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Irrisoluto

Utente di lunga data
Come no, non fa una piega. Come ti giri te la ritrovi attaccata al diversamente in tiro. E qui che abbia un qualche bozzo sulla sfera della sessualità si era capito. Eppero pensa sempre a te. Deve essere una gran soddisfazione. Ma andare a fondo su una eventuale sindrome da abbandono pare brutto?
Esatto, lei è persino perfettamente cosciente di soffrire della sindrome da abbandono, legando questo problema a un preciso trauma infantile.
E' così che interpreta le sue precedenti titubanze con i suoi ex...Naturalemente, sostiene che invece con me non c'entra, che invece è perché mi ama che non riesce neanche a immaginare la sua vita senza di me...
Lo so, lo so che dall'esterno è chiaro che anche con me vale quello che è valso con i precedenti...
 

spleen

utente ?
Ma tu, Irresoluto, come ti vedi che so, tra cinque anni o dieci? Non intendo economicamente, intendo con Lei.
Mettiamo pure che la tua situazione economica si risolva. O anche no, non è questo il punto.
Cosa ricorderai, cosa ti resterà di questo periodo?
Te lo chiedi mai?
 
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Sbriciolata

Escluso
Esatto, lei è persino perfettamente cosciente di soffrire della sindrome da abbandono, legando questo problema a un preciso trauma infantile.
E' così che interpreta le sue precedenti titubanze con i suoi ex...Naturalemente, sostiene che invece con me non c'entra, che invece è perché mi ama che non riesce neanche a immaginare la sua vita senza di me...
Lo so, lo so che dall'esterno è chiaro che anche con me vale quello che è valso con i precedenti...
io parlavo della TUA sindrome da abbandono. Lei mi pare abbia più la sindrome della crocerossina.
 

Eratò

Utente di lunga data
Ma tu, Irresoluto, come ti vedi che so, tra cinque anni o dieci? Non intendo economicamente, intendo con Lei.
Mettiamo pure che la tua situazione economica si risolva. O anche no, non è questo il punto.
Cosa ricorderai, cosa ti resterà di questo periodo?
Te lo chiedi mai?
A parte....Se rimane e se la sposa(!) riuscirebbe a gestirla?
 

Adinur

Escluso
Sindrome da abbandono

Esatto, lei è persino perfettamente cosciente di soffrire della sindrome da abbandono, legando questo problema a un preciso trauma infantile.
E' così che interpreta le sue precedenti titubanze con i suoi ex...Naturalemente, sostiene che invece con me non c'entra, che invece è perché mi ama che non riesce neanche a immaginare la sua vita senza di me...
Lo so, lo so che dall'esterno è chiaro che anche con me vale quello che è valso con i precedenti...
Buongiorno dear friend, penso che sia difficile parlare di sindrome da abbandono o problemi nella sessualità legati ai traumi infantili. Sono argomenti che esulano dalle competenze comuni, e forse di molti qui nel forum, e sono più adatte ad un'analisi psicologica effettuata da un professionista.

Sinceramente nel tuo caso potrebbe essere anche vero, la tua HGF ha questi disturbi, ma questo non deve fornire una valida giustificazione o spiegazione per un tradimento, spesso ripetuto (magari può anche esserlo, ma deve essere diagnosticato da un professionista).

Lasciando per un attimo stare le complesse spiegazioni psicologiche del fenomeno (sono ignorante in materia) penso che tu debba concentrarti maggiormente su quelli che sono gli aspetti pratici della situazione e fare qualcosa di pratico per vivere al meglio questa fase di transizione (farti una corsetta, iniziare un nuovo sport, un corso di teatro, etc...) piuttosto che concentrarti sulle motivazioni profonde della sua infanzia.

Se proprio stai male e non riesci a vivere la tua quotidianità ti consiglio di affrontare un percorso psicoterapeutico (non ci crederai ma io non l'ho mai fatto) e affrontare lì i tuoi problemi.

