La mia fine ...

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Nicka

Capra Espiatrice
Credo si debba contestualizzare il gesto. Si tratta di due persone che, in quel momento, si vogliono bene, forse si amano. Sicuramente si rispettano. Mi sembra difficile pertanto che si possa parlare di violenza. Quella persona non è un violento, uno stupratore seriale, un maniaco. E' una persona indifficoltà che sta cercando di parlare alla donna con cui ha una storia. Non la sta "violentando": sta usando il sesso per comunicare una cosa "dura". Forse ha sbagliato "tono", anzi sicuramente lo ha sbagliato. Ma può dirlo una sola persona. Si tratta di un gesto di amore...come definirlo? mi viene solo "duro" che una persona che vuole bene ad un altra compie con quest'altra persona. Non la sta violentando, non le sta mancando di rispetto, non la sta "subordinando". Non sta cercando l'ultimo piacere, quello mai provato, prima dell'addio. Sta cercando di dire una cosa difficilissima. Proprio perché questa cosa è difficilissima la dice male. Però non gli darei una croce addosso. E nemmeno a Nicka, che avrebbe "accettato" qualcosa di inaccettabile.
Spero che non mi si prenda per un giustificatore delle violenze: io sono incapace di andare avanti appena sento un "no" anche se so benissimo, mi è stato detto e ripetuto, che quel "no" è un "sì". Per me un no rimane un no e non posso che prenderlo alla lettera. E per questo ho fatto figure barbine...:unhappy:
Però in questo caso stiamo parlando di un gesto, una tantum,che ha un significato in quel momento. Poi che non sia stato gradito...lo dicono le lacrime della protagonista...e forse anche quelle del protagonista, che chissà se davvero ha provato piacere in quel gesto... L'amicizia che è rimasta mi sembra un chiaro segno del fatto che quella _non_ era un gesto di violenza gratuito ma un modo per comunicare. Lo ripeto: modo sbagliato, sbagliatissimo (io se sento un "no" divento incapace di andare avanti...) di cui, sono convinto, il primo a pentirsi è stato propio lui.
Per quanto capisco perfettamente alcune donne che a questo intervento ti avrebbero forse appeso per gli attributi (e mettendomi all'esterno lo farei anche io eh...:mrgreen:) la cosa che mi lascia perplessa è io credo di averla vissuta esattamente come la racconti tu...
Per comunicare una cosa ha utilizzato tra l'altro il lato meno importante del nostro rapporto...e che fondamentalmente non ha mai avuto tutta questa importanza.
Per intenderci, se mi avesse offesa con le parole dicendomi che ero una persona orrenda, che ero una sfigata, una fallita, una poveraccia (insomma tutto quello che ci può essere di brutto da dire, inventate pure voi) credo e sono sicura mi avrebbe fatto più male...
 

Eratò

Utente di lunga data
Che ne pensi di questo?
Ma bisogna vedere come si innescano certi meccanismi eh?

Cioè secondo me lui non intendeva violentarla, ma solo scoparla in modo disperato.

Bisogna poi vedere se lui si è reso conto di quel che ha fatto eh?

Per esempio a me non è MAI passato per la testa di mollare ceffoni ad una donna eh?

Però mi è capitato sentir dare certe rispostacce da donne e sentire dentro di me l'impulso no?

Non so se sono un uomo violento o meno.

Ma mai mi è passato per la testa di usare il sesso come arma no?
Cioè non so spiegarmi...

e non vorrei infognarmi in discorsi che poi si ritorcono contro di me...

Dov'è il confine tra prenderti in modo passionale e la violenza?

Ogni cosa fatta con costrizione e prevaricazione è violentare no?
È molto semplice la differenza:quando una donna dice no è no.Che c'è da capire?
 

Joey Blow

Escluso
Per quanto capisco perfettamente alcune donne che a questo intervento ti avrebbero forse appeso per gli attributi (e mettendomi all'esterno lo farei anche io eh...:mrgreen:) la cosa che mi lascia perplessa è io credo di averla vissuta esattamente come la racconti tu...
Per comunicare una cosa ha utilizzato tra l'altro il lato meno importante del nostro rapporto...e che fondamentalmente non ha mai avuto tutta questa importanza.
Per intenderci, se mi avesse offesa con le parole dicendomi che ero una persona orrenda, che ero una sfigata, una fallita, una poveraccia (insomma tutto quello che ci può essere di brutto da dire, inventate pure voi) credo e sono sicura mi avrebbe fatto più male...
No vabbè. Mi fa male il cervello.
 

