Reminiscenze e nuvole parlanti

marietto

Heisenberg
Fuori, il mondo sta cambiando. Un decennio che entrerà nel mito volge al termine, e le cose sono già molto diverse rispetto a quando è iniziato, mentre si profilano all'orizzonte quelli che verranno ricordati come gli "anni di piombo".


La tv, rigorosamente in bianco e nero, ha solo due canali, e quando un programma inizia su quello su cui non si è sintonizzati, si accende una grossa "freccia" lampeggiante.


I telefoni sono in molte case, ma non ancora in tutte, e quando componi il numero devi usare questo rotellone, portarlo fino al punto di arresto a aspettare che torni indietro per continuare l'operazione (anni dopo quando cercai di spiegare ai miei figli che l'inizio di "Come Together" imitava il suono di questo modo di telefonare, loro mi dissero: "senti pà, ma che razza di telefono sarebbe?").


La band che ha, per molti versi, caratterizzato il decennio, e che di lì a qualche anno entrerà a far parte della mia identità al punto che molte conoscenze finiranno per collegarla al sottoscritto ("quando li sento mi viene da pensare a te"), è entrata in studio per quello che dovrebbe essere il disco ed il film del ritorno alle origini ("Get Back") ma che si rivelerà l'inzio della fine.


Di tutto questo tuttavia, io sono totalmente all'oscuro, come del fatto che anche il mio mondo cambierà irrimediabilmente di li a pochi mesi ; ho iniziato da poco ad andare all'asilo, mia mamma mi ha tenuto a casa il più a lungo possibile, ma ho legato in fretta con la maggior parte dei miei compagni.


Quella sera, mio padre si presenta con un giornalino, "un giornalino a fumetti" dice lui.


Ho già avuto per le mani libri illustrati, ovviamente; principalmente quelli delle favole, molti con il disco a 45 giri allegato, ma questa è una cosa nuova, diversa... Ci sono cavalli e gente con le pistole e tizi a torso nudo e le piume in testa.


"Capitan Miki" si intitola la serie, e perchè mio padre abbia scelto proprio quella e non qualcosa di più "adatto" per un bimbo di 4 anni (tipo "Topolino" o "Tiramolla" o qualcosa del genere) non lo sono mai venuto a sapere. Quando questa domanda mi è venuta in mente, era già troppo tardi per farla a lui.


Comunque, la sera stessa, ci sdraiamo uno di fianco all'altro, e mentre io mi dedico alle figure, lui mi legge quello che c'è scritto in quelle nuvolette che stanno sopra alla testa dei personaggi raffigurati. Lo fa alla sua maniera, ovviamente, tutti i termini in inglese sono rigorosamente pronunciati "come si scrivono" (ad esempio cowboy diventa covboi).


Io sono affascinato da quelle figure: ferme, eppure in movimento, e anche da questa cosa che puoi leggere non solo quello che dicono, ma anche quello che pensano....


La lettura serale diventa un rito quotidiano, ogni numero viene letto decine di volte, e nel giro di qualche settimana a "Capitan Miki" si unisce "Il Grande Blek".


E poi arriva il momento in cui voglio leggere da solo, e con l'aiuto di mamma e papà, arrivo ad imparare a farlo (non alla perfezione ovviamente) diversi mesi prima di iniziare la scuola.


Già... La scuola... L'estate prima di iniziare, una Domenica pomeriggio, un infarto si porta via mio padre...


Il mondo è cambiato...


(Continua.... ? Boh...)
 
Ultima modifica:

Fiammetta

Amazzone! Embe'. Sticazzi
Staff Forum
Fuori, il mondo sta cambiando. Un decennio che entrerà nel mito volge al termine, e le cose sono già molto diverse rispetto a quando è iniziato, mentre si profilano all'orizzonte quelli che verranno ricordati come gli "anni di piombo".


La tv, rigorosamente in bianco e nero, ha solo due canali, e quando un programma inizia su quello su cui non si è sintonizzati, si accende una grossa "freccia" lampeggiante.


I telefoni sono in molte case, ma non ancora in tutte, e quando componi il numero devi usare questo rotellone, portarlo fino al punto di arresto a aspettare che torni indietro per continuare l'operazione (anni dopo quando cercai di spiegare ai miei figli che l'inizio di "Come Together" imitava il suono di questo modo di telefonare, loro mi dissero: "senti pà, ma che razza di telefono sarebbe?").


