Ma come si fa?

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A

alli

Guest
Mi domando come faccia chi tradisce a convivere con il senso di colpa.
Ovviamente non parlo dei traditori abituali, o di chi vive vere e proprie storie parallele, presumo che questi ultimi non lo provino affatto o, se mai l'hanno provato, abbiano imparato ad ignorarlo.

Parlo di chi tradisce e lo confessa, segno evidente che la coscienza rifiuta un comportamento simile e induce a portarlo in superficie per sottoporlo al giudizio di chi ne è stato ignaro oggetto, in modo da ottenere l'assoluzione o la condanna che, in ogni caso, metteranno fine ad una insopportabile lotta interiore.

Qualora alla confessione segua la condanna, mi chiedo come - al di là del sollievo temporaneo di essersi comunque riallineati con la propria coscienza - ci si possa autoassolvere, non portare comunque a lungo, magari sotto forma di rimpianto, il peso di un'azione che ha portato alla perdita affettiva.
 
N

Non registrato

Guest
dipende da quanto serio è il rapporto di coppia e su cosa si basa quindi il presunto tradimento, se viene vissuto come tale e paradossalmente se viene addirittura accettato da chi "lo subisce", spesso in alcuni casi la confessione è viziata dal gioco che c'è sotto, le sfumature del tradimento come quelle del rapporto di coppia deviano a volte nell'ambiguità.
Parlo per un'esperienza personale anche se poco chiara, se c'è rispetto e ammirazione non ci dovrebbe essere tradimento e se questo viene confessato significa che c'è l'aspettativa di un effetto
 
A

alli

Guest
dipende da quanto serio è il rapporto di coppia e su cosa si basa quindi il presunto tradimento, se viene vissuto come tale e paradossalmente se viene addirittura accettato da chi "lo subisce"
Ovviamente, parlando di senso di colpa e citando il caso in cui alla confessione del tradimento segua la "condanna", escludevo l'ipotesi dell'accettazione da parte di chi lo subisce.
Diversamente non avrei parlato neanche di perdita affettiva e di possibile rimpianto.


A parte questo, trovo interessante questo passaggio:

spesso in alcuni casi la confessione è viziata dal gioco che c'è sotto...
se questo viene confessato significa che c'è l'aspettativa di un effetto
Quale gioco e quale effetto atteso potrebbero esserci?
 

Bruja

Utente di lunga data
alli

Mi domando come faccia chi tradisce a convivere con il senso di colpa.
Ovviamente non parlo dei traditori abituali, o di chi vive vere e proprie storie parallele, presumo che questi ultimi non lo provino affatto o, se mai l'hanno provato, abbiano imparato ad ignorarlo.
Parlo di chi tradisce e lo confessa, segno evidente che la coscienza rifiuta un comportamento simile e induce a portarlo in superficie per sottoporlo al giudizio di chi ne è stato ignaro oggetto, in modo da ottenere l'assoluzione o la condanna che, in ogni caso, metteranno fine ad una insopportabile lotta interiore.

Qualora alla confessione segua la condanna, mi chiedo come - al di là del sollievo temporaneo di essersi comunque riallineati con la propria coscienza - ci si possa autoassolvere, non portare comunque a lungo, magari sotto forma di rimpianto, il peso di un'azione che ha portato alla perdita affettiva.
Chi tradisce e confessa non sempre lo fa per allinearsi alla propria coscienza che rimorde, ma per scaricare un fardello che diventa troppo pesante per la sua tenuta morale. Se sarà una condanna la risultanza il problema è superato perch non ci sarà praticamente la continuazione della convivenza, diversamente potrà fregiarsi del fatto di aver confessato ed essersi pentito..............e nella nostra cultura cristiana, e un tantino farisaica perchè interessata, ll pentimento ha come seguito il perdono. Peccato che il perdono riguardi la buona volontà non la memoria. I. tradimento non si dimentica e se qualcuno pensa il contrario, viene spesso sconfessato nei termini. Quindi la lotta interiore in chi confessa è già finita, ma comincia quella di dover accettare il malessere di chi tradito/a, inizia a fare i conti con le proprie difficoltà e le proprie insicurezze.
Il peso vero della propria incapacità di correttezza e coerenza nel rapporto di coppia, lo si porta non confessando, ma espiando interiormente e portando il peso della propria colpa...... va da sè che parliamo di persone consapevoli e sincere, i traditori abituali non hanno di questi problemi, come hai ben detto in precedenza.
Bruja
 
