Palestra

Brunetta

Utente di lunga data
Quando si è reduci da una storia finita, da un rapporto conflittuale, da un divorzio si tende a voler fare tesoro dell’esperienza e, oltre a praticare molta prudenza nelle frequentazioni, si tende a selezionare le persone e a mettere paletti, espliciti e impliciti, nelle relazioni.
Comincio a pensare che questa posizione, apparentemente razionale e saggia, sia invece solo la razionalizzazione del timore di soffrire.
Invece forse sarebbe più opportuno considerare le successive relazioni come una palestra per sperimentare noi nuove persone, modi diversi di relazionarsi, ma anche di soffrire.
Tendiamo culturalmente a rimuovere la sofferenza, ma fa parte della vita ed è attraverso di essa che costruiamo anche l’orgoglio di essere in grado di gestirla e superarla.

L’alternativa è non vivere, restare nel proprio castello con il ponte levatoio chiuso, nel freddo della torre.
 

Brunetta

Utente di lunga data
Non credo che uno possa avere "modi diversi di relazionarsi", hai quello che il tuo carattere, la tua storia ti ha forgiato
E allora che relazione è?
Le relazioni sono diverse perché si costruiscono tra persone diverse.
Io sono una persona molto stabile e non presento aspetti diversi a seconda del contesto, però poi ho risposte diverse e la relazione si modula in due.
 

feather

Utente tardo
Certo che il risultato finale dipende dall'altro, io parlavo della tua parte.
Inoltre se la tua modalità di relazionarsi è sbilenca, lo sarà anche con il/i prossimo/i
 

Brunetta

Utente di lunga data
Certo che il risultato finale dipende dall'altro, io parlavo della tua parte.
Inoltre se la tua modalità di relazionarsi è sbilenca, lo sarà anche con il/i prossimo/i
E se si fa palestra ci si raddrizza, almeno un po’.
 

Vera

Moderator
Staff Forum
Brunetta mi stai stupendo. Stai consigliando di trombare un po' in giro 😁
 

Brunetta

Utente di lunga data
Brunetta mi stai stupendo. Stai consigliando di trombare un po' in giro 😁
Veramente sto consigliando a chi è libero di vivere le relazioni senza sottoporre il poveretto o la poveretta a un esame di maturità su tutte le materie, comprese quelle che non ha studiato, ma non abbiamo studiato nemmeno noi 😅
 

Foglia

utente viva e vegeta
Quando si è reduci da una storia finita, da un rapporto conflittuale, da un divorzio si tende a voler fare tesoro dell’esperienza e, oltre a praticare molta prudenza nelle frequentazioni, si tende a selezionare le persone e a mettere paletti, espliciti e impliciti, nelle relazioni.
Comincio a pensare che questa posizione, apparentemente razionale e saggia, sia invece solo la razionalizzazione del timore di soffrire.
Invece forse sarebbe più opportuno considerare le successive relazioni come una palestra per sperimentare noi nuove persone, modi diversi di relazionarsi, ma anche di soffrire.
Tendiamo culturalmente a rimuovere la sofferenza, ma fa parte della vita ed è attraverso di essa che costruiamo anche l’orgoglio di essere in grado di gestirla e superarla.

L’alternativa è non vivere, restare nel proprio castello con il ponte levatoio chiuso, nel freddo della torre.
Più che paura della sofferenza in sé, per quanto mi riguarda credo che sia paura di perdere un equilibrio raggiunto anche attraverso la sofferenza. I ponti levatoi sono anche utili, comunque preferisco l'immagine di una casa aperta con una sola stanza blindata. In fase di modifica... Nel senso che leverò la blindatura, ma disseminerò un po' di trappoloni per tutta la casa :D
Scherzi a parte, non è tanto l'esame che faccio agli altri, quanto piuttosto che non ho IO padronanza del mio intimo, fuori dai limiti che mi rassicurano. E credo proprio che a determinate condizioni potrei fare dei discreti "disastri". Altro problema: parli di palestra. Nel mio caso la intendo come riabilitazione. In tanti (sposati e non) mi hanno dato l'impressione di volere un tapis roulant specifico per gli scatti. Il che non sarebbe in sé neppure un problema (vale a dire la motivazione che li spinge in palestra), non fosse per il tempo che non coincide. Io poi alla fine perdo la pazienza prima di loro, nel senso che attualmente non riesco a mettere tutto sotto il cappello della intensità. E anzi: proprio perché mi e' difficile dosare certe emozioni (e lo dico pure: non e' facile trovarsi a spiegare a uno perché magari mi viene da piangere in un certo momento) che tendo a presentarle diluite. Ma non per mistificarle. Per essere in grado di esprimerle senza fare il morto, cosa quest'ultima che non mi fa piacere (pure perché schiatto io :D). Se riuscissi a dosare meglio, comunque, sono convinta che certe blindature "eccessive" sparirebbero. Invece mi capita che razionalmente sminuisco il rapporto oltre quella che potrebbe essere una"soglia oggettiva", emotivamente però avverto il rischio di essere io, la centometrista. Non ho ancora l'equilibrio per dare uno spazio e un tempo a certe emozioni, tenuto peraltro conto che sono la prima a non volere che ne occupino troppo, e che soprattutto ad una certa stiano si, dentro me, ma comunque fuori da casa mia.
 