La band che ha, per molti versi, caratterizzato il decennio, e che di lì a qualche anno entrerà a far parte della mia identità al punto che molte conoscenze finiranno per collegarla al sottoscritto ("quando li sento mi viene da pensare a te"), è entrata in studio per quello che dovrebbe essere il disco ed il film del ritorno alle origini ("Get Back") ma che si rivelerà l'inzio della fine.


Di tutto questo tuttavia, io sono totalmente all'oscuro, come del fatto che anche il mio mondo cambierà irrimediabilmente di li a pochi mesi ; ho iniziato da poco ad andare all'asilo, mia mamma mi ha tenuto a casa il più a lungo possibile, ma ho legato in fretta con la maggior parte dei miei compagni.


Quella sera, mio padre si presenta con un giornalino, "un giornalino a fumetti" dice lui.


Ho già avuto per le mani libri illustrati, ovviamente; principalmente quelli delle favole, molti con il disco a 45 giri allegato, ma questa è una cosa nuova, diversa... Ci sono cavalli e gente con le pistole e tizi a torso nudo e le piume in testa.


"Capitan Miki" si intitola la serie, e perchè mio padre abbia scelto proprio quella e non qualcosa di più "adatto" per un bimbo di 4 anni (tipo "Topolino" o "Tiramolla" o qualcosa del genere) non lo sono mai venuto a sapere. Quando questa domanda mi è venuta in mente, era già troppo tardi per farla a lui.


Comunque, la sera stessa, ci sdraiamo uno di fianco all'altro, e mentre io mi dedico alle figure, lui mi legge quello che c'è scritto in quelle nuvolette che stanno sopra alla testa dei personaggi raffigurati. Lo fa alla sua maniera, ovviamente, tutti i termini in inglese sono rigorosamente pronunciati "come si scrivono" (ad esempio cowboy diventa covboi).


Io sono affascinato da quelle figure: ferme, eppure in movimento, e anche da questa cosa che puoi leggere non solo quello che dicono, ma anche quello che pensano....


La lettura serale diventa un rito quotidiano, ogni numero viene letto decine di volte, e nel giro di qualche settimana a "Capitan Miki" si unisce "Il Grande Blek".


E poi arriva il momento in cui voglio leggere da solo, e con l'aiuto di mamma e papà, arrivo ad imparare a farlo (non alla perfezione ovviamente) diversi mesi prima di iniziare la scuola.


Già... La scuola... L'estate prima di iniziare, una Domenica pomeriggio, un infarto si porta via mio padre...


Il mondo è cambiato...


(Continua.... ? Boh...)
Spero di si, spero che continui :inlove::inlove:
 

marietto

Heisenberg

marietto

Heisenberg
Seconda Parte

La vita continua...


Non è una vita sempre facile, per un remigino (Cosi venivano chiamati allora quelli che iniziavano la prima elementare, dal fatto che il primo di Ottobre, data universale di inizio scuola all'epoca in Italia, si festeggia San Remigio) fresco orfano di padre, piuttosto incupito dagli ultimi avvenimenti.


L'inserimento a scuola è complicato, difficile essere socievoli in mezzo a tutto lo scombussolamento, l'inizio del lavoro in fabbrica di mia mamma, l'arrivo della nonna a vivere con noi, la necessità di cambiare casa, perché l'affitto di quella di prima, adesso che papà non c'è più, è fuori portata.


Non è una vita sempre facile, per il figlio di una mamma single e operaia all'inizio degli anni 70. Completato l'inserimento a scuola, è già ora di cambiare, perché la nuova casa è in tutt'altra zona della città. E si ricomincia da capo.


Quello che fa da stampella, in questi tempi difficili, sono i "giornalini a fumetti", ora vera e propria passione, "Capitan Miki" e "Il Grande Blek" ovviamente, ma anche le loro imitazioni Bonelliane (anche se ai tempi erano usati marchi tipo "Cepim" e "Edizioni Araldo") "Il Piccolo Ranger" e "Il Comandante Mark", nonchè l'universo Disney di "Topolino".

Una zia, visto il momento complicato, aveva pensato che fosse necessario "tirarmi un pò su di morale" e quindi mi regalò (e lo rinnovò per anni) l'abbonamento al settimanale Mondadori che arrivava regolarmente e puntualmente nella cassetta delle lettere. Ecco quindi, la scoperta di un mondo immaginario completamente diverso dagli indiani e cowboy di Miki e compagnia, ma per me ugualmente affascinante.


