Sgozzata dal padre musulmano. La madre: "Lo perdono, l'ha deciso il destino"

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Sgozzata dal padre musulmano. La madre: "Lo perdono, l'ha deciso il destino"

[h=2]Hina aveva uno stile di vita troppo occidentale. Dieci anni fa la barbara esecuzione nel Bresciano. La madre: "Perdono mio marito"



[/h] Sergio Rame - Ven, 22/01/2016 - 09:28







"All’inizio ce l’avevo con il mondo intero, con la vita. Pensavo: perché sta succedendo tutto questo? Perché proprio a me e alla mia famiglia? Poi ho capito.





Era tutto già scritto, il destino aveva già deciso per Hina, per mio marito, per me. E allora ho trovato la pace che cercavo. Vivere senza Hina sarà per sempre il mio più grande dolore, ma Mohammed era e resta l’uomo della mia vita. È giusto che paghi per quel che ha fatto però io l’ho perdonato e non lo abbandonerò mai". Bushra non incolpa l'islam per quella barbara esecuzione. Eppure dieci anni fa, l’11 agosto del 2006, quando a Sarezzo (Brescia) la ventenne Hina Saleem fu sgozzata dal padre Mohammed "perché voleva vivere e vestire all’occidentale", la religione e le tradizioni del Paese d'origine, il Pakistan, c'entravano eccome.
Il padre si accanì sul corpo della figlia con un coltellaccio. Poi, la seppellì nel giardino di casa con la complicità di due parenti. "Perché voleva vivere e vestire all’occidentale - avevano spiegato - per motivi religiosi, perché lei rifiutò di andare in Pakistan a sposare uno sconosciuto". Oggi, a distanza di dieci anni, Bushra riscrive quella tragedia spiegando al Corriere della Sera che l'omicidio non ha niente a che fare con i precetti dell'islam: "Mia figlia è diventata il simbolo di una storia di integralismo che non è mai esistita. Mio marito è sempre stato un uomo buono e un padre esemplare, mai una volta ci ha obbligato a fare qualcosa. Quel giorno ha perso la testa in un impeto di rabbia, Hina era una ragazzina bravissima ma era finita in cattive compagnie e avevamo cercato di farglielo capire tante volte. In quel periodo ci chiedeva continuamente soldi e finché abbiamo potuto l’abbiamo aiutata. Quel giorno è stata colpa della rabbia…". Eppure, quando il padre ha seppellito il cadavere nel cortile di casa, è stato attento a mettere il corpo rivolto alla Mecca. Ma Bushra insiste: "È stato solo panico. Noi eravamo tutti in Pakistan, Mohammed voleva prendere tempo solo fino al nostro ritorno, voleva aspettarci per raccontarci tutto e andare a costituirsi, come poi ha fatto".
Mohammed è stato condannato a scontare trent'anni di carcere. Nayab, una delle sorelle di Hina, va a trovare il padre in carcere indossando la minigonna, le calze nere e una maglietta strettissima. "Vestirei così se davvero lui fosse un integralista fanatico? - dice - conosciamo il Corano e quando possiamo preghiamo, proprio come fanno i cattolici. Che male c’è? La verità è che ero io che compravo i famosi vestiti all’occidentale di Hina…".

http://www.ilgiornale.it/news/crona...madre-perdono-lha-deciso-destino-1215803.html
 

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ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
...e la madre è donna...questa è la cosa più avvilente...

mi ha sempre basita vedere donne che per amore di un uomo negano se stesse anche nelle altre donne...non lo capisco, questo amore, e non capisco queste donne.
 

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[h=1]"Devi sposare quell'uomo altrimenti noi ti sgozziamo"[/h] [h=2]La giovane pachistana: "Hanno scelto per me un marito che non conosco e ha 40 anni più di me"



[/h] Nino Materi - Ven, 22/01/2016 - 08:21







Per tutti, a Cervignano (Udine), è «Hina». Stesso nome di Hina Saleem la 21enne pachistana uccisa nel 2006 dai suoi familiari nel bresciano.





