Alce Veloce
Utente di lunga data
L'ho sempre detto: le bugie peggiori sono quelle che ti raccontida solo.
Sono qui, in una stanza d'albergo in un altro paese, da giorni giocando come unequilibrista con tutta la mia vita: il passato ed il futuro in precarioequilibrio sulla punta di un presente instabile.
non penso a mia moglie se non quando leggo qui le storie degli altri, incapaceormai di intervenire più di tanto con i miei soliti pensieri che da annipassano come in una macina e si raffinano sempre di più pur rimanendo sempregli stessi.
Non penso a mia moglie.
Penso alle donne che ho conosciuto qui, con le quali si è instaurato unrapporto quasi esclusivamente di pelle, perchè la difficoltà di comunicareattraverso una lingua tanto straniera a me quanto a loro impedisce diapprofondire, di conoscerci reciprocamente un poco di più, di sondare l'unl'altro attraverso piccoli trucchi verbali ai quali siamo tanto abituati quandosiamo nel nostro ambiente.
Penso a loro crogiolandomi nello stupido orgoglio del maschio che, vanesio comesolo un maschio sa essere, approfitta di questo contatto forzatamente piùgrezzo e superficiale per tornare alle origini, agli atavici istinti nei qualitanto si trova a suo agio e delle cui conseguenze spesso tanto soffre.
Ecco ora le semplici armi: lo sguardo, il sorriso, il gesto, l’ammiccamento......
Le parole servono poco, possono e devono essere semplici, limitate. Devonolasciare che sia "la pelle" a guidare il movimento della giostra. Ilbreve contatto della mano, una carezza amichevole ma con quel pizzico di......
Qualche buona maniera.
Sono uso alle battute quando sono a casa, ma cacchio è difficilefare battute in un’altra lingua! Quando mi si presenta l’occasione prendotempo, rielaboro mentalmente la battuta e la butto fuori solo quando sonosicuro di fare centro. Ci azzecco, per fortuna, ma quante volte mi sono dovutobloccare prima di bruciarmi tutto l’interesse suscitato tanto faticosamentefino a quel momento. Ed in quei momenti in cui non posso parlare perché non socosa o come dire, ecco che scopro che lquella mia espressione assorta, che al mio paesesarebbe presa per intontimento, qui colpisce quasi calasse su di me un’aura di "fascinoso mistero”.Quanto siamo stupidi noi umani.
Certe volte mi faccio ridere da solo,anzi, a dirla tutta mi faccio pure un po' pena: Mi sembra di essere una parodiadel tipico italiano all’estero, ma perlopiù mi dico che se la cosa “acchiappa”,chissenefrega.
E non penso a mia moglie.
Sono qui per cercare un lavoro, o meglioper trovare un qualcosa da portare in Italia attraverso il quale guadagnarmi davivere ed arrivare a guardare avanti di almeno una quindicina d’anni senzatroppa angoscia.
Ma non penso a mia moglie.
Penso a mio figlio, e non riesco a capirese la mia è superficialità nei suoi confronti, oppure davvero è la grandefiducia che ho in lui, quando mi colgo, si, a sentire la sua mancanza, ma d’altro canto…..nemmeno più di tanto. Miofiglio deve poter spiccare il volo, ed io devo solo potergli garantire un postodove tornare quando e se vorrà. Ha quindici anni, ma le sue prove di volo lesta già facendo. Piccolo bastardello! Hahahahahahaha!
Devo assicurargli il mio aiuto per lo studio e nei primi passi della scoperta di sè stesso, devo riempirgli il piatto ed essere sempre pronto a tendere la mano per dargli appoggio, ma non la devo stingere in alcun modo se non strettamente necessario. Lui è un'altra persona, non un altro io.
No, non riesco a distinguere la veritàdalle bugie. A volte sono convinto di riuscirci, ma poi scivola tutto via, comegli avanzi dal vassoio di un fast-food.
Penso al lavoro, ma come ci penserei senon avessi famiglia: io forse dentro di me sono un clochard, e non sono capacedi guidare me stesso in un progetto. Vivo alla giornata. Penso alla giornata,spreco una montagna di tempo. Qui non combinerò mai un beato cazzo. Sono inmezzo a gente che ha sogni semplicissimi ma che proprio per questo si risolvonoin progetti enormi, e li perseguono. Io sto a guardare affascinato, quasistessi leggendo un romanzo e non vivendo la realtà. Probabilmente sono solopigro.
Un minimo di buonsenso mi ricorda che lafamiglia ce l’ho eccome, e l’angoscia riemerge rinforzata dalla sempre piùvivida sensazione che la mia inconcludenza ormai prevalga inesorabilmente sututto il buonsenso che posso impegnare. Sono spaventato.
Ed a mia moglie, proprio non ci penso.