Brunetta

Utente di lunga data
Il male si insinua nelle persone normali e miti come banalità quando le condizioni storiche, culturali, sociali lo fanno considerare non male ma condotta appunto normale.
E' successo per il nazismo lo vediamo anche adesso come affermazioni razziste che susciterebbero onde di indignazione della maggioranza se rivolte verso una categoria, non suscitano che indifferenza o approvazione nei confronti di altre categorie.
Io mi domando quanto il pensiero e il linguaggio violento sia diffuso tra gli uomini al punto da poter far considerare a qualcuno di loro possibile, normale essere violenti in determinate circostanze in cui si sentono giustificati o almeno di avere valide attenuanti.
 

Flavia

utente che medita
Sei riuscita a spiegarti benissimo...e vorrei dire una cosa.
Il grande errore in casi come questi è proprio la colpevolizzazione personale.
Non mi sono mai detta " se fossi stata più furba avrei..., se fossi stata più attenta..., se avessi capito che avevo davanti..., ho sbagliato a dire quella cosa..., ho sbagliato ad andare con lui...,etc. etc.".
Ho sempre avuto ben chiaro il fatto che io non ho sbagliato nulla in quel frangente...non mi sono caricata di nessuna responsabilità, mai!
E credo che questa consapevolezza mi abbia portata a gestire una cosa simile con un certo distacco se vogliamo, seppur il fatto abbia colpito molto a fondo...
Capendo che da parte mia non c'era nessun errore ho razionalizzato che l'errore, grande come un grattacielo, era solo suo...e sono gli errori che si perdonano...
sei molto forte, e devi possedere
un grande equilibrio interiore
per pensarla in questo modo
ma a mio modo di vedere
questi atti non sono errori,
ma sono reati...
 

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
Aspettavo questo post.
Anch'io ho avuto l'impulso di urlare a Tullio.
Poi ho aspettato di continuare a leggere e ho letto il tuo e gli altri urli.
Però la violenza è un problema degli uomini (e come dice Tullio (?) anche delle donne che educano gli uomini) e se un uomo, finalmente, cerca di capire e spiegare, assumendosene un po' il peso, cosa scatta in un uomo non si può non dargli uno spazio e un po' di ascolto.
Altrimenti, per me, non si fa un passo.
Non sono riuscita a non urlare:(. E rileggendo tullio mi sono resa conto che forse vis a vis non mi sarebbe venuta così voglia di saltargli al collo.

E a dirti la verità mi piacerebbe che nella comunicazione fra uomini e donne, anzi, fra individui ci fosse spazio anche per gli urli. Perchè a volte urlare fa bene. E a volte non farlo fa male.
Urlo riconosciuto ed utilizzato come espressione.
Ma forse si è talmente poco abituati ed allenati ad urlare che si urla solo per dolore o per rabbia.

E' difficilissimo urlare. :eek:

E penso che la violenza sia un problema.
Non degli e non delle donne.
Ma degli uomini e delle donne insieme.

E quel passo, quei passi ci possono essere solo dando il nome. Sono fissata sul dare il nome. Ma penso che le se le parole devono essere mezzi comunicativi, allora devono fare riferimento a ben precisi significati che a loro volta devono ben rispecchiare l'azione concreta.

Senza nominare nello stesso le stesse cose, io non penso si riesca a comunicare.

Prima di comunicare serve proprio un vocabolario comune. Sennò si finisce per perdere tutta l'energia per spiegarsi ogni cosa.
 
Per quanto capisco perfettamente alcune donne che a questo intervento ti avrebbero forse appeso per gli attributi (e mettendomi all'esterno lo farei anche io eh...:mrgreen:) la cosa che mi lascia perplessa è io credo di averla vissuta esattamente come la racconti tu...
Per comunicare una cosa ha utilizzato tra l'altro il lato meno importante del nostro rapporto...e che fondamentalmente non ha mai avuto tutta questa importanza.
Per intenderci, se mi avesse offesa con le parole dicendomi che ero una persona orrenda, che ero una sfigata, una fallita, una poveraccia (insomma tutto quello che ci può essere di brutto da dire, inventate pure voi) credo e sono sicura mi avrebbe fatto più male...
sta di fatto non doveva permettersi , fossi tua madre non risponderei delle mie azioni.
 

