Matrimonio e famiglia e parole parole parole

Brunetta

Utente di lunga data
Su quali basi vi siete sposati, con quali aspettative esplicite e messe in comune?
E come vi siete comunicati il desiderio di avere figli?
Vi sembra che Le aspettative di dialogo fossero alte o basse? Sono state rispettate?
 

Skorpio

Utente di lunga data
Su quali basi vi siete sposati, con quali aspettative esplicite e messe in comune?
E come vi siete comunicati il desiderio di avere figli?
Vi sembra che Le aspettative di dialogo fossero alte o basse? Sono state rispettate?
Da un certo punto di vista, quando ci si sposa, certi dialoghi sono finiti

Ovviamente parlo per me

Nel senso che ormai sei "sistemato/a" in una posizione nella quale ti sei scientemente sistemato, ed è connessa intimamente a DOVERI (giustamente) che già di per sé sono limitativi del dialogo

Se "devi" fare un qualcosa, cosa resta da dialogare??
 
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Foglia

utente viva e vegeta
Su quali basi vi siete sposati, con quali aspettative esplicite e messe in comune?
E come vi siete comunicati il desiderio di avere figli?
Vi sembra che Le aspettative di dialogo fossero altes o basse? Sono state rispettate?
Domande che mi mettono un po' in crisi. Provo.

Mi sono sposata con il temuto "per sempre". Era un rapporto già di lungo corso, per cui credevo (con grande presunzione ) di avere messo in conto una buona parte di quel "nel bene e nel male". Di figli avevamo parlato prima del matrimonio, ed eravamo entrambi d'accordo per attendere un due o tre anni. In effetti l'esplicito fu che la costruzione di una famiglia era il progetto in nome del quale il matrimonio "c'era". Io lo avrei sposato anche se mi avesse detto di non volerne. Lui no :cool:

Altri espliciti furono la scelta del regime di separazione dei beni: scelta per me assai poco lungimirante, considerato che la mia situazione lavorativa prima e ad inizio matrimonio mi portava buone entrate, ma era assolutamente incompatibile (e lo sapevo già da allora) con il far famiglia. E non solo nella immediatezza del parto (erano orari, ritmi e trasferte proprio incompatibili). Avrei potuto - questo si - stabilire che a casa alle tre del pomeriggio si sarebbe dovuto organizzare per esserci lui. Non lo feci, perché comunque avrei voluto crescere quel futuro figlio. Ma fui decisamente poco lungimirante rispetto alla gestione delle mie risorse finanziarie.

Per il resto che dire... La mancata iniziale convivenza probabilmente non portò buoni frutti. Aspettative di dialogo che andarono in conseguenza. Inizialmente diversi interessi ed hobby comuni ci "salvarono", credo. A ritroso posso dire che canalizzassero quel "matrimonio e parole...". Poi subentrò la ricerca di un figlio che non arrivava, il fatto che non arrivasse per presunta "mia colpa", screzi, litigi continui, altro che non sto a rinvangare, e un primo grosso distacco. Di lì per me fu una discesa assolutamente in salita. Disgraziatamente nel frattempo ci si era impegnati per l'acquisto della casa, io avevo lasciato il precedente lavoro e non volevo assumermi le conseguenze di un fallimento che era già conclamato. Nella mia seguente malattia avevo chiaro ( (ma non lo ammettevo) che "dialogo" per me fosse tornare a ignorare i problemi in un contesto che auspicavo più soft. Per lui credo fu fare un pizzico di marcia indietro in vista del perseguimento dell'obiettivo famiglia. In realtà a quel punto i momenti di dialogo tra noi (e intesa) per me divennero le famose boccate d'aria che solitamente si rivolgono all'esterno.
 

Brunetta

Utente di lunga data
Domande che mi mettono un po' in crisi. Provo.