A

alli

Guest
Chi tradisce e confessa non sempre lo fa per allinearsi alla propria coscienza che rimorde, ma per scaricare un fardello che diventa troppo pesante per la sua tenuta morale.
Non vedo differenza tra le due cose.
La coscienza rimorde proprio quando il tradimento è sentito dallo stesso traditore come fardello insopportabile. Da qui la necessità di liberarsene.


Se sarà una condanna la risultanza il problema è superato perch non ci sarà praticamente la continuazione della convivenza...
Non necessariamente.
La coscienza ha una dimensione propria.
La condanna, la fine del rapporto, potrebbe impedire la pacificazione con se stesso a cui il traditore, confessando, ambiva.


la lotta interiore in chi confessa è già finita
Certo, ma restano macerie e vittime.
Ci si può convivere con facilità?
 

Fedifrago

Utente di lunga data
Si può si può e sai perchè?
Perchè nel momento in cui si confessa si sposta il peso dalle proprie spalle a quelle dell'altro/a, così come la decisione su ciò che sarà o meno il prosieguo del rapporto.

E da simili "capitani coraggiosi" pretendi che vi possa essere reale coscienza di sè?
 

Bruja

Utente di lunga data
Non vedo differenza tra le due cose.
La coscienza rimorde proprio quando il tradimento è sentito dallo stesso traditore come fardello insopportabile. Da qui la necessità di liberarsene.

Liberarsene non significa poi preoccuparsi dello sfacelo che si crea nell'animo del/la partner. Non è una questione di coscienza che avverte la non equità dell'azione del tradire, ma un volersi liberare del "corpo del reato"...........è la differenza che intercorre fra un ladro confesso e un ladro che mette la refurtiva in tasche altrui!! C'è differenza....
eccome !

Non necessariamente.
La coscienza ha una dimensione propria.
La condanna, la fine del rapporto, potrebbe impedire la pacificazione con se stesso a cui il traditore, confessando, ambiva.

Che la confessione impedisca la pacificazione con sè stessi è piuttosto aleatorio, specie se si è confessato (stragrande maggioranza dei casi) per evitare non solo il peso ma la ulteriore problematica di essere scoperto. Lo si mette sempre in conto e confessare è comunque meno penalizzante che essere scoperti. Diciamo che tu sei per la forma innocentista della confessione, io credo che di innocente non ci sia nulla..... si è tradito e non tanto per mentire ad oltranza, ma per non far pagare ad altri la nostra incongruenza e laq nostra furbesca autoassoluzione, la confessione diventa una specie di inutile tortuta psicologica inflitta a chi ci sta accanto. Esiste solo un caso in cui davvero potrebbe essere produttiva, quello in cui se non si mette mano alla relazione di coppia questa finisca con o senza la confessione, ma siamo su un campo poco percorso dai rei confessi!

Certo, ma restano macerie e vittime.
Ci si può convivere con facilità?
E chi ha mai detto che esista facilità di convivenza dopo un tradimento confessato o scoperto? La verirtà è che il malessere di coppia pare più sopportabile che il malessere univoco sopportato da chi tradisce, da qui la mecessità di confessare. Diversamente la coppia può restare salda nonostante gli attacchi esterni di grandi passioni che di grande hanno spesso la parodia di un nuovo "fidanzamento"...... se questo cessasse l'altra diventerebbe una ulteriore moglie.
Vedi le macerie e le vittime esistono spesso anche prima del tradimento, solo che esiste un bel sipario dipinto che le nasconde, starebbe ai candidati traditori, prima del misfatto portare a conoscenza dei partners che ci sono seri pericoli per il matrimonio....... quindi che poi, dopo aver risolto le proprie embizioni pruriginose, si confessi mi lascia piuttosto restìa a dare a questo atto una connotazione salvifica..... non è un atto fatto per rispetto dell'altro ma per rimorso (e non raramente) o tornaconto personale. Esiste anche il messaggio subliminale "attenzione ho tradito e potrei rifarlo se non avrò le attenzioni che desidero".... La confessione è una faccenda complicata da analizzare, e la coscienza è sola uno dei risvolti possibili!

