Depressione: quello che sto imparando.

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giorgiocan

Utente prolisso
Come al solito uso il forum come un mio diario, ma sto imparando qualcosa di nuovo e vorrei condividerlo. Se non interessati, passate oltre. Non è un post pessimista: un po' confuso sì, ma in questo periodo sto lavorando su di me a un livello cui non ero mai giunto prima.

Sono sempre stato tendenzialmente depresso, ma credo come milioni di altre persone, che alternano semplicemente momenti personali in funzione del ritmo della propria esistenza. Dunque avevo della depressione un'idea un po' superficiale, quasi una familiarità di sufficienza.

Non conoscevo invece la depressione in termini clinici, ovvero la cosiddetta Depressione Maggiore. E credo che la cosa valga praticamente per tutti - eccetto addetti ai lavori - come qualsiasi cosa grave ed inedita non ci tocchi da vicino.

Se le dinamiche basilari di un disturbo depressivo sono facilmente immaginabili (ecco uno schema riassuntivo tra i tanti: http://www.leanonme.net/ch-it/infor...ione/quali-sono-gli-effetti-delle-depressioni), ciò che costituisce il vero problema ed essenzialmente la pericolosità intrinseca di questo fenomeno è la distorsione della realtà.

Mi reputo una persona intelligente, ho quotidiane occasioni di mettere alla prova il mio intelletto e la mia razionalità, quindi ho sempre fatto affidamento sulla mia testa ed ho sempre considerato le mie doti una risorsa preziosa. Eppure quando sono arrivato qui praticamente tutti avete cercato di farmi capire che stavo delirando. Se ricordate, la mia enorme difficoltà nel seguire i vostri consigli stava nel fatto che io mi sentivo assolutamente lucido, ma proprio non coglievo il senso dei vostri appelli.

La fregatura sta proprio qui: è praticamente impossibile rendersi conto in prima persona del salto che può avvenire tra "umore depresso" ed "episodio depressivo", perchè presupponendo il secondo un decorso prolungato, quando ci si trova dentro è troppo tardi per rielaborare con oggettività la propria condizione. Quindi si può tranquillamente non percepire come sintomi le proiezioni, le distorsioni prolungate che diventano schemi di pensiero radicati e concatenati alla percezione di sè e del proprio ambiente. Detta più semplicemente, il delirio può diventare "selettivo" e incastrarsi alla perfezione in un ambito di sè solo parzialmente disfunzionale.

In questo modo, ci si trova praticamente privi di difese razionali e alla propria mercè, in un circolo vizioso da cui senza un intervento esterno non si esce. E la gravità ulteriore del problema è che normalmente questa condizione viene sottovalutata (da se stessi, dagli altri) fino a quando non diventa estremamente disabilitante. In poche parole, un vortice che ti sottrae di fatto ogni motivazione per andare avanti. Per molti è un argomento tabù, ma mi stupirei se qualcuno di voi non avesse mai sentito associare depressione e suicidio.

Questo detto, per il momento sono stato fortunato. C'è chi mi ha mostrato una strada e mi ha convinto (con estrema fatica) che era assolutamente necessario imboccarla. Attualmente la mia motivazione è proprio la terapia: sono convinto che aver scelto di curarmi sia stato un gesto costruttivo, positivo, un estremo aggrapparmi alla vita prima di affogare; ed è l'unica cosa di cui, in questo periodo, mi riconosco (moderatamente, eh!) il merito.

Sapere di essermi attivato, imparare a conoscere in prima persona il mio problema, è già un aiuto. Sapere che ora posso sì continuare a fare affidamento sulla mia testa, ma tenendo ben presente che non posso far conto su alcuni meccanismi, che in questo momento sono falsati, è un modo per restituirmi via via a me stesso. Mi sono affidato a qualcuno di competente, così come in qualsiasi altro caso si necessiti di cure, e dopo le prime resistenze dovute all'ignoranza e al pregiudizio sono serenamente convinto che non ci fosse altro da fare, e che anzi sia una cosa perfettamente sensata e normale. Se aveste l'appendicite, dubito che tentereste di operarvi da soli sul tavolo della cucina, giusto?

Il senso di questo post è questo. Spero possa essere uno spunto per chi dovesse sperimentare il mio stesso disagio (e per chi dovesse trovarsi a star vicino a qualcuno cui capiti la stessa cosa). Non si può risolvere un problema senza conoscerne le cause e le dinamiche. E non sempre si può bastare a se stessi. Basta davvero poco per disporre dei mezzi per non dover affrontare alla cieca una sofferenza che trova il suo nutrimento soprattutto nella superficialità e nella paura. Se dovesse capitare a voi, o a qualcuno che vi è caro, sappiate che fare la differenza è alla vostra portata.
 