Nicka

Capra Espiatrice
Ok.
Ehi Nicka
quanto questa esperienza estrema ha condizionato o caratterizzato il tuo rapporto con noi uomini poi?
Grazie per la domanda...
Nell'immediato futuro è stato uno schifo totale...
Credo di essermi riappacificata con gli uomini quando ho visto lui pentito di quello che ha fatto...perchè so assolutamente che si è pentito, gliel'ho letto negli occhi...
Non è stato un percorso semplice, mi sono fatta del male, ma non ho mai pensato che un singolo rappresentasse un insieme...
 

Nicka

Capra Espiatrice
Nicka, ci vuole tanto coraggio a scrivere e a raccontare quello che hai scritto in pubblico, anche se in un forum tutto sommato abbastanza anonimo.
Ci vuole ancor più coraggio a dire "ti amo" ad un ragazzo che ti ha appena usato violenza.
Ci vuole ancora più coraggio a perdonarlo.
E sai qual è la sede del coraggio? Il cuore.
Ti mando un abbraccio pieno di amore.
Davvero grazie...:)
 

Nicka

Capra Espiatrice
Ecco, leggndo questo a me pare che questa persona non si sia nemmeno resa conto dell'atto gravissimo che ha commesso... e forse nemmeno tu lo hai elaborato davvero. Che tu sia rimasta sua amica mi da da pensare, francamente. Ti ha sopraffatta, ti ha fatto soffrire, ti ha violata dentro... davvero lo hai realizzato, accettato e perdonato?
L'ho realizzato, accettato e perdonato. Questo sì.
Lo so che sembra strano, ma è davvero così...altrimenti non ne avrei parlato nè sarei così serena oggi nella mia vita con un uomo accanto...:)
 

Brunetta

Utente di lunga data
Per quanto capisco perfettamente alcune donne che a questo intervento ti avrebbero forse appeso per gli attributi (e mettendomi all'esterno lo farei anche io eh...:mrgreen:) la cosa che mi lascia perplessa è io credo di averla vissuta esattamente come la racconti tu...
Per comunicare una cosa ha utilizzato tra l'altro il lato meno importante del nostro rapporto...e che fondamentalmente non ha mai avuto tutta questa importanza.
Per intenderci, se mi avesse offesa con le parole dicendomi che ero una persona orrenda, che ero una sfigata, una fallita, una poveraccia (insomma tutto quello che ci può essere di brutto da dire, inventate pure voi) credo e sono sicura mi avrebbe fatto più male...
No vabbè. Mi fa male il cervello.
Nicka non pensi che questa tua valutazione possa essere il risultato di una scissione che ti fa sentire che tu con lui non eri il tuo corpo ma altro e che, in fondo, ti ha evitato una violenza più grande NON colpendo il tuo vero te (sé?)?
Ma tu e il tuo vero modo di essere siete il tuo corpo.
 
Ultima modifica:

Nicka

Capra Espiatrice
in realtà cosa intende realmente per rimanere amici quando non lo sono mai stati
Ma sì, forse uso la parola "amico" in maniera forzata...è comunque una persona che conosco praticamente dall'infanzia, ci sono cresciuta insieme, è stato il ragazzo con cui ho avuto la mia prima volta...
E' stato uno dei capitoli più importanti della mia vita, per questo lo chiamo amico...anche se l'amicizia, quella vera, è altro e ne sono consapevole!
Ne ho di amicizie e non sono così...non so in quale categoria metterlo, amico non è, amore non è, conoscente non è, stronzo lo è, ma che faccio lo chiamo così?! :D
 
Ma sì, forse uso la parola "amico" in maniera forzata...è comunque una persona che conosco praticamente dall'infanzia, ci sono cresciuta insieme, è stato il ragazzo con cui ho avuto la mia prima volta...
E' stato uno dei capitoli più importanti della mia vita, per questo lo chiamo amico...anche se l'amicizia, quella vera, è altro e ne sono consapevole!
Ne ho di amicizie e non sono così...non so in quale categoria metterlo, amico non è, amore non è, conoscente non è, stronzo lo è, ma che faccio lo chiamo così?! :D
sì, direi che è perfetto
 

Nicka

Capra Espiatrice
sta di fatto non doveva permettersi , fossi tua madre non risponderei delle mie azioni.
Il paradosso è che a sentire una cosa simile salterei al collo anche io...non sono per niente pacifica su certe cose, non lo sono mai stata...
 