Brunetta

Utente di lunga data
Più che paura della sofferenza in sé, per quanto mi riguarda credo che sia paura di perdere un equilibrio raggiunto anche attraverso la sofferenza. I ponti levatoi sono anche utili, comunque preferisco l'immagine di una casa aperta con una sola stanza blindata. In fase di modifica... Nel senso che leverò la blindatura, ma disseminerò un po' di trappoloni per tutta la casa :D
Scherzi a parte, non è tanto l'esame che faccio agli altri, quanto piuttosto che non ho IO padronanza del mio intimo, fuori dai limiti che mi rassicurano. E credo proprio che a determinate condizioni potrei fare dei discreti "disastri". Altro problema: parli di palestra. Nel mio caso la intendo come riabilitazione. In tanti (sposati e non) mi hanno dato l'impressione di volere un tapis roulant specifico per gli scatti. Il che non sarebbe in sé neppure un problema (vale a dire la motivazione che li spinge in palestra), non fosse per il tempo che non coincide. Io poi alla fine perdo la pazienza prima di loro, nel senso che attualmente non riesco a mettere tutto sotto il cappello della intensità. E anzi: proprio perché mi e' difficile dosare certe emozioni (e lo dico pure: non e' facile trovarsi a spiegare a uno perché magari mi viene da piangere in un certo momento) che tendo a presentarle diluite. Ma non per mistificarle. Per essere in grado di esprimerle senza fare il morto, cosa quest'ultima che non mi fa piacere (pure perché schiatto io :D). Se riuscissi a dosare meglio, comunque, sono convinta che certe blindature "eccessive" sparirebbero. Invece mi capita che razionalmente sminuisco il rapporto oltre quella che potrebbe essere una"soglia oggettiva", emotivamente però avverto il rischio di essere io, la centometrista. Non ho ancora l'equilibrio per dare uno spazio e un tempo a certe emozioni, tenuto peraltro conto che sono la prima a non volere che ne occupino troppo, e che soprattutto ad una certa stiano si, dentro me, ma comunque fuori da casa mia.
Il mio pensiero è che non si va alla Maratona di New York restando in casa. Bisogna comunque iniziare a fare il giro dell’isolato.
Non è detto che con quella persona si debba neppure fare la 10km, cominciamo a fare una passeggiata.
Non devi spiegare tutto a tutti. È anche un buon sistema per relegare certe cose nella panic room.
 

Foglia

utente viva e vegeta
Il mio pensiero è che non si va alla Maratona di New York restando in casa. Bisogna comunque iniziare a fare il giro dell’isolato.
Non è detto che con quella persona si debba neppure fare la 10km, cominciamo a fare una passeggiata.
Non devi spiegare tutto a tutti. È anche un buon sistema per relegare certe cose nella panic room.
Il punto resta che (sbagliando io) tendo sempre a vedere uno che viene a letto con me come una "persona importante". Anziché una persona che mi piace. Non è sempre stato così. E' un bel carico "da novanta" post matrimonio che devo ancora sbrogliare.
 

Brunetta

Utente di lunga data
Il punto resta che (sbagliando io) tendo sempre a vedere uno che viene a letto con me come una "persona importante". Anziché una persona che mi piace. Non è sempre stato così. E' un bel carico "da novanta" post matrimonio che devo ancora sbrogliare.
È una deformazione conseguente ad anni vissuti in una relazione importante.
Ma bisognerebbe tornare con lo spirito esplorativo, di sé e delle proprie capacità relazionali, da ragazzini.
 