Ultima modifica:

Scaredheart

Romantica sotto copertura
Grazie mille,bellissimo post,mi ha fatto piacere leggerlo... però te hai trovato un terapeuta che ti giova, non tutti sono così, ad alcuni gli dici pesche e ti diconi albicocche. ..per dire che da soli nn se ne esce,ma in certi casi non si sa con chi uscirne..
 

Flavia

utente che medita
Grazie mille,bellissimo post,mi ha fatto piacere leggerlo... però te hai trovato un terapeuta che ti giova, non tutti sono così, ad alcuni gli dici pesche e ti diconi albicocche. ..per dire che da soli nn se ne esce,ma in certi casi non si sa con chi uscirne..
ne esci con te
ed è una buona compagnia:)
i farmaci, il terapeuta
sono solo delle stampelle
che ti aiutano ad affrontare i giorni
ma la verità è che l'aiuto maggiore
viene da te, e si chiama
istinto di sopravvivenza
:smile:
P.S: è una strada
molto lunga e difficile....
 

giorgiocan

Utente prolisso
Grazie mille,bellissimo post,mi ha fatto piacere leggerlo... però te hai trovato un terapeuta che ti giova, non tutti sono così, ad alcuni gli dici pesche e ti diconi albicocche. ..per dire che da soli nn se ne esce,ma in certi casi non si sa con chi uscirne..
Beh, non posso assolutamente darti torto. Per me è stato il secondo tentativo, quello buono. La prima esperienza in effetti è stata poco fruttuosa, anche se devo dire che stavo così male che probabilmente la psicoterapeuta era più preoccupata che non le svenissi davanti, che altro.

C'è anche un altro fatto: questo disturbo va trattato, nelle sue forme gravi, attraverso la consulenza di uno psichiatra. E a moltissimi la sola idea fa paura, come fosse un marchio di cui non ti liberi più. C'è tanta disinformazione a riguardo, e io stesso ero molto prevenuto.

In ogni caso è vero, la ricerca di un interlocutore non è sempre facile. Ma è un primo gesto senza compiere il quale, in determinate condizioni, non si va avanti.
 
Ultima modifica:

Fantastica

Utente di lunga data
Grazie mille,bellissimo post,mi ha fatto piacere leggerlo... però te hai trovato un terapeuta che ti giova, non tutti sono così, ad alcuni gli dici pesche e ti diconi albicocche. ..per dire che da soli nn se ne esce,ma in certi casi non si sa con chi uscirne..
... vedi Scared... quanto conta il terapeuta. Questo post di giorgiocan è veramente d'aiuto a capire due cose.
La prima è che un terapeuta è necessario, perché noi non abbiamo una visione se non distorta; la seconda è che deve essere bravo. E cioè, tendenzialmente, caro e rinomato. È un investimento la psicoterapia, e una fatica, ma deve assorbirci tanto, se no non funziona.
 

Brunetta

Utente di lunga data
(..) il vero problema ed essenzialmente la pericolosità intrinseca di questo fenomeno è la distorsione della realtà.

(...)
La fregatura sta proprio qui: è praticamente impossibile rendersi conto in prima persona del salto che può avvenire tra "umore depresso" ed "episodio depressivo", perchè presupponendo il secondo un decorso prolungato, quando ci si trova dentro è troppo tardi per rielaborare con oggettività la propria condizione. Quindi si può tranquillamente non percepire come sintomi le proiezioni, le distorsioni prolungate che diventano schemi di pensiero radicati e concatenati alla percezione di sè e del proprio ambiente. Detta più semplicemente, il delirio può diventare "selettivo" e incastrarsi alla perfezione in un ambito di sè solo parzialmente disfunzionale.

In questo modo, ci si trova praticamente privi di difese razionali e alla propria mercè, in un circolo vizioso da cui senza un intervento esterno non si esce. E la gravità ulteriore del problema è che normalmente questa condizione viene sottovalutata (...)
sono convinto che aver scelto di curarmi sia stato un gesto costruttivo, positivo, un estremo aggrapparmi alla vita prima di affogare; ed è l'unica cosa di cui, in questo periodo, mi riconosco (moderatamente, eh!) il merito.

Sapere di essermi attivato, imparare a conoscere in prima persona il mio problema, è già un aiuto. Sapere che ora posso sì continuare a fare affidamento sulla mia testa, ma tenendo ben presente che non posso far conto su alcuni meccanismi, che in questo momento sono falsati, è un modo per restituirmi via via a me stesso. Mi sono affidato a qualcuno di competente, così come in qualsiasi altro caso si necessiti di cure, e dopo le prime resistenze dovute all'ignoranza e al pregiudizio sono serenamente convinto che non ci fosse altro da fare, e che anzi sia una cosa perfettamente sensata e normale. Se aveste l'appendicite, dubito che tentereste di operarvi da soli sul tavolo della cucina, giusto?

