Oggi è "quel" giorno?

Arcistufo

Papero Talvolta Posseduto
No, non è qualcosa che si AGGIUNGE.

E' qualcosa che si crea insieme.
Quel famoso tutto che è maggiore della somma della parti.

Ed entrambi si è fondamentali, se insieme si è creato.
Senza raccontarsi cazzate nel qui e ora.
Senza fare pieghe nel qui e ora.
Senza dirsi "vabbè dai, su questa cosa qui, fa niente, poi vedremo".

E dubito che esista un progetto senza Io che ci mettono dentro creatività, competenze, paure, limiti, bisogni, visioni.

Io non penso che il noi sia una sorta di corpo unico in cui i due io vanno a confluire.
Io sperimento il noi come un luogo in cui i due io mettono creatività, competenze, paure, limiti, bisogni, visioni.
Parti vitali del loro essere. Essenze.
Ma i due io hanno un loro posto che non è il noi.

Il noi è una contenitore, per dirla male.
E non degli io, ma di quello che i gli io si offrono vicendevolmente.

Ecco perchè non è tigri siberiane che sene vanno incrociandosi ogni tanto e raccogliendosi per sbranare la preda.
Anche se resta una immagine veramente suggestiva, in particolare per gli ambienti della siberia che adoro profondamente per la loro desolazione e per il freddo e il silenzio.

come scrivevo a skorpio, per me i costi e i benefici stanno nel qui e ora.
E non è un reset.
E' una costante valutazione.

Questo rende piuttosto pesante lo stare con me, per la verità.
Non ti valuto una volta per tutte.
Io continuo a guardarti, a pesarti, a osservarti, a valutarti.
E per me buona parte della pesata si svolge qui.

Il resto della pesata eè che non c'è futuro che tenga.
E' adesso che le cose hanno da funzionare.
Faticosamente? Discutendo? Dandosi nei denti? Scopando?
Quel che è.
Ma qui e ora.

Col cazzo che me la gioco sul futuro.
Domani potrei essere morta. :)

Il futuro non esiste. E il risultato di ciò che metto e faccio qui e ora.
Che è poi il luogo dell'investimento.

Questo è il motivo di fondo per cui non mi sono mai sposata.
Di base ho sempre ritenuto una cazzata madornale investire nel futuro.
Giocandosi il presente nell'attesa del premio finale.
Fotte un cazzo del premio.
Non faccio per il premio.

Io faccio per il piacere di fare.
Che è poi il motivo per cui ti dicevo che vivo di rendita.
Tutto ciò che faccio,anche quel che non mi piace, lo faccio perchè mi piace. Per il dritto o per il rovescio.

Ribadisco, pesante.
Perchè non resetto nulla.
Anzi...ho un archivio bastardissimo.
Chi sta con me sa che ho tutto segnato.
E non per presentare il conto.
Ma perchè se sono qui è perchè quel che è stato l'ho preso tutto.
Che cosa vuoi che ti dica? :)
Goditi il qui e ora. Raccogli i frutti da terra che crescono spontanei. Se sei felice così. Spero che non ti offendi se ti dico che per me il traguardo che hai raggiunto, con tutto il rispetto per la fatica che puoi aver fatto per raggiungerlo, è un entry level.
Per me è la base di partenza.
E, so di essere piuttosto stronzo quando dico questo, un buon rapporto con me stesso non mi è mai mancato. Quindi sono l'ultima persona al mondo a cui presentare come una vittoria il raggiungimento di un qualsivoglia lavoro su se stessi.
Della stabilità relazionale poi a me alla fine non interessa un granché.
Quello che mi interessa alla fine e osservare le vite degli altri che girano come prevedevo che girassero.
Coltivare un frutto della terra piantando un anno prima per avere l'anno dopo la fila fuori di gente che vuole ciò che hai raccolto.
Figli, gente, case, aziende, roba che parla di me: in parole povere un retaggio.
Ridere in faccia alla morte, che arrivi tra mezz'ora, domani o dopodomani, sapendo che ciò che ho costruito porterà avanti il medesimo retaggio.
Il piacere di una scommessa vinta, se vuoi, oppure il lusso di concedersi degli spazi di pigrizia mentre qualcun altro si fa il culo per portare avanti i tuoi sogni.
Per questo la coppia per me è quella delle tigri siberiane. Perché poi uno smette di giocare e c'è questo. Tu hai scelto diversamente, rispetto la tua scelta e ci mancherebbe pure, ma penso che mi mancherebbe l'ossigeno dopo 30 secondi.