Bruja
 
A

alli

Guest
Si può si può e sai perchè?
Perchè nel momento in cui si confessa si sposta il peso dalle proprie spalle a quelle dell'altro/a, così come la decisione su ciò che sarà o meno il prosieguo del rapporto.

E da simili "capitani coraggiosi" pretendi che vi possa essere reale coscienza di sè?
No, non lo pretendo, ma un conto è esser capaci di assumersi la responsabilità di un'azione e di una decisione, altro è sentirsi in colpa.
La coscienza della "colpa" può averla anche un bambino che sa di aver infranto una "regola", non è necessario un alto livello di consapevolezza o maturità.

Ad ogni modo, pensi che siano più "coraggiosi" quelli che tradiscono e lo tacciono togliendo al tradito la possibilità di scegliere, assumendosi (si fa per dire) la responsabilità di decidere per lui e tenendo il tapino in uno stato di inconsapevolezza?
E' più coraggioso non mostrare la propria faccia?
 
A

alli

Guest
Liberarsene non significa poi preoccuparsi dello sfacelo che si crea nell'animo del/la partner. Non è una questione di coscienza che avverte la non equità dell'azione del tradire, ma un volersi liberare del "corpo del reato"...........è la differenza che intercorre fra un ladro confesso e un ladro che mette la refurtiva in tasche altrui!! C'è differenza.... eccome !
Non ne sono certa.
Se la coscienza non avvertisse la non equità dell'azione, si riuscirebbe a tacere facilmente. L'autodenuncia è la conseguenza di un comportamento che non è in linea con il proprio essere abituale. Non a caso i traditori seriali o di lunga data, reggono benissimo "il doppio gioco" e non lo lasciano trapelare in alcun modo.


Che la confessione impedisca la pacificazione con sè stessi è piuttosto aleatorio, specie se si è confessato (stragrande maggioranza dei casi) per evitare non solo il peso ma la ulteriore problematica di essere scoperto. Lo si mette sempre in conto e confessare è comunque meno penalizzante che essere scoperti. Diciamo che tu sei per la forma innocentista della confessione, io credo che di innocente non ci sia nulla..... si è tradito e non tanto per mentire ad oltranza, ma per non far pagare ad altri la nostra incongruenza e laq nostra furbesca autoassoluzione, la confessione diventa una specie di inutile tortuta psicologica inflitta a chi ci sta accanto.
Non credo di avere una visione innocentista della confessione, quest'ultima non cancella il "reato" che rimane pur sempre il fulcro dell'analisi.
Diciamo che sto cercando di capire quanto ed in che termini la confessione possa alleggerire la coscienza chi ha tradito, o se possano comunque restare nel suo animo le "macerie e le vittime" che ha comunque provocato.
Ed era di questa convivenza che parlavo, una convivenza intima.

Riguardo al timore di essere scoperti, quando a breve distanza dal "misfatto" si modifica il proprio comportamento in maniera plateale in modo da indurre il partner al sospetto per poi giungere a confessare, penso proprio che questo timore sia da escludere e ci sia invece la precisa volontà di essere scoperti.


Esiste anche il messaggio subliminale "attenzione ho tradito e potrei rifarlo se non avrò le attenzioni che desidero"
Nella mia esperienza mi è parso di scorgere questo messaggio, ma l'ho percepito come un ricatto stupido, meschino ed infantile, al quale ovviamente non ho dato alcun seguito.
 

Bruja

Utente di lunga data
alli

Non ne sono certa.
Se la coscienza non avvertisse la non equità dell'azione, si riuscirebbe a tacere facilmente. L'autodenuncia è la conseguenza di un comportamento che non è in linea con il proprio essere abituale. Non a caso i traditori seriali o di lunga data, reggono benissimo "il doppio gioco" e non lo lasciano trapelare in alcun modo.