Il senso di questo post è questo. Spero possa essere uno spunto per chi dovesse sperimentare il mio stesso disagio (e per chi dovesse trovarsi a star vicino a qualcuno cui capiti la stessa cosa). Non si può risolvere un problema senza conoscerne le cause e le dinamiche. E non sempre si può bastare a se stessi. Basta davvero poco per disporre dei mezzi per non dover affrontare alla cieca una sofferenza che trova il suo nutrimento soprattutto nella superficialità e nella paura. Se dovesse capitare a voi, o a qualcuno che vi è caro, sappiate che fare la differenza è alla vostra portata.
Ti faccio i complimenti anch'io :up: sei stato bravissimo. E la tua attuale consapevolezza è grandiosa. Ti ringrazio di aver messo a disposizione la tua esperienza.


Ho lasciato le parti che possono essere valide anche per altri disturbi.
Forse se ci si sente depressi si può più facilmente prender coscienza di aver bisogno d'aiuto, piuttosto di quando ci si sente esaltati.
Credo che quando ci si sente molto diversi dalla "normalità", invece di ribellarsi al concetto di normalità, sarebbe opportuno verificare se la propria stravaganza non sia patologia, prima di trascinare se stessi e gli altri in un vortice di dolore.
 

Quibbelqurz

Heroiken Sturmtruppen
Come al solito uso il forum come un mio diario, ma sto imparando qualcosa di nuovo e vorrei condividerlo. Se non interessati, passate oltre. Non è un post pessimista: un po' confuso sì, ma in questo periodo sto lavorando su di me a un livello cui non ero mai giunto prima.

Sono sempre stato tendenzialmente depresso, ma credo come milioni di altre persone, che alternano semplicemente momenti personali in funzione del ritmo della propria esistenza. Dunque avevo della depressione un'idea un po' superficiale, quasi una familiarità di sufficienza.

Non conoscevo invece la depressione in termini clinici, ovvero la cosiddetta Depressione Maggiore. E credo che la cosa valga praticamente per tutti - eccetto addetti ai lavori - come qualsiasi cosa grave ed inedita non ci tocchi da vicino.

Se le dinamiche basilari di un disturbo depressivo sono facilmente immaginabili (ecco uno schema riassuntivo tra i tanti: http://www.leanonme.net/ch-it/infor...ione/quali-sono-gli-effetti-delle-depressioni), ciò che costituisce il vero problema ed essenzialmente la pericolosità intrinseca di questo fenomeno è la distorsione della realtà.

Mi reputo una persona intelligente, ho quotidiane occasioni di mettere alla prova il mio intelletto e la mia razionalità, quindi ho sempre fatto affidamento sulla mia testa ed ho sempre considerato le mie doti una risorsa preziosa. Eppure quando sono arrivato qui praticamente tutti avete cercato di farmi capire che stavo delirando. Se ricordate, la mia enorme difficoltà nel seguire i vostri consigli stava nel fatto che io mi sentivo assolutamente lucido, ma proprio non coglievo il senso dei vostri appelli.

La fregatura sta proprio qui: è praticamente impossibile rendersi conto in prima persona del salto che può avvenire tra "umore depresso" ed "episodio depressivo", perchè presupponendo il secondo un decorso prolungato, quando ci si trova dentro è troppo tardi per rielaborare con oggettività la propria condizione. Quindi si può tranquillamente non percepire come sintomi le proiezioni, le distorsioni prolungate che diventano schemi di pensiero radicati e concatenati alla percezione di sè e del proprio ambiente. Detta più semplicemente, il delirio può diventare "selettivo" e incastrarsi alla perfezione in un ambito di sè solo parzialmente disfunzionale.

In questo modo, ci si trova praticamente privi di difese razionali e alla propria mercè, in un circolo vizioso da cui senza un intervento esterno non si esce. E la gravità ulteriore del problema è che normalmente questa condizione viene sottovalutata (da se stessi, dagli altri) fino a quando non diventa estremamente disabilitante. In poche parole, un vortice che ti sottrae di fatto ogni motivazione per andare avanti. Per molti è un argomento tabù, ma mi stupirei se qualcuno di voi non avesse mai sentito associare depressione e suicidio.

Questo detto, per il momento sono stato fortunato. C'è chi mi ha mostrato una strada e mi ha convinto (con estrema fatica) che era assolutamente necessario imboccarla. Attualmente la mia motivazione è proprio la terapia: sono convinto che aver scelto di curarmi sia stato un gesto costruttivo, positivo, un estremo aggrapparmi alla vita prima di affogare; ed è l'unica cosa di cui, in questo periodo, mi riconosco (moderatamente, eh!) il merito.