Intanto, con le risorse che in qualche modo i bambini finiscono sempre con il tirare fuori, stavo uscendo dal mio guscio, incontravo nuovi amici e passavo i miei pomeriggi in infiniti giri in bicicletta (un gruppo di biciclette, ognuna con la sua carta da gioco attaccata con una molletta da bucato ai raggi della ruota, fa abbastanza casino da svegliare dalla pennichella tutto il quartiere...) e partite di calcio che iniziavano alle due del pomeriggio e finivano quando una delle mamme o delle nonne si affacciavano alla finestra per chiamare a casa il primo giocatore.


Visto che i soldi giravano in maniera abbastanza limitata a casa di tutti, a quei tempi usava fare le "bancarelle" improvvisate, per vendere i fumetti già letti, e magari approfittare per acquistare a poco prezzo qualcosa di non letto. Oppure si facevano scambi, usando criteri più o meno simili. Un bel giorno, in questo modo, mi arrivarono in mano alcuni fumetti che non avevo mai sentito nominare. Si trattava di alcuni numeri di "L'Uomo Ragno" e "I Fantastici Quattro". Colpo di fulmine immediato, con dipendenza da "anonimi fumettari" incorporata.


Nel giro di alcuni mesi, ne conosco a menadito le storie (dei due titoli suddetti e di "Thor", "Devil" in questa fase era un pò troppo "deprimente" per i miei gusti di bambino) e ne ho collezionato (rigorosamente usati) quasi tutti i numeri.


Ricordo ancora, come se fosse adesso, il giorno in cui usci la quinta "testata" di super eroi dell'Editoriale Corno (la casa editrice che a quei tempi pubblicava la Marvel in Italia), la prima che io "vedevo nascere", avendo conosciuto le altre dopo che avevano già iniziato le pubblicazioni. Era "Capitan America" (con gli X-Men in appendice) e posso ancora sentire l'agitazione che mi prese appena vidi la locandina che lo pubblicizzava in edicola.


Di li a qualche mese sarebbero iniziate le domeniche senza auto, in seguito all'Austerity causata dalla crisi petrolifera. Al telegiornale parlavano spesso di "attentati" e di questi gruppi "extraparlamentari". Mia mamma sembrava sempre molto preoccupata quando guardava il telegiornale, probabilmente pensando a quanto la vita da mamma single lavoratrice, diventasse ogni giorno un altro poco più difficile...


(Continua....??? Chissà...)
 
Ultima modifica:

Fiammetta

Amazzone! Embe'. Sticazzi
Staff Forum
La vita continua...


Non è una vita sempre facile, per un remigino (Cosi venivano chiamati allora quelli che iniziavano la prima elementare, dal fatto che il primo di Ottobre, data universale di inizio scuola all'epoca in Italia, si festeggia San Remigio) fresco orfano di padre, piuttosto incupito dagli ultimi avvenimenti.


L'inserimento a scuola è complicato, difficile essere socievoli in mezzo a tutto lo scombussolamento, l'inizio del lavoro in fabbrica di mia mamma, l'arrivo della nonna a vivere con noi, la necessità di cambiare casa, perché l'affitto di quella di prima, adesso che papà non c'è più, è fuori portata.


Non è una vita sempre facile, per il figlio di una mamma single e operaia all'inizio degli anni 70. Completato l'inserimento a scuola, è già ora di cambiare, perché la nuova casa è in tutt'altra zona della città. E si ricomincia da capo.


Quello che fa da stampella, in questi tempi difficili, sono i "giornalini a fumetti", ora vera e propria passione, "Capitan Miki" e "Il Grande Blek" ovviamente, ma anche le loro imitazioni Bonelliane (anche se ai tempi erano usati marchi tipo "Cepim" e "Edizioni Araldo") "Il Piccolo Ranger" e "Il Comandante Mark", nonchè l'universo Disney di "Topolino".

Una zia, visto il momento complicato, aveva pensato che fosse necessario "tirarmi un pò su di morale" e quindi mi regalò (e lo rinnovò per anni) l'abbonamento al settimanale Mondadori che arrivava regolarmente e puntualmente nella cassetta delle lettere. Ecco quindi, la scoperta di un mondo immaginario completamente diverso dagli indiani e cowboy di Miki e compagnia, ma per me ugualmente affascinante.


Intanto, con le risorse che in qualche modo i bambini finiscono sempre con il tirare fuori, stavo uscendo dal mio guscio, incontravo nuovi amici e passavo i miei pomeriggi in infiniti giri in bicicletta (un gruppo di biciclette, ognuna con la sua carta da gioco attaccata con una molletta da bucato ai raggi della ruota, fa abbastanza casino da svegliare dalla pennichella tutto il quartiere...) e partite di calcio che iniziavano alle due del pomeriggio e finivano quando una delle mamme o delle nonne si affacciavano alla finestra per chiamare a casa il primo giocatore.