Questo però ha ben poco a che vedere con il tradimento in sè. Il tradimento è una scienza a parte. E' come la chimica moderna, la quale ad un certo punto si è staccata dall'alchimia.

Io parlerei con lei e cercherei di capire maggiormente la natura delle sue emozioni, facendole le giuste domande.
Quali possono essere?

Prova a chiederle che emozioni ha provato lunedì scorso stando con lui, se si è sentita solo vogliosa di fare sesso o voleva farlo per sentirsi anche amata. Chiedile se le piacerebbe che per un mesetto non vi vedeste, per vedere cosa riesce a costruire con il SL. Chiedile cosa provava nel fare l'amore con lui in tua presenza, sapendo che tu potevi soffrirne. Chiedile se durante i vostri rapporti pensa ci sia lui al posto tuo. Chiedile come lui la bacia e se le sue carezze sono diverse dalle tue.

Sono domande pesanti, macigni, ma poichè hai deciso di vivere interamente la fase di transizione hai quasi il dovere di fare ;)
 

Irrisoluto

Utente di lunga data
Ma tu, Irresoluto, come ti vedi che so, tra cinque anni o dieci? Non intendo economicamente, intendo con Lei.
Mettiamo pure che la tua situazione economica si risolva. O anche no, non è questo il punto.
Cosa ricorderai, cosa ti resterà di questo periodo?
Te lo chiedi mai?
A parte....Se rimane e se la sposa(!) riuscirebbe a gestirla?
Certo che me lo chiedo...
Lei non è solo come l'ho descritta, non è solo il suo comportamento attuale.
Per 6 anni non è successo nulla di tutto questo!
Certo uno strappo c'è stato...e il rapporto non potrà essere mai più un rapporto "normale"...
Ma c'è anche da dire che io non mi ci vedrei in un rapporto normale, e non perché sono più figo, ma perché sono io per primo a non essere normale.
Quindi sì, mi ci vedo con lei tutta la vita.
Ma di certo non sarei felice...
E' come se fosse fatta per me, ma non per darmi serenità...e io credo che la serenità sia necessaria per essere felici...
 

Irrisoluto

Utente di lunga data
io parlavo della TUA sindrome da abbandono. Lei mi pare abbia più la sindrome della crocerossina.
Io mi chiedo (e magari aprirò una discussione su questo punto) da dove derivi questa tendenza ad etichettare come disturbi di vario genere le pulsioni amorose.
Cosa vi fa stabilire che una sofferenza è d'amore, e l'altra è da sindrome da abbandono?
Se io soffro come un cane a pensarmi senza di lei, cosa vi fa dire che è una patologia e non la NATURALE manifestazione di un sentimento normalissimo come l'amore?
Oppure forse - ed è questa secondo me la verità - chi pensa così è intimamente convinto che l'amore non esiste e che quindi è impossibile stare male per amore... oppure che l'amore esiste solo quando è reciproco...

Cosa ti fa pensare che lei abbia sindrome da crocerossina? Il fatto che il suo amante abbia problemi di erezione? Beh, ti assicuro che non è per curarlo che lo accetta, ne è molto infastidita. E nei rapporti dà tanto, certo, ma tende a voler essere curata piuttosto che curare...
 

Eratò

Utente di lunga data
Certo che me lo chiedo...
Lei non è solo come l'ho descritta, non è solo il suo comportamento attuale.
Per 6 anni non è successo nulla di tutto questo!
Certo uno strappo c'è stato...e il rapporto non potrà essere mai più un rapporto "normale"...
Ma c'è anche da dire che io non mi ci vedrei in un rapporto normale, e non perché sono più figo, ma perché sono io per primo a non essere normale.
Quindi sì, mi ci vedo con lei tutta la vita.
Ma di certo non sarei felice...
E' come se fosse fatta per me, ma non per darmi serenità...e io credo che la serenità sia necessaria per essere felici...
Prenderesti un grande rischio lo sai?E saresti disposto a vivere la tua vita in queste condizioni giocandoti la serenità?
 