Sapere di essermi attivato, imparare a conoscere in prima persona il mio problema, è già un aiuto. Sapere che ora posso sì continuare a fare affidamento sulla mia testa, ma tenendo ben presente che non posso far conto su alcuni meccanismi, che in questo momento sono falsati, è un modo per restituirmi via via a me stesso. Mi sono affidato a qualcuno di competente, così come in qualsiasi altro caso si necessiti di cure, e dopo le prime resistenze dovute all'ignoranza e al pregiudizio sono serenamente convinto che non ci fosse altro da fare, e che anzi sia una cosa perfettamente sensata e normale. Se aveste l'appendicite, dubito che tentereste di operarvi da soli sul tavolo della cucina, giusto?

Il senso di questo post è questo. Spero possa essere uno spunto per chi dovesse sperimentare il mio stesso disagio (e per chi dovesse trovarsi a star vicino a qualcuno cui capiti la stessa cosa). Non si può risolvere un problema senza conoscerne le cause e le dinamiche. E non sempre si può bastare a se stessi. Basta davvero poco per disporre dei mezzi per non dover affrontare alla cieca una sofferenza che trova il suo nutrimento soprattutto nella superficialità e nella paura. Se dovesse capitare a voi, o a qualcuno che vi è caro, sappiate che fare la differenza è alla vostra portata.
La differenza maggiore fra la depressione maggiore e quella "abituale" è che il soggetto si è sciolto in un mare di lacrime e continua a credere fermamente che non vale nulla che meriti l'attenzione di alcun genere. Il cronicamente depresso è fermamente convinto di appartenere alla feccia dell'umanità e si illude deliberatamente di ogni cosa e concetto che lo tira giù.

La distorsione della realtà invece è un fattore che è presente in ogni individuo e la normalità è soltanto una distorsione accettata dalla maggioranza. La cura della depressione è quindi la conversione del concetto individuale a quello comune.

Detto questo, che rappresenta un sommario e superficiale giudizio dell'esistenza umana e della sua psiche, come possiamo aiutarti? Noi che abbiamo come te una distorsione della realtà tutta nostra? :D
 

Innominata

Utente che predica bene
Come al solito uso il forum come un mio diario, ma sto imparando qualcosa di nuovo e vorrei condividerlo. Se non interessati, passate oltre. Non è un post pessimista: un po' confuso sì, ma in questo periodo sto lavorando su di me a un livello cui non ero mai giunto prima.

Sono sempre stato tendenzialmente depresso, ma credo come milioni di altre persone, che alternano semplicemente momenti personali in funzione del ritmo della propria esistenza. Dunque avevo della depressione un'idea un po' superficiale, quasi una familiarità di sufficienza.

Non conoscevo invece la depressione in termini clinici, ovvero la cosiddetta Depressione Maggiore. E credo che la cosa valga praticamente per tutti - eccetto addetti ai lavori - come qualsiasi cosa grave ed inedita non ci tocchi da vicino.

Se le dinamiche basilari di un disturbo depressivo sono facilmente immaginabili (ecco uno schema riassuntivo tra i tanti: http://www.leanonme.net/ch-it/infor...ione/quali-sono-gli-effetti-delle-depressioni), ciò che costituisce il vero problema ed essenzialmente la pericolosità intrinseca di questo fenomeno è la distorsione della realtà.

Mi reputo una persona intelligente, ho quotidiane occasioni di mettere alla prova il mio intelletto e la mia razionalità, quindi ho sempre fatto affidamento sulla mia testa ed ho sempre considerato le mie doti una risorsa preziosa. Eppure quando sono arrivato qui praticamente tutti avete cercato di farmi capire che stavo delirando. Se ricordate, la mia enorme difficoltà nel seguire i vostri consigli stava nel fatto che io mi sentivo assolutamente lucido, ma proprio non coglievo il senso dei vostri appelli.

La fregatura sta proprio qui: è praticamente impossibile rendersi conto in prima persona del salto che può avvenire tra "umore depresso" ed "episodio depressivo", perchè presupponendo il secondo un decorso prolungato, quando ci si trova dentro è troppo tardi per rielaborare con oggettività la propria condizione. Quindi si può tranquillamente non percepire come sintomi le proiezioni, le distorsioni prolungate che diventano schemi di pensiero radicati e concatenati alla percezione di sè e del proprio ambiente. Detta più semplicemente, il delirio può diventare "selettivo" e incastrarsi alla perfezione in un ambito di sè solo parzialmente disfunzionale.

In questo modo, ci si trova praticamente privi di difese razionali e alla propria mercè, in un circolo vizioso da cui senza un intervento esterno non si esce. E la gravità ulteriore del problema è che normalmente questa condizione viene sottovalutata (da se stessi, dagli altri) fino a quando non diventa estremamente disabilitante. In poche parole, un vortice che ti sottrae di fatto ogni motivazione per andare avanti. Per molti è un argomento tabù, ma mi stupirei se qualcuno di voi non avesse mai sentito associare depressione e suicidio.