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ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
Che cosa vuoi che ti dica? :)
Goditi il qui e ora. Raccogli i frutti da terra che crescono spontanei. Se sei felice così. Spero che non ti offendi se ti dico che per me il traguardo che hai raggiunto, con tutto il rispetto per la fatica che puoi aver fatto per raggiungerlo, è un entry level.
Per me è la base di partenza.
E, so di essere piuttosto stronzo quando dico questo, un buon rapporto con me stesso non mi è mai mancato. Quindi sono l'ultima persona al mondo a cui presentare come una vittoria il raggiungimento di un qualsivoglia lavoro su se stessi.
Della stabilità relazionale poi a me alla fine non interessa un granché.
Quello che mi interessa alla fine e osservare le vite degli altri che girano come prevedevo che girassero.
Coltivare un frutto della terra piantando un anno prima per avere l'anno dopo la fila fuori di gente che vuole ciò che hai raccolto.
Figli, gente, case, aziende, roba che parla di me: in parole povere un retaggio.
Ridere in faccia alla morte, che arrivi tra mezz'ora, domani o dopodomani, sapendo che ciò che ho costruito porterà avanti il medesimo retaggio.
Il piacere di una scommessa vinta, se vuoi, oppure il lusso di concedersi degli spazi di pigrizia mentre qualcun altro si fa il culo per portare avanti i tuoi sogni.
Per questo la coppia per me è quella delle tigri siberiane. Perché poi uno smette di giocare e c'è questo. Tu hai scelto diversamente, rispetto la tua scelta e ci mancherebbe pure, ma penso che mi mancherebbe l'ossigeno dopo 30 secondi.

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Ho editato :)

Mi va benissimo che tu scriva quel che hai scritto.
Mica desidero convincere nessuno.
Penso che ognuno abbia il suo percorso.
E che quello che conti sia il benessere nel percorso che si percorre in ogni singolo istante. In quel preciso istante.

Io credo di essere troppo egoista per lasciare i miei sogni a qualcun altro.
E mi piace fare io. Costruire con le mie mani. Mi piace fare fatica. Sudare. Sporcarmi.
Non mi piace che sulle mie cose ci mettano le mani altri.
Per il semplice motivo che dalla mia prospettiva, io faccio le cose meglio di chiunque altro.
Quelle per me intendo.

Darle in mano a qualcun altro, qui sono veramente pigra, per me significherebbe fare la fatica di dover stare a guardare, probabilmente correggere, aggiustare. E in questo sono pigrissima.
Mi stufo di usare le parole.

Per quanto le parole mi piacciano. Tanto da essere prolissa.

Eppure...se devo spiegare quel che desidero a qualcun altro...tendenzialmente arrivo ad un certo punto e sono stufa di spiegarlo. Mi sembra una fatica inutile. E uno spreco del mio tempo.

Che è poi il motivo per cui sono pochissime le persone che mi tengo vicine.
Che sono quelle con cui la visione è condivisa fluidamente.
Quelle con cui non ho da far fatica a spiegare e rispiegare.
Spiegare e rispiegare è...qualcosa che non riguarda la mia persona. Non è personale.