Visto che i soldi giravano in maniera abbastanza limitata a casa di tutti, a quei tempi usava fare le "bancarelle" improvvisate, per vendere i fumetti già letti, e magari approfittare per acquistare a poco prezzo qualcosa di non letto. Oppure si facevano scambi, usando criteri più o meno simili. Un bel giorno, in questo modo, mi arrivarono in mano alcuni fumetti che non avevo mai sentito nominare. Si trattava di alcuni numeri di "L'Uomo Ragno" e "I Fantastici Quattro". Colpo di fulmine immediato, con dipendenza da "anonimi fumettari" incorporata.


Nel giro di alcuni mesi, ne conosco a menadito le storie (dei due titoli suddetti e di "Thor", "Devil" in questa fase era un pò troppo "deprimente" per i miei gusti di bambino) e ne ho collezionato (rigorosamente usati) quasi tutti i numeri.


Ricordo ancora, come se fosse adesso, il giorno in cui usci la quinta "testata" di super eroi dell'Editoriale Corno (la casa editrice che a quei tempi pubblicava la Marvel in Italia), la prima che io "vedevo nascere", avendo conosciuto le altre dopo che avevano già iniziato le pubblicazioni. Era "Capitan America" (con gli X-Men in appendice) e posso ancora sentire l'agitazione che mi prese appena vidi la locandina che lo pubblicizzava in edicola.


Di li a qualche mese sarebbero iniziate le domeniche senza auto, in seguito all'Austerity causata dalla crisi petrolifera. Al telegiornale parlavano spesso di "attentati" e di questi gruppi "extraparlamentari". Mia mamma sembrava sempre molto preoccupata quando guardava il telegiornale, probabilmente pensando a quanto la vita da mamma single lavoratrice, diventasse ogni giorno un altro poco più difficile...


(Continua....??? Chissà...)
Sono una lettrice entusiasta, fai tu :rolleyes:
 

oro.blu

Never enough
:quoto: Bravissimo...aspetto la prossima "puntata". Quanta storia in ognuno di noi più incredibile di ogni storia inventata :)
 

Spot

utente in roaming.
A me la capacità di raccontare affascina sempre.
Poi usare le letture giovanili come veicolo del racconto.. mi piace!

Bellissimo, grazie :)
 

Nobody

Utente di lunga data
Continua a scrivere, marietto... in tante cose mi ci rivedo, e mi fai ricordare e commuovere. Sei bravissimo! :)
 

Falcor

Escluso
Se l'obiettivo è trasmettere una serie di sensazioni contrastanti l'hai centrato perfettamente. Il tuo stile mi affascina molto. Leggo parole ma davanti agli occhi mi si aprono immagini. E quando accade è sempre merito di chi scrive :)
 

disincantata

Utente di lunga data
A me hai ricordato le lunghe passeggiate da Milano e Sesto S. Giovanni le domeniche senza auto..... 1973

Sei davvero bravo a descrivere la tua vita, sembra di vederti ragazzino e tua madre in ansia per te.
 

marietto

Heisenberg
Grazie a tutti per gli apprezzamenti, veramente molto generosi :eek:

L'intenzione è quella di raccontarsi attraverso una passione, e contemporaneamente raccontare la passione stessa e quanto questa abbia contato nella mia storia.

A volte riuscirà benino, altre meno, ma spero di non annoiare troppo :)
 

Fiammetta

Amazzone! Embe'. Sticazzi
Staff Forum
Grazie a tutti per gli apprezzamenti, veramente molto generosi :eek:

L'intenzione è quella di raccontarsi attraverso una passione, e contemporaneamente raccontare la passione stessa e quanto questa abbia contato nella mia storia.

A volte riuscirà benino, altre meno, ma spero di non annoiare troppo :)
Assolutamemte no, per me è un piacere leggerti :)
 

marietto

Heisenberg
Terza parte

Nelle vecchie foto mia nonna sembrava esattamente la stessa donna che avevo davanti tutti i giorni, e non perché fosse giovanile... Lo stesso tipo di fazzoletto in testa, gli stessi vestiti scuri, la stessa espressione arcigna. La vita non era stata facile neppure per lei, ultima di un numero pazzesco di fratelli e sorelle, anche lei vedova giovanissima e con due figlie piccole. Una famiglia povera di tre femmine al tempo di guerra non era una situazione semplice da gestire... Ma, in un modo o nell'altro, se l'era cavata.