Questo detto, per il momento sono stato fortunato. C'è chi mi ha mostrato una strada e mi ha convinto (con estrema fatica) che era assolutamente necessario imboccarla. Attualmente la mia motivazione è proprio la terapia: sono convinto che aver scelto di curarmi sia stato un gesto costruttivo, positivo, un estremo aggrapparmi alla vita prima di affogare; ed è l'unica cosa di cui, in questo periodo, mi riconosco (moderatamente, eh!) il merito.

Sapere di essermi attivato, imparare a conoscere in prima persona il mio problema, è già un aiuto. Sapere che ora posso sì continuare a fare affidamento sulla mia testa, ma tenendo ben presente che non posso far conto su alcuni meccanismi, che in questo momento sono falsati, è un modo per restituirmi via via a me stesso. Mi sono affidato a qualcuno di competente, così come in qualsiasi altro caso si necessiti di cure, e dopo le prime resistenze dovute all'ignoranza e al pregiudizio sono serenamente convinto che non ci fosse altro da fare, e che anzi sia una cosa perfettamente sensata e normale. Se aveste l'appendicite, dubito che tentereste di operarvi da soli sul tavolo della cucina, giusto?

Il senso di questo post è questo. Spero possa essere uno spunto per chi dovesse sperimentare il mio stesso disagio (e per chi dovesse trovarsi a star vicino a qualcuno cui capiti la stessa cosa). Non si può risolvere un problema senza conoscerne le cause e le dinamiche. E non sempre si può bastare a se stessi. Basta davvero poco per disporre dei mezzi per non dover affrontare alla cieca una sofferenza che trova il suo nutrimento soprattutto nella superficialità e nella paura. Se dovesse capitare a voi, o a qualcuno che vi è caro, sappiate che fare la differenza è alla vostra portata.
:up: Ciao, appena posso ti scrivo in mp:)
 

JON

Utente di lunga data
Come al solito uso il forum come un mio diario, ma sto imparando qualcosa di nuovo e vorrei condividerlo. Se non interessati, passate oltre. Non è un post pessimista: un po' confuso sì, ma in questo periodo sto lavorando su di me a un livello cui non ero mai giunto prima.

Sono sempre stato tendenzialmente depresso, ma credo come milioni di altre persone, che alternano semplicemente momenti personali in funzione del ritmo della propria esistenza. Dunque avevo della depressione un'idea un po' superficiale, quasi una familiarità di sufficienza.

Non conoscevo invece la depressione in termini clinici, ovvero la cosiddetta Depressione Maggiore. E credo che la cosa valga praticamente per tutti - eccetto addetti ai lavori - come qualsiasi cosa grave ed inedita non ci tocchi da vicino.

Se le dinamiche basilari di un disturbo depressivo sono facilmente immaginabili (ecco uno schema riassuntivo tra i tanti: http://www.leanonme.net/ch-it/infor...ione/quali-sono-gli-effetti-delle-depressioni), ciò che costituisce il vero problema ed essenzialmente la pericolosità intrinseca di questo fenomeno è la distorsione della realtà.

Mi reputo una persona intelligente, ho quotidiane occasioni di mettere alla prova il mio intelletto e la mia razionalità, quindi ho sempre fatto affidamento sulla mia testa ed ho sempre considerato le mie doti una risorsa preziosa. Eppure quando sono arrivato qui praticamente tutti avete cercato di farmi capire che stavo delirando. Se ricordate, la mia enorme difficoltà nel seguire i vostri consigli stava nel fatto che io mi sentivo assolutamente lucido, ma proprio non coglievo il senso dei vostri appelli.

La fregatura sta proprio qui: è praticamente impossibile rendersi conto in prima persona del salto che può avvenire tra "umore depresso" ed "episodio depressivo", perchè presupponendo il secondo un decorso prolungato, quando ci si trova dentro è troppo tardi per rielaborare con oggettività la propria condizione. Quindi si può tranquillamente non percepire come sintomi le proiezioni, le distorsioni prolungate che diventano schemi di pensiero radicati e concatenati alla percezione di sè e del proprio ambiente. Detta più semplicemente, il delirio può diventare "selettivo" e incastrarsi alla perfezione in un ambito di sè solo parzialmente disfunzionale.

In questo modo, ci si trova praticamente privi di difese razionali e alla propria mercè, in un circolo vizioso da cui senza un intervento esterno non si esce. E la gravità ulteriore del problema è che normalmente questa condizione viene sottovalutata (da se stessi, dagli altri) fino a quando non diventa estremamente disabilitante. In poche parole, un vortice che ti sottrae di fatto ogni motivazione per andare avanti. Per molti è un argomento tabù, ma mi stupirei se qualcuno di voi non avesse mai sentito associare depressione e suicidio.

Questo detto, per il momento sono stato fortunato. C'è chi mi ha mostrato una strada e mi ha convinto (con estrema fatica) che era assolutamente necessario imboccarla. Attualmente la mia motivazione è proprio la terapia: sono convinto che aver scelto di curarmi sia stato un gesto costruttivo, positivo, un estremo aggrapparmi alla vita prima di affogare; ed è l'unica cosa di cui, in questo periodo, mi riconosco (moderatamente, eh!) il merito.