Quanto al retaggio...ecco.
Probabilmente questo è il motivo fondamentale per cui non ho figli.
Non me ne è mai fregato un cazzo :carneval:

Tutto scompare. O meglio, tutto si trasforma. In particolare quel che resta al di là della presenza.
Quello strano fenomeno per cui un deficiente che preso dal panico attraversa correndo le linee nemiche credendo di star andando al riparo, diventa (può diventare) nella narrazione collettiva, l'eroe della battaglia :D

Con la morte...non sono in sfida.
Il mio riflesso è di inchinarmi. Sorridere. Celebrarla.
Mi piace la morte.
Mi piace la decadenza.
E' uno dei posti migliori dove mi piace stare in ginocchio.
E dove lasciarmi abbracciare.

Dentro di me non c'è nessun riflesso di scommessa con la morte, e nessuna ricerca di eternità. (altro motivo per cui il matrimonio, quel per sempre, mi ha sempre fatto sinceramente ridere).

Mi piace questo confronto dai due lati dello specchio.

Sei un innamorato della vita, in fondo.

Io adoro la morte.

EDIT: non scambiare la disciplina con la spontaneità. Io non sono una persona spontanea. Ci ho pure provato...non ci riesco, mi snaturerei. Archivio troppo perchè resti spazio per la spontaneità. Ma sono genuina. E non scambiare neanche il raccogliere col coltivare. Si somigliano, ma sono attività profondamente diverse, pur avendo in comune il seguire i cicli.

EDIT1: grazie per lo scambio, il letto chiama. Buonanotte :)
 
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Arcistufo

Papero Talvolta Posseduto
Ho editato :)

Mi va benissimo che tu scriva quel che hai scritto.
Mica desidero convincere nessuno.
Penso che ognuno abbia il suo percorso.
E che quello che conti sia il benessere nel percorso che si percorre in ogni singolo istante. In quel preciso istante.

Io credo di essere troppo egoista per lasciare i miei sogni a qualcun altro.
E mi piace fare io. Costruire con le mie mani. Mi piace fare fatica. Sudare. Sporcarmi.
Non mi piace che sulle mie cose ci mettano le mani altri.
Per il semplice motivo che dalla mia prospettiva, io faccio le cose meglio di chiunque altro.
Quelle per me intendo.

Darle in mano a qualcun altro, qui sono veramente pigra, per me significherebbe fare la fatica di dover stare a guardare, probabilmente correggere, aggiustare. E in questo sono pigrissima.
Mi stufo di usare le parole.

Per quanto le parole mi piacciano. Tanto da essere prolissa.

Eppure...se devo spiegare quel che desidero a qualcun altro...tendenzialmente arrivo ad un certo punto e sono stufa di spiegarlo. Mi sembra una fatica inutile. E uno spreco del mio tempo.

Che è poi il motivo per cui sono pochissime le persone che mi tengo vicine.
Che sono quelle con cui la visione è condivisa fluidamente.
Quelle con cui non ho da far fatica a spiegare e rispiegare.
Spiegare e rispiegare è...qualcosa che non riguarda la mia persona. Non è personale.

Quanto al retaggio...ecco.
Probabilmente questo è il motivo fondamentale per cui non ho figli.
Non me ne è mai fregato un cazzo :carneval:

Tutto scompare. O meglio, tutto si trasforma. In particolare quel che resta al di là della presenza.
Quello strano fenomeno per cui un deficiente che preso dal panico attraversa correndo le linee nemiche credendo di star andando al riparo, diventa (può diventare) nella narrazione collettiva, l'eroe della battaglia :D

Con la morte...non sono in sfida.
Il mio riflesso è di inchinarmi. Sorridere. Celebrarla.
Mi piace la morte.
Mi piace la decadenza.
E' uno dei posti migliori dove mi piace stare in ginocchio.
E dove lasciarmi abbracciare.

Dentro di me non c'è nessun riflesso di scommessa con la morte, e nessuna ricerca di eternità. (altro motivo per cui il matrimonio, quel per sempre, mi ha sempre fatto sinceramente ridere).

Mi piace questo confronto dai due lati dello specchio.

