Obiezione di coscienza.

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Utente di lunga data
L'obiezione di coscienza
Ma che cos'è la coscienza? Qualcosa che risponde solo alle proprie convinzioni o che si fa carico anche dei problemi degli altri?
Risponde Umberto Galimberti
Quello che è successo al S. Camillo di Roma martedì 5/8 è allucinante. Una donna incinta, con il feto idrocefalo (con cervello cioè pieno di liquido amniotico e con nessuna possibilità di sopravvivere appena fuori dal grembo materno) è rimasta bloccata quattro lunghissimi giorni in astanteria (per mancanza di posti letto) in attesa che le venisse praticato l'aborto terapeutico, e senza che nessuno intervenisse per sedare i dolori allucinanti della donna. Quando, finalmente, sono arrivati i sanitari e si sono resi conto che non c'era altro da fare, hanno deciso subito per l'intervento chirurgico, naturalmente previa epidurale per garantire l'effetto sedante. Ed ecco che, solo allora, si è scoperto che quest'ultima non si poteva effettuare perché l'unico anestesista di turno era obiettore di coscienza; gli altri non obiettori erano tutti in ferie. Tutto rimandato al loro ritorno che avveniva oltre i termini previsti dalla legge per eseguire l'aborto terapeutico. Che dire di questi obiettori preoccupati solo di onorare (si fa per dire) la loro incrollabile fede religiosa. In tutti gli enti pubblici come ospedali, scuole, università, magistratura, non dovrebbe sussistere alcun tipo di obiezione di coscienza, e toccherebbe ai rispettivi dirigenti verificare che ciò avvenga in qualsiasi caso, e se il professionista obiettore si rifiuta di praticare un servizio previsto (ripeto previsto) dalla sua professione, dovrebbe fare solo una cosa: dimettersi e cercarsi un altro lavoro. Se si lascia a certi medici il compito di stabilire chi deve vivere e chi deve morire, mi chiedo: "Ma questi cosiddetti obiettori a quale Dio credono?". Come cattolico credente vorrei una sana e umana applicazione del santo Vangelo, e non dover assistere a una "interessata corsa" per la carriera, o alla ricerca, "affannosa" di una poltrona (perché di questo si tratta, purtroppo). Come sia andato a finire l'ignobile episodio in questione non si sa. Spero bene in tutti i sensi. Filippo Arnò, Reggio Calabria

Non discuto il caso che lei cita perché non lo conosco e non ho elementi per valutarlo. Vale invece la pena di soffermarsi sulla motivazione addotta dall'unico medico che in quella circostanza era in servizio, il quale si è esonerato dall'intervento appellandosi alla propria coscienza. Siccome questo appello è molto diffuso per motivazioni che non sempre sono religiose o etiche, ma come lei allude, spesso si ricorre all'obiezione di coscienza per non essere relegati, nell'esercizio della professione medica, esclusivamente alla pratica abortiva, o peggio per non essere esclusi da possibili avanzamenti in carriera, vorrei fare qualche considerazione circa il tipo di coscienza a cui si fa riferimento quando ci si appella all'obiezione. Io penso che la coscienza del medico non può limitarsi alla propria convinzione religiosa o ideologica, perché il medico è un mandatario della società, e come tale deve farsi carico anche degli effetti che la sua decisione ha sulla vita futura della persona che gli chiede l'intervento quando non addirittura dell'intera società. Penso ad esempio alla miseria di avere molti figli in condizioni di indigenza, alla tragedia di gravidanze in età adolescenziale, all'infelicità futura di feti affetti da gravi malattie ereditarie, agli interventi non professionali e quindi a rischio a cui può portare la disperazione. Tutto ciò non deve rientrare nell'ambito della "coscienza medica"? In altri termini il medico non si deve far carico, in nome delle sue convinzioni religiose, degli effetti esistenziali e sociali della sua obiezione? Perché se così è, dobbiamo concludere che la coscienza medica è davvero molto ristretta, ed è molto dubbio che sia più etico chi si attiene alle proprie convinzioni religiose, senza farsi carico delle conseguenze individuali e sociali delle persone a cui nega l'intervento, rispetto a chi questo carico se lo assume per compassione, per tolleranza umana, per volontà di aiutare. Del resto che cosa conta di più: l'osservanza dei principi o l'amore per gli uomini? Leggo nel Vangelo di Matteo al capitolo 12 che quando chiesero a Gesù se fosse lecito curare il giorno di sabato, Gesù rispose: "Chi fra voi, avendo una sola pecora, se questa gli cade in un fosso il giorno di sabato, non la prende e non la tira fuori? Ora, un uomo quanto vale più di una pecora? Dunque è permesso far del bene in giorno di sabato". Lo stesso concetto ritorna in Kant là dove scrive che "la morale è fatta per l'uomo, non l'uomo per la morale". Ma anche a prescindere da questi richiami, la coscienza a cui si appellano gli obiettori di coscienza è quella ristretta alle proprie convinzioni o è quella che si fa carico della condizione umana individuale e sociale? Questo mi pare il nocciolo del problema su cui gli obiettori di coscienza sarebbe utile riflettessero.




