Routine: sicurezza o noia?

Brunetta

Utente di lunga data
Il titolo già dice tutto, ma mi spiego maglio. Se anche dovesse sembrare che abbia scelto la sezione sbagliata... preferire restasse qui.

Il nostro cervello è costruito per funzionare in economia e per farlo deve creare automatismi. Pensiamo a come guidiamo senza pensare a quali pedali premere e quando cambiare o a come ci spostiamo per fare le attività di casa o la routine mattutina.
Anche nelle relazioni le routine ci rassicurano e le abitudini sono le modalità più efficienti.
Vale per la divisione dei compiti a cena, così come per il sesso.
Se, dopo il periodo di “rodaggio“, si trovano le modalità che piacciono, si tende a riprodurle.
E qui subentra la noia. Ma, del resto, perché tornare a provare pratiche che non avevano funzionato?
Insomma perché tornare a far grattare il cambio, se si ha imparato a usare la frizione?
Ma cosa c’è che crea noia nel buon funzionamento?
 

ologramma

Utente di lunga data
Il titolo già dice tutto, ma mi spiego maglio. Se anche dovesse sembrare che abbia scelto la sezione sbagliata... preferire restasse qui.

Il nostro cervello è costruito per funzionare in economia e per farlo deve creare automatismi. Pensiamo a come guidiamo senza pensare a quali pedali premere e quando cambiare o a come ci spostiamo per fare le attività di casa o la routine mattutina.
Anche nelle relazioni le routine ci rassicurano e le abitudini sono le modalità più efficienti.
Vale per la divisione dei compiti a cena, così come per il sesso.
Se, dopo il periodo di “rodaggio“, si trovano le modalità che piacciono, si tende a riprodurle.
E qui subentra la noia. Ma, del resto, perché tornare a provare pratiche che non avevano funzionato?
Insomma perché tornare a far grattare il cambio, se si ha imparato a usare la frizione?
Ma cosa c’è che crea noia nel buon funzionamento?
io nella mia routine non mi sono mai annoiato ed ancora mi piace perchè , come dico sempre io , la mia vita l'ho vissuta a tappe o periodi ma mai dico mai mi sono annoiato , dispiaciuto per quella cosa che tu sai , ma niente altro anzi più passa il tempo e più diventiamo entrambi consapevoli della nostra vita insieme e ci piace condividerla
 

Brunetta

Utente di lunga data
io nella mia routine non mi sono mai annoiato ed ancora mi piace perchè , come dico sempre io , la mia vita l'ho vissuta a tappe o periodi ma mai dico mai mi sono annoiato , dispiaciuto per quella cosa che tu sai , ma niente altro anzi più passa il tempo e più diventiamo entrambi consapevoli della nostra vita insieme e ci piace condividerla
Infatti credo che la routine dia sicurezza e che pochissimi siano disposti a rinunciarvi.
Va bene andare in vacanza, ma non esiste un posto come casa propria! 😉
Insomma la noia ci piace.
 

Brunetta

Utente di lunga data

La documentazione fotografica della mia infanzia, gelosamente custodita da mia madre su romanticissimi supporti di carta lucida, mi ritrae con la riga della pettinatura su un lato, e la classica immagine da ragazzino ordinato che ogni genitore sogna per suo figlio.

Era quindi naturale che, raggiunta la veneranda età di 12 anni, e forse influenzato dal carattere ribelle di Ralph Macchio nel film “Karate Kid”, io decidessi di oppormi a tale forzatura, restituendo alla mia immagine una connotazione che fosse fedele all’indole guerriera che mi animava.

E riga in mezzo fu.

La cosa in sè rientrerebbe nell’ordinario, se non fossero esistite le “rose”. Nome elegante e nobilissimo che cela un processo di autodeterminazione infernale di vasti gruppi di capelli, i quali, fregandosene delle nobili intenzioni del loro padrone, decidono di crescere un po’ come diavolo pare a loro in direzioni predeterminate e immodificabili.

Ora, la strategica disposizione di queste rose richiede un sapiente uso dell’asciugacapelli e rende non banale il processo di pettinatura con riga in mezzo. Ma, hey, il look ha il suo prezzo, no?

Il cambiamento arriva quando non te lo aspetti
Dopo circa 35 anni in cui mi ero pettinato sempre allo stesso modo, sono tornato a farmi la riga di lato. Ero appena risalito dalla spiaggia, in tempo per cena, andavo di fretta, l’ho fatto quasi inconsciamente.
La mia compagna, alla vista di questa nuova pettinatura, ha esclamato: “Stai benissimo, perché non ti pettini sempre così”?