Sei un innamorato della vita, in fondo.

Io adoro la morte.

EDIT: non scambiare la disciplina con la spontaneità. Io non sono una persona spontanea. Ci ho pure provato...non ci riesco, mi snaturerei. Archivio troppo perchè resti spazio per la spontaneità. Ma sono genuina. E non scambiare neanche il raccogliere col coltivare. Si somigliano, ma sono attività profondamente diverse, pur avendo in comune il seguire i cicli.

EDIT1: grazie per lo scambio, il letto chiama. Buonanotte :)
Notte a te :)

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Skorpio

Utente di lunga data
Abbiamo deciso di vivere insieme :)
E non siamo andati in vacanza.

Continuiamo ad aprirci i denti, su ogni singola clausola dell'investimento.
Sappiamo che il rischio è perdere quell'investimento.

Ma...io non penso che perderei se perdessi.

In ogni caso, nel momento in cui si investe, e questo genere di investimento non preserva il capitale ed è alto rischio, si decide di accettare il rischio di perdere (apparentemente).

Non credo ci sia alternativa.
Salvo decidere a priori che per quell'investimento si accetta ogni cosa.

E questa è una base.
Io so che non posso accettare ogni cosa.

E penso fra l'altro che sia uno sguardo limitato.

Domani, fra un anno, fra dieci, venti quarant'anni morirò.
Morirò comunque.
Non ho alternativa.

SE passo la vita a proteggere un investimento smettendo di vivere la mia vita perchè non voglio perdere l'investimento, poi, quando muoio, cosa ci ho guadagnato?

Coerenza?
Stabilità?
HO allontanato la morte?

Io comincio ad avere la netta sensazione che questa storia del progetto come centrale sia un decentramento rispetto al fatto che alla morte non si sfugge.

Questo per stare nel filosofico.

Nel concreto.
Facciamo che ho comprato i biglietti, hotel cazzi e mazzi.
Vado per non perdere quelle cose.
E passo una vacanza della merda.

Mica che ho la macchina del tempo e posso rifarla migliore.

E se devo scegliere fra una vacanza di merda e perdere l'investimento, francamente, mando a fare in culo l'investimento e vivo bene.
Troppo pochi gli anni per sprecarli dietro a investimenti, doveri e compagnia cantante.

Detto questo, gli investimenti relazionali non falliscono un bel giorno come se prima fosse il nulla.
Ci si arriva.
Lasciando il presente. Usando la quotidianità per tirar dritto.
Spostando lo sguardo sulla rendita finale (attesa) anzichè tenerlo su quel che c'è concretamente.

Lasciandosi trascinare dalla realizzazione per l'appunto del progetto.
E snaturandosi nel progetto.
Poi è gioco facile dirsi che l'altro ha portato via.

Non è l'altro.
Sarebbe come se dicessi che è il mio ex ad avermi spedita nella cripta in cui io ero entrata.
Lui non ha responsabilità.
Io ho deciso, passo a passo.
E ho usato lui come scusa per non affrontare le mie paure, in primis la paura del futuro (che altro non era/è che paura del passato).

Ma ero io.
I segnali, per prevedere la perdita dell'investimento, c'erano dopo un mese di frequentazione.
Io li ho ignorati in virtù di un pesare sulla bilancia in vista del futuro.

SE una cosa ho imparato dal fallimento di quella relazione è che le cose si pesano valutando costi e benefici nel presente.
Che è un po' dire "se scopiamo male oggi, non è che domani lo faremo meglio. Anzi, c'è una altissima probabilità che sarà anche peggio. Ergo, se scopare bene insieme è una caratteristica importante, puoi essere l'uomo perfetto sotto tantissimi punti di vista, ma ciao. Quel che va bene oggi andrà bene anche domani, quel che oggi non va domani sarà pure peggio".
Se entrano passato o futuro, si è iniziato a metterselo a culo.
Solo che si sta usando la vaselina. :) (e il ghiaione è una certezza)

Non trovo grosse contraddizioni con quanto pensi io, in realtà..

non è lo spostare lo sguardo sulla rendita finale, o la cosiddetta liquidazione (la medaglia) e i costi benefici sono sicuramente da riferire al qui e adesso.