Di questo pregresso, tuttavia, io ero a conoscenza solo parzialmente e senza veramente rendermi conto di quello che significava; il rapporto tra quella donna anziana ferocemente aggrappata alla realtà e alla concretezza, e questo ragazzino sognatore, sempre con la testa tra le nuvole, e già un pò strapazzato dagli eventi della vita non poteva che essere molto, molto complicato.


Mia nonna parlava, praticamente, esclusivamente in dialetto. Quando cercava di parlare in italiano, spesso finiva per italianizzare termini dialettali, creando neologismi esilaranti. Tutti i detti dialettali che conosco, e il fatto stesso di essere in grado di parlare un discreto dialetto lo devo a lei, e di questo le sarò eternamente grato... Tuttavia, la convivenza nata quando lei si era trasferita da noi poche settimane dopo la morte di mio padre, era ormai diventata un conflitto continuo e quotidiano.


Di conseguenza, quando mia zia (la sorella di mia madre) partorì il quarto figlio e mia nonna decise che, adesso che ero un pò cresciuto, la sua opera era maggiormente richiesta a casa di mia zia, io ne fui ben contento. Mia madre lo era un pò meno. Al pomeriggio lei sarebbe stata in fabbrica e io a casa da solo, e non avevo ancora fatto i 10 anni.


Per me la nuova situazione significava libertà ed un mondo che si apriva ben oltre il mio quartiere, grazie alla mia fida bicicletta e al fatto di non dover sottostare a limitazioni, proibizioni, controlli e verifiche, almeno fino a dopo le 18.


Da qualche mese avevo scoperto che il piacere della lettura per me non comportava necessariamente la presenza delle immagini, bastavano le parole... Avevo cominciato con Pippi Calzelunghe (conosciuta grazie all'adorato serial televisivo di qualche anno prima) di Astrid Lindgren e Il Giornalino di Gianburrasca, ma adesso, la possibilità di andare ovunque senza preoccuparmi di essere "sgamato", mi consentiva di raggiungere tutte le biblioteche della città e di avere accesso ai tesori letterari e disegnati in esse contenuti.


E quindi i libri di Tarzan di Edgar Rice Burroughs, I romanzi di Salgari e Kipling, ma anche i volumi di Asterix e Tin Tin, e le raccolte di striscie, i Peanuts e soprattutto Mafalda di Quino.


Certo, questa "anarchia" comportava anche qualche rischio, a fine estate, nel periodo in cui tutti i giornali e i telegiornali parlavano delle dimissioni del presidente americano Nixon (per una cosa che chiamavano Scandalo Watergate, ma non avevo capito tanto di cosa si trattasse esattamente), mi ritrovai investito, insieme alla mia bici, da una macchina, nemmeno lontano da casa. Infatti, fui soccorso dagli avventori del bar del quartiere, molti dei quali mi conoscevano. Nulla di grave, tanto spavento e qualche punto di sutura nella zona dello stinco sinistro.


Quanta differenza tra il mondo di oggi e quello di allora nel modo in cui fu gestita la vicenda. L'investitore collaborò ai soccorsi e fece riparare a proprie spese la bicicletta, anche se nè mia madre nè altri pensarono per un momento di rivolgersi all'assicurazione o di fare qualsiasi tipo di ricorso legale. Nessuna delle persone presenti al bar pensò nemmeno per un momento di tirarsi fuori dalla faccenda perchè "meglio non immischiarsi con le cose degli altri". Qualcuno telefonò a mia mamma alla fabbrica e nessuno le chiese o anche solo pensò di chiedere perchè un ragazzino di nemmeno 10 anni non avesse alcun adulto a controllarlo, e all'Ospedale venni curato senza domande nè rilievi.


All'Ospedale feci un altro giro qualche settimana dopo, attacco acuto di appendicite durante la notte e operazione d'urgenza. Allora si trattava di una cosa lunghetta: una settimana tonda tonda all'Ospedale e quaranta giorni a casa in convalescenza. Non mi dispiaque nemmeno tanto, avevo appena scoperto "Tex" e "Zagor" e i miei amici mi prestarono abbastanza numeri di quei fumetti da tenermi occupato per gran parte del tempo.


Nel frattempo avevo compiuto i 10 anni e mi apprestavo a finire la scuola elementare.
 
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Fiammetta

Amazzone! Embe'. Sticazzi
Staff Forum
Nelle vecchie foto mia nonna sembrava esattamente la stessa donna che avevo davanti tutti i giorni, e non perché fosse giovanile... Lo stesso tipo di fazzoletto in testa, gli stessi vestiti scuri, la stessa espressione arcigna. La vita non era stata facile neppure per lei, ultima di un numero pazzesco di fratelli e sorelle, anche lei vedova giovanissima e con due figlie piccole. Una famiglia povera di tre femmine al tempo di guerra non era una situazione semplice da gestire... Ma, in un modo o nell'altro, se l'era cavata.