 
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Old angelodelmale

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L'obiezione di coscienza
Ma che cos'è la coscienza? Qualcosa che risponde solo alle proprie convinzioni o che si fa carico anche dei problemi degli altri?
Risponde Umberto Galimberti
Quello che è successo al S. Camillo di Roma martedì 5/8 è allucinante. Una donna incinta, con il feto idrocefalo (con cervello cioè pieno di liquido amniotico e con nessuna possibilità di sopravvivere appena fuori dal grembo materno) è rimasta bloccata quattro lunghissimi giorni in astanteria (per mancanza di posti letto) in attesa che le venisse praticato l'aborto terapeutico, e senza che nessuno intervenisse per sedare i dolori allucinanti della donna. Quando, finalmente, sono arrivati i sanitari e si sono resi conto che non c'era altro da fare, hanno deciso subito per l'intervento chirurgico, naturalmente previa epidurale per garantire l'effetto sedante. Ed ecco che, solo allora, si è scoperto che quest'ultima non si poteva effettuare perché l'unico anestesista di turno era obiettore di coscienza; gli altri non obiettori erano tutti in ferie. Tutto rimandato al loro ritorno che avveniva oltre i termini previsti dalla legge per eseguire l'aborto terapeutico. Che dire di questi obiettori preoccupati solo di onorare (si fa per dire) la loro incrollabile fede religiosa. In tutti gli enti pubblici come ospedali, scuole, università, magistratura, non dovrebbe sussistere alcun tipo di obiezione di coscienza, e toccherebbe ai rispettivi dirigenti verificare che ciò avvenga in qualsiasi caso, e se il professionista obiettore si rifiuta di praticare un servizio previsto (ripeto previsto) dalla sua professione, dovrebbe fare solo una cosa: dimettersi e cercarsi un altro lavoro. Se si lascia a certi medici il compito di stabilire chi deve vivere e chi deve morire, mi chiedo: "Ma questi cosiddetti obiettori a quale Dio credono?". Come cattolico credente vorrei una sana e umana applicazione del santo Vangelo, e non dover assistere a una "interessata corsa" per la carriera, o alla ricerca, "affannosa" di una poltrona (perché di questo si tratta, purtroppo). Come sia andato a finire l'ignobile episodio in questione non si sa. Spero bene in tutti i sensi. Filippo Arnò, Reggio Calabria