Non parlavamo di traditori seriali che hanno ben altre connotazioni e menefreghismi




Non credo di avere una visione innocentista della confessione, quest'ultima non cancella il "reato" che rimane pur sempre il fulcro dell'analisi.
Diciamo che sto cercando di capire quanto ed in che termini la confessione possa alleggerire la coscienza chi ha tradito, o se possano comunque restare nel suo animo le "macerie e le vittime" che ha comunque provocato.
Ed era di questa convivenza che parlavo, una convivenza intima.

La confessione è un altro modo di scoprire un tradimento, per quel che ho visto e sentito sull'argomento non è oggetto di particolari differenze salvo il fatto che è denunciato e non scoperto. Il prosieguo della fase post tradimento dipende molto dai caratteri..... e dal rapporto che in precedenza si aveva, o almeno che si credeva di avere.

Riguardo al timore di essere scoperti, quando a breve distanza dal "misfatto" si modifica il proprio comportamento in maniera plateale in modo da indurre il partner al sospetto per poi giungere a confessare, penso proprio che questo timore sia da escludere e ci sia invece la precisa volontà di essere scoperti.

Certo che accade anche di avere la precisa volontà, ma a volte sai come la giustificano? "Volevo che tu ti accorgessi che c'era qualcoisa che non andava..........." ammesso che ci fossero cose che non funzionavano esiste giustificazione più trita?

Nella mia esperienza mi è parso di scorgere questo messaggio, ma l'ho percepito come un ricatto stupido, meschino ed infantile, al quale ovviamente non ho dato alcun seguito.
Sarà stupido e meschino e non gli avrai dato seguito ma è il fatto che discutevamo non le reazioni allo stesso. E comunque ciò che è valutato di basso livello dall'esterno è spesso utilizzato perchè non si sanno trovare o portare giustificazioni più argomentate o attendibili. La solita storia insomma del sordo a cui diventa difficile incolparlo di sordità, e stiamo parlando di sordità reale non fittizia ovviamente. Ognuno dà quello che riesce ed è in grado di produrre.
Quanto sarebbe preferibile innamorarsi di persone che abbiano affinità elettive reali, e non quelle superficiali buone per la passione, ci eviteremmo una volta decantata la storia di confrontarci con chi non è all'altezza "dell'altezza" in cui avevamo posto la storia.
Bruja
 

Fedifrago

Utente di lunga data
No, non lo pretendo, ma un conto è esser capaci di assumersi la responsabilità di un'azione e di una decisione, altro è sentirsi in colpa.
La coscienza della "colpa" può averla anche un bambino che sa di aver infranto una "regola", non è necessario un alto livello di consapevolezza o maturità.

Ad ogni modo, pensi che siano più "coraggiosi" quelli che tradiscono e lo tacciono togliendo al tradito la possibilità di scegliere, assumendosi (si fa per dire) la responsabilità di decidere per lui e tenendo il tapino in uno stato di inconsapevolezza?
E' più coraggioso non mostrare la propria faccia?
La consapevolezza delle possibili conseguenze della propria azione e la scelta ragionata di sottacerlo non è togliere all'altro la possibilità di scegliere, ma è compiere una propria scelta, che può essere quella di una propria compensazione o quella di accettare, in caso si venga scoperti, le eventuali conseguenze. In ogni caso si accetta anche di convivere con il senso di colpa se lo vogliamo così chiamare ed è da vigliacchi a mio vedere girarne il peso sull'altro e poi fare le sceneggiate pianti e strepiti perchè non si accetta che magari la conseguenza sia l'essere lasciati.

Dobbiamo decidere:
vogliamo riconoscere il tradimento come un atto estremamente egoistico? Allora non aspettiamoci che vi siano verso il/la tradito/a eccessive attenzioni.

Vogliamo vederlo come cura o placebo o reazione sbagliata a un malessere della coppia?
Se si arriva a tradire per quei motivi, in genere se ne trae almeno temporaneamente sollievo al precedente malessere...allora perchè rischiare di vanificarne gli effetti?

Potrò sembrare cinico, io credo di essere abbastanza realista.
 
