Beh junger è vissuto 103 anni.
Una roccia. Un uomo che fece la prima guerra mondiale, e perse un figlio nella seconda.
Un uomo che il reicht corteggiò in mille modi, ma lui ci sputò sempre sopra.
Nel 1980 Jünger ottenne il prestigioso Premio Goethe (conferito, tra i pochi, a Bertold Brecht e Thomas Mann) che lo consacrò tra i massimi scrittori e pensatori tedeschi del Novecento; il merito stava soprattutto nell'analisi (e nella critica) della modernità; questo è il campo in cui le sue potenti intuizioni ne fanno, fra l'altro, uno degli intellettuali più discussi del XX secolo. Fu aspramente criticato e le ragioni erano le più varie: «dandysmo», «aridità», «etica della guerra», «estetica brutale sottesa alla perfezione stilistica». Tuttavia ebbe attestazioni di stima numerose e decisamente "bipartisan"; era in contatto con non poche personalità della sinistra, come il romanziere italiano Alberto Moravia e il Presidente della Repubblica francese François Mitterrand. Anche il filosofo Massimo Cacciari lo ammira, per la sua consonanza con Carl Schmitt (specie nel comune saggio Il Nodo di Gordio, Il Mulino 1987) e, soprattutto, per via della sua significativa collaborazione con Heidegger (nel dibattito in Oltre la linea, Adelphi 1989). Il progressivo ripudio della tecnica e della globalizzazione, predominanti oramai nella società occidentale, porta Junger ad assumere la posizione dell'«Anarca», del «Ribelle» («Ribelle è il singolo, l'uomo concreto che agisce nel caso concreto. Per sapere che cosa sia giusto, non gli servono teorie, né leggi escogitate da qualche giurista di partito. Il ribelle attinge alle fonti della moralità non ancora disperse nei canali delle istituzioni. Qui, purché in lui sopravviva qualche purezza, tutto diventa semplice» — cfr. Trattato del Ribelle, Adelphi 1990).
ora ricordo un maledetto filosofo...confesso di averli sempre odiati...io amico sono molto terreno,alle volte troppo .