Foglia

utente viva e vegeta
È una deformazione conseguente ad anni vissuti in una relazione importante.
Ma bisognerebbe tornare con lo spirito esplorativo, di sé e delle proprie capacità relazionali, da ragazzini.
Diciamo che quella parte "esce" meglio in altri ambiti :D
Comunque e' pure vero che non è facile nemmeno avere l'occasione interessante, cioè... Io in giro tutti questi single da farci una passeggiata senza troppe asincronie non ne vedo. A vent'anni era un po' diverso :D
 

Brunetta

Utente di lunga data
Diciamo che quella parte "esce" meglio in altri ambiti :D
Comunque e' pure vero che non è facile nemmeno avere l'occasione interessante, cioè... Io in giro tutti questi single da farci una passeggiata senza troppe asincronie non ne vedo. A vent'anni era un po' diverso :D
Questo indubbiamente è vero.
Però se non si chiede l’esame di maturità forse se ne trovano un paio in più. Del resto non è che te ne servano 10
 

oceansize

Utente di lunga data
Quando si è reduci da una storia finita, da un rapporto conflittuale, da un divorzio si tende a voler fare tesoro dell’esperienza e, oltre a praticare molta prudenza nelle frequentazioni, si tende a selezionare le persone e a mettere paletti, espliciti e impliciti, nelle relazioni.
Comincio a pensare che questa posizione, apparentemente razionale e saggia, sia invece solo la razionalizzazione del timore di soffrire.
Invece forse sarebbe più opportuno considerare le successive relazioni come una palestra per sperimentare noi nuove persone, modi diversi di relazionarsi, ma anche di soffrire.
Tendiamo culturalmente a rimuovere la sofferenza, ma fa parte della vita ed è attraverso di essa che costruiamo anche l’orgoglio di essere in grado di gestirla e superarla.

L’alternativa è non vivere, restare nel proprio castello con il ponte levatoio chiuso, nel freddo della torre.
Penso che sia fisiologico e sano, almeno per un po', restare dentro al guscio se si è stati feriti o semplicemente ormai si è delusi e meno disincantati. Poi però sì, bisogna farsi forza e uscire. A volte viene da sé, la primavera, le vacanze, un nuovo hobby che ti porta a relazionarti con le persone.
E puoi anche rischiare di non piacere, di soffrire, ma almeno ci provo di nuovo.
Che poi di tempo per stare chiusi a casa senza poter davvero vivere ce ne sarà in futuro, meglio posticiparlo.
A me è successo da qualche tempo, una storia che si trascinava e che anche se non era più niente, mi teneva legata e direi imbavagliata.
Poi mi sono stufata e mi sono buttata.
Fa paura qualche volta, dipende anche dal mio carattere, ma è divertente
 

Foglia

utente viva e vegeta
Penso che sia fisiologico e sano, almeno per un po', restare dentro al guscio se si è stati feriti o semplicemente ormai si è delusi e meno disincantati. Poi però sì, bisogna farsi forza e uscire. A volte viene da sé, la primavera, le vacanze, un nuovo hobby che ti porta a relazionarti con le persone.
E puoi anche rischiare di non piacere, di soffrire, ma almeno ci provo di nuovo.
Che poi di tempo per stare chiusi a casa senza poter davvero vivere ce ne sarà in futuro, meglio posticiparlo.
A me è successo da qualche tempo, una storia che si trascinava e che anche se non era più niente, mi teneva legata e direi imbavagliata.
Poi mi sono stufata e mi sono buttata.
Fa paura qualche volta, dipende anche dal mio carattere, ma è divertente
No vabbè. Non ho mai associato il discorso dell'avere un uomo con l'uscire di casa " senza poter vivere". Certo, molte delle cose che faccio sono con / per mio figlio. Ma non è che sono morta o seppellita in casa. In casa non ci sto praticamente mai. Neppure ieri che avevo un mal di testa allucinante, per dire... Anche adesso sono già fuori casa, hobby time, e poi vedo due amiche con cui erano tre mesi che per un motivo o per l'altro non riuscivo a vedere. Non è che aspetto l'uomo per vivere. Anzi: sarebbe difficile trovare il tempo, per una frequentazione che sia qualcosa in più della volta "che posso". Piuttosto, se devo fare un appunto alla mia vita, e' per due altre questioni. La prima, e' che mi sbatto troppo per la casa. Meno cazzi, e più palestra. E invece alla fine sono incapace di lasciare correre. La seconda, e' che sono una dormigliona. Perciò dopo una giornata abbastanza piena, se anche non c'è il figlio, il massimo e' una cena fuori, ma poi di più non reggo. Sicché lascio anche correre diverse opportunità. Però non penso alla mia vita alla stregua della anziana che abita al settimo piano senza ascensore :D
 