A

alli

Guest
La confessione è un altro modo di scoprire un tradimento, per quel che ho visto e sentito sull'argomento non è oggetto di particolari differenze salvo il fatto che è denunciato e non scoperto.
E ti pare poco?
Io ci vedo un enorme differenza.
Un tradimento confessato è privo della connotazione peggiore: l'inganno.

La confessione è comunque indice di coscienza, che poi sia o meno un modo per alleggerirla, fatto sta che se si avverte un peso, magari proprio di fronte alla correttezza che si scorge nel partner, o per accordo di sincerità con lo stesso, non mi sembra affatto elemento negativo.


Quanto sarebbe preferibile innamorarsi di persone che abbiano affinità elettive reali, e non quelle superficiali buone per la passione, ci eviteremmo una volta decantata la storia di confrontarci con chi non è all'altezza "dell'altezza" in cui avevamo posto la storia.
Qualsiasi affinità elettiva, per quanto reale e profonda, non può prescindere dal dato essenziale della "umanità" nostra e della persona con cui ci relazioniamo.
Umanità che, nel tempo, significa anche cambiamento, ovvero errore, esperienza, distanza, avvicinamento...
 
A

alli

Guest
La consapevolezza delle possibili conseguenze della propria azione e la scelta ragionata di sottacerlo non è togliere all'altro la possibilità di scegliere, ma è compiere una propria scelta, che può essere quella di una propria compensazione o quella di accettare, in caso si venga scoperti, le eventuali conseguenze. In ogni caso si accetta anche di convivere con il senso di colpa se lo vogliamo così chiamare ed è da vigliacchi a mio vedere girarne il peso sull'altro e poi fare le sceneggiate pianti e strepiti perchè non si accetta che magari la conseguenza sia l'essere lasciati.

Dobbiamo decidere:
vogliamo riconoscere il tradimento come un atto estremamente egoistico? Allora non aspettiamoci che vi siano verso il/la tradito/a eccessive attenzioni.

Vogliamo vederlo come cura o placebo o reazione sbagliata a un malessere della coppia?
Se si arriva a tradire per quei motivi, in genere se ne trae almeno temporaneamente sollievo al precedente malessere...allora perchè rischiare di vanificarne gli effetti?

Potrò sembrare cinico, io credo di essere abbastanza realista.
Non mi sembri cinico, hai espresso la tua opinione.
Bisogna, e parlo per me, capire se l'egoismo che ha portato al tradimento, corrisponda ad altrettanto egoismo che ha ignorato bisogni essenziali del partner, per poter valutare se la "sceneggiata" sia una sceneggiata o meno.
Magari non si vuole vanificare il sollievo temporaneo, magari questo sollievo non c'è stato affatto, o magari ancora si vogliono produrre effetti all'interno della coppia stessa.

Potrò sembrare incoerente, ma sto cercando di capire la "mia" realtà.
 
O

Old Pino

Guest
rispondo

Io spero e speravo che mia moglie mi confessasse il tradimento o al limite la scappatella o al limite la sbandata, sono stato 3 mesi a rompergli le scatole su questo argomento che tutt'ora non mi è chiaro, e le promettevo che se mi avesse confessato tutto l'avrei perdonata, lei ha sempre negato e nega tutt'ora, forse ha ragione lei, non lo so, vedremo, ma comunque mentivo:Non l'avrei mai perdonata, l'avrei lasciata! Ora vivacchio nel dubbio e non vivo bene, ma sopravvivo, il tempo dirà .......
Saluti
Pino
 

Miciolidia

Utente di lunga data
Mi domando come faccia chi tradisce a convivere con il senso di colpa.
Ovviamente non parlo dei traditori abituali, o di chi vive vere e proprie storie parallele, presumo che questi ultimi non lo provino affatto o, se mai l'hanno provato, abbiano imparato ad ignorarlo.

Parlo di chi tradisce e lo confessa, segno evidente che la coscienza rifiuta un comportamento simile e induce a portarlo in superficie per sottoporlo al giudizio di chi ne è stato ignaro oggetto, in modo da ottenere l'assoluzione o la condanna che, in ogni caso, metteranno fine ad una insopportabile lotta interiore.

