
bello parlarti...
per me è così, infatti io tendo a non voler sapere se non il minimo indispensabile, tu però come stavi mentre ti raccontava, mentre scoprivi? possibile che quando lo hai messo alle strette non c'è stato un secondo, nemmeno un secondo in cui l'hai odiato? e il fatto che si sentisse male nemmeno per un attimo ti abbia dato un pò di "sollievo"?
Notte. Ero assolutamente stufa di essere mostrizzata 46 ore su 24.
Fuori la tempesta. Tuoni e fulmini. E pure la grandine. (non è vero ma fa scena)
Io. Al buio. Con solo una candela accesa. davanti al pc. Del Mattia. Che inconsapevole dormiva al piano di sopra.
In compagnia dei suoi gatti mi sono seduta. L'ho acceso. Ho fatto uno di quei respironi che.
Dovevo immagazzinare aria. Quanta più potevo. Perchè sapevo cosa avrei trovato.
Ho cercato la password della sua posta e sono entrata.
Ho letto tutto.
bevendo caffè. Fumando come una ciminiera. E sentendo l'embolo un po' partire.
Poi, dopo non so quanto, ho preso il cellulare e mandato tre messaggi alle Amichette. Credo di avergli solo scritto.
Beccato.
Non mi ricordo.
Poi mi sono alzata e sentendomi una ladra fottuta ho cercato nel portafoglio. E ho trovato altro.
Poi sono salita in camera.
Erano le tre di notte o giù di li. E mi sono messa come Samara di the ring a guardarlo.
Per quanto?
Boh...pensavo solo a come farlo fuori.
In effetti ho anche pensato di tirargli un lordone a mano aperta. Aspettando che aprisse gli occhi per tirargliene un altro.
Ma non sono aggressiva. Quindi. Sono rimasta ferma.
Potevo soffocarlo con un cuscino. Ma la cosa non sarebbe stata agevole.
Allora mi sono limitata ad odiarlo.
Così.
In semplicità.
Pensando a tutti i modi atroci in cui avrei potuto farlo soffrire.
Ho dormito sul divano.
Pensavo.
Pensavo a me.
A cosa volevo di fare di lui. Di me. Di noi.
Eravamo in crisi già da un po' e in effetti l'amore che ci aveva fatto sollevare montagne non riuscivo a sentirlo.
Non gli ho detto nulla per qualche giorno. Forse due o tre. Non ricordo bene tutto, più gli anni passano più devo sforzarmi di ricordare quel periodo.
Comunque.
Mi sono presa qualche giorno.
Non ero in embolo. Ero solo gelida.
Lui mi chiedeva cosa avessi e io tranquilla a rispondergli.
-Non ti preoccupare che appena prendo un paio di decisioni lo saprai.-
Lo affrontai un mattino.
Negò.
Scappò quasi di casa.
Gli scrissi una mail.
Non aggressiva. Una mail di pace quasi.
Non volevo guerre.
Se voleva andare con lei era libero. Più che libero.
Nessuna sceneggiata. Nessun urlo (non sono manco capace di alzare la voce).
Niente.
Ma volevo sapere.
Volevo che mi dicesse che non ero pazza quando gli tiravo le frecciate o gli davo avvertimenti.
Che il mio modo di truccarmi non era diventato improvvisamente sbagliato.
Che io non mi ero trasformata improvvisamente in una rompi coglioni visionaria e lagnosa.
Quindi no Viola.
Non ho provato la minima soddisfazione nel vederlo tornare a casa con gli occhi grandi e guardarmi per la prima volta dopo mesi come Mattia e non il suo prototipo stronzo.
Quindi no. Non ho provato sollievo quando in cucina l'uno davanti all'altra con una tazza gigante di caffè mi parlava di lei.
Di cosa provava. Di come si sentiva.
Non ho provato soddisfazione quando il suo gatto preferito è salito sul tavolo e gli ha dato una testata con struscio e a lui sono venute le lacrime agli occhi.
E a me pure.
No.
Nessuna. Soddisfazione.
E nessun odio. O sentimento di vendetta o rivalsa.