Mi sono sposata con il temuto "per sempre". Era un rapporto già di lungo corso, per cui credevo (con grande presunzione ) di avere messo in conto una buona parte di quel "nel bene e nel male". Di figli avevamo parlato prima del matrimonio, ed eravamo entrambi d'accordo per attendere un due o tre anni. In effetti l'esplicito fu che la costruzione di una famiglia era il progetto in nome del quale il matrimonio "c'era". Io lo avrei sposato anche se mi avesse detto di non volerne. Lui no :cool:

Altri espliciti furono la scelta del regime di separazione dei beni: scelta per me assai poco lungimirante, considerato che la mia situazione lavorativa prima e ad inizio matrimonio mi portava buone entrate, ma era assolutamente incompatibile (e lo sapevo già da allora) con il far famiglia. E non solo nella immediatezza del parto (erano orari, ritmi e trasferte proprio incompatibili). Avrei potuto - questo si - stabilire che a casa alle tre del pomeriggio si sarebbe dovuto organizzare per esserci lui. Non lo feci, perché comunque avrei voluto crescere quel futuro figlio. Ma fui decisamente poco lungimirante rispetto alla gestione delle mie risorse finanziarie.

Per il resto che dire... La mancata iniziale convivenza probabilmente non portò buoni frutti. Aspettative di dialogo che andarono in conseguenza. Inizialmente diversi interessi ed hobby comuni ci "salvarono", credo. A ritroso posso dire che canalizzassero quel "matrimonio e parole...". Poi subentrò la ricerca di un figlio che non arrivava, il fatto che non arrivasse per presunta "mia colpa", screzi, litigi continui, altro che non sto a rinvangare, e un primo grosso distacco. Di lì per me fu una discesa assolutamente in salita. Disgraziatamente nel frattempo ci si era impegnati per l'acquisto della casa, io avevo lasciato il precedente lavoro e non volevo assumermi le conseguenze di un fallimento che era già conclamato. Nella mia seguente malattia avevo chiaro ( (ma non lo ammettevo) che "dialogo" per me fosse tornare a ignorare i problemi in un contesto che auspicavo più soft. Per lui credo fu fare un pizzico di marcia indietro in vista del perseguimento dell'obiettivo famiglia. In realtà a quel punto i momenti di dialogo tra noi (e intesa) per me divennero le famose boccate d'aria che solitamente si rivolgono all'esterno.
Avete iniziato la convivenza contestualmente al matrimonio? Ho capito bene?
Il punto trascurato è stata la suddivisione del lavoro?
 

Foglia

utente viva e vegeta
Avete iniziato la convivenza contestualmente al matrimonio? Ho capito bene?
Il punto trascurato è stata la suddivisione del lavoro?
Si. La convivenza iniziò con il matrimonio.

E ancora si. E' stato certamente uno dei punti trascurati. Tanto che poi ritardò anche la separazione. A ritroso non avrei mai abbandonato un lavoro parecchio remunerativo senza adeguate garanzie.
 

Brunetta

Utente di lunga data
Si. La convivenza iniziò con il matrimonio.

E ancora si. E' stato certamente uno dei punti trascurati. Tanto che poi ritardò anche la separazione. A ritroso non avrei mai abbandonato un lavoro parecchio remunerativo senza adeguate garanzie.
Lui aveva aspettative di una moglie anni sessanta?
 

Foglia

utente viva e vegeta
Lui aveva aspettative di una moglie anni sessanta?
Eh... Di quello si era parlato.

No. O meglio: una cosa "ibrida". In famiglia ha sempre avuto modelli nei quali "la donna a casa e l'uomo lavora". Ma ne capiva i limiti. La scelta assolutamente scellerata la feci io, ma non fu quella di stare a casa. Fu di mettermi in una situazione lavorativa che si rivelò castrante per vari motivi. Perché? Perché sostanzialmente il "percorso" andava verso la creazione della famiglia. E non guardai a null'altro. Persi un sacco di soldi, per trovarmi ad essere una sorta di sua "dipendente", per giunta pagante. Ma fu una mia precisa colpa, peraltro lui non fece particolari pressioni. Su una cosa "premeva": sui miei orari "impossibili" di prima. Quello si ma non altro. Avrei potuto scegliere un contesto più umano, in ogni caso il dialogo mancò quando si trattò di riequilibrare i rapporti finanziari. Poi diventò nei fatti una situazione stile anni 60. Il mio "lavoretto", e il suo lavoro. Arrivato il figlio, non avrebbe avuto senso avere spese di mille euro al mese senza entrate. Di qui che mi trovai a casa. Ma ripeto: fu una mia scelta scellerata.
 