È proprio che gli investimenti progettuali a un certo punto diventano strutturali nel progetto relazionale.

Il progetto è parte della relazione “tutto intero”, con il suo passato di investimenti, e anche con le eventuali prospettive future.

E il suo “peso” è un peso tutto intero.



Ciò fa si ad esempio, che un confronto a denti stretti su X tra te e “l’uomo con cui ti vedevi” dopo pochi mesi, con un progetto ancora embrionale in fase preliminare, abbia la potenza d’urto K tale da far saltare la relazione, eventualmente.



Dopo qualche anno, con un progetto storicamente formato, con investimenti che sono divenuti struttura costituente del PRESENTE , lo stesso confronto a denti stretti su X tra TE e G , deve bene o male fare i conti anche con questa “presenza di struttura” che prima non c’era.

E non si tratta di “preservare il futuro” o di sognare la medaglia, si tratta proprio di qui e adesso.



Che è lo stesso motivo per cui buttare all’aria il progetto TAV per un problema di costi benefici OGGI, quando si fosse fatta solo qualche riunione e ci si fosse tirati addosso qualche disegno, senza manco aver avviato una procedura di appalto e cacciato un euro, è un discorso.

Tirarlo all’aria quando si è “investito” con decine di chilometri di montagne bucate e un sacco di situazioni in ballo e quattrini in circolo, per la stessa esatta divergenza, è tutto un altro discorso.

Perché il progetto è lì.. silente ma presente in mezzo al nostro confrontarci, ospite NON invitato ma NON eliminabile, con tutto quello che ci si è fino a quel punto buttato dentro

E non è una entità astratta e governabile discesa dal cielo, ma è parte di “noi stessi” quel progetto lì proprio per il motivo che dici tu, avendolo costruito assieme.



Poi è evidente.. c’è chi dopo 20 anni butta all’aria una relazione perché gli rovesci la tazzina del caffè sul divano nuovo della Ikea, e chi, col fucile puntato alla tempia, viceversa resta.

Tu ritieni che oggi, rispetto a un tempo, un confronto a denti stretti possa serenamente ignorare il presente del progetto che lo ha portato fin lì, e muoversi liberamente e fino alle estreme soluzioni, come se non vi fosse alcun "presente progettuale" nella sua interezza storica e di prospettiva?
 
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ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
Non trovo grosse contraddizioni con quanto pensi io, in realtà..

non è lo spostare lo sguardo sulla rendita finale, o la cosiddetta liquidazione (la medaglia) e i costi benefici sono sicuramente da riferire al qui e adesso.

È proprio che gli investimenti progettuali a un certo punto diventano strutturali nel progetto relazionale.

Il progetto è parte della relazione “tutto intero”, con il suo passato di investimenti, e anche con le eventuali prospettive future.

E il suo “peso” è un peso tutto intero.



Ciò fa si ad esempio, che un confronto a denti stretti su X tra te e “l’uomo con cui ti vedevi” dopo pochi mesi, con un progetto ancora embrionale in fase preliminare, abbia la potenza d’urto K tale da far saltare la relazione, eventualmente.



Dopo qualche anno, con un progetto storicamente formato, con investimenti che sono divenuti struttura costituente del PRESENTE , lo stesso confronto a denti stretti su X tra TE e G , deve bene o male fare i conti anche con questa “presenza di struttura” che prima non c’era.

E non si tratta di “preservare il futuro” o di sognare la medaglia, si tratta proprio di qui e adesso.



Che è lo stesso motivo per cui buttare all’aria il progetto TAV per un problema di costi benefici OGGI, quando si fosse fatta solo qualche riunione e ci si fosse tirati addosso qualche disegno, senza manco aver avviato una procedura di appalto e cacciato un euro, è un discorso.