Fiammetta

Amazzone! Embe'. Sticazzi
Staff Forum
Per quanto capisco perfettamente alcune donne che a questo intervento ti avrebbero forse appeso per gli attributi (e mettendomi all'esterno lo farei anche io eh...:mrgreen:) la cosa che mi lascia perplessa è io credo di averla vissuta esattamente come la racconti tu...
Per comunicare una cosa ha utilizzato tra l'altro il lato meno importante del nostro rapporto...e che fondamentalmente non ha mai avuto tutta questa importanza.
Per intenderci, se mi avesse offesa con le parole dicendomi che ero una persona orrenda, che ero una sfigata, una fallita, una poveraccia (insomma tutto quello che ci può essere di brutto da dire, inventate pure voi) credo e sono sicura mi avrebbe fatto più male...
Vedi nessuno di noi può sapere la complicità o l'intensità del vostro rapporto "ante il fatto", però da donna ti dico che forse tu hai cercato di smussare gli angoli di questa esperienza proprio per trovare una motivazione che non ti annientasse veramente ...quindi non la giustifichi ma dentro di te pensi di averla compresa ... Mi rendo conto che posso non essermi spiegata :D
 

Brunetta

Utente di lunga data
Vedi nessuno di noi può sapere la complicità o l'intensità del vostro rapporto "ante il fatto", però da donna ti dico che forse tu hai cercato di smussare gli angoli di questa esperienza proprio per trovare una motivazione che non ti annientasse veramente ...quindi non la giustifichi ma dentro di te pensi di averla compresa ... Mi rendo conto che posso non essermi spiegata :D
E' quello che ho detto anch'io.
Una delle due si capirà.
 

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
Sei riuscita a spiegarti benissimo...e vorrei dire una cosa.
Il grande errore in casi come questi è proprio la colpevolizzazione personale.
Non mi sono mai detta " se fossi stata più furba avrei..., se fossi stata più attenta..., se avessi capito che avevo davanti..., ho sbagliato a dire quella cosa..., ho sbagliato ad andare con lui...,etc. etc.".
Ho sempre avuto ben chiaro il fatto che io non ho sbagliato nulla in quel frangente...non mi sono caricata di nessuna responsabilità, mai!
E credo che questa consapevolezza mi abbia portata a gestire una cosa simile con un certo distacco se vogliamo, seppur il fatto abbia colpito molto a fondo...
Capendo che da parte mia non c'era nessun errore ho razionalizzato che l'errore, grande come un grattacielo, era solo suo...e sono gli errori che si perdonano...
Non è un grande errore Nicka. A volte è l'unica via d'uscita.

E con l'idea che gira nella nostra cultura riguardo agli errori definirlo un grande errore è una gabbia mentale che più ancora si stringe. Intorno alla vittima.

Per quanto riguarda definire una violenza come errore, io non riesco a concordare.

Un errore deriva da una non conoscenza. Ed è infatti una via dell'apprendimento.

Violentare è una SCELTA di chi violenta.
Scelta imposta in ogni termine a chi viene violentato.

Che si ritrova proiettato in una dimensione impalpabile, tutto è come prima e più niente lo è.

Una scelta non la si perdona.
La si condivide. Non la si condivide. La si condanna.

Io la condanno.
 

Nicka

Capra Espiatrice
Nicka non pensi che questa tua valutazione possa essere il risultato di una scissione che ti fa sentire che tu con lui non eri il tuo corpo ma altro e che, in fondo, ti ha evitato una violenza più grande NON colpendo il tuo vero te (sé?)?
Ma tu e il tuo vero modo di essere siete il tuo corpo.
Tutto può essere, ma non credo...non ne ho avuto queste percezione.
Io c'ero, ricordo lucidamente tutto, anche la sensazione fisica, ricordo come mi ha toccata, quello che mi ha detto...eravamo io e lui. Io sicuramente ero ben presente fisicamente e mentalmente...lui non so...
 

Fiammetta

Amazzone! Embe'. Sticazzi
Staff Forum

Brunetta

Utente di lunga data
Non è un grande errore Nicka. A volte è l'unica via d'uscita.

E con l'idea che gira nella nostra cultura riguardo agli errori definirlo un grande errore è una gabbia mentale che più ancora si stringe. Intorno alla vittima.

Per quanto riguarda definire una violenza come errore, io non riesco a concordare.

Un errore deriva da una non conoscenza. Ed è infatti una via dell'apprendimento.

Violentare è una SCELTA di chi violenta.
Scelta imposta in ogni termine a chi viene violentato.

Che si ritrova proiettato in una dimensione impalpabile, tutto è come prima e più niente lo è.

Una scelta non la si perdona.
La si condivide. Non la si condivide. La si condanna.

Io la condanno.
Lo sai che ti approvo sempre.
 
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