Brunetta

Utente di lunga data
Eh... Di quello si era parlato.

No. O meglio: una cosa "ibrida". In famiglia ha sempre avuto modelli nei quali "la donna a casa e l'uomo lavora". Ma ne capiva i limiti. La scelta assolutamente scellerata la feci io, ma non fu quella di stare a casa. Fu di mettermi in una situazione lavorativa che si rivelò castrante per vari motivi. Perché? Perché sostanzialmente il "percorso" andava verso la creazione della famiglia. E non guardai a null'altro. Persi un sacco di soldi, per trovarmi ad essere una sorta di sua "dipendente", per giunta pagante. Ma fu una mia precisa colpa, peraltro lui non fece particolari pressioni. Su una cosa "premeva": sui miei orari "impossibili" di prima. Quello si ma non altro. Avrei potuto scegliere un contesto più umano, in ogni caso il dialogo mancò quando si trattò di riequilibrare i rapporti finanziari. Poi diventò nei fatti una situazione stile anni 60. Il mio "lavoretto", e il suo lavoro. Arrivato il figlio, non avrebbe avuto senso avere spese di mille euro al mese senza entrate. Di qui che mi trovai a casa. Ma ripeto: fu una mia scelta scellerata.
Eri arrabbiata con lui perché non ti ha impedito quella scelta?
 

Foglia

utente viva e vegeta
Eri arrabbiata con lui perché non ti ha impedito quella scelta?
No. Ero arrabbiata con me per avere fatto una cazzata. Ma anche lì: avevo "reazioni" a rilento. Avrei potuto capire che non era musica per le mie orecchie, e cambiare strada. Quindi no. In quel senso, non gli rimprovero nulla. Di fatto mi trovai a lavorare sotto costo poiché erano clienti per così dire "passati" (e' più complicato di così, ma piglia per buona questa spiegazione... E' per rendere l'idea). Ma nessuno mi aveva puntato una pistola alla tempia. L'altro particolare, e' che ( come in tutto) lui aveva la tendenza a ingerirsi. Idem con patate. Me la sono cercata, pensando di crearmi un contesto e un terreno conciliabile con una famiglia. Ma non ero arrabbiata con lui. E' una di quelle cose per le quali ancora oggi mi domando cosa mi sia saltato in testa. Che d'accordo che era tutto in prospettiva, però il figlio non c'era neanche ancora, e non ci sarebbe ancora stato per qualche anno, non mese.

Sicché arrabbiata per alcuni suoi atteggiamenti sul lavoro lo ero anche, ma non certo per non avermi "impedito" una mia decisione. Una delle rare volte che ci si adeguò (lui auspicava solo un mio cambio di lavoro).

L'ho archiviata come una delle tante cazzate che ho fatto.
 

Rose1994

Utente di lunga data
Su quali basi vi siete sposati, con quali aspettative esplicite e messe in comune?
E come vi siete comunicati il desiderio di avere figli?
Vi sembra che Le aspettative di dialogo fossero alte o basse? Sono state rispettate?
Stavo per aprire un 3ed con la stessa domanda... Perché giorni fa quando scrissi il mio sfogo qui [MENTION=6817]Arcistufo[/MENTION] mi rispose che io ero alla ricerca di un progetto più che di un uomo in sé, e la cosa mi fece riflettere perché... Il progetto e l'amore concepiti come due cose differenti mi fa tristezza.
Quindi volevo chiedervi cosa vi ha spinto a sposarvi, se ci siete arrivati innamorati o un po' abbattuti da anni e anni di relazione. Insomma se era un passo dovuto o un desiderio vero e sincero.
A luglio si sposa una coppia di amici miei, tra l'altro giovanissimi di 23 e 25 anni, lui lavora su da 2 anni e lei lo raggiungera' dopo il matrimonio ma parlava di questo suo trasferimento con amarezza, con la tristezza.
Non ha nemmeno visto la nuova città, né la casa, mi chiedo cosa stia per fare.
 