Di questo pregresso, tuttavia, io ero a conoscenza solo parzialmente e senza veramente rendermi conto di quello che significava; il rapporto tra quella donna anziana ferocemente aggrappata alla realtà e alla concretezza, e questo ragazzino sognatore, sempre con la testa tra le nuvole, e già un pò strapazzato dagli eventi della vita non poteva che essere molto, molto complicato.


Mia nonna parlava, praticamente, esclusivamente in dialetto. Quando cercava di parlare in italiano, spesso finiva per italianizzare termini dialettali, creando neologismi esilaranti. Tutti i detti dialettali che conosco, e il fatto stesso di essere in grado di parlare un discreto dialetto lo devo a lei, e di questo le sarò eternamente grato... Tuttavia, la convivenza nata quando lei si era trasferita da noi poche settimane dopo la morte di mio padre, era ormai diventata un conflitto continuo e quotidiano.


Di conseguenza, quando mia zia (la sorella di mia madre) partorì il quarto figlio e mia nonna decise che, adesso che ero un pò cresciuto, la sua opera era maggiormente richiesta a casa di mia zia, io ne fui ben contento. Mia madre lo era un pò meno. Al pomeriggio lei sarebbe stata in fabbrica e io a casa da solo, e non avevo ancora fatto i 10 anni.


Per me la nuova situazione significava libertà ed un mondo che si apriva ben oltre il mio quartiere, grazie alla mia fida bicicletta e al fatto di non dover sottostare a limitazioni, proibizioni, controlli e verifiche, almeno fino a dopo le 18.


Da qualche mese avevo scoperto che il piacere della lettura per me non comportava necessariamente la presenza delle immagini, bastavano le parole... Avevo cominciato con Pippi Calzelunghe (conosciuta grazie all'adorato serial televisivo di qualche anno prima) di Astrid Lindgren e Il Giornalino di Gianburrasca, ma adesso, la possibilità di andare ovunque senza preoccuparmi di essere "sgamato", mi consentiva di raggiungere tutte le biblioteche della città e di avere accesso ai tesori letterari e disegnati in esse contenuti.


E quindi i libri di Tarzan di Edgar Rice Burroughs, I romanzi di Salgari e Kipling, ma anche i volumi di Asterix e Tin Tin, e le raccolte di striscie, i Peanuts e soprattutto Mafalda di Quino.


Certo, questa "anarchia" comportava anche qualche rischio, a fine estate, nel periodo in cui tutti i giornali e i telegiornali parlavano delle dimissioni del presidente americano Nixon (per una cosa che chiamavano Scandalo Watergate, ma non avevo capito tanto di cosa si trattasse esattamente), mi ritrovai investito, insieme alla mia bici, da una macchina, nemmeno lontano da casa. Infatti, fui soccorso dagli avventori del bar del quartiere, molti dei quali mi conoscevano. Nulla di grave, tanto spavento e qualche punto di sutura nella zona dello stinco sinistro.


Quanta differenza tra il mondo di oggi e quello di allora nel modo in cui fu gestita la vicenda. L'investitore collaborò ai soccorsi e fece riparare a proprie spese la bicicletta, anche se nè mia madre nè altri pensarono per un momento di rivolgersi all'assicurazione o di fare qualsiasi tipo di ricorso legale. Nessuna delle persone presenti al bar pensò nemmeno per un momento di tirarsi fuori dalla faccenda perchè "meglio non immischiarsi con le cose degli altri". Qualcuno telefonò a mia mamma alla fabbrica e nessuno le chiese o anche solo pensò di chiedere perchè un ragazzino di nemmeno 10 anni non avesse alcun adulto a controllarlo, e all'Ospedale venni curato senza domande nè rilievi.


All'Ospedale feci un altro giro qualche settimana dopo, attacco acuto di appendicite durante la notte e operazione d'urgenza. Allora si trattava di una cosa lunghetta: una settimana tonda tonda all'Ospedale e quaranta giorni a casa in convalescenza. Non mi dispiaque nemmeno tanto, avevo appena scoperto "Tex" e "Zagor" e i miei amici mi prestarono abbastanza numeri di quei fumetti da tenermi occupato per gran parte del tempo.