Sapere di essermi attivato, imparare a conoscere in prima persona il mio problema, è già un aiuto. Sapere che ora posso sì continuare a fare affidamento sulla mia testa, ma tenendo ben presente che non posso far conto su alcuni meccanismi, che in questo momento sono falsati, è un modo per restituirmi via via a me stesso. Mi sono affidato a qualcuno di competente, così come in qualsiasi altro caso si necessiti di cure, e dopo le prime resistenze dovute all'ignoranza e al pregiudizio sono serenamente convinto che non ci fosse altro da fare, e che anzi sia una cosa perfettamente sensata e normale. Se aveste l'appendicite, dubito che tentereste di operarvi da soli sul tavolo della cucina, giusto?

Il senso di questo post è questo. Spero possa essere uno spunto per chi dovesse sperimentare il mio stesso disagio (e per chi dovesse trovarsi a star vicino a qualcuno cui capiti la stessa cosa). Non si può risolvere un problema senza conoscerne le cause e le dinamiche. E non sempre si può bastare a se stessi. Basta davvero poco per disporre dei mezzi per non dover affrontare alla cieca una sofferenza che trova il suo nutrimento soprattutto nella superficialità e nella paura. Se dovesse capitare a voi, o a qualcuno che vi è caro, sappiate che fare la differenza è alla vostra portata.
E' sempre bello leggerti. In questa veste anche di più.

Magari accettare che da soli non si può farcela è dura, ma non credere che sia solo un problema tuo o di categoria. Piuttosto ci insegni che si tratta di riconoscere i propri limiti, e questo vale per tutti, te lo assicuro. Vedi, c'è più forza in te che in persone che all'apparenza sembrano mostrare, se non ostentare, una forte sicurezza. Fai tutto quello che è in tuo potere per stare meglio, la vita è anche bella, se vogliamo.
 

nate

Utente di lunga data
Come al solito uso il forum come un mio diario, ma sto imparando qualcosa di nuovo e vorrei condividerlo. Se non interessati, passate oltre. Non è un post pessimista: un po' confuso sì, ma in questo periodo sto lavorando su di me a un livello cui non ero mai giunto prima.

Sono sempre stato tendenzialmente depresso, ma credo come milioni di altre persone, che alternano semplicemente momenti personali in funzione del ritmo della propria esistenza. Dunque avevo della depressione un'idea un po' superficiale, quasi una familiarità di sufficienza.

Non conoscevo invece la depressione in termini clinici, ovvero la cosiddetta Depressione Maggiore. E credo che la cosa valga praticamente per tutti - eccetto addetti ai lavori - come qualsiasi cosa grave ed inedita non ci tocchi da vicino.

Se le dinamiche basilari di un disturbo depressivo sono facilmente immaginabili (ecco uno schema riassuntivo tra i tanti: http://www.leanonme.net/ch-it/infor...ione/quali-sono-gli-effetti-delle-depressioni), ciò che costituisce il vero problema ed essenzialmente la pericolosità intrinseca di questo fenomeno è la distorsione della realtà.

Mi reputo una persona intelligente, ho quotidiane occasioni di mettere alla prova il mio intelletto e la mia razionalità, quindi ho sempre fatto affidamento sulla mia testa ed ho sempre considerato le mie doti una risorsa preziosa. Eppure quando sono arrivato qui praticamente tutti avete cercato di farmi capire che stavo delirando. Se ricordate, la mia enorme difficoltà nel seguire i vostri consigli stava nel fatto che io mi sentivo assolutamente lucido, ma proprio non coglievo il senso dei vostri appelli.

La fregatura sta proprio qui: è praticamente impossibile rendersi conto in prima persona del salto che può avvenire tra "umore depresso" ed "episodio depressivo", perchè presupponendo il secondo un decorso prolungato, quando ci si trova dentro è troppo tardi per rielaborare con oggettività la propria condizione. Quindi si può tranquillamente non percepire come sintomi le proiezioni, le distorsioni prolungate che diventano schemi di pensiero radicati e concatenati alla percezione di sè e del proprio ambiente. Detta più semplicemente, il delirio può diventare "selettivo" e incastrarsi alla perfezione in un ambito di sè solo parzialmente disfunzionale.

In questo modo, ci si trova praticamente privi di difese razionali e alla propria mercè, in un circolo vizioso da cui senza un intervento esterno non si esce. E la gravità ulteriore del problema è che normalmente questa condizione viene sottovalutata (da se stessi, dagli altri) fino a quando non diventa estremamente disabilitante. In poche parole, un vortice che ti sottrae di fatto ogni motivazione per andare avanti. Per molti è un argomento tabù, ma mi stupirei se qualcuno di voi non avesse mai sentito associare depressione e suicidio.