Brunetta

Utente di lunga data
No vabbè. Non ho mai associato il discorso dell'avere un uomo con l'uscire di casa " senza poter vivere". Certo, molte delle cose che faccio sono con / per mio figlio. Ma non è che sono morta o seppellita in casa. In casa non ci sto praticamente mai. Neppure ieri che avevo un mal di testa allucinante, per dire... Anche adesso sono già fuori casa, hobby time, e poi vedo due amiche con cui erano tre mesi che per un motivo o per l'altro non riuscivo a vedere. Non è che aspetto l'uomo per vivere. Anzi: sarebbe difficile trovare il tempo, per una frequentazione che sia qualcosa in più della volta "che posso". Piuttosto, se devo fare un appunto alla mia vita, e' per due altre questioni. La prima, e' che mi sbatto troppo per la casa. Meno cazzi, e più palestra. E invece alla fine sono incapace di lasciare correre. La seconda, e' che sono una dormigliona. Perciò dopo una giornata abbastanza piena, se anche non c'è il figlio, il massimo e' una cena fuori, ma poi di più non reggo. Sicché lascio anche correre diverse opportunità. Però non penso alla mia vita alla stregua della anziana che abita al settimo piano senza ascensore :D
Si intendeva con uomini, ma non era chiaro?
 

oceansize

Utente di lunga data
Si intendeva con uomini, ma non era chiaro?
Mi spiego meglio😁
Uscire si esce, ma avete presente quello spot sull'AIDS anni 90 col tipo che aveva un alone rosa intorno? Ecco avevo una sorta di scudo spaziale intorno, impermeabile a sguardi o approcci. Io stessa evitavo di guardare gli uomini, e comunque non avevo davvero nessun interesse.
Poi ho aperto un piccolo spiraglio.
Senza quell'ansia di "oddio e se va male di nuovo?".
Mi piace questa similitudine con la palestra, è anche divertente provare nuovi "attrezzi"😁
 

Foglia

utente viva e vegeta
Siete state chiarissime. Ma dicevo do' un valore un po' diverso alla presenza. / assenza di un certo tipo di relazione, nella mia vita. La scriminante? E' che tutta questa mancanza non la soffro.

In effetti è solo questione di allenamento a dare alle relazioni intime la collocazione più adatta a me. Non è facilissimo in effetti, vale a dire che tendo ancora a misurare queste relazioni in termini di "importanza", e non di semplice piacere. Che è un po' un nonsenso, visto che poi nei fatti... Se c'è c'è, se non c'è amen. E se la settimana dopo c'è un altro piacere (tipo andare al museo con una amica molto esperta) il resto può anche aspettare.
 

Foglia

utente viva e vegeta
..... Comunque... In tutto questo....

Mi sa che la mia metamorfosi sarà in gran zoccolona :D

Parentesi leggera: avete mai provato a "relazionarvi" in una chat per single?
Non tinder, con le figurine. Proprio al macello :D

In cinque minuti con età e città ... Raccattato 5/6 offerte... uno fuori zona ma disponibile alla trasferta... :D
 

Brunetta

Utente di lunga data
Mi spiego meglio😁
Uscire si esce, ma avete presente quello spot sull'AIDS anni 90 col tipo che aveva un alone rosa intorno? Ecco avevo una sorta di scudo spaziale intorno, impermeabile a sguardi o approcci. Io stessa evitavo di guardare gli uomini, e comunque non avevo davvero nessun interesse.
Poi ho aperto un piccolo spiraglio.
Senza quell'ansia di "oddio e se va male di nuovo?".
Mi piace questa similitudine con la palestra, è anche divertente provare nuovi "attrezzi"😁
Non intendevo in quel senso 😂😂😂
Intendevo palestra relazionale.
 
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