Nel frattempo avevo compiuto i 10 anni e mi apprestavo a finire la scuola elementare.
Sono come quel ragazzino, affamato di letture... Aspetto il tuo racconto e lo " sorseggio" immediatamente, grazie :)
 

marietto

Heisenberg
Quarta parte

Facile per mia mamma scegliere il regalo per il compleanno e per Natale. Basta portarmi in libreria e guardarmi mentre mi illumino davanti all'ultima strenna editoriale. In questo modo arrivano "Superman dagli anni 30 agli anni 70" e "Batman dagli anni 30 agli anni 70", due volumoni della Milano Libri che provvedo ad imparare a memoria fino a consumarli.


Ormai, per i miei 10 anni, ho una discreta conoscenza del panorama fumettistico "da edicola" e, grazie alla mia frequentazione delle biblioteche, anche delle cose considerate un pò più sofisticate e destinate ai volumi da libreria. Restano fuori il "nero" (Diabolik, Kriminal, Satanik) e il porno (in realtà porno soft, che va per la maggiore nelle edicole italiane) ancora un pò "forti" per la mia età.


E' ancora prestino per il "risveglio" dei sensi, ma in questa fase il mio rapporto con l'altro sesso è piuttosto buono. Forse perchè il mio ambiente familiare è popolato in gran parte da figure femminili, non ho difficoltà a fare amicizia con le bambine e a giocare anche con loro, a differenza di molti miei amici. Anche se al momento la componente "sesso" non è ancora entrata a far parte del mio mondo cosciente, una "cotta" ce l'ho già...


Gwen Stacy, la fidanzata di Peter Parker/L'Uomo Ragno, nella versione grafica di John Romita Sr.


Il primo "soggetto" di un immaginario erotico che ancora non sa di essere erotico... Una scelta estetica che rimarrà a condizionarmi a lungo (un debole per le dolci "biondine" che non mi abbandonerà mai, completamente) ma soprattutto, credo, una precisa scelta di campo, tra le protagoniste femminili di uno dei miei fumetti preferiti: "la dolce, pacata, biondina" Gwen sulla "scatenata, rossa, testamatta" Mary Jane.


Quell'estate dopo la fine delle elementari ed in attesa dell'inizio delle medie, la città è sconvolta dall'omicidio di un noto attivista politico, che la trascina sulle prime pagine dei quotidiani nazionali. Io vedo e sento, ma ne capisco poco, in casa non si parla quasi mai di politica, mi sembra comunque terribile che un ragazzo cosi giovane possa finire in quel modo terribile.


E' proprio in quel periodo che viene pubblicato in Italia il numero dell'Uomo Ragno (non è ancora SpiderMan per noi italiani, all'epoca si traduceva ancora quasi tutto) con la storia "The Night Gwen Stacy Died" (La notte in cui morì Gwen Stacy). In quel racconto Gwen veniva coinvolta in uno scontro tra il protagonista e il suo arcinemico Goblin e rimaneva uccisa. In funzione della cotta di cui sopra e nonostante la vita mi avesse già sottoposto a "botte" molto più concrete, rimasi sconvolto da quella storia e per mesi continuai a sperare che si scoprisse che era stato tutto un errore e che in realtà la mia biondina preferita fosse ancora viva e vegeta.


Ma in quegli anni anche il mondo del fumetto obbediva alle ferree regole della realtà, e alla Marvel le porte di comunicazione con l'aldilà non erano ancora diventate girevoli come sarebbe successo nei decenni successivi (La continuity, introdotta da Stan Lee e probabilmente vera carta vincente della "Casa delle Idee" sulla concorrenza, aveva dato fino a quel momento i suoi frutti positivi, tenendo le vicende degli eroi sempre in movimento e aperte ai cambiamenti, ma non aveva ancora mostrato i propri lati negativi: la necessità di revisionare continuamente i personaggi e il loro passato col passare dei decenni, e il fatto di aver bisogno di un paio di lauree per riuscire a seguire i vari sviluppi ed intrecci, con l'accumularsi degli anni ed il proliferare delle testate).


E quindi la biondina di carta se ne andò, lasciando anche lei il suo piccolo vuoto nel cuore di quel ragazzino di dieci anni.
 

Nobody

Utente di lunga data
Facile per mia mamma scegliere il regalo per il compleanno e per Natale. Basta portarmi in libreria e guardarmi mentre mi illumino davanti all'ultima strenna editoriale. In questo modo arrivano "Superman dagli anni 30 agli anni 70" e "Batman dagli anni 30 agli anni 70", due volumoni della Milano Libri che provvedo ad imparare a memoria fino a consumarli.