Ok, si, ci penso nel momento in cui mirendo conto che i (pochi) soldi che sto spendendo in definitiva sono suoi.Certo, io percepisco la misera indennità di disoccupazione, ma questo solo perpochi mesi ancora, e comunque tanto misera da poter coprire a malapena quantoesce dalle mie tasche. Mia moglie. Immagino il mio ritorno a casa, le sueestenuanti domande alle quali farò tanto fatica a rispondere, perché lerisposte mi fanno già adesso troppo male. Il suo insistere, il mio non avernulla da dire o quantomeno non aver modo di offrire un perché accettabile inrisposta ai suoi tanti perché così tormentosamente stupidi, slegati, pedestri.
Penso alle donne che ho conosciuto qui, alfatto che in definitiva sono anime che mi scivoleranno addosso e basta, che nonsono mai state ne probabilmente mai saranno nulla di più che un piccolo giocoreciproco, rari momenti di piacevole intimità in un caso particolare, per ilresto solo sorrisi e fantasie che col tempo svaniranno.
Vuoto.
Vuoto assurdo, un nodo alla bocca dellostomaco, non tanto doloroso da far gemere, ma sordo, cupo, continuo.
E penso a mia moglie
Penso a quel doloroso desiderio di lei,che lei possa in qualche strano modo tornare quella che pensavo fosse stata inun passato tanto lontano.
Penso al mio assurdo desiderio di tornare a casa etrovare in lei la forza di prendere tutto ciò che ho accumulato in questoperiodo lontano da casa, e farne un progetto mio, svilupparlo finalmente,viverlo attivamente, infine.
Penso a lei che torna ad essere il centrodel mio pensiero, l’anima d’acciaio della mia volontà di essere me stesso.Penso alla forza che vorrei mi instillasse per arrivare, ridendo, a buttaretutto nel cesso e ricominciare daccapo ad inventarmi qualcosa.
Penso ai sorrisi di complicità, allecarezze, a quel modo per me indispensabile quanto l’aria che respiro ditrovarmi qualcuno al mio fianco per osservare il mondo da un punto privilegiatoe sentirlo mio, nostro.
Penso a mia moglie………. ma non riesco atrovare nulla di tutto ciò.
Trovo solo il desiderio di mentire a mestesso e rifugiarmi nell’oscuro angolo di una vita fatta di compromessi tantograndi da non essere più tali, ma ormai solo bugie. La casa, un lavoro estraneo,insoddisfacente, il trantran famigliare, sorrisi forzati, una scopata ognitanto che meglio sarebbe una sega.
Terribile, spaventoso, mostruoso, disgustoso,insopportabile……. Eppure tanto rassicurante e desiderabile in questo momento.
Bugia e verità in equilibrio come passatoe futuro sull’accuminata ed instabile punta di un presente che non so vivere.
Sono qui, in una stanza d'albergo in un altro paese, da giorni giocando come unequilibrista con tutta la mia vita: il passato ed il futuro in precarioequilibrio sulla punta di un presente instabile.
non penso a mia moglie se non quando leggo qui le storie degli altri, incapaceormai di intervenire più di tanto con i miei soliti pensieri che da annipassano come in una macina e si raffinano sempre di più pur rimanendo sempregli stessi.
Non penso a mia moglie.
Penso alle donne che ho conosciuto qui, con le quali si è instaurato unrapporto quasi esclusivamente di pelle, perchè la difficoltà di comunicareattraverso una lingua tanto straniera a me quanto a loro impedisce diapprofondire, di conoscerci reciprocamente un poco di più, di sondare l'unl'altro attraverso piccoli trucchi verbali ai quali siamo tanto abituati quandosiamo nel nostro ambiente.
Penso a loro crogiolandomi nello stupido orgoglio del maschio che, vanesio comesolo un maschio sa essere, approfitta di questo contatto forzatamente piùgrezzo e superficiale per tornare alle origini, agli atavici istinti nei qualitanto si trova a suo agio e delle cui conseguenze spesso tanto soffre.
Ecco ora le semplici armi: lo sguardo, il sorriso, il gesto, l’ammiccamento......
Le parole servono poco, possono e devono essere semplici, limitate. Devonolasciare che sia "la pelle" a guidare il movimento della giostra. Ilbreve contatto della mano, una carezza amichevole ma con quel pizzico di......
Qualche buona maniera.
Sono uso alle battute quando sono a casa, ma cacchio è difficilefare battute in un’altra lingua! Quando mi si presenta l’occasione prendotempo, rielaboro mentalmente la battuta e la butto fuori solo quando sonosicuro di fare centro. Ci azzecco, per fortuna, ma quante volte mi sono dovutobloccare prima di bruciarmi tutto l’interesse suscitato tanto faticosamentefino a quel momento. Ed in quei momenti in cui non posso parlare perché non socosa o come dire, ecco che scopro che lquella mia espressione assorta, che al mio paesesarebbe presa per intontimento, qui colpisce quasi calasse su di me un’aura di "fascinoso mistero”.Quanto siamo stupidi noi umani.
Certe volte mi faccio ridere da solo,anzi, a dirla tutta mi faccio pure un po' pena: Mi sembra di essere una parodiadel tipico italiano all’estero, ma perlopiù mi dico che se la cosa “acchiappa”,chissenefrega.