Questo detto, per il momento sono stato fortunato. C'è chi mi ha mostrato una strada e mi ha convinto (con estrema fatica) che era assolutamente necessario imboccarla. Attualmente la mia motivazione è proprio la terapia: sono convinto che aver scelto di curarmi sia stato un gesto costruttivo, positivo, un estremo aggrapparmi alla vita prima di affogare; ed è l'unica cosa di cui, in questo periodo, mi riconosco (moderatamente, eh!) il merito.

Sapere di essermi attivato, imparare a conoscere in prima persona il mio problema, è già un aiuto. Sapere che ora posso sì continuare a fare affidamento sulla mia testa, ma tenendo ben presente che non posso far conto su alcuni meccanismi, che in questo momento sono falsati, è un modo per restituirmi via via a me stesso. Mi sono affidato a qualcuno di competente, così come in qualsiasi altro caso si necessiti di cure, e dopo le prime resistenze dovute all'ignoranza e al pregiudizio sono serenamente convinto che non ci fosse altro da fare, e che anzi sia una cosa perfettamente sensata e normale. Se aveste l'appendicite, dubito che tentereste di operarvi da soli sul tavolo della cucina, giusto?

Il senso di questo post è questo. Spero possa essere uno spunto per chi dovesse sperimentare il mio stesso disagio (e per chi dovesse trovarsi a star vicino a qualcuno cui capiti la stessa cosa). Non si può risolvere un problema senza conoscerne le cause e le dinamiche. E non sempre si può bastare a se stessi. Basta davvero poco per disporre dei mezzi per non dover affrontare alla cieca una sofferenza che trova il suo nutrimento soprattutto nella superficialità e nella paura. Se dovesse capitare a voi, o a qualcuno che vi è caro, sappiate che fare la differenza è alla vostra portata.
la depressione è la mia mcompagna fissa della vita,di psichiatri e psicofarmaci ne ho sentito parlare fin da bambino dato che mi madre ne soffriva. Poi dopo un evento traumatico ci sono finito io,in quella grave,maggiore,con la difficoltà e a volte l'impossibilità di alzarsi dal letto.poi ne sono quasi guarito >(Non di guarisce mai del tutto ) Adesso sembrava che iniziasse u8n nuovo capitolo della mia vita,sono stato quasi un anno a pensare senza far ionterferire altre persone nelle mie emozioni più profonde (Come la paura dell'abbandono),mia madre mi ha ovviamente abbandonato da piccolo . Mi sono aperto a un certo punto e che cosa ho ricevuto. SOLO MERDA.Credevo di aver passato un natale di merda lo scorso anno,ma questo è riuscito a esssere peggiore dello scorso. Per un mese la ragazza con cui sto mi ha detto di amarmi e poi....cambia e ieri sera alla fine mi ha detto che non sa,mi vuole bene e basta. Settembre scorso stessa cosa. Che devo fare ? Sono stato sconfitto dalla vita (Bene dopo questa credo di stare tornando in depressione>)
 

giorgiocan

Utente prolisso
Dai, che ne stai uscendo. Bravo e in bocca al lupo
Ti ringrazio, ma la via è lunga. D'altra parte in queste cose con la fretta si fa solo altro danno. Sto meglio di 6 mesi fa, è già un risultato. Se tra 6 mesi starò ancora meglio sarà un'altra conquista. Nessuna fretta, punto piuttosto sulla determinazione. Mi aiuta sapere che lo sto facendo per qualcuno che amo, è un'eccellente motivazione.
 

sienne

lucida-confusa
Ti ringrazio, ma la via è lunga. D'altra parte in queste cose con la fretta si fa solo altro danno. Sto meglio di 6 mesi fa, è già un risultato. Se tra 6 mesi starò ancora meglio sarà un'altra conquista. Nessuna fretta, punto piuttosto sulla determinazione. Mi aiuta sapere che lo sto facendo per qualcuno che amo, è un'eccellente motivazione.
Ciao giorgiocan,

bello leggerti così ...

un passo alla volta, e guardati sempre intorno ...
c'è anche durante la via, molto da vedere ...

sienne
 

giorgiocan

Utente prolisso
Ho lasciato le parti che possono essere valide anche per altri disturbi.
Forse se ci si sente depressi si può più facilmente prender coscienza di aver bisogno d'aiuto, piuttosto di quando ci si sente esaltati.
Credo che quando ci si sente molto diversi dalla "normalità", invece di ribellarsi al concetto di normalità, sarebbe opportuno verificare se la propria stravaganza non sia patologia, prima di trascinare se stessi e gli altri in un vortice di dolore.
Spunto molto interessante. Credo che anche nei picchi negativi si possa parlare di un certo tipo di esaltazione. In ogni caso, quando sei dentro una dinamica estremizzante, la pulsione è spesso quella di "volerne ancora", anche se ovviamente è difficile averne consapevolezza.
D'altra parte - penso alla sindrome bipolare - ci sono disturbi che consistono proprio in continui salti da un estremo all'altro, e "dall'interno" si riesce persino ad elaborare una qualche coerenza nei comportamenti che ne conseguono.