Non discuto il caso che lei cita perché non lo conosco e non ho elementi per valutarlo. Vale invece la pena di soffermarsi sulla motivazione addotta dall'unico medico che in quella circostanza era in servizio, il quale si è esonerato dall'intervento appellandosi alla propria coscienza. Siccome questo appello è molto diffuso per motivazioni che non sempre sono religiose o etiche, ma come lei allude, spesso si ricorre all'obiezione di coscienza per non essere relegati, nell'esercizio della professione medica, esclusivamente alla pratica abortiva, o peggio per non essere esclusi da possibili avanzamenti in carriera, vorrei fare qualche considerazione circa il tipo di coscienza a cui si fa riferimento quando ci si appella all'obiezione. Io penso che la coscienza del medico non può limitarsi alla propria convinzione religiosa o ideologica, perché il medico è un mandatario della società, e come tale deve farsi carico anche degli effetti che la sua decisione ha sulla vita futura della persona che gli chiede l'intervento quando non addirittura dell'intera società. Penso ad esempio alla miseria di avere molti figli in condizioni di indigenza, alla tragedia di gravidanze in età adolescenziale, all'infelicità futura di feti affetti da gravi malattie ereditarie, agli interventi non professionali e quindi a rischio a cui può portare la disperazione. Tutto ciò non deve rientrare nell'ambito della "coscienza medica"? In altri termini il medico non si deve far carico, in nome delle sue convinzioni religiose, degli effetti esistenziali e sociali della sua obiezione? Perché se così è, dobbiamo concludere che la coscienza medica è davvero molto ristretta, ed è molto dubbio che sia più etico chi si attiene alle proprie convinzioni religiose, senza farsi carico delle conseguenze individuali e sociali delle persone a cui nega l'intervento, rispetto a chi questo carico se lo assume per compassione, per tolleranza umana, per volontà di aiutare. Del resto che cosa conta di più: l'osservanza dei principi o l'amore per gli uomini? Leggo nel Vangelo di Matteo al capitolo 12 che quando chiesero a Gesù se fosse lecito curare il giorno di sabato, Gesù rispose: "Chi fra voi, avendo una sola pecora, se questa gli cade in un fosso il giorno di sabato, non la prende e non la tira fuori? Ora, un uomo quanto vale più di una pecora? Dunque è permesso far del bene in giorno di sabato". Lo stesso concetto ritorna in Kant là dove scrive che "la morale è fatta per l'uomo, non l'uomo per la morale". Ma anche a prescindere da questi richiami, la coscienza a cui si appellano gli obiettori di coscienza è quella ristretta alle proprie convinzioni o è quella che si fa carico della condizione umana individuale e sociale? Questo mi pare il nocciolo del problema su cui gli obiettori di coscienza sarebbe utile riflettessero.




scusa potresti ingrandire un po', che non riesco a leggere?
 
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Old angelodelmale

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bah... chiesa e scienza, tanto più se medica, non dovrebbero mischiarsi. se fai il medico, deve fare il medico, e non dovresti permetterti certe prese di posizione.

ho detto.
 
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Old Asudem

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Perché se così è, dobbiamo concludere che la coscienza medica è davvero molto ristretta, ed è molto dubbio che sia più etico chi si attiene alle proprie convinzioni religiose, senza farsi carico delle conseguenze individuali e sociali delle persone a cui nega l'intervento, rispetto a chi questo carico se lo assume per compassione, per tolleranza umana, per volontà di aiutare. Del resto che cosa conta di più: l'osservanza dei principi o l'amore per gli uomini?

credo che tutto sia in queste righe
 
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Old angelodelmale

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Perché se così è, dobbiamo concludere che la coscienza medica è davvero molto ristretta, ed è molto dubbio che sia più etico chi si attiene alle proprie convinzioni religiose, senza farsi carico delle conseguenze individuali e sociali delle persone a cui nega l'intervento, rispetto a chi questo carico se lo assume per compassione, per tolleranza umana, per volontà di aiutare. Del resto che cosa conta di più: l'osservanza dei principi o l'amore per gli uomini?