Tirarlo all’aria quando si è “investito” con decine di chilometri di montagne bucate e un sacco di situazioni in ballo e quattrini in circolo, per la stessa esatta divergenza, è tutto un altro discorso.

Perché il progetto è lì.. silente ma presente in mezzo al nostro confrontarci, ospite NON invitato ma NON eliminabile, con tutto quello che ci si è fino a quel punto buttato dentro

E non è una entità astratta e governabile discesa dal cielo, ma è parte di “noi stessi” quel progetto lì proprio per il motivo che dici tu, avendolo costruito assieme.



Poi è evidente.. c’è chi dopo 20 anni butta all’aria una relazione perché gli rovesci la tazzina del caffè sul divano nuovo della Ikea, e chi, col fucile puntato alla tempia, viceversa resta.

Tu ritieni che oggi, rispetto a un tempo, un confronto a denti stretti possa serenamente ignorare il presente del progetto che lo ha portato fin lì, e muoversi liberamente e fino alle estreme soluzioni, come se non vi fosse alcun "presente progettuale" nella sua interezza storica e di prospettiva?
Ho capito cosa intendi.

Parto dalla tazzina del caffè.
Mi ricordo col mio ex...eravamo arrivati a discutere per il bicchiere dell'acqua. Non scherzo.
Mi dava profondamente fastidio il rumore che faceva bevendo. Mi scavava nei nervi.
Lo guardavo bere e sentivo come deglutiva...e, minchia. Mi dava profondamente fastidio.

Era davvero quello che le mie percezioni registravano a darmi quella sensazione fastidiosa, per usare un eufemismo?

Ingenuamente...credevo di sì.
E pensavo che parlare riguardasse il dirsi di quella forma.

Cazzate :D

Quello che mi dava profondamente fastidio era il suo modo di vivere il mondo.
Facile e lineare. A posteriori.
Durante. No.

Il mio sguardo si era spostato da lui al progetto che avevo con lui. E il progetto era diventato un alibi per non guardarlo. Per cercare compromessi del cazzo.
Fondamentalmente era una bellissima scusa per non affrontare me con lui.
Ed ero così buooona.
Io sacrificavo me. Proprio buona eh? ;)

Vigliacca, fondamentalmente.
Spostavo su di lui questioni mie.
Le mie percezioni, il mio modo di affrontare il mondo. La divergenza.
I miei bisogni. Uh...qui ero perfino nobile.
Per un po' li ho ignorati, per salvaguardarci.
Poi ho deciso di rispondere ai miei bisogni, di nascosto. Per non ferirlo.
Senza minimamente indagare sul fatto che lui avesse detto sì a cose che evidentemente pensava no.

Quello che farei ora è che il bicchiere andrebbe a farsi fottere.
E parlerei a muso duro delle mie percezioni.
Non di quelle riguardanti l'altro eh.
E che prima di parlarne con l'altro entrerei nella mia stanza delle carte coperte per guardarmele belle scoperte. Io con me.
E in questi termini sarebbe a muso duro.
Per me a muso duro non significa aggredire l'altro, ma significa offrirgli senza filtri le mie percezioni. Senza fare attenzione ai suoi sentimenti. Senza pietà. Nel a muso duro non c'è per me spazio per lo sconto dell'affetto. Nell'a muso duro l'affetto è l'a muso duro. Che fa male. Che ferisce anche. Che non ha riguardo e premure per l'altro.

tutto questo per dire che un progetto nasce con le migliori intenzioni, se crolla non crolla improvvisamente.
Crolla in seguito ad un evento apparentemente improvviso che però è stato nutrito giorno dopo giorno dal confrontarsi riguardo la forma invece che riguardo la sostanza.

Certo che se parto nel progetto senza aver stabilito a priori che quel progetto potrà essere rivisto e rivisto e rivisto, che si è ospiti uno dell'altro nell'essere soci. Mancano le basi per includere il presente nel percorso che lo ha fatto divenire presente.

