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L'on. Conte alla guida dei finiani del Veneto
POLITICA. Ieri l'assemblea a Padova di Fli
«Il nostro progetto va avanti e incontra sempre più consensi»
28/02/2011

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L'on. Giorgio Conte e il presidente Gianfranco Fini

L'onorevole Giorgio Conte ieri è stato nominato a Padova coordinatore veneto del Fli. È il neonato partito di Gianfranco Fini, dato in difficoltà per il movimento franoso per il quale ha visto perdere pezzi importanti nelle ultime due settimane. Conte prende il posto di Maurizio Saia che ha traslocato pure lui.
Alla kermesse dei futuristi all'hotel Crow di Limena era presente un centinaio di vicentini. A fare la voce grossa Italo Bocchino, capogruppo alla Camera, che la toponomastica politica inserisce tra i falchi contro gli ex amici del Pdl berlusconiano.
«Il nostro è un progetto ambizioso - spiega alla platea Bocchino - che ha una leadership chiara in Gianfranco Fini e che riscuote l'apprezzamento dei giovani».
On. Conte voi futuristi venite dati in difficoltà. C'è chi dice allo sbando.
«È una lettura distorta, dirò interessata, perché se è vero che ci sono stati dei fuoriusciti, è altrettanto vero che non c'è un circolo che ha chiuso né iscritti che hanno fatto macchina indietro. Ci sono stati amici che hanno seguito altri richiami, ma la base è con noi. Rispetto tutte le scelte, ma nel nostro partito si discute e si fa politica, non c'è un padrone».
I sondaggi, però, vi danno in calo.
«Bisogna vedere quali. All'indomani della costituzione del partito a metà febbraio il sondaggio della "Full research", società quotata, ci dà al 7,5% su scala nazionale, di cui il 17% a Nord Est.
È un riscontro importante, anche perché siamo un movimento che ha un forte richiamo tra i giovani».
La diaspora, però, non si ferma.
«Guardi che la manifestazione padovana, organizzata in 48 ore, ha dimostrato la nostra capacità di essere presenti sul territorio e di mobilitare i sostenitori. Quattrocento iscritti che partecipano al dibattito è un numero rilevante».
Non è mai stato tentato, dopo lo stato nascente del nuovo movimento, di lasciare Fini?
«Non l'ho mai pensato nemmeno per un secondo. Sono stato avvicinato e contattato, questo è noto, ma sanno tutti di che pasta sono fatto ed ho replicato in maniera netta. Fini è il nostro leader, è un politico vero, guarda agli interessi del Paese con spirito europeista, e non già con obiettivi di bottega come sappiamo bene chi. C'è uno stile diverso».
L'affondo del Pdl al presidente della Camera, ritenuto parziale, si sta facendo più insistito.
«Lo si attacca sul piano personale, penso a Cicchitto venerdì, perché su quello istituzionale è equilibrato e mai di parte. L'altro giorno ha sì bacchettato Cicchitto, ma lo stesso trattamento ha riservato a Di Pietro quando ha equiparato Berlusconi a Gheddafi».
Quali sono i prossimi passaggi del vostro movimento-partito?
«Entro l'estate eleggeremo i segretari provinciali per strutturarci».
La maggioranza Pdl-Lega intanto è diventata più compatta.
«Numericamente sì, ma deve ricorrere alla decretazione d'urgenza e al sistematico voto di fiducia perché altrimenti non riesce a far passare alcun provvedimento. Ma vi pare possibile che con tutti i problemi economici che abbiamo, le priorità in Italia sono sempre le intercettazioni telefoniche e il processo breve? Gli italiani non sono stupidi e vedono che le questioni personali di Berlusconi ingolfano l'agenda del Paese. Da noi si continua a discutere dei problemi del singolo anziché degli interessi nazionali. Il nostro partito è una risposta responsabile e seria al Paese».
Ivano Tolettini
 
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