Ormai, per i miei 10 anni, ho una discreta conoscenza del panorama fumettistico "da edicola" e, grazie alla mia frequentazione delle biblioteche, anche delle cose considerate un pò più sofisticate e destinate ai volumi da libreria. Restano fuori il "nero" (Diabolik, Kriminal, Satanik) e il porno (in realtà porno soft, che va per la maggiore nelle edicole italiane) ancora un pò "forti" per la mia età.


E' ancora prestino per il "risveglio" dei sensi, ma in questa fase il mio rapporto con l'altro sesso è piuttosto buono. Forse perchè il mio ambiente familiare è popolato in gran parte da figure femminili, non ho difficoltà a fare amicizia con le bambine e a giocare anche con loro, a differenza di molti miei amici. Anche se al momento la componente "sesso" non è ancora entrata a far parte del mio mondo cosciente, una "cotta" ce l'ho già...


Gwen Stacy, la fidanzata di Peter Parker/L'Uomo Ragno, nella versione grafica di John Romita Sr.


Il primo "soggetto" di un immaginario erotico che ancora non sa di essere erotico... Una scelta estetica che rimarrà a condizionarmi a lungo (un debole per le dolci "biondine" che non mi abbandonerà mai, completamente) ma soprattutto, credo, una precisa scelta di campo, tra le protagoniste femminili di uno dei miei fumetti preferiti: "la dolce, pacata, biondina" Gwen sulla "scatenata, rossa, testamatta" Mary Jane.


Quell'estate dopo la fine delle elementari ed in attesa dell'inizio delle medie, la città è sconvolta dall'omicidio di un noto attivista politico, che la trascina sulle prime pagine dei quotidiani nazionali. Io vedo e sento, ma ne capisco poco, in casa non si parla quasi mai di politica, mi sembra comunque terribile che un ragazzo cosi giovane possa finire in quel modo terribile.


E' proprio in quel periodo che viene pubblicato in Italia il numero dell'Uomo Ragno (non è ancora SpiderMan per noi italiani, all'epoca si traduceva ancora quasi tutto) con la storia "The Night Gwen Stacy Died" (La notte in cui morì Gwen Stacy). In quel racconto Gwen veniva coinvolta in uno scontro tra il protagonista e il suo arcinemico Goblin e rimaneva uccisa. In funzione della cotta di cui sopra e nonostante la vita mi avesse già sottoposto a "botte" molto più concrete, rimasi sconvolto da quella storia e per mesi continuai a sperare che si scoprisse che era stato tutto un errore e che in realtà la mia biondina preferita fosse ancora viva e vegeta.


Ma in quegli anni anche il mondo del fumetto obbediva alle ferree regole della realtà, e alla Marvel le porte di comunicazione con l'aldilà non erano ancora diventate girevoli come sarebbe successo nei decenni successivi (La continuity, introdotta da Stan Lee e probabilmente vera carta vincente della "Casa delle Idee" sulla concorrenza, aveva dato fino a quel momento i suoi frutti positivi, tenendo le vicende degli eroi sempre in movimento e aperte ai cambiamenti, ma non aveva ancora mostrato i propri lati negativi: la necessità di revisionare continuamente i personaggi e il loro passato col passare dei decenni, e il fatto di aver bisogno di un paio di lauree per riuscire a seguire i vari sviluppi ed intrecci, con l'accumularsi degli anni ed il proliferare delle testate).


E quindi la biondina di carta se ne andò, lasciando anche lei il suo piccolo vuoto nel cuore di quel ragazzino di dieci anni.
Oddio marietto, che ricordi... me le ero dimenticate, io ero innamorato di tutt'e due da ragazzino :)
 

marietto

Heisenberg
Oddio marietto, che ricordi... me le ero dimenticate, io ero innamorato di tutt'e due da ragazzino :)
"Face it, Tiger! You just hit the jackpot!" :D


O, nella versione italiana: "Ammettilo, tigrotto! Hai appena fatto centro!" ;)
 

marietto

Heisenberg

Bravissimo! Avevo citato a memoria, me vedo che ricordavo bene, a parte qualche differenza nella punteggiatura.

Questa vignetta ebbe un "build up" di mesi, con questa sottotrama ricorrente della zia May che voleva fare incontrare a Peter la nipote della sua migliore amica, la signora Watson. E questo incontro che non avveniva mai per mille motivi, non ultimo quello che Peter non aveva la minima intenzione di uscire con la mai incontrata "nipotina della signora Watson".

Poi in questa vignetta "storica" si presentava questa gnoccolona.

Fantastico! :D
 
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