Mi sto spiegando?

Il mio presente progettuale comprende il percorso.
Mi costerebbe farlo saltare? Sì. Sotto diversi punti di vista.
Come mi è costato col mio ex eh, sotto diversi punti di vista.

Ma io non riesco a non tenere in bilancia me e il progetto.
E se la bilancia si sbilancia verso il progetto "costringendomi" a scegliere...io so che fermerei tutto.
E' una questione che riguarda il mio onore.
E la mia morte. Che è vita.
Tengo troppo alla mia vita per sacrificarla ad un progetto in cui non mi riconosco o per ridurmi ai sotterfugi per tenere in piedi un progetto in cui quello che metto è una forma funzionale che non rispecchia il mio essere.

Anche perchè se il progetto è un luogo di investimento, e per me lo è, se io ci metto dentro la forma e la sostanza la tengo per me, non sto per davvero investendo nel progetto. Il progetto non mi sta arricchendo, anzi. Mi sta impoverendo. E mi toglie energia.

E forse è qui una diversità di percezione...per me il progetto non è parte di me.
E', all'inverso, un luogo in cui colloco parti di me.
E se quel luogo diviene un luogo in cui quel che metto non ha spazio e cura, cosa le metto a fare?
Le metto per finta?
Oppure dico che metto una cosa ma poi non la metto o ne metto una diversa?

E cosa me ne faccio di un progetto morto nel suo essere e vivo solo per un fare che rispecchia una idea e non dei fatti concreti?

guarda che so che si può fare pure così eh.
Si può stare lì per il progetto che diviene una sorta di entità sovrapposta a chi si è. O a cui dedicare chi si è.

Come so che a volte semplicemente il banco non si può (o meglio, non ci si vuol far carico dei rischi e dell'imprevedibilità per x, y, z motivi che comporterebbe ) farlo saltare.

Però io non ce la faccio. Non ce l'ho mai fatta.
Non mi sono mai sposata quando temevo di poterci finire sotto.
E ho fatto bene, visto come è andata col mio ex e la fatica che ho fatto a riprendermi.
Adesso potrei sposarmi.
HO una ragionevole certezza che so mandare tutto a fare in culo costi quel che costi.
Per il semplice motivo che l'ho già fatto.

Ma più che altro mi è proprio chiaro che io non sono i miei progetti e i miei progetti non sono parti di me.
Sono mie proiezioni di me nel mondo.
Ma io sono ben di più delle mie proiezioni di me.

E torno alla stanza delle carte coperte...quella parte essenziale che è mia. E soltanto mia.
Il mio nucleo.
E non è minimamente inglobabile in un progetto.
Troppo piccolo il progetto.
 
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Skorpio

Utente di lunga data
[MENTION=5159]ipazia[/MENTION] io credo che diciamo la stessa cosa, da poltrone di visuale molto diverse.

E chiamando fatalmente quel che cinpenetra in maniera diversa

Sono d'accordo con te che non è bil bicchiere d'acqua che da noia

Dà noia che in QUEL momento con QUEL fastidio del bicchiere d'acqua apparente, si sta mescolando un progetto di ANNI che è in piena crisi e declino

E PESA tremendamente sul quel piccolo innocente bicchiere d'acqua.
È lì

Presente

Dalla tua prospettiva di declino progettuale di allora

Ora cambia la prospettiva, e metti un progetto che funziona

E metti il bicchiere d'acqua e un fastidio inspiegabile che ti accompagna mentre G se lo beve

Sei disposta a digrignare i denti e far saltare un bel progetto che funziona?

Oppure forse è meglio "berci sopra" un goccetto di grappa e andare oltre?
 

void

Utente di lunga data
Auguri....

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Colombina

Utente
Rose sempre leggo la tua relazione travagliata...spero che tu possa superare ogni ostacolo e uscire di questa situazione..sembra il cane che se morde la coda.
 
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