Irrisoluto

Utente di lunga data
Buongiorno dear friend, penso che sia difficile parlare di sindrome da abbandono o problemi nella sessualità legati ai traumi infantili. Sono argomenti che esulano dalle competenze comuni, e forse di molti qui nel forum, e sono più adatte ad un'analisi psicologica effettuata da un professionista.

Sinceramente nel tuo caso potrebbe essere anche vero, la tua HGF ha questi disturbi, ma questo non deve fornire una valida giustificazione o spiegazione per un tradimento, spesso ripetuto (magari può anche esserlo, ma deve essere diagnosticato da un professionista).

Lasciando per un attimo stare le complesse spiegazioni psicologiche del fenomeno (sono ignorante in materia) penso che tu debba concentrarti maggiormente su quelli che sono gli aspetti pratici della situazione e fare qualcosa di pratico per vivere al meglio questa fase di transizione (farti una corsetta, iniziare un nuovo sport, un corso di teatro, etc...) piuttosto che concentrarti sulle motivazioni profonde della sua infanzia.

Se proprio stai male e non riesci a vivere la tua quotidianità ti consiglio di affrontare un percorso psicoterapeutico (non ci crederai ma io non l'ho mai fatto) e affrontare lì i tuoi problemi.

Questo però ha ben poco a che vedere con il tradimento in sè. Il tradimento è una scienza a parte. E' come la chimica moderna, la quale ad un certo punto si è staccata dall'alchimia.

Io parlerei con lei e cercherei di capire maggiormente la natura delle sue emozioni, facendole le giuste domande.
Quali possono essere?

Prova a chiederle che emozioni ha provato lunedì scorso stando con lui, se si è sentita solo vogliosa di fare sesso o voleva farlo per sentirsi anche amata. Chiedile se le piacerebbe che per un mesetto non vi vedeste, per vedere cosa riesce a costruire con il SL. Chiedile cosa provava nel fare l'amore con lui in tua presenza, sapendo che tu potevi soffrirne. Chiedile se durante i vostri rapporti pensa ci sia lui al posto tuo. Chiedile come lui la bacia e se le sue carezze sono diverse dalle tue.

Sono domande pesanti, macigni, ma poichè hai deciso di vivere interamente la fase di transizione hai quasi il dovere di fare ;)
Sulla psicologia vedi la mia risposta qui sopra...
per quanto riguarda le domande....ma non c'è bisogno che io gliele ponga, ne parliamo quotidianamente!
lei dice di non provare alcun sentimento nei suoi confronti, se non di generico affetto...
e ovviamente nega di pensare a lui mentre è con me...anzi, dice di pensare a me mentre è con lui, dice che la eccita l'idea che io possa stare immaginando quello che fanno
e che nel triangolo di quei maledetti giorni, non pensava granchè, era preoccupata per le mie eventuali reazioni e al contempo molto eccitata nel sentirsi così desiderata...
 

Sbriciolata

Escluso
Io mi chiedo (e magari aprirò una discussione su questo punto) da dove derivi questa tendenza ad etichettare come disturbi di vario genere le pulsioni amorose.
Cosa vi fa stabilire che una sofferenza è d'amore, e l'altra è da sindrome da abbandono?
Se io soffro come un cane a pensarmi senza di lei, cosa vi fa dire che è una patologia e non la NATURALE manifestazione di un sentimento normalissimo come l'amore?
Oppure forse - ed è questa secondo me la verità - chi pensa così è intimamente convinto che l'amore non esiste e che quindi è impossibile stare male per amore... oppure che l'amore esiste solo quando è reciproco...