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ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
Su quali basi vi siete sposati, con quali aspettative esplicite e messe in comune?
E come vi siete comunicati il desiderio di avere figli?
Vi sembra che Le aspettative di dialogo fossero alte o basse? Sono state rispettate?
Non ho mai avuto il desiderio di sposarmi.

ho sempre pensato che nel matrimonio ad avere la prevalenza fosse il progetto di famiglia.
Progetto che non sento mio così come è socialmente rappresentato.

E non ero disposta a fare sacrifici per la famiglia, intendendola come bene supremo a cui votarmi.

Ho sempre pensato che le regole mie, le mie regole interne relazionali non potessero essere contenute in formato standard scritto per mantenere un sistema che non condividevo nelle sue impostazioni.

Ovviamente neanche faccio riferimento al matrimonio religioso. Mi è sempre sembrato ridicolo andare a far promesse che ritenevo illusorie come promesse di certezza.

Forse potrei sposarmi adesso.
Che ho vicino una persona che concretamente mi ha dimostrato esser disposta alla fatica di scrivercele da soli le regole su cui basare un matrimonio.

Che è concorde con me riguardo al fatto che "mater monium (munus)" dovere della madre non è il significato che è interno alla nostra relazione.
E che come maschio non è schiavo delle risonanze di quei significati.

Le sente, le riconosce e le domina.

Quanto al desiderio di aver figli...noi ci siamo comunicati il desiderio di non averne.
E il patto per cui se uno dei due dovesse averne il desiderio, se ne parla serenamente senza tentativi di manipolazione dell'altro a riguardo.

Ovviamente la base è lo scioglimento del vincolo nel momento in cui non è più rappresentazione di unità di intenti nella vita.

Altrettanto ovviamente...siamo privilegiati.
Non avendo mai sentito il matrimonio come svincolo importante di vita, possiamo permetterci di scegliere in questi termini.
 
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Brunetta

Utente di lunga data
Abbiamo iniziato la convivenza perché si faceva sentire sempre più la fatica di lasciarci e non dormire insieme.
Dopo qualche anno di convivenza abbiamo avuto desiderio di avere figli ed era più facile ogni aspetto da sposati.
Ci siamo sposati civilmente, con allegria, io con un vestito preso in saldo un mese prima, lui con un completo sobrio da usare sempre. Il patto era più importante della formula. Durante la cerimonia sono stata rimproverata dall’ufficiale di stato civile perché mi veniva da ridere.
Al pranzo eravamo in nove. Abbiamo prenotato come qualsiasi pranzo e ognuno ha mangiato quello che voleva, compreso il dessert.
Dopo siamo andati al cinema con due dei presenti al matrimonio.
 

Rosarose

Utente di lunga data
Su quali basi vi siete sposati, con quali aspettative esplicite e messe in comune?
E come vi siete comunicati il desiderio di avere figli?
Vi sembra che Le aspettative di dialogo fossero alte o basse? Sono state rispettate?
Io mi sono sposata dopo tre anni di fidanzamento, io a Roma e lui a Bologna.
La scelta di lasciare Roma è stata molto sofferta, ( lavoro molto qualificato presso lo studio di papà...)mi aveva dato garanzie che se non mi fossi trovata bene, avrebbe fatto in modo di rientrare a Roma. Promessa mai mantenuta...
Ho fatto per un periodo dopo sposata la pendolare.
Ho dato priorità all'idea di famiglia e dopo 7 anni nata la mia prima figlia ( molto desiderata e che sembrava non dovesse arrivare), ho deciso che doveva avere vicino il suo papà.
Ho lasciato il lavoro di Architetto e ho fatto, la mamma a tempo pieno per 8 mesi, stavo per impazzire!!
Ho avuto la possibilità di cominciare ad insegnare e così ho iniziato.
Sempre premendo e insistendo per un ritorno a Roma.
Il dialogo c'è sempre stato, la comunione di beni, di intenti, tutto, tranne che il rifiuto di rientrare a Roma, perché non voleva abbandonare la sua situazione lavorativa.
Ho provato a fare la libera professionista a Bologna ma con risultati molto modesti.
Mi sono quindi rassegnata a dedicarmi solo all'insegnamento, dato che nel frattempo è nato il secondo figlio.
Il desiderio di avere figli era presente già con l'idea di sposarci, pienamente condiviso. Dato che non arrivavano abbiamo anche intrapreso il percorso per l'adozione, il destino ha voluto che ci arrivasse contemporaneamente il decreto di idoneità e la notizia che ero incinta!