credo che tutto sia in queste righe
quello che mi fa incazzare è che un testimone di geova che - nella sua lucida follia - rifiuta una trasfusione di sangue perché contraria alla propria religione, viene additato come un rincoglionito e spesso interviene la legge per "imporgli" la trasfusione.
un cazzo di anestesista che in quel caso era L'UNICO che potesse anestetizzare la paziente, può incrociare le braccia e dire "no" senza che nessuno gli dica un cazzo. se la una persona (non nel caso specifico vista l'impossibiità di sopravvivere per il bambino) per colpa di uno stronzo coe questo, non può potuto abortire e si deve tenere un figlio malato, (un figlio che comunque non vuole) chi l'aiuta? se economicamente parlando non potrà permettersi di averne un secondo, per colpa di un medico che non ha voluto fare il medico, le sarà preclusa la possibilità di essere felice, come madre.
 
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Old Asudem

Guest
Scusate ma non ho resistito

quello che mi fa incazzare è che un testimone di geova che - nella sua lucida follia - rifiuta una trasfusione di sangue perché contraria alla propria religione, viene additato come un rincoglionito e spesso interviene la legge per "imporgli" la trasfusione.
un cazzo di anestesista che in quel caso era L'UNICO che potesse anestetizzare la paziente, può incrociare le braccia e dire "no" senza che nessuno gli dica un cazzo. se la una persona (non nel caso specifico vista l'impossibiità di sopravvivere per il bambino) per colpa di uno stronzo coe questo, non può potuto abortire e si deve tenere un figlio malato, (un figlio che comunque non vuole) chi l'aiuta? se economicamente parlando non potrà permettersi di averne un secondo, per colpa di un medico che non ha voluto fare il medico, le sarà preclusa la possibilità di essere felice, come madre.
infatti.
Ci vorrebbe in tutte le sale operatorie un tiratore di cerbottana di curaro light or strong a seconda delle esigenze
 
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Old angelodelmale

Guest
infatti.
Ci vorrebbe in tutte le sale operatorie un tiratore di cerbottana di curaro light or strong a seconda delle esigenze
e un cecchino per l'obiettore di coscienza

su questa cosa sono davvero categorica. sei un medico: devi farlo. punto. non ti sta bene? vai a raccogliere ortiche e non rompere il cazzo.
 
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Old Asudem

Guest
e un cecchino per l'obiettore di coscienza

su questa cosa sono davvero categorica. sei un medico: devi farlo. punto. non ti sta bene? vai a raccogliere ortiche e non rompere il cazzo.
ci sono gli obiettori dei miei coglioni perchè si permette che ci siano.
Sei un medico e basta.
Vai a obiettare a casa tua non in un ospedale pubblico.
 
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Old angelodelmale

Guest
ci sono gli obiettori dei miei coglioni perchè si permette che ci siano.
Sei un medico e basta.
Vai a obiettare a casa tua non in un ospedale pubblico.
esatto. che cagata.
o almeno, dico io, che li si marchi a fuoco. dovrebbe essere obbligatorio che si sappia che QUEL medico è un obiettore di coscienza. se al paziente sta bene, ci va, sennò, no... ma non che ti faccia la sorpresina all'ultimo momento. e comunque non dovrebbe essergli permesso il servizio negli ospedali pubblici, non almeno se è L'UNICO medico presente in reparto per tot tempo. ma poi voglio dire, un aborto può essere indispensabile anche per salvare la vita della donna. e questo rotto in culo si rifiuta di farlo?
 