Quanto mi era costata, negli anni, l’incapacità di osservare, sperimentare e rompere quell’abitudine? Qual era il delta di esecuzione, in termini di tempo, tra le due pettinature?

Mentre riflettevo all’ironia della sorte, in quanto il mio mestiere consiste nell’aiutare i clienti a fare proprio questo, ovvero sperimentare, e mentre addentavo il primo di pesce, ho realizzato che a causa di Ralph Macchio avevo sprecato il time equivalent di un Master in business administration.

Il pettinarmi in quel modo era semplicemente un’abitudine, un habit, come si dice in gergo business: un comportamento periodico regolare inciso nel mio cervello dalla pura ripetizione. Forse associato ad una qualche funzione d’utilità iniziale, ma ormai affondato nel mio subconscio e mai più sottoposto a revisione.

Quantificare il tempo dedicato alle abitudini
Si stima che il 40% del nostro tempo quotidiano sia dedicato a svolgere degli habit, dai più nobili (come l’esercizio fisico, leggere le news), ai meno nobili (controllare ripetutamente il telefonino, fumare, giocare troppo ai video game), a quelli neutri (guidare).

Gli habit si sviluppano grazie ad una qualche forma di trigger contestuale: può essere un particolare ambiente in cui ci troviamo o un evento a cui siamo sottoposti, ad esempio. Per quanto diversi siano, sono sempre caratterizzati da una ricompensa finale, ovvero qualcosa che inneschi un rilascio di dopamina.
Una volta ripetuti a sufficienza, diventano assolutamente automatici: si stima che bastino in media 66 giorni di ripetizione giornaliera (https://onlinelibrary.wiley.com/doi/abs/10.1002/ejsp.674) per creare un habit da zero.

Al cervello non interessa affatto se gli habit siano buoni o cattivi. Lui applica un semplice algoritmo: se lo ripeti, vuol dire che ti serve, e quindi gli dedicherò delle connessioni neuronali dedicate e ben carrozzate, affinché a fronte di un trigger, il processo parta in automatico.

È possibile riprogrammare le abitudini
Le connessioni neuronali più spesse sono quelle che richiedono meno energia al cervello per funzionare, e per questo vengono dedicate agli habit e per lo stesso motivo sono difficili da smontare.

Questa è sia una cattiva che una buona notizia.
Significa che è difficile disfarsi di un’abitudine, ma significa anche che si può insegnare al nostro cervello l’utilità di una abitudine buona. In pratica, se riuscite a resistere per 66 giorni ad andare in palestra, dopo sarà molto più facile. E anzi: piacevole, grazie al rilascio di dopamina.

Ora, non so voi, ma dopo qualche mese, io sono il felice possessore di un nuovo habit che mi fa risparmiare circa 3 minuti al giorno e si chiama “riga di lato” e sono sicuro che voi sarete in grado di generarne di molto più smart: siete pronti a riprogrammarvi? Ecco cosa dovete fare.

Come disfarsi delle vecchie abitudini e crearne di nuove più utili
Ci vuole un po’ di disciplina, ma non è niente di insormontabile: la prima cosa da fare è creare una lista dettagliata di ciò che fate giornalmente. E questo per una settimana. È importante fare prova di onestà rispetto ogni piccolo comportamento, genere alzarsi a prendere qualcosa da mangiare all’inizio di una serie TV.

Una volta stilata un log delle abitudini, potete classificarle in utili, inutili e dannose.

Il terzo passo è sostituire gli habit dannosi con quelli utili, seguendo questi consiglio:Iniziate da una cosa piccola