Cosa ti fa pensare che lei abbia sindrome da crocerossina? Il fatto che il suo amante abbia problemi di erezione? Beh, ti assicuro che non è per curarlo che lo accetta, ne è molto infastidita. E nei rapporti dà tanto, certo, ma tende a voler essere curata piuttosto che curare...
Macchè patologia.Tutti soffriamo. La sofferenza è una costante della vita, ne fa parte, è indispensabile. Senza sofferenza non sopravviveremmo. Ma tu hai paura di restare solo, sebbene lei ti abbia più volte girato le spalle. Tu preferisci restare con lei MENTRE ti fa soffrire piuttosto che rinunciare alla sua presenza. Prescindendo dalla sofferenza che ti causa. Questo significa che hai una debolezza, non una patologia. Questo indica che hai paura che lei ti abbandoni, non che non ti ami.
 

Irrisoluto

Utente di lunga data
Macchè patologia.Tutti soffriamo. La sofferenza è una costante della vita, ne fa parte, è indispensabile. Senza sofferenza non sopravviveremmo. Ma tu hai paura di restare solo, sebbene lei ti abbia più volte girato le spalle. Tu preferisci restare con lei MENTRE ti fa soffrire piuttosto che rinunciare alla sua presenza. Prescindendo dalla sofferenza che ti causa. Questo significa che hai una debolezza, non una patologia. Questo indica che hai paura che lei ti abbandoni, non che non ti ami.
Ma è proprio questo il punto: io NON ho paura che mi abbandoni, perché sento che non lo farebbe mai...non mi ha mai girato veramente le spalle, anche in quei giorni in cui sembrava non capisse più nulla e siamo finiti a letto in tre. Se io mi fossi rifiutato, non l'avrei persa. Ho accettato non per non perderla, ma perché non sopporto l'idea di sfruttare il mio potere su di lei per condizionare le sue scelte. Deve fare quello che le va, questo è fondamentale per me ed è per questo che soffro. Perché il mio problema è proprio il timore che non mi ami...
 

Sbriciolata

Escluso
Ma è proprio questo il punto: io NON ho paura che mi abbandoni, perché sento che non lo farebbe mai...non mi ha mai girato veramente le spalle, anche in quei giorni in cui sembrava non capisse più nulla e siamo finiti a letto in tre. Se io mi fossi rifiutato, non l'avrei persa. Ho accettato non per non perderla, ma perché non sopporto l'idea di sfruttare il mio potere su di lei per condizionare le sue scelte. Deve fare quello che le va, questo è fondamentale per me ed è per questo che soffro. Perché il mio problema è proprio il timore che non mi ami...
giove pluvio. Ma ovvio che non sarà lei ad andarsene, non ora, non in queste condizioni perlomeno.
Ma sei tu che stai male e dovresti lasciarla e non ce la fai. NON CE LA FAI. Stai lì e te la tieni stretta manco t'avesse regalato tutta la felicità del mondo invece di questa palude stigia in cui ti stai dibattendo.
Lei deve fare quello che le va e tu? ma tu, non ti devi dar conto di come stai spatasciando il tuo tempo stando appresso a una che è lesiva per sè e per gli altri? Che va cercando di farsi trombare altrove ma poi quando la sgami fa le scene di disperazione, senza un minimo di coscienza, di rispetto di sè e di sincerità?
Ma tu, hai sette vite come i gatti o te ne hanno data una sola come al resto dell'umanità?
 

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
Certo, la psicologia ha espresso questi meccanismi in tutte le salse, ma il problema rimane: come distinguere un comportamento semplicemente adattativo, quindi esposto al rischio di farti vivere a bassa quota (il vantaggio immediato), da un comportamento che ti porta alla piena realizzazione?
Per me questa domanda è molto problematica, perché sono convinto che in questo mondo, così com'è fatto ora (condizioni sociali ed economiche, quella che un tempo si chiamava a mio avviso efficacemente alienazione) non sia fatto per la piena realizzazione.
Il massimo cui si può aspirare è un adattamento più o meno soddisfacente e la costruzione di uno spazio in cui potersi esprimere il più liberamente possibile.