O

Old Asudem

Guest
l'obiettore dei miei coglioni

esatto. che cagata.
o almeno, dico io, che li si marchi a fuoco. dovrebbe essere obbligatorio che si sappia che QUEL medico è un obiettore di coscienza. se al paziente sta bene, ci va, sennò, no... ma non che ti faccia la sorpresina all'ultimo momento. e comunque non dovrebbe essergli permesso il servizio negli ospedali pubblici, non almeno se è L'UNICO medico presente in reparto per tot tempo. ma poi voglio dire, un aborto può essere indispensabile anche per salvare la vita della donna. e questo rotto in culo si rifiuta di farlo?
se no che si adotti lui i bambini che non vuole far abortire
 

Iris

Utente di lunga data
Non voglio entrare nel terreno minato dell'obiezione di coscienza, anche perchè io verifico molta obiezione e molta poca coscienza. Ma lasciamo perdere...ormai credo che le persone con una etica (reale e non adattata alla bisogna) siano in via di estinzione.
Quindi, tolleriamo pure la presenza dei c.d. obiettori, ma non quella dei direttori sanitari che, responsabili di un ospedale pubblico, lasciano i servizi sanitari sguarniti. Un solo medico è poco. Gli altri, non obiettori, dove erano?
Non è un caso di obiezione di coscienza, ma di mala sanità.

Continuo poi a sostenere che se si difendessero i diritti di tutti gli esseri viventi, e non solo dei feti, dei nascituri destinati a morte certa, dei moribondi attaccati alle macchine, il mondo sarebbe una meraviglia.
 
Non voglio entrare nel terreno minato dell'obiezione di coscienza, anche perchè io verifico molta obiezione e molta poca coscienza. Ma lasciamo perdere...ormai credo che le persone con una etica (reale e non adattata alla bisogna) siano in via di estinzione.
Quindi, tolleriamo pure la presenza dei c.d. obiettori, ma non quella dei direttori sanitari che, responsabili di un ospedale pubblico, lasciano i servizi sanitari sguarniti. Un solo medico è poco. Gli altri, non obiettori, dove erano?
Non è un caso di obiezione di coscienza, ma di mala sanità.

Continuo poi a sostenere che se si difendessero i diritti di tutti gli esseri viventi, e non solo dei feti, dei nascituri destinati a morte certa, dei moribondi attaccati alle macchine, il mondo sarebbe una meraviglia.
se è legittimo lasciare libero chi obietta è sacrosanto garantire l'assistenza a chi decide di abortire .
 

Lettrice

Utente di lunga data
Queste cose me le fanno girare a mulinello!!!

Obiettore sta minchia roba da denuncia.
 

emmanuelle arsan

Utente di lunga data
L'obiezione di coscienza
Ma che cos'è la coscienza? Qualcosa che risponde solo alle proprie convinzioni o che si fa carico anche dei problemi degli altri?
quello che risponde alle nostre convinzioni è la coscienza, ma dovrebbe fare tutt'uno con la pietas che ci fa far carico anche dei problemi degli altri.
 

Nobody

Utente di lunga data
quello che risponde alle nostre convinzioni è la coscienza, ma dovrebbe fare tutt'uno con la pietas che ci fa far carico anche dei problemi degli altri.
Certo, che poi la cosa davvero importante è la coerenza alle proprie convinzioni. Ad esempio, chi si dice cristiano, dovrebbe essere coerente al messaggio complessivo del vangelo, che è essenzialmente amore per l'uomo. Questo dovrebbe venire prima di ogni altra considerazione.
 

emmanuelle arsan

Utente di lunga data
Certo, che poi la cosa davvero importante è la coerenza alle proprie convinzioni. Ad esempio, chi si dice cristiano, dovrebbe essere coerente al messaggio complessivo del vangelo, che è essenzialmente amore per l'uomo. Questo dovrebbe venire prima di ogni altra considerazione.
la cosa davvero importante è non sputarsi in faccia la sera quando ci si guarda allo specchio
 

Nobody

Utente di lunga data
la cosa davvero importante è non sputarsi in faccia la sera quando ci si guarda allo specchio
Insomma... tanti malvagi non lo fanno. Un killer non si sputa davanti allo specchio. Direi che è davvero poco, accontentarsi di non fare ciò, non pensi?
 
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