  1. Scegliete una mansione che sapete essere utile per voi e che vorreste fosse ripetitiva (fin qui facilissimo a farsi)
  2. Associate a questa mansione un trigger chiaro (in tal modo il cervello si abituerà ad attendersi una ricompensa finale non appena il trigger scatta); questo genererà col tempo una sorta di metaforica salivazione che faciliterà l’esecuzione dell’abitudine virtuosa.
  3. Scegliete una ricompensa in modo che il cervello associ il rilascio di dopamina alla conclusione della mansione stessa (e qui le cose si fanno un filo più difficili).
  4. Ripetetelo per 60 giorni – e qui diventa durissima 🙂
Un esempio concreto
  1. Voglio creare piccole sessioni di lavoro ininterrotto.
  2. Stabilisco un intervallo temporale e lo quantifico in 25 minuti
  3. Installo un’app che mi aiuti a cronometrarlo; quando la farò partire con un gesto (trigger) saprò che devo iniziare a lavorare, a fine task riceverò un premio, magari una pausa di 5 minuti in cui fare tutt’altro
  4. Ripeto il punto 3 giornalmente e più volte al giorno per 60 giorni.
Io, ad esempio, ho scaricato Forest: è un’ottima app che permette di costruire una foresta virtuale di piantine che rappresentano task realizzate con successo, e addirittura permette di finanziare la coltivazione di piante vere ogni tot piantine virtuali create. Dopaminico!

In generarle per creare un buon habit è necessario renderlo:
ovvio, attraente, facile e soddisfacente.

Per disfarsi di un cattivo habit è necessario renderlo:
invisibile, non attraente, difficile, insoddisfacente.

Scegliete bene le vostre abitudini: all’inizio le odierete, poi le tollererete, alla fine ne sentirete la mancanza se smettete di praticarle. Quello è il segno che il cervello è stato riprogrammato: congratulazioni 🙂
 

Lara3

Utente di lunga data
io nella mia routine non mi sono mai annoiato ed ancora mi piace perchè , come dico sempre io , la mia vita l'ho vissuta a tappe o periodi ma mai dico mai mi sono annoiato , dispiaciuto per quella cosa che tu sai , ma niente altro anzi più passa il tempo e più diventiamo entrambi consapevoli della nostra vita insieme e ci piace condividerla
Bello !
Bella coppia 👍
 

Brunetta

Utente di lunga data
Copio da altro thread:
“non mi serve altro nè dal punto di vista fisico nè affettivo nè gratificante che vada oltre ciò che già ho. Semplice. E poi mi piace un sacco l'idea di essergli fedele, mi fa sentire diversa dalla maggior parte delle persone che conosco, come se fossi "oltre".” @Ioeimiei100rossetti

Interessante.
Mi sembra che confermi che il tradimento, così come la fedeltà, dipendono più dalla persona che dalla relazione.
Non che la relazione sia indifferente, ma è una relazione tra due (minimo 🙄😆) persone e viene interpretata diversamente da chi tradisce, rispetto a chi non lo fa.
I motivi di chi tradisce risiedono anche nella interpretazione della routine come noia e come freddo vuoto relazionale. Per altri è rassicurante.
Nell'ultimo film di Muccino “Gli anni più belli” (esplicita rielaborazione di “C’eravamo tanto amati” film culto per me, secondo me remake riuscito) un personaggio che tradisce (cerco di evitare spoiler) si giustifica dicendo che “ormai si parla solo di cose pratiche“.
Già da un amante ci si sente valorizzati nei propri sogni, ammirati per la propria realtà, fuori dalla routine in cui si è normali e noiosi e comuni, eppure voluti.
 

Lostris

Utente Ludica
Già da un amante ci si sente valorizzati nei propri sogni, ammirati per la propria realtà, fuori dalla routine in cui si è normali e noiosi e comuni, eppure voluti.
Dici niente. Essere visti per quello che si è, liberi di mostrare i lati noiosi, oltre quelli interessanti, ed essere voluti.

Non trovo noia nella serenità di queste sensazioni, l’alternarsi di eccitazione e calma, noia e interesse non solo lo trovo “la norma” ma anche proprio propedeutico all’alimentare una relazione che sia reale e completa - se è quello che si vuole, naturalmente.

Ecco la mia, di discriminante, come traditrice.
Il non sentirmi voluta è la molla principale che ha fatto sì aprissi certe porte.

Poi possiamo discutere di quanto sia più facile volere qualcuno se la base dello scambio reciproco si gioca, almeno inizialmente, sul campo -bello, ma alquanto limitato - del sesso e della passione “a tempo“...

Ma, sempre, dipende da che tipo di rapporto una persona desidera vivere.
 

patroclo

Utente di lunga data
Sono un costruttore di routine, nel senso che ci sono tutta una serie di "incombenze" che mi portano ad ingegnerizzare il tutto non solo per renderle più veloci ma sicuramente per ottimizzare al meglio il risultato. Minimo sforzo col massimo risultato. La parola routine per cui assume questo connotato.

