certo che una persona con problematiche simili vuole sentire giusto queste parole.....
Bello ed interessante argomento: quello che la gente vuol sentirsi dire.
Il che fa il paio con quello che la gente vorrebbe essere, no?
Ma uno è quello che fa, e se avviene anche il contrario, è più un caso fortuito od una condizione di privilegio momentanea piuttosto che una costante della vita.
Per farsi dire le cose che ci piacciono ci sono gli strizzacervelli prezzolati, così come per farci fare le cose che ci piacciono ci sono le puttane.
Perchè per lisciare la schiena al porcospino bisogna aver qualcosa in cambio, altrimenti gli si sta alla larga.
Ma guai a dire al porcospino che non ha proprio un pellicciotto morbidino morbidino, e che se qualcuno lo accarezza con una mano è perchè con l'altra chissà cosa gli sta fregando.
Chi ruba e basta è un ladro, ma chi ruba dopo averti fatto un bel pat-pat sulla testolina vuota è un ladro ruffiano, chi ti fa solo pat-pat è semplicente un ruffiano.
Ma i ruffiani sono tanto falsi e bugiardi quanto più sono amici di tanti, perchè chi è amico di tutti non è amico di nessuno.
Ma neppure i ruffiani sono di efficienza assoluta e qualcosa gli scappa, qualcosa che certe bestie vorrebbero si notasse, uh quanto vorrebbero che si notasse, magari la gente lo noterebbe se ce l'avessero davvero quella cosa, invece non ce l'hanno, ma non è questo il punto, basta che lo si noti.
Allora se lo dicono da soli, perchè si sa, la gente o è troppo distratta o è troppo inferiore per capire certe cose, anche le più lampanti.
E fanno una certa tenerezza quelli che per informare gli altri che sono intelligenti glielo devono dire.
Oh, sono davvero buffi! Perchè l'intelligenza non traspare dalle parole, dai modi e dagli atteggiamnti, anche se si è amille chilometri di distanza ed anche se ci si sta solamente leggendo su uno schermo...
No! L'intelligenza è come il colore delle scarpe che indossano! Una cosa che se sei voltato dall'altra parte o sei cieco non puoi proprio vedere, allora questi ti soccorrono e te ne informano, e tu siigliene grato: mi raccomando!
Un po' come i giullari che si siedono sulla tazza del cesso con lo scopino in mano e si fingono la regina d'Inghilterra.
Buoni solo a far ridere.
Della stessa pasta quelli che, sentendosi incompresi, disprezzano il volgo profano che osa non tributargli i giusti onori per quello che credono di essere, già, che non sono, ma pretendono di essere, con fare spocchiso ed irriverente verso coloro i quali dedicano una frazione della loro noia alle quisquilie di costoro.
Bella riconoscenza!
Tre parole sgrammaticate scritte grattandosi le chiappe non valgono forse un grazie sentito?
Ci sterebbe anche un caffè al bar, mica di quelli colla moka, perchè di là, in cucina, magari ci sputerebbero dentro, o peggio, prima di dartelo, per testimoniare lòa gratitudine di chi si inventa di volta in volta, psicologo, filantropo o peripatetico e si improvvisa idraulico, spazzacamino e galantuomo solo per rincorrere le paturnie di certi rottami umani.
Eppure la gratitudine non è di questo mondo, e, qualora esistesse, neanche del prossimo.
Ma noi ci consoleremo lo stesso con un buon caffè.
Con gli spiccioli che abbiano in tasca.
Tanto quei two cents
non li vuole più
nessuno.