Non c'è alcuna mitologia a sostenere il mio habitus di persona che non ha bisogno di niente e di nessuno. Al limite, se forzo un po' le cose, stimo molto le persone sole. Anzi, non le stimo, mi attraggono proprio fisicamente. Quand'ero adolescente mi innamoravo di tutte le ragazze che "portavano bene" la loro solitudine, in metropolitana, magari intente a leggere. Quando scorgevo una fierezza nel loro essere sole, mi davano un brivido (che all'epoca era così inebriante da farmi sentire innamorato).

Me stesso in relazione con lei...ma dipende anche da quello che io penso che lei sia in relazione a me.
Ciao:)

non lo distingui con la testa. Il pensiero non serve a niente. Per distinguere. E' un sapere. Profondo. E' rispondenza fra il dentro e il fuori. Semplicemente. E' sentire che, a prescindere da ogni cosa, IO sono IO. Interamente e semplicemente. E' fluidità. E' non aver bisogno di scegliere nulla. E' fare perchè lo si SA.

Il pensiero se si vuole lo si può utilizzare poi. Per tradurre nel proprio personale linguaggio. Ma è traduzione. Non creazione.

Anzi, più è il pensiero a cercare quel sapere, più ci si autoingabbia, nelle trappole che la mente costruisce per mantenere legati alle proprie sicurezze (belle o brutte che siano, gioiose o dolorose poco conta. Sono sicurezze e la mente vuole quelle. ) La mente produce autosabotaggi. Distorsioni. Mondi. Per permanere nel conosciuto.

E la piena realizzazione di sè è invece esattamente l'opposto. Trovarsi a finis terrae e andare. Senza sapere dove. Senza sapere come. Senza sapere perchè. Semplicemente perchè è assolutamente giusto farlo. Non c'è neanche bisogno di chiedersi alcunchè. Forse non si conosce la meta, la strada. Ma si SENTE che la direzione è quella. Senza alcun dubbio.

La tua mitologia è quella che hai detto tu. Non aver bisogno di niente e di nessuno.
Qualcuno mi ha detto che esiste una grande differenza fra l'isolarsi e essere soli. Aveva pienamente ragione.
Ma quando me l'aveva detto non avevo capito Non potevo.
Ho capito poi. Indagando. Ondivagando. E ancora sto capendo.
Ma dipende da te indagare te stesso o difenderti dai dubbi.

No. Io non sono d'accordo. In una relazione io porto me. Punto. Faccio attenzione a portarmi sincera. Il più possibile almeno.
Una volta che io porto me, quello che voglio vedere NON è l'IDEA dell'altro in relazione a me. Ma l'altro. E lo voglio senza veli. E senza miei interventi (che a loro volta creano veli).
Due individui a confronto. Liberi. Di esprimersi. Ad ogni livello.

Che io credo che prima di essere uomo e donna (o quello che si preferisce, poco conta) si è individui.

E libertà è presentarsi interamente. Senza veli. A prescindere dall'altro.
Credo che solo in questo modo ci si possa accordare. Insieme. E non uno per l'altro.

Detto questo..pensare in termini di progetto di normalità (la stabilità economica, il dare sicurezza all'altro e via dicendo...tutti i condizionamenti del mulino bianco insomma) e volerci mettere dentro la libertà di essere anche "strani" penso sia una contraddizione irrisolvibile.

(che poi....strano..siete stati in tre in un letto eh..non ci vedo molta stranezza a dirti il vero.
personalmente trovo strano, ma nel senso di superficiale, farlo senza considerare che in quel letto si dovevano incontrare i desideri di quei tre che erano nel letto. E non mi pare sia andata così. Questo è il nodo problematico. )
 

spleen

utente ?
Certo che me lo chiedo...
Lei non è solo come l'ho descritta, non è solo il suo comportamento attuale.
Per 6 anni non è successo nulla di tutto questo!
Certo uno strappo c'è stato...e il rapporto non potrà essere mai più un rapporto "normale"...
Ma c'è anche da dire che io non mi ci vedrei in un rapporto normale, e non perché sono più figo, ma perché sono io per primo a non essere normale.
Quindi sì, mi ci vedo con lei tutta la vita.
Ma di certo non sarei felice...
E' come se fosse fatta per me, ma non per darmi serenità...e io credo che la serenità sia necessaria per essere felici...