Stesso nome; quasi stessa età (la Hina di Cervignano ne ha 24); stessa nazionalità; stesse minacce da parte dei parenti serpenti: «Se non sposi chi abbiamo deciso noi, ti sgozziamo...». Nel caso di Hina Saleem la minaccia si concretizzò, drammaticamente. Nel caso della giovane pachistana, rifugiatasi in Friuli, a sventare (per ora) la vendetta assassina di padre, madre e fratelli, sono arrivati i poliziotti. Che hanno convinto lei - la Hina «udinese» - a scendere dal tetto dove era salita per urlare tutta la sua disperazione; e hanno contattato loro - i familiari - per invitarli a smetterla con le intimidazioni. Tentativo fallito, considerato che un fratello ha risposto a muso duro: «Noi abbiamo le nostre tradizioni, Hina deve rispettarle. Altrimenti peggio per lei...». Parole terribili che il primogenito della famiglia di Hina ribadisce al Giornale, con tono «orgoglioso»: «Noi non interferiamo nelle vostre tradizione, voi rispettate le nostre...». Peccato che fra le «tradizioni» cui si riferiscono i parenti della giovane pachistana ci sia anche l'usanza barbara del «matrimonio combinato»: cioè un uomo dato in sposo alla figlia senza che lei possa rifiutarsi. Pena, la vita. Ma Hina il coraggio di ribellarsi l'ha invece trovato. «Braccata come un animale da scannare», scriveva ieri il Messaggero Veneto, il primo a pubblicare il dramma della giovane pachistana: «costretta a fuggire prima dal Pakistan e pochi mesi fa da Bologna per evitare che i suoi parenti, in primis i due fratelli, la uccidano. Gliel'hanno giurato che finirà male se non ubbidirà». Ma Hina di fare ritorno in Pakistan non ci pensa minimamente: «Da lì sono fuggita e lì non voglio più andarci...». Un'odissea, la sua, attraverso i Balcani. Poi l'approdo nella «Terra promessa»: l'Italia. Per la legge del nostro Paese il suo status è quello di «rifugiata». Termine che per la famiglia di Hina è sinonimo di «donna impura». Che, solo per questo, andrebbe punita senza pietà. L'altroieri la ragazza (da pochi mesi vive a Cervignano, ben accolta dalla comunità locale) è salita sul tetto della sua abitazione. È scattato l'allarme. Ore di trattative. Si è temuto che la giovane potesse buttarsi giù. Invece si è fatta convincere a raccontare la sua triste storia: «Ho paura, aiutatemi. I miei fratelli mi minacciano di morte». Hina, a seguito del piano di protezione attivato dal ministero dell'Interno, è stata trasferita dall'Emilia Romagna in Friuli. Le telefonate minatorie della famiglia continuano. Hina ha il terrore di addormentarsi. Di notte la parola «vendetta» popola i suoi incubi. Ma lei non ha rinunciato a sognare. Come racconta la deputata socialista Pia Locatelli - autrice di uno studio specifico sul tema - in tutto il mondo si celebrano ogni anno 60 milioni di «matrimoni forzati»: «La maggior parte riguarda ragazze giovanissime, spesso bambine al di sotto di quindici anni. In alcuni casi hanno dodici anni, in altri addirittura nove», ha dichiarato al sito linkiesta.it. La deputata, coordinatrice dell'intergruppo parlamentare sui diritti delle donne, parla senza mezzi termini di «pedofilia legalizzata». Un fenomeno drammaticamente diffuso. Almeno 146 Paesi consentono infatti di sposare ragazze minori di diciotto anni. In 52 casi i matrimoni possono essere contratti anche con minori di quindici anni. «Ma anche dove la legge lo impedisce continua Locatelli - si verificano casi limite di matrimoni combinati con bambine anche di otto o dieci anni».Colpiscono alcuni dati. Secondo un rapporto delle Nazioni Unite in Bangladesh, Ciad, Guinea, Mali, Mozambico e Niger una ragazza su dieci ha un figlio prima di quindici anni. Ma il dramma ci tocca anche da vicino: «Ogni anno 2mila adolescenti nate in Italia sono costrette a sposarsi nei paesi di origine». Altro che integrazione...





http://www.ilgiornale.it/news/polit...uomo-altrimenti-noi-ti-sgozziamo-1215713.html
 

Alessandra

πιθηκάκι
Anche la ragazza pakistana che lavorava con me si è sposata con un matrimonio combinato. ...
Ma almeno le hanno scelto un marito giovane (solo due anni in più di lei ) , istruito e gentile.
Probabilmente, tradizione a parte, la mia conoscente appartiene a una famiglia perbene e con buon senso.
 

Trinità

Utente Pagliaccio
Conoscevo bene l'allora fidanzato di Hina. E quello che è stato raccontato è solo la punta di un iceberg ORRIBILE!
 

oro.blu

Never enough
che tristezza....
 
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