Remigino, 1833

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Miciolidia

Utente di lunga data
vi devo raccontare una storia , una storia vera, tante storie vere che sono conservate nel luogo in cui lavoro .

Mi ha provocato un forte emozione, fortissima...perchè non erano raccontate da terzi, ma scolpite sulla carta da un inchiostro e una grafia elegante...datato 1833 da Colei che le ha ricevute.

Erano carte manoscritte che accompagnavano i corpicini appena nati che da una "Ruota", si proprio da una ruota ,avete letto bene, venivano anonimamente consegnati ad un istituto, chiamato allora Ospizio, da quelle donne che non potendoli mantenere li abbandonavano alle cure di questa Signora , direttrice di questo istituto.

Oltre alla descrizione accuratissima della cuffietta in pizzo, il velo, piuttosto che il panno di lino bianco per i meno agiati...

...appuntato con uno spesso ago , su un foglio di carta da lettera oramai ingiallito , un segno, che aveva la funzione dicontraddistinguere quel bambino dall'altro:

Un fazzoletto, una carta da gioco, un pezzo di carta, un pezzo di pizzo, pochi cm di stoffa colorata..come se fosse una dote...una specie di sigillo in cera...uan catenella...in realtà unico segno di appartenza a quel bambino piuttosto che all'altro.

Qualche volta l'indicazione di un battesimo registrato...

Il colore degli occhi...

e un nome reiventato, nemmeno quello che la mamma gli aveva affidato...Remigino, è Uno di questi.
 

dererumnatura

Utente di lunga data
vi devo raccontare una storia , una storia vera, tante storie vere che sono conservate nel luogo in cui lavoro .

Mi ha provocato un forte emozione, fortissima...perchè non erano raccontate da terzi, ma scolpite sulla carta da un inchiostro e una grafia elegante...datato 1833 da Colei che le ha ricevute.

Erano carte manoscritte che accompagnavano i corpicini appena nati che da una "Ruota", si proprio da una ruota ,avete letto bene, venivano anonimamente consegnati ad un istituto, chiamato allora Ospizio, da quelle donne che non potendoli mantenere li abbandonavano alle cure di questa Signora , direttrice di questo istituto.

Oltre alla descrizione accuratissima della cuffietta in pizzo, il velo, piuttosto che il panno di lino bianco per i meno agiati...

...appuntato con uno spesso ago , su un foglio di carta da lettera oramai ingiallito , un segno, che aveva la funzione dicontraddistinguere quel bambino dall'altro:

Un fazzoletto, una carta da gioco, un pezzo di carta, un pezzo di pizzo, pochi cm di stoffa colorata..come se fosse una dote...una specie di sigillo in cera...uan catenella...in realtà unico segno di appartenza a quel bambino piuttosto che all'altro.

Qualche volta l'indicazione di un battesimo registrato...

Il colore degli occhi...

e un nome reiventato, nemmeno quello che la mamma gli aveva affidato...Remigino, è Uno di questi.
Sapevo che si usava lasciare i bimbi che non si poteva crescere ad istituti...tramite quella Ruota di cui tu parli...
Che immagine tenera e tristissima allo stesso tempo..
 

Persa/Ritrovata

Utente di lunga data
Sono abbandoni per necessità fatti con amore ...nulla a che fare con i cassonetti
 

Lettrice

Utente di lunga data


M'e' calata la lacrima... poi il nome Remigio mi piace tanto...
 
O

Old lele51

Guest
Mi è venuta la pelle d'oca, e le lacrime erano lì..son cose che si sa che esistono e succedono, ma non ci pensiamo sopra mai...che tristezza...l'abbandono...il non sapere la pertenenza.....troppo triste.
 

Verena67

Utente di lunga data
Grazie, Micio.

Leggevo proprio oggi su una lista che frequento la storia di un uomo con un grosso handicap fisico e una vita difficilissima che pure ha saputo fare la SUA esistenza, quella che voleva, godendosela fino all'ultimo.

la vita è bella, ragazzi.

Anche quando siamo in crisi, alziamo il capino, ascoltiamo i suoni, odoriamo il profumo dell'aria, cerchiamo di metterci in sintonia con il nostro pianeta che gira.

La tristezza non è per sempre. La vita offre sempre tantissimo.

Un abbraccio!
 

Miciolidia

Utente di lunga data
vero Vere!

Grazie, Micio.

Leggevo proprio oggi su una lista che frequento la storia di un uomo con un grosso handicap fisico e una vita difficilissima che pure ha saputo fare la SUA esistenza, quella che voleva, godendosela fino all'ultimo.

la vita è bella, ragazzi.

Anche quando siamo in crisi, alziamo il capino, ascoltiamo i suoni, odoriamo il profumo dell'aria, cerchiamo di metterci in sintonia con il nostro pianeta che gira.

La tristezza non è per sempre. La vita offre sempre tantissimo.

Un abbraccio!



...la Vita non è una monezza, basta saperla cercare.
 
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