E a proposito del bambino che è in noi, come può, oggi, sotto la pioggia, mancare questo?
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“Canto della pioggia”
(K. Groth)
Cadi, pioggia, cadi,
desta nuovamente i sogni
che sognavo da fanciullo,
quando l’acqua spumeggiava sulla spiaggia!
Quando l’appannata afa estiva
chiedeva pigramente una piacevole frescura,
e la rugiada si scioglieva sulle foglie lucide
e l’azzurro della brughiera risplendeva più scuro.
Quale delizia, stare
a piedi nudi nella corrente,
e dall’erba andare a toccare
la schiuma con le mani.
O raccogliere con le calde gote
le fresche gocce,
e respirare nel giovane petto
nuovi profumi!
Come un calice che trabocca
l’anima respirava spalancata,
immerso nel bagno celestiale
come fiori sprofondati nel loro profumo.
Con un brivido ogni goccia rinfrescava nel profondo
fino al palpito del cuore,
e la sacra tela del creato
penetrava fin nella vita più nascosta.
Scendi pioggia, scendi,
desta le mie vecchie canzoni
che cantavamo sull’uscio,
mentre fuori le gocce risuonavano!
Vorrei ascoltarle ancora,
sentire il loro mormorio umido e dolce
e bagnare teneramente la mia anima
con i suoi piccoli orrori di fanciullo.