E non penso a mia moglie.
Sono qui per cercare un lavoro, o meglioper trovare un qualcosa da portare in Italia attraverso il quale guadagnarmi davivere ed arrivare a guardare avanti di almeno una quindicina d’anni senzatroppa angoscia.
Ma non penso a mia moglie.
Penso a mio figlio, e non riesco a capirese la mia è superficialità nei suoi confronti, oppure davvero è la grandefiducia che ho in lui, quando mi colgo, si, a sentire la sua mancanza, ma d’altro canto…..nemmeno più di tanto. Miofiglio deve poter spiccare il volo, ed io devo solo potergli garantire un postodove tornare quando e se vorrà. Ha quindici anni, ma le sue prove di volo lesta già facendo. Piccolo bastardello! Hahahahahahaha!
Devo assicurargli il mio aiuto per lo studio e nei primi passi della scoperta di sè stesso, devo riempirgli il piatto ed essere sempre pronto a tendere la mano per dargli appoggio, ma non la devo stingere in alcun modo se non strettamente necessario. Lui è un'altra persona, non un altro io.
No, non riesco a distinguere la veritàdalle bugie. A volte sono convinto di riuscirci, ma poi scivola tutto via, comegli avanzi dal vassoio di un fast-food.
Penso al lavoro, ma come ci penserei senon avessi famiglia: io forse dentro di me sono un clochard, e non sono capacedi guidare me stesso in un progetto. Vivo alla giornata. Penso alla giornata,spreco una montagna di tempo. Qui non combinerò mai un beato cazzo. Sono inmezzo a gente che ha sogni semplicissimi ma che proprio per questo si risolvonoin progetti enormi, e li perseguono. Io sto a guardare affascinato, quasistessi leggendo un romanzo e non vivendo la realtà. Probabilmente sono solopigro.
Un minimo di buonsenso mi ricorda che lafamiglia ce l’ho eccome, e l’angoscia riemerge rinforzata dalla sempre piùvivida sensazione che la mia inconcludenza ormai prevalga inesorabilmente sututto il buonsenso che posso impegnare. Sono spaventato.
Ed a mia moglie, proprio non ci penso.
Ok, si, ci penso nel momento in cui mirendo conto che i (pochi) soldi che sto spendendo in definitiva sono suoi.Certo, io percepisco la misera indennità di disoccupazione, ma questo solo perpochi mesi ancora, e comunque tanto misera da poter coprire a malapena quantoesce dalle mie tasche. Mia moglie. Immagino il mio ritorno a casa, le sueestenuanti domande alle quali farò tanto fatica a rispondere, perché lerisposte mi fanno già adesso troppo male. Il suo insistere, il mio non avernulla da dire o quantomeno non aver modo di offrire un perché accettabile inrisposta ai suoi tanti perché così tormentosamente stupidi, slegati, pedestri.
Penso alle donne che ho conosciuto qui, alfatto che in definitiva sono anime che mi scivoleranno addosso e basta, che nonsono mai state ne probabilmente mai saranno nulla di più che un piccolo giocoreciproco, rari momenti di piacevole intimità in un caso particolare, per ilresto solo sorrisi e fantasie che col tempo svaniranno.
Vuoto.
Vuoto assurdo, un nodo alla bocca dellostomaco, non tanto doloroso da far gemere, ma sordo, cupo, continuo.
E penso a mia moglie
Penso a quel doloroso desiderio di lei,che lei possa in qualche strano modo tornare quella che pensavo fosse stata inun passato tanto lontano.
Penso al mio assurdo desiderio di tornare a casa etrovare in lei la forza di prendere tutto ciò che ho accumulato in questoperiodo lontano da casa, e farne un progetto mio, svilupparlo finalmente,viverlo attivamente, infine.
Penso a lei che torna ad essere il centrodel mio pensiero, l’anima d’acciaio della mia volontà di essere me stesso.Penso alla forza che vorrei mi instillasse per arrivare, ridendo, a buttaretutto nel cesso e ricominciare daccapo ad inventarmi qualcosa.
Penso ai sorrisi di complicità, allecarezze, a quel modo per me indispensabile quanto l’aria che respiro ditrovarmi qualcuno al mio fianco per osservare il mondo da un punto privilegiatoe sentirlo mio, nostro.
Penso a mia moglie………. ma non riesco atrovare nulla di tutto ciò.
Trovo solo il desiderio di mentire a mestesso e rifugiarmi nell’oscuro angolo di una vita fatta di compromessi tantograndi da non essere più tali, ma ormai solo bugie. La casa, un lavoro estraneo,insoddisfacente, il trantran famigliare, sorrisi forzati, una scopata ognitanto che meglio sarebbe una sega.
Terribile, spaventoso, mostruoso, disgustoso,insopportabile……. Eppure tanto rassicurante e desiderabile in questo momento.
Bugia e verità in equilibrio come passatoe futuro sull’accuminata ed instabile punta di un presente che non so vivere.