Guarda che a tagliare i cordoni ombellicali che ci legano alle persone molto spesso non è che la vita stessa.

La serenità non è indispensabile alla felicità, postresti essere estremamente sereno accanto ad una persona, nel contempo essere infelice. Oppure potresti essere poco sereno e godere nel contempo di momenti di intensa felicità, a me è successo e credo a molti altri.
 

Sbriciolata

Escluso
Guarda che a tagliare i cordoni ombellicali che ci legano alle persone molto spesso non è che la vita stessa.

La serenità non è indispensabile alla felicità, postresti essere estremamente sereno accanto ad una persona, nel contempo essere infelice. Oppure potresti essere poco sereno e godere nel contempo di momenti di intensa felicità, a me è successo e credo a molti altri.
io l'infelicità in uno stato d'animo di serenità faccio fatica a vedercela, però. Magari in una condizione di rassegnazione. Ma se sei rassegnato non sei sereno, come vedi uno spiraglio butti all'aria la rassegnazione e cerchi la felicità. O no?
 

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
Guarda che a tagliare i cordoni ombellicali che ci legano alle persone molto spesso non è che la vita stessa.

La serenità non è indispensabile alla felicità, postresti essere estremamente sereno accanto ad una persona, nel contempo essere infelice. Oppure potresti essere poco sereno e godere nel contempo di momenti di intensa felicità, a me è successo e credo a molti altri.
io l'infelicità in uno stato d'animo di serenità faccio fatica a vedercela, però. Magari in una condizione di rassegnazione. Ma se sei rassegnato non sei sereno, come vedi uno spiraglio butti all'aria la rassegnazione e cerchi la felicità. O no?
Ma, secondo me, è che se al centro di tutte queste disquisizioni non ci sono io. Che accetto quello che sono, in essenza di me e non in tendenza alle aspettative che ho su di me. Non sono in grado di godere di nulla.

Perchè ci può essere tutto e il contrario di tutto...ma se io mi manco. Non c'è nulla.
 

spleen

utente ?
Ma, secondo me, è che se al centro di tutte queste disquisizioni non ci sono io. Che accetto quello che sono, in essenza di me e non in tendenza alle aspettative che ho su di me. Non sono in grado di godere di nulla.

Perchè ci può essere tutto e il contrario di tutto...ma se io mi manco. Non c'è nulla.
Accettare se stessi è un percorso lungo e tortuoso, ci si impiega una vita talvolta :eek:, talvolta non si arriva mai. Credo non sia disgiunto dalla analisi accurata e continua di quello che desideriamo per noi, sempre in ruolo comunque attivo, se ci rendiamo supini alla vita che ne sarà di noi? Saremo ridotti in brandelli.
Poi bisogna definire "felicità", qualcuno potrebbe persino confondersi con "eccitazione".
 

Sbriciolata

Escluso
Ma, secondo me, è che se al centro di tutte queste disquisizioni non ci sono io. Che accetto quello che sono, in essenza di me e non in tendenza alle aspettative che ho su di me. Non sono in grado di godere di nulla.

Perchè ci può essere tutto e il contrario di tutto...ma se io mi manco. Non c'è nulla.
Io non so se mi accetto. Però non mi discrimino. E' già qualcosa?
 

Eratò

Utente di lunga data
Ma voi per felicità cosa intendete?Per me felicità è il godersi i piccoli momenti ,l'accettazione di se stessi e la forza di superare l'imprevvedibile della vita,il non sentirsi inadeguati e anche in quei momenti affrontare la propria inadeguatezza accetando i propri limiti.Affrontare ogni giono come una novità e non come una battaglia.Questa è la felicità per me.
 
Stato
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