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Arcistufo

Papero Talvolta Posseduto
Stavo per aprire un 3ed con la stessa domanda... Perché giorni fa quando scrissi il mio sfogo qui [MENTION=6817]Arcistufo[/MENTION] mi rispose che io ero alla ricerca di un progetto più che di un uomo in sé, e la cosa mi fece riflettere perché... Il progetto e l'amore concepiti come due cose differenti mi fa tristezza.
Quindi volevo chiedervi cosa vi ha spinto a sposarvi, se ci siete arrivati innamorati o un po' abbattuti da anni e anni di relazione. Insomma se era un passo dovuto o un desiderio vero e sincero.
A luglio si sposa una coppia di amici miei, tra l'altro giovanissimi di 23 e 25 anni, lui lavora su da 2 anni e lei lo raggiungera' dopo il matrimonio ma parlava di questo suo trasferimento con amarezza, con la tristezza.
Non ha nemmeno visto la nuova città, né la casa, mi chiedo cosa stia per fare.
Sai come si chiamano quelli come te? Drogati di assoluti. Tu sei giovane, ma il problema è che sto prurito di avere per forza in una persona sola uno che soddisfi tutte le tue esigenze spesso non te lo levi dal cervello nemmeno a 40 anni. E Dio solo sa i danni che fa. Non solo perché mentre cercate il principe azzurro fate a pezzi un sacco di gente con cui tutto sommato potevate prendere il buono che c'era senza rompere troppo il cazzo. Ma anche e soprattutto perché, tranne pochissimi casi in cui davvero le coppie erano cresciute insieme dalla culla alla bara, e con figli di solito fatti molto presto, questi rapporti totalizzanti in cui uno è per l'altra compagno confidente amante padre marito mentore & vecchio saggio, capace contemporaneamente di lavorare 18 ore al giorno, tornare a casa la sera tutte le sere a cazzo dritto , non ammalarsi, avere contemporaneamente voglia di costruire una casa per i figli e concedere alla signora di scaricare la tessera Millemiglia Alitalia una volta al mese portandola in giro per il mondo, semplicemente non esiste. L'unico modo, in base alla mia scarsissima esperienza di vita, per ottenere tutto questo, è dividere il proprio tempo in una serie di rapporti, prendendo il meglio da ognuno. E spesso neanche ci riesci.
A me i drogati di assoluti fanno incazzare anche e soprattutto perché, visto che hanno sprecato a cazzo di cane metà della loro vita correndo appresso ad una favola, si sentono in qualche modo di aver assolto ai loro debiti karmici per il solo fatto di averci creduto, stile cartone animato giapponese in cui ti vengono i superpoteri solo perché ti incazzi, quando invece magari a 40 anni nella vita non hanno combinato un cazzo Salvo magari laurearsi al dams.
E comunque, meno male che mi sono svegliato bene. :D
 

alberto15

Utente di lunga data
Forse potrei sposarmi adesso.
Che ho vicino una persona che concretamente mi ha dimostrato esser disposta alla fatica di scrivercele da soli le regole su cui basare un matrimonio.
Interessante. Quali sono le vostre regole rispetto a quelle di un "normale" matrimonio?
 