L'esempio della guida è parzialmente sbagliato, nel senso che andare per automatismi ti permette di apprezzare il viaggio o avere spazio libero nel cervello anche per altre cose. E comunque guidare, almeno dal lato maschile, vuol dire anche divertirsi col mezzo meccanico, spingerla veloce, cesellare le curve, staccare l'accelleratore al momento giusto... ma qui dubito tu possa capire :unsure:🤷‍♂️
Ovviamente il tragitto casa/lavoro fatto millemila volte può sembrare la noia assoluta ma tanto il modo di guidare "ottimale" mica si può cambiare
Non è che per sperimentare nuovi stili di guida (applicalo a tutti i campi) devi dimenticare le basi, solo grazie alle basi poi ti puoi evolvere.
 

Ginevra65

Moderator
Staff Forum
Copio da altro thread:
“non mi serve altro nè dal punto di vista fisico nè affettivo nè gratificante che vada oltre ciò che già ho. Semplice. E poi mi piace un sacco l'idea di essergli fedele, mi fa sentire diversa dalla maggior parte delle persone che conosco, come se fossi "oltre".” @Ioeimiei100rossetti

Interessante.
Mi sembra che confermi che il tradimento, così come la fedeltà, dipendono più dalla persona che dalla relazione.
Non che la relazione sia indifferente, ma è una relazione tra due (minimo 🙄😆) persone e viene interpretata diversamente da chi tradisce, rispetto a chi non lo fa.
I motivi di chi tradisce risiedono anche nella interpretazione della routine come noia e come freddo vuoto relazionale. Per altri è rassicurante.
Nell'ultimo film di Muccino “Gli anni più belli” (esplicita rielaborazione di “C’eravamo tanto amati” film culto per me, secondo me remake riuscito) un personaggio che tradisce (cerco di evitare spoiler) si giustifica dicendo che “ormai si parla solo di cose pratiche“.
Già da un amante ci si sente valorizzati nei propri sogni, ammirati per la propria realtà, fuori dalla routine in cui si è normali e noiosi e comuni, eppure voluti.
Semplicemente perché con l'amante è tutto nuovo, non ci si conosce, ci si scopre.
Anche se la routine non è l'elemento scatenante, ma il disinteresse che si crea nella coppia.
Stare insieme sul divano a guardare un film diventa noioso se non ci si parla è uno dei due si addormenta regolarmente dopo 15 minuti.
Se ci fossero commenti, critiche, sarebbe diverso, la partecipazione è fondamentale in qualsiasi relazione.
 

Brunetta

Utente di lunga data
Dici niente. Essere visti per quello che si è, liberi di mostrare i lati noiosi, oltre quelli interessanti, ed essere voluti.

Non trovo noia nella serenità di queste sensazioni, l’alternarsi di eccitazione e calma, noia e interesse non solo lo trovo “la norma” ma anche proprio propedeutico all’alimentare una relazione che sia reale e completa - se è quello che si vuole, naturalmente.

Ecco la mia, di discriminante, come traditrice.
Il non sentirmi voluta è la molla principale che ha fatto sì aprissi certe porte.

Poi possiamo discutere di quanto sia più facile volere qualcuno se la base dello scambio reciproco si gioca, almeno inizialmente, sul campo -bello, ma alquanto limitato - del sesso e della passione “a tempo“...

Ma, sempre, dipende da che tipo di rapporto una persona desidera vivere.
Il punto è sentirsi voluti per quello che si è.
 

Brunetta

Utente di lunga data
Sono un costruttore di routine, nel senso che ci sono tutta una serie di "incombenze" che mi portano ad ingegnerizzare il tutto non solo per renderle più veloci ma sicuramente per ottimizzare al meglio il risultato. Minimo sforzo col massimo risultato. La parola routine per cui assume questo connotato.

