tanto isolata. NON HO PAURA. Ma alla fine l'avevo e ce l'ho.
Il fatto è che ci si abitua, che altra soluzione ho od avevo? Ci si abitua a convivere, magari negando. Ci si affida al fato, alla buona sorte, alla speranza che non succeda niente.
Io vivo in una casa grandissima, abbastanza isolata, tra una casa e l'altra ci sono campi ed i vicini si fanno i cavoli loro.
Ho trovato tanta chiusura in questo paesino, ma probabilmente è così in ogni dove, la gente non si immischia.
Siamo venuti ad abitare qui un anno dopo il matrimonio, prima si abitava in "città", quelli di Roma, Milano, Firenze ecc mi passino il termine
Ma una volta trasferita, in questa casa immensa, isolata, quando lui non c'era,la paura di notte si facevano strada, avvallata dagli scricchiolii, dal rumore del vento, da un cane che ululava in lontananza....
E mi ricordo quanto spesso ci lasciava soli. Si certo per lavoro, ma eravamo comunque soli.
Non quella paura che ti fa tremare le gambe e ti fa piangere, una paura sottile che non senti come tale ma è presente.
Allora, come oggi, il sonno sparisce ed è facile arrivare alle due tre di mattina incollati al tv, magari alla fine addormentarsi lì, con la luce accesa, come se la luce ti proteggesse dagli intrusi. I primi tempi dormivo con una spranga di ferro sotto il letto. Non l'ho mai detto a mio marito, ne a mia madre che ogni tanto mi chiedeva come facevo a rimanere tanto da sola con dei bambini piccoli in una casa tanto isolata. NON HO PAURA. Ma alla fine l'avevo e ce l'ho.
Il fatto è che ci si abitua, che altra soluzione ho od avevo? Ci si abitua a convivere, magari negando. Ci si affida al fato, alla buona sorte, alla speranza che non succeda niente.