Ad ogni modo, la consapevolezza aiuta moltissimo, certo. Ma di fatto il primo problema che il mio medico dovrà (aiutarmi a) risolvere è ancora quello della mia continua battaglia coi fantasmi. In pratica sono spesso ancora bloccato tra accettazione e rifiuto della mia ossessione. Nei giorni scorsi avevo anche ipotizzato di romperti le palle in pvt: la tua logica e la tua lucidità sono l'arma che adesso vorrei nel mio arsenale.
 

giorgiocan

Utente prolisso
La distorsione della realtà invece è un fattore che è presente in ogni individuo e la normalità è soltanto una distorsione accettata dalla maggioranza. La cura della depressione è quindi la conversione del concetto individuale a quello comune.
Che bella sintesi! Conoscevo questo meccanismo, ma devo dire che l'hai esposto benissimo. Tra l'altro questo passo si lega perfettamente con un altro aspetto chiave della depressione, ovvero il progressivo isolamento. Ed è quando ti arrendi a te stesso che inizia a diventare davvero buio, attorno.

Detto questo, che rappresenta un sommario e superficiale giudizio dell'esistenza umana e della sua psiche, come possiamo aiutarti? Noi che abbiamo come te una distorsione della realtà tutta nostra? :D
Ma voi lo state già facendo! E andate benissimo così! :up:
 

giorgiocan

Utente prolisso
Mi ricordi """"qualcuno"""". :rolleyes:
Stai andando alla grande, mi piace sia quello che hai scritto sia come stai reagendo. :up:
Ciao Mille! Sai che quando sono arrivato qui sei la prima persona di cui mi hanno parlato? Dicevano che forse eri l'unica qui dentro che avrebbe potuto comprendere veramente il mio stato d'animo e la mia situazione, ed eventualmente consigliarmi. Quindi mi fa doppiamente piacere il "tifo"!

Grazie!
 

Brunetta

Utente di lunga data
Spunto molto interessante. Credo che anche nei picchi negativi si possa parlare di un certo tipo di esaltazione. In ogni caso, quando sei dentro una dinamica estremizzante, la pulsione è spesso quella di "volerne ancora", anche se ovviamente è difficile averne consapevolezza.
D'altra parte - penso alla sindrome bipolare - ci sono disturbi che consistono proprio in continui salti da un estremo all'altro, e "dall'interno" si riesce persino ad elaborare una qualche coerenza nei comportamenti che ne conseguono.

Ad ogni modo, la consapevolezza aiuta moltissimo, certo. Ma di fatto il primo problema che il mio medico dovrà (aiutarmi a) risolvere è ancora quello della mia continua battaglia coi fantasmi. In pratica sono spesso ancora bloccato tra accettazione e rifiuto della mia ossessione. Nei giorni scorsi avevo anche ipotizzato di romperti le palle in pvt: la tua logica e la tua lucidità sono l'arma che adesso vorrei nel mio arsenale.
La nostra psiche è molto complessa e ci fa stare spesso male ma ogni ossessione è un espediente per non affrontare altro.
Si inventa di tutto. Le nostre ossessioni son sempre meglio di quello che vuol sposare il gonfiabile :carneval: o di quello sposato con la bambola bisex:D (hai mai visto "Io e la mia ossessione" su Realtime?)
 

giorgiocan

Utente prolisso
E' sempre bello leggerti. In questa veste anche di più.

Magari accettare che da soli non si può farcela è dura, ma non credere che sia solo un problema tuo o di categoria. Piuttosto ci insegni che si tratta di riconoscere i propri limiti, e questo vale per tutti, te lo assicuro. Vedi, c'è più forza in te che in persone che all'apparenza sembrano mostrare, se non ostentare, una forte sicurezza. Fai tutto quello che è in tuo potere per stare meglio, la vita è anche bella, se vogliamo.
Grazie. Tu sei tra coloro che mi avevano inquadrato subito. E mi avevi ben consigliato dall'inizio. Hai ragione, la paura di sè non conosce classi ed appartenenze. Purtroppo, quando il nostro nemico siamo noi stessi, ci troviamo facilmente da soli a fronteggiare lo "spavento supremo" [cit.]. E ammetto di sentirmi un po' un cretino - io che solitamente ho una così alta considerazione delle mie doti - a non avere nemmeno intuito in che acque stessi navigando. Ma questa esperienza, ovunque porti, mi ha già insegnato qualcosa.

E sì, quando riesco a star bene, a sentirmi in pace, so che l'obiettivo da raggiungere vale tutta la fatica del viaggio.
 
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