Qualora alla confessione segua la condanna, mi chiedo come - al di là del sollievo temporaneo di essersi comunque riallineati con la propria coscienza - ci si possa autoassolvere, non portare comunque a lungo, magari sotto forma di rimpianto, il peso di un'azione che ha portato alla perdita affettiva.


Se esiste una coscienza , se esiste un pentimento autentico non c'è assoluzione che tenga. E la condanna che eventualmente tocca subire la si deve accettare, metabolizzare, elaborare.

chi confessa sposta il suo peso sulle spalle del tradito, vuole condividere la colpa di una responsabilità, vuole alleggerirne il peso, a mio parere è solo questa la funzione.
 

Bruja

Utente di lunga data
alli

E ti pare poco?
Io ci vedo un enorme differenza.
Un tradimento confessato è privo della connotazione peggiore: l'inganno.

La confessione è comunque indice di coscienza, che poi sia o meno un modo per alleggerirla, fatto sta che se si avverte un peso, magari proprio di fronte alla correttezza che si scorge nel partner, o per accordo di sincerità con lo stesso, non mi sembra affatto elemento negativo.


Mi pare che non ci intendiamo, non ho detto che sia poco il confessare, ho detto che il tradimento è di per sè inganno supremo quindi la confessione è l'accertamento autodenunciante che è avvenuto, quello che davverop toglie è il dubbio!! E su questo posso concordare, ma sul fatto che la confessione sia spesso, benchè atto sostanzialmente positivo, adottato per scopi finalizzati ad altra intenzione ne ho avuto spessissimo conferma.
La confessione non scioglie l'inganno, lo chiude con l'autodenuncia ma quello che conta per chi ne viene a conoscenza e "che lo abbia potuto fare"!!!!! E questo vale comunque.
Quanto alla coscienza dipende sempre cosa si intenda per coscienza............... anch'io avevo la tua posizione di totale approvazione sulla confessione, finchè non ne ho visto le facili motivazioni biforcute.................lo ripeto, se è motivata, pentita e fatta per ricostruire o per caricarsi delle conseguenze, è la benvenuta, ma se è frutto più di interessi profondi ed interiori in chi tradisce, salvando il concetto che la verità è sempre la via migliore, non assolvo maggiormente il reo confesso. Lo aspetto al varco della verifica del perchè ha confessato, e solo dopo posso dare totale approvazione..
E' esemplare sostenere che confessare non sia mai negativo, ma quando la confessione viene, ed accade in alcuni casi, a destabilizzare l'unione quando magari la tresca è finita perchè nulla ha portato di irrinunciabile od ha perfino confermato il valore del rapporto di coppia per la pochezza della trasgressione, il caricare sull'altro/a il peso di un ERRORE scelto in proprio credo sia proprio un portare in due il peso di una scelta scellerata.
Secondo il principio che si dovrebbe imparare dai propri errori, è anche vero il concetto che ad appoggiare in modo totale la propria vita sui princìpi, accade che questi spesso cedano sotto il peso dell'eccessiva ortodossìa nel concepire la vita stessa.
Noi siamo intrinseci alla nostra evoluzione, e spesso, come l'esperienza cambia la visuale delle cose, altrettanto spesso ci sono scelte che non sono forse inappuntabilmente giuste secondo verità e trasparenza ma lo diventano secondo il superiore interesse di chi ci è caro/a.

Lo dico da sempre e lo confermo, sbagliato è tradire, sempre e comunque; quello che accade a posteriori dipende sempre e soltanto dalle circostanze, dai caratteri e dalla sensibilità con cui si affronta la crisi della trasgressione.
Quello che è perfetto per alcuni è disastroso per altri, quello che è palliativo in certe circostanze è salvifico in altre......... non esistono regole, esistono linee direzionali standard che si possono applicare ora all'uno, ora all'altro caso. E' il carattere della persona che determina la reazione e se esiste chi in una confessione trova la prova della (sigh) ritrovata sincerità del/la partner, c'è chi viene talmente destabilizzato/a da entrare in una crisi da cui non ne uscirà che profondamente segnato o devastato. Certo possiamo appellarci alla libertà di scelta
di sapere, ma se il traditore è stato tanto abile da usare la stessa libertà per arrangiarsi nel compensare le sue esigenze, saltando il dualismo di coppia, la assuma anche per arrangiarsi a portarne il peso...... la coscienza rimorde perchè dice che hai tradito non perchè chiede di confessare; a lei interessa che si sappia che si è fatto un atto infamante per la propria integrità, mentre sa bene che chi ha subito il tradimento non ha carico di questa scelta.