alberto15

Utente di lunga data
Sai come si chiamano quelli come te? Drogati di assoluti. Tu sei giovane, ma il problema è che sto prurito di avere per forza in una persona sola uno che soddisfi tutte le tue esigenze spesso non te lo levi dal cervello nemmeno a 40 anni. E Dio solo sa i danni che fa. Non solo perché mentre cercate il principe azzurro fate a pezzi un sacco di gente con cui tutto sommato potevate prendere il buono che c'era senza rompere troppo il cazzo. Ma anche e soprattutto perché, tranne pochissimi casi in cui davvero le coppie erano cresciute insieme dalla culla alla bara, e con figli di solito fatti molto presto, questi rapporti totalizzanti in cui uno è per l'altra compagno confidente amante padre marito mentore & vecchio saggio, capace contemporaneamente di lavorare 18 ore al giorno, tornare a casa la sera tutte le sere a cazzo dritto , non ammalarsi, avere contemporaneamente voglia di costruire una casa per i figli e concedere alla signora di scaricare la tessera Millemiglia Alitalia una volta al mese portandola in giro per il mondo, semplicemente non esiste. L'unico modo, in base alla mia scarsissima esperienza di vita, per ottenere tutto questo, è dividere il proprio tempo in una serie di rapporti, prendendo il meglio da ognuno. E spesso neanche ci riesci.
A me i drogati di assoluti fanno incazzare anche e soprattutto perché, visto che hanno sprecato a cazzo di cane metà della loro vita correndo appresso ad una favola, si sentono in qualche modo di aver assolto ai loro debiti karmici per il solo fatto di averci creduto, stile cartone animato giapponese in cui ti vengono i superpoteri solo perché ti incazzi, quando invece magari a 40 anni nella vita non hanno combinato un cazzo Salvo magari laurearsi al dams.
E comunque, meno male che mi sono svegliato bene. :D
in pratica hai descritto mia sorella. Comunque ti quoto, stanno sulle palle anche a me queste/i
 

alberto15

Utente di lunga data
Io mi sono sposata dopo tre anni di fidanzamento, io a Roma e lui a Bologna.
La scelta di lasciare Roma è stata molto sofferta, ( lavoro molto qualificato presso lo studio di papà...)mi aveva dato garanzie che se non mi fossi trovata bene, avrebbe fatto in modo di rientrare a Roma. Promessa mai mantenuta...
Ho fatto per un periodo dopo sposata la pendolare.
Ho dato priorità all'idea di famiglia e dopo 7 anni nata la mia prima figlia ( molto desiderata e che sembrava non dovesse arrivare), ho deciso che doveva avere vicino il suo papà.
Ho lasciato il lavoro di Architetto e ho fatto, la mamma a tempo pieno per 8 mesi, stavo per impazzire!!
Ho avuto la possibilità di cominciare ad insegnare e così ho iniziato.
Sempre premendo e insistendo per un ritorno a Roma.
Il dialogo c'è sempre stato, la comunione di beni, di intenti, tutto, tranne che il rifiuto di rientrare a Roma, perché non voleva abbandonare la sua situazione lavorativa.
Ho provato a fare la libera professionista a Bologna ma con risultati molto modesti.
Mi sono quindi rassegnata a dedicarmi solo all'insegnamento, dato che nel frattempo è nato il secondo figlio.
Il desiderio di avere figli era presente già con l'idea di sposarci, pienamente condiviso. Dato che non arrivavano abbiamo anche intrapreso il percorso per l'adozione, il destino ha voluto che ci arrivasse contemporaneamente il decreto di idoneità e la notizia che ero incinta!
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Il peccato originale e' che ti dovevi trovare uno di Roma. con 3.000.000 di persone qualcuno c'era no?
 

alberto15

Utente di lunga data
Abbiamo iniziato la convivenza perché si faceva sentire sempre più la fatica di lasciarci e non dormire insieme.
Dopo qualche anno di convivenza abbiamo avuto desiderio di avere figli ed era più facile ogni aspetto da sposati.
Ci siamo sposati civilmente, con allegria, io con un vestito preso in saldo un mese prima, lui con un completo sobrio da usare sempre. Il patto era più importante della formula. Durante la cerimonia sono stata rimproverata dall’ufficiale di stato civile perché mi veniva da ridere.
Al pranzo eravamo in nove. Abbiamo prenotato come qualsiasi pranzo e ognuno ha mangiato quello che voleva, compreso il dessert.
Dopo siamo andati al cinema con due dei presenti al matrimonio.
in pratica un matrimonio da film (non sono sarcastico, nei film vogliono sempre la cerimonia con pochi invitati) .
 

Brunetta

Utente di lunga data
in pratica un matrimonio da film (non sono sarcastico, nei film vogliono sempre la cerimonia con pochi invitati) .
Veramente nei film ci sono meravigliosi ricevimenti in giardino con invitati vestiti in modo impeccabile e orchestra dal vivo.
 
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