Fino a quando abuserai ancora della nostra pazienza, o Catilina?
Per quanto tempo ancora codesto tuo furore ci befferà?
A quale limite si spingerà la sfrenata tua audacia? Non ti dicono nulla il presidio notturno del Palatino, le scorte della città, il timore del popolo, il concorso di tutte le persone perbene, questa munitissima sede del Senato, le bocche ed i volti di questi?
Non t’accorgi che i tuoi propositi sono noti, che la tua congiura viene pregiudicata dalla conoscenza che tutti questi ne hanno?
Pensi forse che noi ignoriamo che cosa tu faccia nella prossima notte o in quella precedente, dove tu sia stato, chi tu abbia convocato, quali suggerimenti tu abbia raccolto?
O tempi, o costumi! Il Senato comprende tutto ciò. Il Console vede, e tuttavia costui vive.
Vive?
Anzi, è venuto anche in Senato, diventa partecipe delle pubbliche decisioni, nota e, con gli occhi, designa ciascuno di noi alla strage.
Noi, uomini forti, riteniamo di aver fatto abbastanza per la salvezza della Repubblica, se eviteremo la furia e le armi di costui.