Aggiungo e chiudo, la confessione è sanatoria sempre e comunque in chi ha ragioni profonde per voler cambiare il rapporto di coppia perchè così com'è non proseguirebbe comunque, quindi si ha la voglia di migliorarlo per mantenerlo in essere. Ecco che allora la confessione porta ad una analisi del pregresso ed alla valutazione dei concorsi di colpa, utili per riprogrammare l'unione.
Quindi la confessione è certo una forma positiva di rapportarsi con l'altro, ma deve essere costruttiva, venire dal cuore ed avere un fine sincero e consapevole. Quella che non trovo apprezzabile è la confessione scaricabarile, la più diffusa purtroppo, dove vi sono i sintomi più di una ulteriore codardìa che di una coraggiosa trasparenza.
Bruja
 

Old GINA

Utente
Chi confessa comunque, per qualsiasi motivo lo faccia, si prende la responsabilità di ciò che ha fatto, si comporta comunque da UOMO, ha capito di aver sbagliato e tratta il proprio compagno/a con il rispetto che si merita. Perchè errare è umano, prendere per il culo il proprio compagno è da stupidi, vivere una vita con una persona che ti crede diverso è vile. Il confessato si assume la responsabilità delle proprie azioni indipendentemente dalla reazione del partner, questo è coraggioso e rispettoso. Il confessato ferisce il proprio compagno, ma lascia il rapporto limpido e leale; motivo base per poter continuare a costruire.
 

Old GINA

Utente
Aggiungo un'ultima cosa...
credo che in un rapporto della durata di una VITA, sia impensabile non sbagliare mai (e non mi riferisco solo al tradimento), ma se c'è rispetto e lealtà credo che si possa superare tutto.
 

Bruja

Utente di lunga data
Gina

Aggiungo un'ultima cosa...
credo che in un rapporto della durata di una VITA, sia impensabile non sbagliare mai (e non mi riferisco solo al tradimento), ma se c'è rispetto e lealtà credo che si possa superare tutto.
Temo di non essere intesa o forse fraintesa..................la confessione E' preferibile, in caso di tradimento ........ma accidenti se è fatta pro domo propria e non per pentimento e consapevolezza di aver offeso e bistrattato il/la partner e serve a caricare l'altro del peso della propria scelta e colpa è due volte ingannevole perchè fa credere ad un ripensamento, ad una comsapevolezza ed a un pentimento che è fraudolento quanto il tradimento. E di queste confessioni ce ne sono a decine!!!
E speriamo di essere stata chiara nel concetto, perchè per la preferenza non mi pare ci sia disaccordo alcuno !
Bruja
 

Fedifrago

Utente di lunga data
Alli

Non mi sembri cinico, hai espresso la tua opinione.
Bisogna, e parlo per me, capire se l'egoismo che ha portato al tradimento, corrisponda ad altrettanto egoismo che ha ignorato bisogni essenziali del partner, per poter valutare se la "sceneggiata" sia una sceneggiata o meno.
Magari non si vuole vanificare il sollievo temporaneo, magari questo sollievo non c'è stato affatto, o magari ancora si vogliono produrre effetti all'interno della coppia stessa.

Potrò sembrare incoerente, ma sto cercando di capire la "mia" realtà.
Sarò molto diretto (il tempo in questi giorni è tiranno) :

Stai cercando di capire la tua realtà o stai cercando di giustificare un "errore" altrui?

Stai cercando un appiglio per credere che quella confessione sia dovuta al sincero intento di ricostruire?

In cuor tuo mi pare tu lo voglia molto intensamente.
Ti farò una domanda forse brutale: Perchè?!!?
 
Stato
Discussione chiusa ad ulteriori risposte.
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