L'esempio della guida è parzialmente sbagliato, nel senso che andare per automatismi ti permette di apprezzare il viaggio o avere spazio libero nel cervello anche per altre cose. E comunque guidare, almeno dal lato maschile, vuol dire anche divertirsi col mezzo meccanico, spingerla veloce, cesellare le curve, staccare l'accelleratore al momento giusto... ma qui dubito tu possa capire :unsure:🤷‍♂️
Ovviamente il tragitto casa/lavoro fatto millemila volte può sembrare la noia assoluta ma tanto il modo di guidare "ottimale" mica si può cambiare
Non è che per sperimentare nuovi stili di guida (applicalo a tutti i campi) devi dimenticare le basi, solo grazie alle basi poi ti puoi evolvere.
Hai probabilmente ragione 😂😂😂
Il piacere della guida è per me potermi sentire libera di andare dove voglio e non nel sentirmi abile nel prendere le curve, abilità al servizio della libertà di spostamento e non viceversa.
Io non mi annoio mai. È un po’ come l’invidia, sono sentimenti che non provo oppure ho provato talmente raramente da non doverli fuggire.
La mente è il luogo della comprensione e della creazione di mondi.
Ho capito recentemente che alcuni chiamano noia la mancanza di ansia e tensione. Ma non soffro di ansia e la tensione non nascondo che sia eccitante, ma non la ricerco, la trovo.
 

Brunetta

Utente di lunga data
Semplicemente perché con l'amante è tutto nuovo, non ci si conosce, ci si scopre.
Anche se la routine non è l'elemento scatenante, ma il disinteresse che si crea nella coppia.
Stare insieme sul divano a guardare un film diventa noioso se non ci si parla è uno dei due si addormenta regolarmente dopo 15 minuti.
Se ci fossero commenti, critiche, sarebbe diverso, la partecipazione è fondamentale in qualsiasi relazione.
Indovina a casa mia chi si addormentava?
 

spleen

utente ?
Il punto è sentirsi voluti per quello che si è.
Il punto è cosa si è.
La percezione di quello che mostriamo e i margini di quello che potremmo o dovremmo essere sono estremamente labili e difficilmente percepibili nella loro sostanza.

In altri termini, quando ci mettiamo con qualcuno le aspettative nel bene e nel male sono quasi sempre disattese.
 

danny

Utente di lunga data
La routine diventa negativa solo quando cominci a non amare più ciò che fai e di conseguenza ad avvertire fastidio nella quotidianità.
Al contrario, una relazione fatta di abitudini piacevoli e anche, se vogliamo definirle così, routinarie, può anche essere appagante, permettendoti di esprimere ed essere te stesso con qualcuno che finalmente lo apprezza.
Non è la noia a determinare la crisi in una storia, ma principalmente il fastidio che la accompagna.
Ma quel fastidio è conseguenza di qualcosa che si è rotto, spesso definitivamente.
 

danny

Utente di lunga data
Semplicemente perché con l'amante è tutto nuovo, non ci si conosce, ci si scopre.
Anche se la routine non è l'elemento scatenante, ma il disinteresse che si crea nella coppia.
Stare insieme sul divano a guardare un film diventa noioso se non ci si parla è uno dei due si addormenta regolarmente dopo 15 minuti.
Se ci fossero commenti, critiche, sarebbe diverso, la partecipazione è fondamentale in qualsiasi relazione.
Nel mio caso invece era mia moglie. Che continua ad addormentarsi puntualmente anche adesso.
E a partecipare relativamente poco.
Ma è sempre stata così.
Non credo sia indicativo, altrimenti sarei stato io il primo a tradirla. Per questa ed altre ragioni.
 

Lostris

Utente Ludica
Semplicemente perché con l'amante è tutto nuovo, non ci si conosce, ci si scopre.
Anche se la routine non è l'elemento scatenante, ma il disinteresse che si crea nella coppia.
Stare insieme sul divano a guardare un film diventa noioso se non ci si parla è uno dei due si addormenta regolarmente dopo 15 minuti.
Se ci fossero commenti, critiche, sarebbe diverso, la partecipazione è fondamentale in qualsiasi relazione.
Oddio vabbè, sul divano...
Francamente ho da sempre a che fare con persone che si addormentano.

Persone diverse, relazioni diverse, età diverse, film diversi... 🧐

ora che ci penso la costante sono io, ma non mi piace mica la deduzione che ne esce 😂😂😂😂😂😂😂
 

Rose1994

Utente di lunga data
Il vecchio, la vecchia strada non saprei...
Penso che subentri la noia quando non si ha più passione, più moto di sentimento per qualcosa. Quando non hai più lo slancio, non sei attivato da nessuna motivazione.
Nelle relazioni semplicemente quando non si ama più, perchè il sentimento ti spinge sempre ad apprezzare la presenza dell'altro seppur scontata.
Oppure subentra la noia quando manca la progettualità.
Quindi in realtà è vero che la novità eccita ma nel vecchio schema di routine si apprezza la costanza, che non guasta mai.
 
Top